In uno dei suoi aforismi Andrzej Majewski scrive: "L'aforisma è come un invito per il the. L'autore mette l'essenza, il limone e lo zucchero, ma tocca al lettore versare l'acqua" ("Aforyzm jest jak zaproszenie na herbatę. Autor daje esencję, cytrynę i cukier, ale to czytelnik dolewa wodę"). Purtroppo l'incontro tra lo scrittore di aforismi e il lettore per prendere un the insieme sta diventando sempre più una rarità (almeno qui in Italia). Lo scrittore di aforismi è poco conosciuto e non riesce a far apprezzare appieno le virtù delle sue "essenze", mentre il lettore ha quasi sempre la testa rivolta verso "infusi" più alla moda come il romanzo (thriller, giallo) o la saggistica (il reportage, l'autobiografia, etc). In questi ultimi casi più che di infusi, parlerei di fast-food visto che questi libri si consumano velocemente e cadono subito nell'oblio.

In questo mio the pomeridiano per i pochi lettori del mio blog, vorrei presentare Andrzej Majewski che tra gli aforisti polacchi dell'ultima generazione (quelli nati dopo gli anni 60) è sicuramente uno dei più conosciuti (sulla ricchezza dell'aforistica polacca contemporanea, un vero e proprio thesaurus di centinaia di autori, rimando ai miei articoli precedenti)

Andrzej Majewski nasce nel 1966 a Wroclaw, in Polonia. E' aforista, fotografo, giornalista economico ed anche regista. Come aforista ha pubblicato "Aforyzmy i sentencje, które potrząsną światem, albo i nie" (1999), "Aforyzmy czyli za przeproszeniem Magnum in Parvo" (2000) e infine "Aforyzmy na wszystkie okazje" (2007). E' vincitore del Premio aforistico H. Steinhausa (1995) ed è stato menzionato anche nel Premio S. J. Lec (2000). I suoi aforismi sono stati pubblicati in molte antologie polacche e sono stati tradotti in diverse lingue tra cui il tedesco, inglese, rumeno, ceco, coreano, ebraico (ma purtroppo non in italiano!).

[caption id="attachment_3762" align="aligncenter" width="219"] Andrzej Majewski (Foto per gentile concessione dell'autore)[/caption]

Majewski ha anche scritto racconti in rima e fiabe per bambini, ed è autore di importanti album fotografici (in Italia un felice esempio di connubio tra fotografia ed aforisma è Donato Di Poce). Tra le opere fotografiche di Andrzej Majewski ricordiamo "Taniec Słońca w Deszczu"(2000), "Du und Ich – Ty i ja" (2004) ed "Efemeryczność Wieczności". Per le sue fotografie è stato anche premiato al Concorso Internazionale di Fotografia in Corea nel 2007. Autore di numerosi articoli di economia e società, Andrzej Majewski è anche Presidente della Fondazione Sapere Aude ed assistente sociale ed organizzatore di numerosi eventi e concorsi per giovani.

Chi conosce il mio blog sa che la maggior parte degli articoli che ho scritto sono focalizzati sull'aforisma contemporaneo degli ultimi vent'anni non solo in Italia, ma anche nel mondo (credo che nella blogosfera "planetaria" ci siano solo altri due blog che si occupano di aforisma contemporaneo, e vi posso assicurare che non hanno l'ampiezza del mio!)

In alcuni articoli mi sono anche occupato di scrittori di aforismi un "po' meno contemporanei" e l'ho fatto in occasione di novità editoriali, libri di aforismi da ristampare, convegni e centenari.

Proprio in questo mese di novembre ricorre il Centenario della morte di Carlo Dossi (Zenevredo, 27 marzo 1849 – Cardina, 16 novembre 1910) e per l'occasione celebrativa la casa editrice Adelphi ha ristampato l'edizione delle "Note azzurre" impresse in mille esemplari da Luigi Maestri nel novembre del 1955 e curata del grande filologo Dante Isella. Questo nuovo libro dell'Adelphi, arricchito da una serie di Immagini e accompagnato dalla Tavola delle Note Azzurre dell'edizione Treves del 1912, è composto di 5794 note per un totale di 1254 pagine a un prezzo davvero accessibile di 26 euro.

Le Note azzurre sono state scritte tra il 1866 e il 1907 ( in appendice alla edizione Adelphi c'è un dotto articolo di Niccolò Reverdini "I quaderni alla prova" che ripercorre la storia editoriale delle Note azzurre) e sono uno zibaldone di pensieri e allo stesso tempo un diario che esplora la letteratura antica e moderna alla ricerca di una etimologia, di un vocabolo inconsueto, di collegamenti insospettati tra una lingua e l'altra (in una sua nota Carlo Dossi scrive che "I dizionari vanno continuamente corretti come le carte geografiche"), con centinaia di postille in margini agli autori più amati. Ma le Note azzurre sono anche "una inesauribile zecca di epigrammi, pittoriche frasi, non sospettati modi di dire (...) una miniera senza fine di aneddoti sconosciutissimi quanto interessantissimi per la storia dell'Arte e la cronaca milanese" per citare le parole che Carlo Dossi usa per i frammenti dello scrittore Giuseppe Rovani.

Scorrendo il monumentale indice analitico delle Note azzurre si nota che non ricorre mai nè il termine "aforisma" (o "aforismo" secondo un uso corrente ancora fino all'800) né il termine "massima" (solo una volta "massime auree").

Ma alcune di queste 5794 "note" (Carlo Dossi in calce al libro, nelle Avvertenze, usa diffusamente anche il termine "pensieri") possono essere considerate aforismi a tutti gli effetti sia per la brevità sia per quell'effetto di sorpresa e di paradosso che è tipico dell'aforisma moderno.

Riporto qui di seguito una breve selezione di alcuni di questi aforismi di Carlo Dossi (il numero che precede l'aforisma segue la numerazione delle Note azzurre):

Su internet ho trovato un articolo davvero illuminante in cui Wojciech Wiercioch parla dell'aforistica polacca contemporanea "Współczesna aforystyka polska". Sottoscrivo riga per riga quello che afferma, tanto che potrebbe essere il manifesto del mio blog. Wojciech Wiercioch è uno scrittore polacco di aforismi, un cultore e collezionista di aforismi, (è presidente della "Associazione Aforistica Polacca", "Stowarzyszenia Aforystów Polskich" ed è stato anche fondatore e co-organizzatore del concorso aforistico "S.J. Lec" che si tiene ogni anno nella città di Nowy Targ),  ed ha infine un bellissimo blog sull'aforisma che si chiama Labyrint Prowokacji all'indirizzo http://wwwiercioch.blog.onet.pl/

In questo articolo, che ho dovuto tagliare riportando solo i pezzi più importanti, Wojciech Wiercioch fa delle riflessioni sull'aforistica polacca che sottoscrivo punto per punto tanto esse sono attuali e riferibili anche ad altri contesti (tra cui, ahimè, quello italiano).

La prima parte è dedicata al rapporto (anzi al non-rapporto) tra genere aforistico e critica letteraria ed editoria. Riporto solo alcuni pezzi davvero illuminanti dell'articolo ("tutto il mondo è paese" direbbe il proverbio):

"Stanislaw Jerzy Lec ha raggiunto una fama transnazionale, i suoi pensieri sono stati tradotti in 18 lingue, è diventato la lettura favorita di artisti, scienziati e politici. Questa opera è stata riconosciuta come uno dei libri dell'anno negli Stati Uniti e ha ottenuto delle eccellenti recensioni sulla stampa tedesca (Die Wlet, Die Zeit). I suoi aforismi sono citati in antologie prestigiose come The Oxford Dictionary of Modern Quotations, The Concise Dictionary of Quotations, The Wordsworth Book of Humorous Quotations (onore che non è stato riservato ad altri autori polacchi).(...)

"Gli aforisti polacchi sono conosciuti e rispettati in numerosi paesi, eppure la critica letteraria polacca non ha mai considerato gli aforisti e il genere aforistico "se non come qualcosa che non è degno di nesuna attenzione e recensione" - dice Marian Dobrosielski". (...)

"Una volta ho parlato con un poeta ed editore. Mi ha posto la domanda: "Come chiama lei... come si dice?". Io gli ho chiesto spiegazioni, ma ben presto la parola gli è passata dalla mente... e ha cominciato a parlare delle mie "bazzeccole" (Nota di Aforisticamente "in polacco "fraszki" vuol dire anche componimenti brevi in forma epigrammatica). Un'altra volta sono andato da un editore di una rivista letteraria di Cracovia. Il direttore editoriale M. ha preso in mano il mio manoscritto di aforismi e mi ha detto: "Noi non possiamo pubblicare questi aforismi". Io sono rimasto sorpreso e gli ho chiesto se esisteva un aforista contemporaneo che potesse pubblicare. Egli mi ha risposto "Sì" e ha aggiunto "l'autore è Lec". Io l'ho informato che Lec è morto da parecchi anni, e ho cercato di fargli uscire dalla bocca un nome più recente. Nessun nome gli è venuto in mente. Più tardi ho posto la domanda nelle redazioni di altri editori e riviste letterarie. L'effetto è stato simile. L'unico che mi ha dato una risposta pertinente è stata "Akant" (Nota di Aforisticamente: trattasi di una rivista letteraria polacca che riporta aforismi) - Ho realizzato che queste persone (che muovono la nostra letteratura!), non hanno nessuna idea sulle ultime realizzazioni dell'aforistica moderna (non solo di quella polacca, ma anche di quella straniera - per esempio Berdjaev, Canetti, Cioran, Laub). E' davvero sorprendente che i "formatori della nostra opinione" conoscano Leśmian, Tuwim e Przyboś e non abbiano mai sentito parlare di Biedrzycki, Chyczyński, Świetlicki, Wencel e confondano Józef Baran con Marcin Baran. Ignoranti essi non potrebbero occupare il ruolo che ricoprono nelle edizioni e nelle sezioni culturali dei diversi giornali. Ma l'ignoranza dell'aforistica contemporanea (Brudzinski, Kisielewski Bułatowicz, Grabosz, Bilic, Slominski, Regulski, Majewski) non è un ostacolo per loro". (...)