Uno dei padri dell'aforisma in lingua portoghese è Mariano José Pereira da Fonseca, nato nel 1773 a Rio De Janeiro e morto nella stessa città nel 1848. Visconte e marchese (in questo simile a un altro nobile, il duca La Rochefoucauld), Mariano José Pereira da Fonseca scrive quattro volumi di Máximas, Pensamentos e Reflexões, per un totale di oltre tremila aforismi, tra il 1837 e il 1841. Ovviamente qui in Italia, in un genere così trascurato come l'aforisma, nessuno conosce questo autore brasiliano.

Conosciuto da molti lettori italiani è invece è il portoghese Fernando Pessoa (1888-1935) di cui sono stati pubblicati e tradotti qui in Italia quasi tutti i suoi libri, tra cui quelli più aforistici come Il libro dell'inquietudine (Newton Compton e Feltrinelli) e La divina irrealtà delle cose. Aforismi e dintorni (Passigli, 2004). Pessoa, scrittore ironico e paradossale, ha coltivato per tutta la vita l'aforisma sotto il proprio nome o altri eteronimi. Come scrive Riccardo Zenith nella prefazione a La divina irrealtà delle cose: "Fernando Pessoa amava il motto di spirito, la massima graziosa, l'espressione sintetica, il paradosso (...) Gli aforismi di Pessoa spuntano nei quaderni manoscritti, nei margini o persino in mezzo a testi con i quali non hanno nessun rapporto. Compaiono anche isolati, scritti su pezzettini di carta strappati oppure in serie, separati da righe orizzontali".

Tra gli aforisti contemporanei in lingua portoghese (il mio blog si occupa di aforisma contemporaneo degli ultimi 25 anni), vorrei segnalare Casimiro de Brito. Nato ad Loulé in Portogallo nel 1938, Casimiro de Brito è un autodidatta convinto, senza formazione accademica nell'ambito delle lettere e con un passato di dirigente bancario. Molto giovane pubblica il suo primo libro di poesia (Poemas da Solidão Imperfeita nel 1958) e presto scopre la poesia orientale (in particolare quella cinese e giapponese) che segnerà la sua scrittura poetica molte volte marcata da una densa concentrazione di segni e significati. Negli anni tra il 1958 e il 1960 dirige con António Ramos Rosa i "Cadernos do Meio-Dia", progetto da cui nascerà poi il movimento Poesia61, a cui si affiancano nomi quali Luiza Neto Jorge, Fiama Pais Hasse Brandão, Gastão Cruz e Maria Teresa Horta, e destinato a segnare profondamente la moderna poesia portoghese. Casimiro de Brito è stato Presidente della "Association Européenne pour la Promotion de la Poésie" ed è stato Vicepresidente della "Associazione Portoghese di scrittori" e Presidente del PEN Club portoghese. Attualmente dirige gli incontri internazionali di poesia che si tengono nell'isola di Porto Santo ogni due anni e si dedica alla divulgazione della poesia nazionale e internazionale ("Sono appena tornato da un tour di letture poetiche nel Sud della Francia e nei Paesi Baschi e sto di nuovo per partire per ulteriori letture in Algeria nell'ambito dell'antologia 'Les poétes de le Méditerranée', 1000 pagine, 100 poeti di 24 paesi del Mediterraneo, 17 lingue differenti" mi scrive in una delle prime email in cui l'ho contattato).

[caption id="attachment_2634" align="aligncenter" width="300" caption="Casimiro De Brito (foto per gentile concessione dell'autore)"][/caption]

Scrittore multiforme (poeta, romanziere, saggista e aforista), Casimiro de Brito ha pubblicato oltre 60 libri, tradotti in 26 lingue e inclusi in oltre 150 antologie (per la bibliografia delle opere e della critica si veda anche il sito personale multilingue Casimirodebrito).

In una intervista a Il Corriere della sera , così Manlio Sgalambro racconta la sua folgorazione all'età di vent'anni per la filosofia e in particolare per Arthur Schopenhauer: "Era il 1943. Gli alleati avevano appena liberato la Sicilia e in qualche modo si ripristinavano le vie di comunicazione con il resto dell'Italia meridionale. In punti insoliti della costa arrivavano barche cariche di tutto: pasta, salumi, stoffe, a volte persino libri. Ero presente a uno di questi sbarchi, e ricordo il passar di mano di due volumi di Schopenhauer, editi da Laterza: Il mondo come volontà e rappresentazione. Li comprai, e fu un incontro decisivo. La gioia che mi prese, nelle settimane che seguirono, fu ineffabile. Leggevo, smozzicavo, cercavo di capire. Fu una vera vacanza dello spirito, anche se il mio non era adeguatamente esercitato, allora".

Manlio Sgalambro, nato a Lentini nel 1924, ("Lentini, un centro che oggi è soltanto uno snodo ferroviario per Siracusa"), è considerato uno dei più importanti filosofi italiani. Sgalambro, preferisce chiamare Teologia la sua Filosofia, perché Dio ne è l'oggetto fondante, ente infimo che avversa l'uomo e lo uccide. "Dopo Schopenauer teologia ormai significa rendere conto dell'ottusa esistenza dell'universo" afferma Sgalambro, che scrive anche che la morte è il delitto di Dio ("tutti moriamo assassinati").

[caption id="attachment_2598" align="aligncenter" width="300"] Manlio Sgalambro (foto tratta dal sito ufficiale dell'autore)[/caption]