E' appena uscita presso la Genesi Editrice una raccolta di oltre 800 aforismi dello scrittore rumeno Valeriu Butulescu dal titolo Oasi di sabbia - aforismi,  con traduzione in italiano di Alina Breje. Il libro è acquistabile online e in libreria.

Sui principali giornali rumeni l'evento della pubblicazione in Italia ha avuto una grandissima risonanza. La cosa non deve sorprendere dal momento che Valeriu Butulescu, tradotto in oltre 40 lingue, è considerato uno dei principali scrittori rumeni e sicuramente il più importante aforista vivente del suo paese.

E qui in Italia? L'auspicio è che un granello di sabbia - l'aforisma - riesca a inceppare gli ingranaggi della nostra critica letteraria, sempre pronta a incensare e riempire di lode il romanzo di un qualsiasi giovane narratore esordiente e sempre chiusa ermeticamente di fronte a qualsiasi altro genere letterario. O forse dobbiamo continuare a pensare che la letteratura coincida solo e sempre con la narrativa?

Presento qui di seguito la mia prefazione a Oasi di Sabbia e una piccola scelta di 30 aforismi tratti dalle primissime pagine del libro.

Cesare Viviani, nato a Siena nel 1947, è considerato uno dei maggiori poeti contemporanei e forse il più radicale "amico dell'invisibile", per dirla con Montale.

In un'intervista a Poesia2punto0, così Viviani descrive il suo percorso poetico: "Per accennare al mio percorso, posso dire che credo di avere scritto sempre lo stesso libro, e da L’ostrabismo cara a Silenzio dell’universo è una sola l’origine della scrittura: è la parola che, uscita dall’inganno dei significati e dall’illusione dei referenti, dice se stessa, solo se stessa. Il lettore si trova di fronte una parola che dice prima di tutto la sua separazione dal noto, dal definito, poi si rivolge all’Altro, Altro veramente indefinibile".

Credo che pochi sappiano che Cesare Viviani non è solo uno dei maggiori poeti italiani (la bibliografia sul poeta Viviani è molta estesa, recentemente è uscito un bel saggio di Daniela Bisagno, L'orma dell'angelo, che fa il punto della situazione), ma è anche un brillante scrittore di aforismi. I suoi aforismi sono contenuti sia all'interno di due sillogi aforistiche (Pensieri per una poetica della veste edita da Crocetti nel 1988 e ahimé da tempo fuori catalogo e Il sogno dell'interpretazione, una critica radicale all'ideologia psicoanalitica Costa & Nolan, 1989) sia in molti testi di critica letteraria e persino nel romanzo Folle avena.

In un genere come quello aforistico visto come una successione di pensieri e di linee ("piccoli spasmi retorici" li definisce Pascal Quignard) separati da uno spazio bianco e avente come tema le cosiddette verità eterne (Il mondo, il tempo, la vita, Dio, le religioni, la donna, l'amore, la fortuna, il carattere, etc), nel corso degli ultimi anni alcuni aforisti hanno provato a introdurre delle sperimentazioni sia formali che contenutistiche. Nel mio blog Aforisticamente mi sono soffermato sull'aforisma visivo di Silvana Baroni ("aforismi accompagnati da un'immagine che ne moltiplica le vibrazioni semantiche e di senso, tanto da costruire una vera e propria architettura aforistica visiva"), sulle guide turistiche di Mieczysław Kozłowski (ne ha scritte tre in forma aforistica: "Il valzer di Vienna" ("Wiedeński Walc"), "Parigi, ah, Parigi!" ("Paryż, ach Paryż") e "Le maschere di Venezia" ("Maski Wenecji"), sul film aforistico del regista serbo Boris Mitic Goodbye, how are you? , sull'aforisma di Franz Josef Czernin ("una matematizzazione che richiama quella del Tractatus di Wittgenstein"). Gli esempi sono moltissimi ed ovviamente non è possibile citarli tutti.

Uno degli autori che ha maggiormente sperimentato nuove forme aforistiche cercando di sovvertire i modelli tradizionali dell'aforisma di stampo rochefoucauldiano è l'aforista serbo Ilija Markovic (per la presentazione completa dell'autore con una selezione di aforismi tradotti in italiano, si veda anche il seguente articolo "L'aforisma in Serbia, Ilija Markovic").

Ilija Markovic ha inventato l'aforisma di soli numeri e senza lettere, il cosiddetto "aforisma logaritmico". Ecco due esempi:

Ilija Markovic, nato a Drijenjani nel 1940, vive a Novi Sad. Aforista, scrittore satirico ed editore (ha fondato la casa editrice Ilijada, gioco di parole tra il nome Ilija e l'Iliade) la sua opera è stata tradotta in 20 lingue, ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti ed è presente in diverse antologie.

[caption id="attachment_2956" align="aligncenter" width="230" caption="Ilija Markovic (Foto per gentile concessione dell'autore)"][/caption]

La produzione aforistica di Ilija Markovic è particolarmente ricca, comincia nel 1972 con Vetrokazi-putokazi e arriva fino ai giorni nostri con Aforizmi izbor (2007). In alcune sue opere Ilja Markovic introduce quelle che io definisco delle vere e proprie "sperimentazioni aforistiche". In un genere come quello aforistico immutabile nel tempo, in una successione di pensieri e di linee ("piccoli spasmi retorici" li definisce Pascal Quignard) separati da uno spazio bianco, Ilja Markovic sperimenta forme nuove come il calendario aforistico, l'aforisma numerico, il romanzo per aforismi (400 pagine, 192 capitoli), il manoscritto aforistico, il documentario aforistico televisivo (per l'approfondimento si veda il mio articolo "La sperimentazione aforistica in Ilja Markovic).

Al pari di altri aforisti contemporanei sono numerose le riflessioni di Ilija Markovic sull'identità dell'aforisma (in particolare Aforizam je alfa i omega srpske satire è una intera silloge fatta di aforismi sull'aforisma, definizioni sulla definizione, concetti sul concetto, un vero e proprio meta-libro). Per Ilija Markovic da un lato, l’aforisma è davvero esigente, il massimo del significato col minimo numero di parole ("tre pensieri in due parole"), mentre dall'altro lato, offre grandi opportunità considerando che può diventare storia, romanzo e anche saggio. L'aforisma è anche "una goccia di verità nella quale si riflette il mare delle stupidaggini". Esso fiorisce dove c'è la gramigna e l'erbaccia ("Dove si moltiplica la gramigna, l'aforisma è lo splendore nell'erba"), l'aforisma denuncia l'ipocrisia e l'apparenza ("Gli scrittori satirici sono dei carnefici che non tagliano la testa, ma l'aureola") ma in talune circostanze può essere anche costretto al silenzio ("La forma più piccola di aforisma è la lingua serrata tra i denti").