Simon May è professore di Filosofia al King's College, presso l'Università di Londra e autore di diversi saggi di cui uno dedicato al filosofo Nietzsche dal titolo  Nietzsche's Ethics and his War on 'Morality'. In campo aforistico ha scritto Thinking Aloud: A Collection of Aphorisms. Quest'ultimo libro, pubblicato nel 1999, e poi ristampato e ampliato nel 2009 ha valso a Simon May il "Book of the year" del Financial Times (fatto inconsueto per un genere marginale come quello aforistico).

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Simon May ha elaborato molte riflessioni sull'aforisma. Secondo Simon May "gli aforismi sono semplicemente idee condensate, a volte descrittive, (mostrano come sono le cose), a volte prescrittive (mostrano le cose come dovrebbero essere), a volte sotto forma di domande alle quali suggeriscono, senza realmente fornire, delle risposte". Nonostante gli aforismi possano sembrare "fastidiosamente elusivi, allusivi, inconcludenti", hanno la particolare capacità di riflettere "l'inevitabile incompletezza delle nostre pretese di verità" e di "lanciare più messaggi di quanti se ne possa cogliere in un brano in prosa".

In un incontro sull'aforisma organizzato da "Institute of Philosophy of the University of London" nel 2008, Simon May (che è stato uno dei co-organizzatori), scrive anche che l'aforisma risponde al nostro "bisogno di redenzione dal dubbio ("our need for redemption from doubt") e che l'aforisma è stato l'arma principale nel bisogno peculiare dell'Occidente di distruggere tutte le ideologie e sistemi di pensiero cosiddetti 'totalizzanti' (the aphorisms have been a principal weapon in the West's peculiar urge to destroy all so-called 'totalizing' ideologies and systems of thought").

Non è un compito facile inquadrare la scrittura frammentaria di Giuseppe Zuccarino, autore di due libri di frammenti, Insistenze (1996) e Grafemi (2007). Sono forse note di diario, riflessioni, glosse, appunti critici, aforismi?

Indubbiamente ha ragione Blanchot – citato da Zuccarino – quando scrive che forse non ha molto senso parlare di una raccolta di massime, aforismi e frammenti. «O meglio, parlandone, ci si riferisce a quella che appare essere la tendenza dominante, perché le diverse forme sono obbligate a coesistere almeno in parte». E in uno dei frammenti del primo dei due libri, Insistenze, Zuccarino scrive: «Mi comporto con la prudenza del funambolo, tenendomi, come posso, in equilibrio tra differenti tentazioni di scrittura. Ma forse la cosa migliore per me sarebbe quella di cadere, purché dal lato giusto. A volte, non sempre, mi pare anche di poterlo riconoscere».

In un altro frammento di Insistenze, Zuccarino prova a esplicare i diversi modelli di scrittura su cui si muove come un funambolo: «Una silloge di materiali eterogenei e arbitrari: frammenti pretenziosi e vacui, appunti incònditi in attesa di una improbabile revisione, schegge di saggi e recensioni, riflessioni risibili o patetiche sulla propria condizione di scrivente, il tutto accomunato da un medesimo carattere di scrittura marginale, secondaria, minore, inevitabilmente irrilevante».

Nonostante sia un compito arduo definire i diversi modelli di scrittura, tanto più in un campo come quello delle forme brevi, e nonostante sia alto il rischio di cadere dalla parte sbagliata, Zuccarino cerca più volte – "insistentemente" per riprendere il titolo della sua prima raccolta – di definire e circoscrivere quelli che sono i confini del frammento.

Luigi Trucillo, nato a Napoli nel 1955, è uno dei più raffinati autori italiani contemporanei di poesie e frammenti brevi. Ha pubblicato Navicelle (Cronopio, 1995), Carta mediterranea (Donzelli, 1997), Polveri, con illustrazioni di Lino Fiorito (Cronopio, 1998), Le amorose (Quodlibet, 2004), Lezione di tenebra (Cronopio, 2007) premio Lorenzo Montano 2008 e Darwin (Quodlibet 2009) Premio Napoli per la poesia 2009. Una selezione delle sue poesie è stata tradotta in danese e in tedesco.

Molti dei testi poetici di Trucillo sono dei veri e propri esercizi di miniaturizzazione e di abbreviazione attraverso i quali il mondo, come in quelle forme che i cinesi chiamano paesaggi in bacinella, diventa più piccolo e più radioso.

Come scrive Giorgio Agamben nella prefazione a Navicelle, forse il testo più miniaturizzato di Trucillo, (il titolo Navicelle richiama il Bateau ivre di Rimbaud che si rimpicciolisce fino a diventare la barchetta giocattolo di un bambino dentro una pozzanghera), "L'essenziale non è tanto che i testi di Trucillo siano brevissimi, quanto piuttosto che in essi è all'opera una forza abbreviativa ('breve - scrive l'autore - è ciò che, staccato, rivela una forza evocativa..'.). La brevità è la porta stretta attraverso cui vita e scrittura transitano l'una nell'altra. Di qui lo statuto particolare di questi testi in cui è impossibile separare la paglia della vita dal grano della scrittura. Essi sono le punte di capello su cui 'innumerevoli Buddha fanno girare la ruota della Legge".

Jürgen Große, nato nel 1963 a Berlino dove attualmente vive, ha studiato Storia e Filosofia e si dichiara "freier Autor" vale a dire "scrittore libero". Jürgen Große è molto conosciuto per le sue pubblicazioni di Filosofia, Filosofia della Storia e Storia della filosofia, ma anche per le sue raccolte di aforismi, tanto da essere considerato uno dei più importanti scrittori di aforismi contemporanei in lingua tedesca.

Come aforista Jürgen Große ha pubblicato Aus Zeit und Geschichte (2000), Aus Volk und Familie (2002), Aus Langeweile (2004), Phänomenologie des Unglücks (2007), Nach dem Vergnügen. Kompendium zur bürgerlichen Passion (2009), Fünf Zeitbilder. Geschichtsphilosophische Glossen (2010, una selezione di aforismi di questo libro ha vinto il premio Günter-Bruno-Fuchs-Preis 2010) e infine Die graue Stunde. Eine Serenade in Aphorismen (2010). Per anni Jürgen Große ha anche gestito una rubrica dal titolo "Aphorismenschneise" ("Corridoio aforistico") presso Il Giornale di Filosofia "der blaue reiter", mentre da qualche anno una selezione del suo lavoro e anche una anticipazione dei suoi libri appare periodicamente sul giornale "Zeno. Jahrheft für Literatur und Kritik".

La scrittura aforistica di Jürgen Große è bifronte: da un lato presenta una forma tradizionale, ironica a paradossale, avente come modello i moralisti classici, dall'altra in libri come ad esempio Aus Langeweile o Phänomenologie des Unglücks essa è fortemente sperimentale sia nel contenuto che nella struttura. In particolare Phänomenologie des Unglücks (Fenomenologia dell'infelicità) è uno dei testi più complessi e originali tra quelli apparsi negli ultimi anni in ambito aforistico europeo.