Conosco Aleksandar Čotrić da diverso tempo e credo che sia una delle figure più attive nella promozione e diffusione delll'aforisma serbo nel mondo. Celebre è la sua intervista al Ny Times nel 2007 in cui dopo aver esordito dicendo "Perché non dovremmo essere orgogliosi del nostro passato, quando ogni nuovo giorno è peggiore del precedente?", descrive quella che è stata una vera e propria rinascita dell'aforisma serbo. "Abbiamo avuto guerre, iperinflazione, culto della personalità, censura, nazionalismo, pulizia etnica - e se non fosse per questa forma di auto difesa che è l'umorismo, i pazzi al potere ci avrebbero trasformati a nostra volta in pazzi (...) In quegli anni, gli scrittori di aforismi hanno condiviso il loro umorismo spontaneo attraverso letture clandestine e attraverso graffiti spruzzati sui muri della città devastata dalla guerra".

[caption id="attachment_3618" align="aligncenter" width="480" caption="Aleksandar Cotric (Foto per gentile concessione dell'autore)"][/caption]

Tra le numerose iniziative Aleksandar Čotrić ha ideato un premio per la diffusione dell'aforisma serbo all'estero intitolato "Zlatni Krug" (tra i premiati c'è anche il mio sito Aforisticamente) e proprio recentemente ha favorito la pubblicazione di ben tre antologie sull'aforisma serbo: in lingua slovena, polacca e rumena. Čotrić è in contatto con così tanti scrittori, associazioni e studiosi dell'aforisma in ogni parte del mondo che quando ho bisogno di qualche riferimento chiedo sempre a lui, guida preziosa e puntuale.

Milan Beštić è innanzi tutto un amico. Da tempo corrispondiamo via email, io in italiano, lui in "besticese" (un misto di italiano, serbo, inglese). Attento osservatore e lettore del mio blog Aforisticamente, mi ha aiutato a contattare molti aforisti serbi e mi ha fornito diverso materiale altrimenti introvabile. Ha tradotto una selezione di miei aforismi sulla rivista quadrimestrale "Književni pregled", 2010 e da valente disegnatore e illustratore di copertine per la casa editrice Alma, ha progettato anche la copertina dell'antologia Aforismul în Italia, curata dal sottoscritto e promossa dal Premio Torino in Sintesi.

[caption id="attachment_3565" align="aligncenter" width="235" caption="Milan Bestic (Foto per gentile concessione dell'autore)"][/caption]

Milan Beštić è anche un ottimo aforista, presente in numerose antologie in lingua serba e in lingua straniera (compare anche nella piccola antologia in italiano di aforisti serbi curata e tradotta da Dragan Mraovic con prefazione di Vitomir Teofilovic e pubblicata nel lontano 1993).

Negli aforismi di Milan Beštić i temi prevalenti riguardano il regime autocratico e corrotto, la guerra e i crimini di guerra, l'impoverimento e la disintegrazione morale della classe media, ma tutto quanto è visto in un'ottica più classica e meno nera rispetto ad aforisti serbi. Frequente è l'uso di metafore con valore universale, che ricollegano i suoi aforismi alla tradizione dei moralisti classici: "Arrivato l’inverno, la Cicala mangiò la Formica", "Sono guarito dal narcisismo. Adesso chi mi amerà?", "Cristo è stato crocifisso tra due banditi. Erano i tempi in cui persino loro venivano puniti", "Il cartello stradale indica dove, ma non come".

Riccardo Urbani appartiene a quel genere di scrittori di aforismi che osservano il mondo e i caratteri umani per poi restituire il distillato di riflessioni ed emozioni in brevi frammenti (o schegge) di verità. La funzione dell'aforisma in Riccardo Urbani è essenzialmente terapeutica: far pensare e farci diventare tutti più saggi (anche se l'autore prova a smentirci dicendo "se avessi la saggezza non starei scrivendo"). Per questo motivo non troveremo in Riccardo Urbani giochi di parole e calembour, paradossi, motti di spirito, che spesso indulgono alla battuta da salotto o per contro all'audacia di una riflessione filosofica, ma al contrario troveremo pensieri, giudizi, opinioni, constatazioni e anche "conclusioni" che scaturiscono da una intensa e appassionata esperienza e riflessione su quell'entità complessa che è la natura umana e che cercano di distinguere il bene dal male, i buoni comportamenti dai cattivi.

La verità, che scaturisce dalle riflessioni di Riccardo Urbani, non vuole comunque essere né assoluta né tantomeno moralizzatrice. Nell'ultimo aforisma della silloge aforistica Schegge, l'autore scrive che l'aforisma "è un piccolo gioco di parole che vuole sembrare verità ma, come ogni cosa, è solo illusione". E nella prefazione l'autore cerca di mettere in guardia il lettore dalla ricerca nel suo libro di un sistema filosofico organico e compatto. "Prendete un sistema filosofico organico, compatto, ben pensato, completo e analitico, con tutte le soluzioni per i primordiali interrogativi dell'uomo. Provate a percepirne l'assoluto rispetto che vi incute e la smisurata ripugnanza che ve ne allontana. Immaginate, per ottenere una plausibile motivazione all'evitare di doverlo affrontare, di riunire un consesso di esimi pensatori con il compito ben preciso di demolirlo punto per punto, pezzo per pezzo, argomento su argomento. Provate a visualizzare questa massa granitica, compatta, squadrata, che si frantuma in mille schegge sotto l'attacco selvaggio della critica più martellante. Ecco le schegge più acuminate che saltano in ogni direzione sono gli aforismi". E, in modo ironico, conclude: "Se qualcuno fosse così pazzo e fortunato da ricomporle in un blocco granitico, per cortesia, non me lo faccia mai sapere".

Come molti aforisti contemporanei, Riccardo Urbani arriva a scrivere la sua prima silloge aforistica vicino alla soglia dei cinquant'anni ("L’aforisma è un genere che nasce con l’età, con il disinganno della vita e la lotta che secondo Kant invade l’uomo tra l’essere e il pensare" afferma l'aforista spagnolo Menénedez). Presento al lettore italiano una breve selezione di aforismi tratti da Schegge (Aragno, 2008):

Radislav Raša Papeš è nato nel 1947 a Belgrado. Attualmente vive e lavora a Kragujevac come dentista per bambini. Le sue storie brevi e i suoi aforismi sono apparsi su numerose riviste, sono stati inclusi in oltre 70 antologie satiriche e aforistiche e sono stati tradotti in inglese, tedesco, polacco, rumeno, bulgaro e macedone. Le sua silloge aforistica principale è Maske Likuju, che è stata pubblicata nel 1997 in piena guerra civile e che gli ha valso numerosi premi tra cui il prestigioso "Radoje Domanović". Nel 2007 Raša Papeš ha pubblicato un'altra silloge aforistica dal titolo Fundamentalno Dno (sulla pagina di wikipedia è presente l'elenco completo della sue opere).

A proposito dell'umorismo nero dei suoi aforismi Raša Papeš, in un'intervista alla rivista Etna  afferma che "esso è l'unica forma di difesa nella vita. L'equivalente dell'elettro-shock in medicina. Si ha un effetto scioccante, ma segue subito dopo una fase curativa". L'aforisma di Raša Papeš ha come temi la guerra civile e la follia del regime serbo ("questa è una terra di eroi e di persone terrorizzate"). Le immagini sono davvero crude e nere, ma come afferma lo stesso autore "nelle situazioni e nelle condizioni disperate è possibile, attraverso delle idee nere, creare una specie di illuminazione".

Presento per la prima volta al lettore italiano una selezione di aforismi di Raša Papeš: