Scrittori di aforismi su Twitter, Incagliatoh

Nella sezione Scrittori di aforismi su Twitter l’articolo di oggi è dedicato a @Incagliatoh (Dibi). Nella breve nota biografica che mi ha inviato, l’autore scrive di sé: “Sono nato l’anno dello sbarco su Marte. Anno fantastico, devo dire, almeno fino a quando mi dissero che non c’è stato mai nessuno sbarco, e finì tutto”.

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@Incagliatoh è su Twitter dal 2013. “Prima ero @Ditobionico, poi ho dimenticato la password e quel profilo è ancora lì a ricordarmi che ho uno straordinario talento per l’evoluzione regressiva. Scrivo su Twitter perché è l’unico posto dove posso dire quello che penso senza che nessuno si alzi dal tavolo, o comunque, qui non me ne accorgo”. E sulla scelta del suo nick l’autore mi scrive ironicamente: “Ho scelto ‘Incagliatoh’ perchè ‘Ditobionico’ l’avevano già preso”.

C’è un famoso paradosso logico che recita così: “Se ci sono gli universi paralleli, esiste anche un universo parallelo dove non ci sono universi paralleli”. Ecco molti dei tweet di @Incagliatoh sono dei veri e propri paradossi logici, dove il senso traballa nella collisione di significati apparentemente opposti e il linguaggio sprigiona qualcosa di assurdo e di imprevedibile. Ecco alcuni esempi: “Il fatto è che in realtà è proprio come sembra” o Convincermi che non sempre è colpa degli altri è stato un percorso lungo e tortuoso, ma ora posso finalmente dire che non ho mai avuto torto” o Ringrazio Dio perché se oggi sono l’ateo che sono lo devo tutto a lui” (persino più bello e paradossale dell’originale pensiero di Woody Allen “Grazie a Dio sono ateo”). E si veda anche l’intestazione del profilo dove assurdamente l’autore scrive: “Non so se mi spiego, ma di sicuro non mi capisco”.

Talora i tweet di @Incagliatoh diventano pensieri che si dissolvono (“Non è che non c’ero, è che di solito arrivo nella dissolvenza”), idee e concetti che si trasformano in forme e disegni e movenze irreali: “Devo essermi perso nel libro a figure di ieri, dove il sole sorge solo da pag.53, gli odori non si sentono e che strano, pag.54 non esiste” oppure “Stasera il mio rumore di mare si perde nello sguardo accusatorio del mio pesce rosso e io non ho neanche un pesce rosso”. La realtà diventa assurda, indecifrabile, si “incaglia” e finisce per sfociare in non sense concettuali come questo: “Pensieri come sabbia sulla lingua, fischi di treno, lamette tra i denti, ma soprattutto, contano i preliminari? E se si, fino a quanto?”

Un’altra caratteristica della scrittura di @Incagliatoh è la capacità di prendere in giro i sentimenti e quasi di destrutturarli, capovolgendo i ruoli e scambiando emozioni con oggetti e manufatti: “Prendimi per mano, aiutami a non dimenticare, insegnami ad aver paura ti prego, io ti insegnerò il verso del termosifone che perde, giuro” oppure “Bene grazie, giusto qualche lieve sintomo che mi rende incapace di distinguere un sentimento buono da una confezione di hamburger surgelati”. In questo capovolgimento dei pensieri – dei veri e propri colpi da circo concettuali – spicca, come un filo conduttore, l’ironia dell’autore su se stesso. @Incagliatoh si descrive nella sua accidia (“Oggi vorrei il dono dell’ubiquità, così potrei essere sdraiato su due divani contemporaneamente”), nella sua misantropia (“Amo gli ascensori, così posso salire le scale a piedi in santa pace”), nella sua inettitudine (“Sono orgoglioso di constatare che sono arrivato ad un punto in cui mi riesce di non rovinare nulla, tranne quando parlo o mi muovo”), nelle sue situazioni più surreali (“Certe cose arrivano così, che hai ancora la gamba completamente infilata nel sacco nero della spazzatura per far spazio”), nella sua ricerca di una identità perduta (“Io ci sono delle volte che mi sembro un riflesso già visto ma non mi ricordo dove”) nel suo apparire così pieno di difetti da essere “la miglior persona da evitare che io conosca”.

In un suo tweet l’autore scrive “Ho un pregio bellissimo, che non mi conoscete” ed è ovviamente un altro dei suoi paradossi perché spesso @Incagliatoh, nella sua tipica autoirinonia, mette a nudo se stesso, con tutti i suoi difetti e le sue contraddizioni. Presento una selezione di tweet dell’autore.

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@Incagliatoh, Tweet scelti

Volevo dire al treno che io passo una volta sola, poi per il resto che si arrangi.

Con i piedi per terra stateci voi, che io voglio vedere il mare.

La breve storia d’amore di lui che aveva occhi solo per lei e di lei che aveva occhi solo per lui che vissero felici sino al primo palo.

È tutta una questione di scelte, tra il prima, il poi e il durante, io, scelgo sempre l’altrove.

Il segreto sta nel non accettare paure dagli sconosciuti.

Ho un pregio bellissimo, che non mi conoscete.

È questione di spazi, mi disse. Spostati a sinistra. Un passetto. Ancora un altro po’, ecco. Non ti amo più. È questione di attimi, disse.

Ti ho scritto una lettera strappata.
Così, per semplificarti il lavoro.

Non lo so, però basta che mi si tenga come si tengono gli aquiloni.

Se solo invecchiasse lo specchio, invece.

Amo gli ascensori, così posso salire le scale a piedi in santa pace.

Scusate, trovo un trauma infantile e torno.

Trovo che il cielo oggi abbia un dolore bellissimo.

Oggi vorrei il dono dell’ubiquità, così potrei essere sdraiato su due divani contemporaneamente.

Oggi mi sento così atletico che solo a pensare di dover saltare a conclusioni affrettate ho fiato corto e dolore alla milza.

Come sarebbe che non basta fissare come i gatti una presenza inesistente in un punto a caso della stanza?

Io ci sono delle volte che mi sembro un riflesso già visto ma non mi ricordo dove.

E comunque questa cosa che mi viene da fissare un punto preciso per evitare intromissioni visive periferiche inizia a sfuggirmi di mano.

La trovai molto interessante, poi non so, sono disordinato.

A duecento metri, invertire il senso di colpa e stare sulla sinistra.

Si sta come in una stazione, con un pugno chiuso da una parte e una valigia dall’altra.

Scusate, porto il mio Niente travestito da Tutto a fare i bisogni e torno.

Sono orgoglioso di constatare che sono arrivato ad un punto in cui mi riesce di non rovinare nulla, tranne quando parlo o mi muovo.

Addio mia Lucidità. Ora insegna agli argini a franare.

Ci sono delle musiche, ne sono sicuro, che vanno ballate in due, altrimenti soli si cade.

E il fatto è che certe volte se non ho lo sguardo giusto il mio interesse può addirittura sembrare reale.

Fui molto precoce, la prima parola che pronunciai non fu “mamma” ma “io non c’entro”. Ovviamente non servì a nulla, ma ancora oggi ci provo.

Non lo so, ricordo solo che era un rimpianto nella gola che vibrava fino a terra.

Sulla mia lapide scriverò: Impostatemela ora la sveglia!

Non lo so, ma di solito faccio senso senza precauzioni.

È tutto finito quando guardando Batman non vedi più Batman ma un uomo adulto vestito da topo.

Continuo a frequentarmi, come se nulla fosse.

Io tutte le volte che mi viene da piangere, e mi vergogno, che mi viene da piangere, faccio quello che non gli sta venendo da piangere.

Si bello, però non ho capito come funzionate, esattamente.

La cosa frustrante non è tanto l’aver bisogno di cercare conferme, quanto piuttosto trovare sempre occupato, o peggio, non raggiungibile.

Su qualsiasi cosa tu stia pensando di fregarmi fermati, molto probabilmente l’ha già fatto qualcun altro.

E come sempre lei annuì, sorrise, e s’infuriò maledettamente.

Capire il momento in cui stabilisci che non vuoi più essere solamente tuo e riuscire poi a voltarsi in quell’unico momento esatto.

Certe cose arrivano così, che hai ancora la gamba completamente infilata nel sacco nero della spazzatura per far spazio.

Tutto il tempo a mettere da parte errori per l’inverno.

E poi quelle sensazioni che secondo me anche domani mi tocca esserci.

Straordinaria stamattina la scena di me che cerco il senso dell’esistenza nel tentativo di addentare un miraggio a forma di Brioche. Poetico

Ho trovato un buon motivo per star seduto che secondo me mi tornerà utile almeno fino a stasera.

È una lunghissima storia, iniziata circa una quarantina di secondi fa e che per brevità di tempo sono costretto a tralasciare.

Quella cosa che batte e non ti fa sentire. Mettersi in un angolo. Stringersi e fare spazio a domani.

Io è da anni che conservo il mio talento con cura, ché voglio dire, magari un giorno potrebbe servirmi a tenere fermo un tavolino che balla.

Quei giorni in cui potresti rubare un monopattino ad un bambino solo per misurare i giri di ruota che separano l’idiozia dalla felicità.

Convincermi che non sempre è colpa degli altri è stato un percorso lungo e tortuoso, ma ora posso finalmente dire che non ho mai avuto torto

Non vedo l’ora di reincarnarmi in un animale in via di estinzione.

Ho un “e già” per ogni circostanza che si adatta benissimo ad ogni argomento e dei proverbiali “in effetti” per le fasi di approfondimento.

Vabbè, nella lettura del pensiero sono dislessico, ma ho grandi capacità di lievitazione, lacrimazione e materializzazione di problemi vari.

Non è che non ne azzecco una, è che ho il momento giusto fuori sincro.

Tutto il tempo a far adagiare la polvere sopra i miei sbadigli.

Gli stivali a punta solo se non riuscite a spegnere le sigarette negli angoli.

Bene grazie, giusto qualche lieve sintomo che mi rende incapace di distinguere un sentimento buono da una confezione di hamburger surgelati.

La prima cosa che mi lavo quando entro in doccia sono i capelli, l’idea di cadere e farmi trovare morto coi capelli sporchi mi terrorizza.

Da dove ti penso io le parole sanno di ruggine, le medaglie al petto si staccano con il vapore e le giornate le passi ad annusare la carta.

L’illusione di stare in equilibrio vale più di qualsiasi scherzo, potete crederci, e a vivere cadendo c’è uno strano gusto di ferro.

Era un lunedì, mi respirava addosso parole rotonde e io con la lingua nel vuoto pensavo che per ammazzare il tempo non serve mica un movente

Non è che non c’ero, è che di solito arrivo nella dissolvenza.

Quei libri così belli che mentre li leggi pensi alla lavatrice, alla merenda, alle bollette, al lavoro e a cose così mentre sei già a pag.89

Ma potrei sempre mettere fine a questa cruda mattinata con una risata agghiacciante dopo aver inalato dell’elio da un palloncino a cuore.

Sulla mia lapide ci sarà scritto: “Ipocondriaco tua sorella!”.

Tutto il tempo a contare i passi che mancano ai sottotitoli finali.

Devo essermi perso nel libro a figure di ieri, dove il sole sorge solo da pag.53, gli odori non si sentono e che strano, pag.54 non esiste.

Col tempo ho imparato a trattenere le lacrime e sono diventato bravissimo. Ora è bene che mi eserciti con la pancia.

Prendimi per mano, aiutami a non dimenticare, insegnami ad aver paura ti prego, io ti insegnerò il verso del termosifone che perde, giuro.

Si, credo che in amore tutto sia concesso, a patto che ogni tanto venga concesso qualcosa anche a me.

Il vuoto c’ha l’eco, batte in testa come i vecchi ingranaggi, non ossigena, ma ti lascia un illusorio spazio da arredare a piacimento.

Giornate così belle che poi mi fanno ripensare a quei momenti romantici in cui io raccontavo felice i miei progetti e tu russavi di felicità

Ci sarò per sempre, o almeno, giusto il tempo di uno sguardo.

Un recente studio ha dimostrato come non starmi sul cazzo allunghi tantissimo la vita.

Ci sono persone che dicono talmente tante cazzate da non essere mai più credute da nessuno e allora poi non gli rimane che venire da me.

Se c’è da lavare e tagliare l’insalata sono capace di deprimermi per delle ore. Giuro.

Stasera il mio rumore di mare si perde nello sguardo accusatorio del mio pesce rosso e io non ho neanche un pesce rosso.

Pensieri come sabbia sulla lingua, fischi di treno, lamette tra i denti, ma soprattutto, contano i preliminari? E se si, fino a quanto?

Rotolante andante ma con guizzo.

Sono terrorizzato dai ragni e dallo specchio al mattino, ma maggiormente da quelli che riescono a conversare su tutto con chiunque.

Ho un sacco di cose da ignorare e non so proprio dove troverò il tempo.

Morì cercando di dimostrare la galleggiabilità di sentimenti come “Amorevolezza” e “Affabilità” senza braccioli.

Perché se esistesse un Dio di sicuro non avrebbe scritto il mio destino già dal primo giorno per poi starsene con le mani in mano a ridere.

Ringrazio Dio perché se oggi sono l’ateo che sono lo devo tutto a lui<3

Beh, diciamo che accumulo tossine e funziono per reazione. E diciamo anche che non ho memoria dei fatti ma trattengo cicatrici.

A tratti credo nel bene, quello universale, quello che prima o poi verrà a salvarmi. Poi però mi sento meglio e dopo un po’ passa tutto.

Di gente con gli occhiali talmente a specchio che mentre la parli pensi chi minchia è questo, e se lo domanda anche il tipo nella lente.

E poi si, insomma, la mia vita si può riassumere tranquillamente nel rumore del sacchetto delle patatine degli altri mentre sono al cinema.

Il vento di dicembre mi mangia i polmoni ma va tutto bene. Attendo l’occasione della vita senza averne una, ma che sarà mai. Magari piove.

Io, adesso, a parte le cazzate, sono sempre stato del parere che meglio pochi amici, pochissimi, ma veri e sinceri.
Grazie amici immaginari

Per me solo rumore di cose ferme, grazie.

Sono la miglior persona da evitare che io conosca.

Mi riconoscerai senz’altro. Sono quello che la notte le lenzuola non le usa per coprirsi, ma le annoda per la fuga.

Sono sempre più convinto che Dio il punto G l’ha dato alle donne per punire gli uomini per il loro interesse per la caccia e il calcio.

Che poi non è che sei stupida, è che ti comporti come se lo fossi. Che è un po’ molto come esserlo. Ma che importa, tanto non lo capiresti.

Stavo per scrivere “A che serve avere milioni di strade se nessuna porta a te”, ma ho ripiegato per un ben più appropriato sbadiglio.

Diventerò famoso per essermi mostrato al mondo intero come primo caso umano da matrioska, con tutti i miei Io riposti in ordine di grandezza

La bravura di certe persone, a fare un sacco di cose, è un po’ uguale identica alla mia nel guardarli mentre le svolgono.

Ogni tanto vengo colto dalla sindrome di M. Proust, ed è bellissimo, ché mi viene da scrivere un sacco, peccato sia la fase dove ha sei mesi

Sono il miglior concretizzatore che io conosca, ma sono pigro e di solito le mie pensate mi appagano ancora prima di metterle in pratica.

La sensazione è un po’ quella di essersi rassegnati a star seduti su una sedia a cui manca una gamba.

Sto bene, solo un po’ di stitichezza della parola, intorpidimento di tutte le estremità e voglia di acquistare un dromedario di seconda mano

Di frasi dolci, di baci rubati al tempo e di un sacco di altre cose però quando uscite dalla vita degli altri ricordate di tirare l’acqua.

Direi che ho una più che soddisfacente situazione sedimentale.

Guardarsi allo specchio e sentirsi un’opera