Nella sezione Scrittori di aforismi su Twitter l’articolo di oggi è dedicato a @vinkweb (Vink).

Nella breve nota biografica che mi ha inviato, l'autore scrive di sé: "Nella comunicazione, a differenza di altri contesti, se ce l’hai corto, si ricorda più facilmente, quindi senza alcun preciso motivo, in un giorno assolato in riva al mare, scelsi Vink, mi piaceva il suono. Il mio nome in realtà è Vincenzo, son nato fra distese infinite di trulli e ulivi secolari, alto salento, mi porto dentro lu sule, lu mare e lu jentu. Ho avuto il piacere di vivere e lavorare per una ventina d’anni nella più bella città del mondo, Roma. Dal mese di Gennaio 2016, godo delle bellezze della mia terra, la Puglia. Amo fotografare. Adoro il mio lavoro, sono un web designer freelance, ehm… come dite voi in Italia…? faccio siti web. Citando un mio noto collega (ti chiedo scusa, Jorge Luis) potrei dire che 'non sono una gran cosa, però sono tutto quello che posso essere'. Ringrazio sempre la mia famiglia, tutti quelli che hanno creduto in me, quelli che mi conoscono, gli invidiosi, Topo Gigio, Lupin, i Doors, gli Smiths, i Radiohead e i Pearl Jam. Saluti a casa e tante care cose. Il resto è nei tweet".

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@vinkweb è su Twitter dal marzo 2010. "Ho cominciato a scrivere come tutti per curiosità, provando a stravolgere le parole, scomponendole e regalandomi un altro senso, è diventato un passatempo, un gioco, uno sfogo" mi confessa l'autore che aggiunge: "Ho scoperto col tempo il piacere della scrittura e mi ci sono appassionato. Continuo a giocare finché non mi stufo".

@vinkweb guarda nelle sue emozioni, ascolta le pulsazioni interne, che sono le pulsazioni del proprio cuore, simili a un tam tam perpetuo che la scrittura registra e trasfonde dentro ogni tweet ("Comanda il cuore. Sempre. E io lo seguo. Sempre"). L'autore non è mai misurato ("Chi misura le parole non farà mai esplodere un pensiero") e scrive tweet straripanti, veri, "sporchi di vita, d'amore e di passione". Nella sua timeline la donna, il tu femminile, è il soggetto principale e viene descritto - talora anche in termini erotici - come figura che crea attrazione, desiderio e che - nella sua relazione con l'uomo - da un senso alla vita (" Mi racconti una favola? - C'eri una volta. Ci sei sempre stata. Ci sarò sempre").

In questo universo amoroso, l'istinto e l'irrazionalità predominano sulla ragione ("La vita è troppo breve per non amarsi a sangue e follia"), la mente più bella "non ragiona, pulsa" e nei legami con l'altro "Non è tutto come sembra. E' tutto come senti". L'autore ama vivere d'un fiato, in apnea, "nel presente vita" ("Chi non vive di siamo muore di saremmo stati"), in una dimensione in cui i cuori "andrebbero prosciugati dalle paure" e le menti "andrebbero colmate di posti bellissimi". E in questa dimensione l'autore ci spiega che conta solo amare ("Il segreto è farsi di ciò che si ama"), ridere ("Ridere è come amare. Ridetevi forte"), respirare ("Le persone più importanti son quelle che ti leghi ai polmoni. Perché ti fanno respirare"), scrivere sulla pelle (e anche sottopelle, sottocuore), peccare ("Dammi la mano. Ti porto nel girone dei peccati che dobbiamo ancora commettere") e anche, e soprattutto, sbagliare. Perché se il momento giusto nasce sempre da un errore perfetto, "lo sbaglio è non crederci".

Presento una selezione di tweet di @vinkweb

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@vinkweb, Tweet scelti

I sensi.
Usali per tutto.
Perdili per pochi.

L'ironia è una facoltà a numero chiuso.

Le persone giuste non ti cambiano.
Ti migliorano.

Non è tutto come sembra. E' tutto come senti.

Nulla si crea.
Nulla si distrugge.
Tutto si trasforma in un razzo missile con circuiti di mille valvole tra le stelle sprinta e va...

- Mi racconti una favola?
- C'eri una volta. Ci sei sempre stata. Ci sarò sempre.

La vera scelta non è con chi,
ma senza chi.

Chi rispetta le tue debolezze, e non ne approfitta, ti sta già amando.

Resti la goccia che ha fatto traboccare il caso. Il mio destino.

Da grande voglio essere quello che desideravi da bambina.

Dedicarsi.
La più sublime forma d'amore.

I veri amanti nascono e muoiono più volte. I veri amanti vivono più vite. Nella stessa storia.

Nella sezione Scrittori di aforismi su Twitter l’articolo di oggi è dedicato a @alfcolella (Alfredo Colella). Nella breve nota biografica che mi ha inviato, l'autore scrive di sé: "38 anni, una laurea in filosofia teoretica nel cassetto (al posto del sogno, ognuno fa come può) e una software house da mandare avanti (gli unici programmi che posso permettermi), dopo tanto viaggiare mi sono fermato in Emilia, sulle colline fra Reggio Emilia e Modena".

@alfcolella è su Twitter dal giugno 2009, ma come ha scritto di recente in un suo tweet "Sono cinque anni che sono iscritto al Twitter. Tre che ci scrivo per davvero. Due che capisco come funziona. Zero che capisco perché". Sempre a proposito di Twitter l'autore aggiunge: "In effetti, davvero non so perché scrivo su Twitter. Ma non so nemmeno perché non passo il tempo al videopoker in un bar sulla Via Emilia, quindi direi che posso restare agnostico e continuare a tweettare. Ciò che è certo, Twitter mi piace e allo stesso tempo mi atterrisce, come in una sorta di sindrome di Stoccolma. Le sue dinamiche, i suoi personaggi pieni di tic e debolezze malcelate (dai troll alle tweetstar) rendono questo strano universo social simile a una cittadina di provincia, o a un condominio affollato, o addirittura a un cimitero di campagna pieno di storie bizzarre (#spoontwitter). Anche per questo, spesso mi diverto a raccontare il Twitter (obbligatoriamente ‘il’; in quanto luogo molto ben determinato). E forse non è un caso che io abbia iniziato davvero a scrivere su Twitter da quando è nata mia figlia: La colpa è di Nina, che mi chiede ogni giorno di inventarle favole nuove.”

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"Ieri mi hanno detto che scherzo troppo. Oggi che sono drammatico. Non vedo l'ora di essere biondo, domani" scrive @alfcolella in uno dei suoi tweet, che nella sua scrittura inconfondibile non è mai troppo scherzoso e al tempo stesso non è mai eccessivamente drammatico. Nella sua timeline l'autore non ha la pretesa di rivelare chissà quale verità ("Che se mai anche io avessi una certezza granitica, la vorrei alla mandorla. Che sapesse di colazione in Sicilia"), semmai accenni di piccole verità. Così il tono del tweet (che in molti altri autori assomiglia a una massima di presunta verità) si abbassa, diventa “minimo”, tocca altri tasti tra cui quello della ironia (mai del sarcasmo), mette la “sordina”. Ciò che resta, spesso, è un “Uhm”, espressione amata dall’autore per racchiudere la costante necessità di pensare e allo stesso tempo l’inevitabile perplessità del pensiero di fronte alle cose o alle persone.

@alfcolella ama ritagliare qua e là piccoli episodi, sensazioni, riflessioni (anche attraverso dialoghi immaginari e giochi di parole), e lo fa sempre con discrezione, quella facoltà fatta di pudore e di intelligenza che cerca nuovi luoghi "meno comuni" e più sconosciuti o semplicemente dimenticati. L'autore non manda nessuno al rogo, o se lo fa, accompagna il tragitto con un sorriso ironico sulle labbra (a tal proposito si veda il mirabile hashtag da lui creato #SpoonTwitter). In tempi di relativismo e di precarietà @alfcolella ci spiega che "Ci vorrebbero meno cose di cui farsi una ragione. E più cose di cui farsi una pazzia" e anche "A quelli che si mostrano sempre sicuri di sé, solo una cosa dico. Più forse, meno farse".

Presento una selezione di tweet dell'autore

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@alfcolella, Tweet scelti

A prendere posizione, a volte, si perde qualcuno. A non prenderla, a volte, si perde se stessi.

Un brutto incidente, il Twitter. Qui dentro c'è gente che è diva per miracolo.

Il vero sta bene con tutto. Il falso, con tutti.

Più che quelli che raccolgono le provocazioni, mi concentrerei su quelli che le coltivano.

Ci vorrebbero meno cose di cui farsi una ragione. E più cose di cui farsi una pazzia.

Spesso chi suona non è bravo a ballare.
Pensa chi scrive d'amore.

Ho scritto un tweet sui divani e mi ha contattato subito uno che li fa. Adesso inizio a capire perché scrivete tweet sui pompini.

La prenderò a sassate, quella stella, pur di fartela cadere. Tu prepara il desiderio, io prendo la mira.

La tempesta è passata. E non ho ancora capito cosa vorrei fare io, da grandine.

Ho di buono che non faccio mai troppe domande. A parte a me stesso, s'intende.

C’è il gioco di parole che è fine a se stesso. E poi c'è quello che è inizio di qualcos'altro.
Ecco, è tutta qui la differenza.

Lo spreco di avere cinque sensi. E manco uno da dare alla giornata.

Aspettatela voi, la quiete. Io mi tengo la tempesta.