I 60 haiku più belli di Issa

L’haiku è un componimento poetico nato in Giappone nel XVII secolo. Generalmente è composto da tre versi per complessive diciassette more (e non sillabe, come comunemente creduto), secondo lo schema 5/7/5. Un’altra caratteristica degli haiku è che ognuno deve avere come tema una stagione precisa, che serve a ripartire gli haiku in 5 gruppi (considerando che il Nuovo Anno viene considerato come la quinta stagione).

Tra i principali interpreti dell’haiku c’è Kobayashi Nobuyuki (1763-1827), noto anche come Kobayashi Yataro , che assunse nel 1793 il nome con il quale è oggi noto in tutto il mondo: Issa. Nei suoi haiku (ne ha scritti oltre 20.000) Issa descrive le stagioni e la provvisorietà delle cose.

Presento una raccolta dei 60 haiku più belli di Issa. Tra i temi correlati si veda i 60 haiku più belli di Matsuo Basho e la sezione Proverbi e poesie.

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I 60 haiku più belli di Issa

Issa

Mondo di sofferenza:
eppure i ciliegi
sono in fiore.

Luna e fiori:
incomprensibile
questo mondo!

Vola una farfalla:
sono anch’io
come polvere.

Perla di rugiada
raccolta dal bambino,
subito svanita.

Fiori di ciliegio?
Da queste parti
fiorisce anche l’erba.

Montagne remote
specchiate negli occhi
delle libellule.

Ciliegi in fiore sul far della sera
anche quest’oggi
è diventato ieri.

Fiorisce un crisantemo:
rassomiglia a me,
povero eremita.

O luna del monte,
illumina la via
al ladro dei fiori.

Stanotte anche a te
si fa violenza,
luna d’autunno.

Capodanno:
sono felice
come un cielo pallido.

La mia primavera:
suprema felicità
coi fiori di pruno.

Non scordare:
noi camminiamo sopra l’inferno,
guardando i fiori.

Solitudine:
dovunque guardo
vedo violette.

Vento autunnale:
come i pensieri
nel cuore di Issa.

C’ero soltanto.
C’ero. Intorno
cadeva la neve.

Non ho niente,
la pace del cuore,
rinfrescante.

La prima neve:
così passa l’uomo
in questo mondo.

Il mondo di rugiada
è un mondo di rugiada;
eppure…

Si sveglia
e sbadiglia, il gatto;
poi, l’amore.

Cadono le castagne,
una dopo l’altra,
lungo la notte.

Oh lumaca,
scala il Monte Fuji,
ma piano, piano!

“Preparati a morire”,
insegnano
i fiori di ciliegio.

Vapori:
nella luce della luna
un inizio di primavera.

Nelle fiamme
sono in gemito
tutte le creature.

Nuvole di zanzare,
tutto sarebbe spoglio
senza di loro.

Non ero per caso tuo cugino
in una vita precedente,
cuculo bello?

Le foglie cadute:
la predica
del Buddha.

Perso tra i bambù,
ma quando spunta la luna:
ecco la mia casa.

Ascolta,
ogni cosa rabbrividisce –
la campana della caducità.

Non piangete, insetti
– gli amanti, persino le stelle
devono separarsi.

Il cuculo
canta per me, per la montagna
a turno.

Sopra l’altare
canta seduto
un grillo.

Con lo sciogliersi della neve,
il villaggio è
tutto un grido di bimbi.

Con gli uccelli
passano gli uomini
sotto i ciliegi in fiore.

Rondine di sera:
non so cosa farò
in avvenire.

Anitre selvatiche
fanno chiasso:
forse chiacchierano di me.

Più numerose le primavere
più i lunghi giorni
recano lacrime e lamenti.

Quiete invernale –
nessuna capacità,
perciò nessun peccato.

Le allodole cantano –
il contadino
fa della sua zappa il suo cuscino.

In questo mondo
gli uccelli cantano
il Sutra del Loto.

Dove c’è l’uomo
ci sono le mosche
e c’è anche il Buddha.

Sera d’autunno –
ginocchia tra le braccia
come un santo.

La farfalla vola
senza alcun desiderio
in questo mondo.

Vento autunnale:
non ha una casa
il grande uomo.

Che mondo,
dove i fiori di loto
vengono arati e trasformati in un campo

Il corvo si muove
per il campo
come se stesse coltivando.

Perle di rugiada:
in ognuna vedo
il mio villaggio.

Cielo e terra –
da adesso in avanti
ogni anno è un premio.

Quando me ne andrò
fai buona guardia alla mia tomba,
cavalletta.

Prendiamo
il sentiero paludoso
per arrivare alle nuvole.

All’ombra dei fiori
nessuno
è straniero.