Frasi e aforismi di Fabrizio Caramagna

Fabrizio Caramagna si definisce un “ricercatore di meraviglie”.

Ama il mare, gli alberi, le foglie e le nuvole, non frequenta salotti culturali, non partecipa a premi letterari e da tempo non pubblica più con gli editori.

Nel 2012 Fabrizio Caramagna ha pubblicato Linee di seta (Lietocolle, Como) e poi da quel momento ha sempre e solo stampato le sue frasi e i suoi aforismi in edizioni private, fatte a mano, con carte e rilegature particolari, in tirature di 20 o massimo 50 copie con acquerelli e disegni personalizzati, che regala agli amici e appassionati dell’aforisma.

Tradotto in 12 lingue su antologie e riviste internazionali, le sue frasi e i suoi aforismi vanno in giro per il mondo come il vento – condivisi e menzionati un po’ ovunque.

 

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FABRIZIO CARAMAGNA – LINEE DI SETA, AFORISMI

linee7a

Occorre del tempo per fare un breve filo di seta:
il gelso fiorisce tardi e la digestione della foglia è lenta

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Prologo

L’aforisma è il mancato appuntamento con l’ovvio e l’incontro segreto con la meraviglia

L’aforisma: l’implosione delle parole, l’esplosione del senso

Nella creazione di un aforisma, migliaia di pensieri sono occupati a crearne uno

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Nel libro dell’orizzonte c’è una linea sottile e minuscola. E’ lì che scrivo i miei aforismi

Ci sono aforismi anonimi di cui non sa l’autore e che ricordano certi terreni di cui, anche cercando nei registri, non si rintraccerebbe più il proprietario

L’aforista è come il coltivatore di gelso: dalla leggerezza del filo di seta misura il peso del suo patrimonio

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LINEE DI SETA

Il mondo: una foglia appesa all’albero dell’universo

La cicala mi lascia passare senza interrompere il suo canto. Appartengo anch’io all’invisibile

Lettere del libro che si aprono una dopo l’altra, quando vi passa sopra il lettore, e diventano fiori

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Per me la vera ribellione consiste nel guardare un cielo azzurro fino a che l’identità non si sia disgregata per la meraviglia

Ci sono giorni in cui, spuntata dal nulla, la mia infanzia mi sale veloce sulle spalle, mi stringe i capelli brizzolati fra le manine e sorridendo mi dice: “Non è cambiato nulla. Io e te non ci lasceremo mai”

Ci sono così tante impronte qui in terra – sulle banconote, le tastiere, i vestiti – e quasi nessuna, lassù, nel cielo. Del resto, si sa, solo pochi riescono a toccarlo con un dito

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Troppa gente si occupa dei sensi unici e dei sensi vietati, senza mai mettersi in cammino

La timidezza è come un colibrì che ha paura del fiore, vibra e sta sempre indietro anziché baciarlo

Non c’è nulla di nascosto, è tutto sotto i nostri occhi: talvolta le nostre debolezze e le nostre forze si scambiano delle confidenze come un passero e un leone in una giornata di sole

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La mia ombra e quella della luna si incontrano, si uniscono. Poter lasciare qui la mia ombra frenetica e prendere quella silenziosa della luna

Nell’abbraccio – ciò che è stato spigolo, linea interrotta, groviglio – diventa di nuovo, come per miracolo, cerchio perfetto

La vita è un vaso invisibile e tu sei ciò che vi getti dentro. Getta invidia, insoddisfazione, cattiveria e traboccherà ansia. Getta gentilezza, empatia e amore e traboccherà serenità

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Ho suonato alla porta, e il prato era indaffarato e il cielo contemplava le colline e le api volavano con laboriosità, e mi ha aperto una piccola viola dai colori così magnifici: “Quello che sognerai adesso sarà vero per sempre” mi ha detto

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Appena nati, i bambini tengono l’aldilà ancora stretto nelle loro manine rinchiuse

Il sorriso permette all’anima di respirare

Attenti alla grammatica.

“pò” non è “po’,
“ce” non è “c’è”,
“lo” non è “l’ho”

“anche io” non è “ti amo”

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Gli occhi della bellezza: occhi che non fanno che farsi vedere…

Leggere un libro non è uscire dal mondo, ma entrare nel mondo attraverso un altro ingresso

I fiori: se corressero in un’unica direzione come i fiumi, ci sarebbe un solo giardino nel mondo

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Alcuni luoghi sono un enigma. Altri una spiegazione

Anthurium, Paphiopedilum, Pelargonium, Cryptanthus. Dalla incoerenza delle sillabe si sprigiona l’armonia dei profumi

Chi viaggia ha scelto come mestiere quello del vento

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Quanti anni hai?
Dipende dal colore del cielo e dai sogni della luna e da come i miei pensieri mettono radici nell’aria.
Quasi sempre, per fortuna, sette.

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Un tempo, quando uno aveva scritto una poesia, andava in un bosco. Faceva un buco in un tronco e deponeva la sua poesia. Poi richiudeva il buco e se ne andava. Se fosse piaciuta, il bosco avrebbe recitato la poesia ogni mattina e gli uccelli l’avrebbero portata dovunque.
Adesso invece le poesie devono piacere a strane persone che si chiamano editori, critici e intellettuali, che si applaudono tra di loro e vedono la luce in componimenti che, per la loro pochezza e incomprensibilità, farebbero sorridere uno scoiattolo.

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“Amo”. La A è un suono alto e squillante che scuote il mondo assonnato, la M ha le delicatezza delle labbra che si uniscono nella pronuncia, la O quasi non si sente, è il flebile sussurro dell’anima che esce dal corpo in cerca dell’altro

La vita non la misurai in anni, ma in strade, ponti, montagne, chilometri che mi separavano ogni volta dal mare

Mattine d’estate in cui nelle mie vene scorrono dei freschi ruscelli di azzurro. Il cuore li accoglie come un mare calmo

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Alla mia nascita una fata si è chinata su di me e mi ha detto: “Esercitati ad osservare e a pensare. Non ti sfuggano il colore del cielo, la fragilità di un filo d’erba, lo stupore di uno sguardo. Solo così vedrai in questo mondo l’altro in trasparenza, come una filigrana invisibile dentro un foglio di carta”.

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Si chiamava B. e parlava solo di lavoro, macchine, case e proprietà. Se gli rispondevamo, ogni nostra parola era un salvadanaio che lui scuoteva per capire se c’erano dei soldi dentro. Quasi sempre i nostri salvadanai risuonavano vuoti, e lui rideva soddisfatto

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Se potessi entrare per qualche istante nel regno minerale. Mi vestirei con sobrietà al matrimonio delle pietre, scivolerei dentro la clessidra insieme ai granelli di sabbia, imparerei dalla roccia a stare imperturbabile sotto il sole e la pioggia, ammirerei la luce del diamante. Ma una cosa vorrei fare più di tutte: incontrare la grafite e chiederle quali sono le parole più belle che sono passate sotto la sua matita

Il vino viene dal torchio, il caffè dalla macina, l’olio dal frantoio, il profumo dai fiori pressati: quando la vita ci schiaccia, esce fuori la parte migliore di noi

“Se tu dai a me, io do a te. Se tu non dai a me, io non do a te”. Scaccia dalla mente questo stupido ricatto. La spiga di grano e il fiore e l’albero l’hanno fatto milioni di anni fa prima di te.

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Ogni filo d’erba sembra contenere una biblioteca dedicata alla meraviglia, al silenzio e alla bontà

Che sensibilità per il sole. Arrossire tutte le sere al momento di tramontare

La luna: ci sono notti in cui sembra produrre un miele bianco di sogni, di solitudine e di silenzio

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In un prato apriti alla chiarezza, abbraccia la semplicità, cancella l’egoismo. Vedi tutto come se fosse il seme di qualcosa

Siamo tutti viaggiatori nati. Abbiamo polvere di stelle nelle vene, cartine geografiche con strade d’argento negli occhi e istruzioni per viaggiare fino a Andromeda…

Quando la rosa dorme, che cosa sognano le spine?

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Come vorrei vedere una vera aureola, capire se ha la circonferenza di un fiore o di una stella, toccarla, lanciarla in aria come un pallone o anche solo tenerla accanto a me per una notte

Come fiori schiacciati in una pagina del libro dell’universo… e se Dio ci avesse dimenticato così?

Accolsi dentro di me i turbini di vento, i fiumi incendiati, il dolore e la pietà per le cose e l’anima tornò di nuovo a visitarmi

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Onde che si frangono sulla riva del mare, si sciolgono e scompaiono per sempre. Eppure per me questo è il punto di massima distanza dalla morte

Nei sogni: essere reali senza bisogno di esistere. O anche: essere vivi senza bisogno di essere reali

Il giorno ansima nell’urgenza. Solo la notte si lascia respirare

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Le parole se ne stanno zitte sulla soglia a un passo da te che resti fuori, e io non so come chiamarti e chiederti di tornare indietro. E’ così che nascono gli addii

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Ci siamo innamorati delle stesse cose – il sole, una strada di mare, una panchina, un libro – e adesso che le nostre vite si sono separate non ci chiediamo che tristezza c’è nelle cose nell’essere guardate da due occhi anziché da quattro

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Abbiamo tutti nel petto un violino e abbiamo perduto l’archetto per suonarlo. Alcuni lo ritrovano nei libri, altri nell’incendio di un tramonto, altri negli occhi di una persona, ma ogni volta l’archetto cade dalle mani e si perde come un filo d’erba o un sogno. La vita è la ricerca infinita di questo archetto per non sentire il silenzio che ci circonda

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Il cielo azzurro è proprietario del viso di tutti i bambini

L’infinito talvolta si specchia in una goccia per dimenticare la sua immensità quotidiana

Che leggerezza i gusci delle cicale, finalmente liberi dal peso di cantare a squarciagola tutta l’estate

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La notte non porta consiglio: ci promette la luna

Quando nessuno le guarda le stelle non sono più stelle. Forse sono diamanti, polvere di fate, risate di bambini, re o schiavi. Sono come siamo noi quando nessuno ci guarda

Un amore nato in una giornata di vento e mare, e perciò destinato a essere irrazionale, pieno di passione e leggerezza, possesso e abbandono, oltre che di incoscienza e profumo di peccato e una luce sempre sul punto di svanire

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L’amicizia: due corde intonate che vibrano insieme anche se sono lontane. E se una di loro è toccata, vibra anche l’altra della stessa musica

Giornata di vento e viole, e la sera, quando torno a casa, la felicità soffia tutte le sue vocali sotto la porta

Neanche ti immagini le volte che ti ho portata a fare le capriole dentro un quadro di Matisse e non ne siamo più usciti fuori

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C’è in quello che immagino qualcosa che non riesco a vedere. Che fa la magia di quello che immagino

Che cosa possiedi di te stesso dentro un bosco? La tua anima è nelle foglie

Forse Dio muore di fame perché il suo unico nutrimento sono i sogni degli uomini e ogni giorno ha bisogno di miliardi e miliardi di sogni per essere sfamato. Ma gli uomini sognano sempre di meno

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Anno 2200 DC. Il museo aveva un’unica sala e in quella sala c’era l’ultimo filo d’erba rimasto al mondo. I visitatori lo osservavano con stupore e pensavano a quanto dovesse essere verde il mondo centinaia di anni prima.

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Se anche la gioia lasciasse cicatrici. Ognuna il ricordo di un momento bello. “Questa cicatrice, me la sono fatta a 20 anni, davanti a un tramonto”

Per strada occhi che si incontrano, si fanno cenni, mentre le parole e le voci e le vite si devono ancora presentare le une alle altre

Prendere sonno è cambiare lingua. E’ entrare in un linguaggio che attende di essere tradotto ogni notte

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La giornata di un bambino è un rumore di passi che si avvicina al pozzo dell’invisibile e vi guarda dentro e poi torna divertito indietro a giocare con il visibile

Dopo un lungo anno lo rivedo e so che è sempre il mare a lavare le strisce di tutti i miei dubbi, le orme inutili lasciate dal mio camminare, i fili sottili delle abitudini che mi invischiano. Ogni volta mi dona energia e la chiave per riaprire le forme del mondo

Ti sei allontanata ridendo e ognuna delle parole che mi hai detto è un seme che si fa in me gemma e fiore e frutto fino a esplodere in mille colori e farmi sentire il capogiro della vita

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Dice la signora borghese: “Sono 25 anni che qui al mare ho la sdraio in prima fila, ho saltato solo un anno per problemi di salute e quest’estate hanno osato darmi la seconda fila”. La borghesia non parla di sogni, ma di sicurezze e graduatorie e possessi, e ogni volta getta in aria i suoi piccoli obiettivi facendoli ricadere e tintinnare a terra come monete vuote

ma anche

Nella casa della ricca signora ci sono mobili antichi, lampadari a gocce e collezioni di orologi di lusso, ma manca il necessario: un grande squarcio di cielo azzurro nell’anima. La signora abita già la sua tomba, dandole un altro nome

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Venerdì – Sabato – Domenica – Lunedì

Viene il venerdì sera e le mani lasciano finalmente la presa e le fatiche della settimana si trasformano in un fruscio. E siamo piume che aspettano di librarsi nella calma del week-end

Fuggiti al grigio disordine della settimana, il sabato ci prende e ci riversa colori negli occhi e ride insieme a noi. E siamo di nuovo bambini che guardano i fili d’oro del tempo liberarsi l’uno dall’altro, sapendo che in ognuno di essi c’è una segreta possibilità

Domenica: una lentezza diffusa ci chiama e ogni cosa pare intessuta della sua luce. Il tempo non dà ordini e i secondi e le ore si accucciano ai tuoi piedi increduli di tanta pace

ma anche

Il sabato è un cane che corre festoso nel parco.
La domenica un gatto raggomitolato sulla finestra

Lunedì mattina: le ore tornano a cucirsi con le ore, le strade con le strade, i rumori con i rumori. I colorati frammenti di sé che si erano sparsi nei giorni scorsi si ricompongono in una posa di serietà e ogni nostro movimento sembra ubbidire alla segreta legge dell’efficienza

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C’è stato un momento in cui siamo stati davvero felici e la vibrazione è stata così forte che deve essere arrivata fin lassù, a spostare gli assi e la geometria delle stelle, a modificare l’algebra infinita dell’universo

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Il giaciglio delle nuvole: il luogo dove si depositano tutte le forme del mondo

A 6 anni mi hanno insegnato a scrivere i nomi dei fiori e degli alberi, sillabando le lettere una dopo l’altra. Ma ci ho messo tutta la vita a imparare a misurarli con la punta delle dita, a mettermi nel vento insieme a loro, a chiedere un passaggio per l’invisibile

Lo spettacolo del mare mi apre il torace e lo rende più capiente e dentro mi entrano una stella, un nuovo amico, un amore futuro, un viaggio da fare, una vocale sconosciuta perduta dal vento e la formula segreta dell’azzurro

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Restai a lungo seduto, gli occhi persi nella contemplazione delle bolle di sapone che salivano in cielo. Se avessi potuto scegliere un mestiere, avrei voluto riparare tutte le bolle di sapone scoppiate. Nessun altro mestiere mi sembrava più necessario e più giusto

Lo sa qual è l’unico modo per far ridere il Dio?
Aprire la mano di un bambino e mostrargli i segreti che custodisce

Un cane sa ascoltare, e sa persino leggere. Non i libri, quelli sono capaci tutti tranne lui. Il cane sa leggere il cuore dell’uomo.

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Mi domando che cosa manca alla vita quando in una notte d’estate l’alito delle stelle apre le finestre e vi butta dentro il profumo del mare

ma anche

Le finestra restò tutta la notte aperta. Alcune onde entrarono e scivolarono sul muro, una stella si appese alle tende e una musica lontana si adagiò sulle lenzuola. Poi all’alba entrò l’autunno e si portò via tutto

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Oggi per disegnare questo cielo qualcuno ha preso i colori del vento, del mare, della pelle e dell’anima e li ha mischiati in un solo colore

Ci sono visi i cui angoli fanno sperare l’impossibile, occhi che sono linee aperte sul mare, labbra che si vorrebbe seguire fino a dove si incurva l’ultima parte del mondo

Un bambino appena nato. Un batuffolo di luce lanciato dalle stelle più lontane. E dentro ci sono già le leggi della vita, le formule segrete della meraviglia e le prime chiavi per aprire le forme del mondo

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Ovunque, mescolate alle particelle d’aria che respiriamo, ci sono particelle di meraviglia e di impossibile. E solo la destrezza di un mago riesce a catturarle

All’alba gli alberi e i fiori si svegliano prima di tutti e milioni di braccia si sgranchiscono e distendono in alto, staccano la luce dalla tela dell’universo per adagiarla sul mondo

Quando ti appoggi a qualcuno non fare come la polvere, che si appoggia su ciò che è piatto e consueto e tra tutte gli oggetti sceglie quello più grigio

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Dentro il tuo cuore c’erano fuochi al galoppo e praterie oscillanti e onde melodiose e fragole innamorate. Certe volte uscivano e andavano a far festa sulla mia mano, finché un giorno sono venuti a dirmi parole incomprensibili e la mia mano non ha sentito più nulla. Vicino a me un libro mi ha detto che l’amore è qualcosa che non si incatena, viene e poi sfuma e torna nel grande nulla da cui era nato. Ma la mia mano non legge i libri e certe notti continua ad aspettare

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Oggi il presente ha steso un lenzuolo di luce davanti a me, e non c’è nessuna increspatura né grinza, nessun millimetro che scopra i bordi e mostri le pieghe del passato o del futuro. E’ tutto come se fosse luminosamente adesso

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Ogni volta davanti al mare mi apro ai regali dell’aria, e i colori e le forme e le vibrazioni mi entrano ed escono dal petto con la stessa facilità con cui attraversano una finestra

e anche

Vedere le onde e avere la certezza che sono state offerte da qualcosa di eterno che tende la mano fino a noi per dirci: “Ho bucato il muro del nulla per venire fino da te”

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Una cosa bella è bella anche con le luci spente e se non c’è nessuno a guardarla, e questo è tutto quello che ho capito della bellezza

Dalla mia mente si diparte una strada di primavera,
e sulla strada passeggiano una stella e una margherita
ed ecco, poco più in là, il tuo sorriso come una calda casa abitata.
Aspettami, arriverò domani.

Di notte gli adulti pensano ancora alle fatiche del giorno. Solo i bambini si addormentano stremati di mistero

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Ti riconoscerò sul binario della stazione: nelle tue mani giunte terrai l’anima che il mondo mi ha rubato e me la restituirai – sarà come una piccola rosa bianca che torna di nuovo a respirare

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Il bosco e la città non avevano mai camminato insieme, eppure in quella giornata di vento il mondo fu affascinato dal candore con cui procedevano l’uno accanto all’altro

La grazia di un viso ha lo splendore delicato della neve o di un fiore, tutto il contrario della luce assordante di chi getta la propria bellezza in faccia al mondo

E’ solo più tardi che si scopre se un bacio è stato una breve escursione, l’inizio di un lungo viaggio o un soffio che si sposta – forse per sempre – in una nuova dimora

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A volte è come se mi mancasse quella parte dell’anima che si incastra nel puzzle del mondo. Apro migliaia di scatole, trovo pezzi bellissimi e colorati, ma è dentro di me che manca il pezzo con cui completare l’incastro

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Ero io a quella festa di tanti anni fa. Avevo l’aria trafelata di chi si è scordato qualcosa, il maglione a rovescio, lo sguardo sperduto, però come mi brillavano gli occhi. Tu eri bella, ma parlasti tutta la sera con un altro. Un ragazzo della Torino bene, dal sorriso tirato come un filo e, stesi sopra, pensieri ilari come stracci sporchi di ipocrisia

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In un prato un giglio si prese il mio braccio, una viola la mia gamba, l’albero un orecchio, il filo d’erba la schiena e il fiume un occhio. Poi guardai il cielo azzurro e gli chiesi: “E tu che cosa vuoi?”. “La tua anima” mi rispose dolcemente

E’ cosa di un momento: io sono la strada e lascio dietro di me il viandante che ero e la distanza e l’affanno e l’incertezza, e ogni cosa è dentro la mia strada

Una zolla di terra è un grande santo, che guarisce e ripara e resuscita ogni cosa. Dentro di lei le cose malate diventano sane, la vecchiaia si trasforma in gioventù, la morte diventa vita. Eppure al giorno d’oggi le persone sono occupate a uccidere le zolle di terra. E’ una occupazione a tempo pieno

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Ciao malinconia, sono io, aprimi. Ho portato con me un libro, alcuni ricordi e una giusta dose di non importa e va bene così

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Come un fiore maltrattato dalla pioggia, ci sono occhi che rispondono alla violenza con un sovrappiù di luce

Le cose, più sono belle e più ricevono questo ordine di uscire dall’inquadratura, di non entrare mai nei nostri corpi, di sostare sotto le nostre dita se non per pochi istanti, perché il massimo di bellezza si combina con l’inesistenza più pura

Nel nostro petto portiamo colonie di farfalle che sono in attesa dell’instante felice in cui ridiamo per librarsi in volo

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Non sei mai stato bambino se non sei saltato a piedi pari dentro una pozzanghera, svegliando le fate che dormivano e facendole saltare in mille gocce di luce fino al cielo

Si ritorna bambini su un prato. Io oggi ho bevuto un biberon di stelle, sono salito in braccio a una margherita e mi sono fatto cullare dal canto di cento grilli

Chi vince nel mondo, perde nell’invisibile

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La bianca fioritura delle margherite nei primi giorni di aprile è ciò che più somiglia al cuore dei bambini

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Brezza è ciò che succede ogni volta che l’aria si innamora degli occhi del mondo

Oggi dal cilindro del mondo è uscito un asso di vento, un re di aquiloni, un fante di sguardi di giacinti, un dieci di risate di bambini, un sette di serenità

Che gusto può avere una stella? Forse un gusto di cielo

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La felicità ci solleva sulle braccia, ci porta per qualche istante sul suo viso come la madre col bambino, e poi senza avvisare ci rimette a terra, sul terreno scivoloso della vita

Un cammello può stare dieci giorni senza bere. Un asino tutta la vita senza sognare

Il ponte dice: “Io accolgo e mi faccio attraversare da chiunque lo voglia”. L’ago dice: “Io so cucire ferite e unire bordi”. La finestra dice: “Io taglio l’azzurro, divido i frammenti dall’infinito e so dare visioni d’incanto”. E il fiore dice: “Io invento colori e profumi e semino meraviglia negli occhi di chi mi guarda”. E tu uomo, che cosa sai fare? “Io so sedermi al sole e guardare le nuvole imperfette e chiedermi Perché, perché, perché?”

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Quando perdiamo il luogo che da bambini occupavamo nel prato perdiamo il nostro posto nell’universo

Mattine in cui si alza dal letto e c’è tutto. Le labbra per respirare, il corpo per avanzare, gli occhi per guardare. Manca solo l’anima

Giorni che erano nomi propri. Non si chiamavano mercoledì, giovedì o domenica ma Anna, Laura o Mirko. Entravamo all’improvviso persone nella tua vita e non uscivano più. Il mese dei nomi propri era l’estate. Ogni giorno un nome proprio diverso.
Poi è arrivata la vecchiaia a cambiare ogni cosa. I giorni si chiamano mercoledì, giovedì o domenica. E nomi propri non ne entrano più

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Poche persone sono capaci di venirti a cercare dove sei veramente. Per questo amo il suono delle onde. Loro sanno sempre dove sei

Non guardare se il tuo bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto. Guarda quanta luce c’è nel vetro

E’ arrivata una farfalla ad annunciare la primavera, due bambini hanno sorriso e nell’aria sono state notate tracce di azzurro più intenso. Qualcosa di importante oggi è accaduto ma non lo sapremo mai dai giornali

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Nessuna casa dovrebbe essere senza vista sul mare. Ogni casa dovrebbe appartenere al vento e alle onde. Il mare e la casa dovrebbero vivere insieme per sempre, come due fanciulli che si siedono uno di fronte all’altro e si confidano i loro segreti.

ma anche

Guardare il mare di notte come si guarda una madre che dorme. Avere cura di ogni suo respiro. Imparare a udire quel suo fiato che sembra dire “Apriti alle cose e sogna”

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Mi piace scrivere quando sono al mare. C’è un tacito accordo tra le mie matite e le onde là fuori, tra i miei pensieri e il vento. Ambedue scriviamo per un editore invisibile, che non si cura degli applausi e delle vincite di quaggiù

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Una minuscola crepa su una foglia verde: l’autunno morde ancora delicatamente con i suoi denti da latte

I superbi e gli arrampicatori imparino dagli alberi chiamati “Huon Pine”. Che ogni cento anni crescono di soli dieci centimetri

La logica è una sequenza di 1 e di 0 che a volte si ingarbuglia e si trasforma in uno stormo di uccelli colorati

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Quei periodi neri in cui sei come un tronco braccato da ogni onda e sbattuto continuamente sulla riva, finché un giorno vieni finalmente spiaggiato, e le prime parole che ti vengono incontro non ti sbattono più da una parte all’altra e impari di nuovo la mano aperta che ti raccoglie e la spinta che ti rialza

Come Gesù risorto, ogni anno il filo d’erba sposta il pietrone, vince la morte dell’inverno e sale col suo peso impercettibile a cucire le ferite del prato e del cielo

Credi di sapere tutto sulla Natura? Aspetta di sentire le formiche che il Giorno del Giudizio si alzeranno a cantare

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E a un tratto incrociare nella sera un profumo selvaggio di fiori e muschio, che se ne va per le vie tutto solo, senza nessuna donna dentro

Chi ha levato il centro dal centro dell’universo e l’ha messo – che audacia – sotto i piedi di un gruppo di bambini che giocano nel prato?

Quello che chiamiamo “io” è un vestito di Arlecchino fatto con tante identità e cucito (talora anche rabberciato) con i colori diversi delle nostre storie. Ma quando incontriamo la grazia di un amore, allora ci sembra di essere vestiti di una stoffa unica e luminosa, senza neanche più una toppa.

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Quando i ponti crollano, l’equilibrio torna in libertà

Il paradiso: un giardino dove ci sono tutti i semi dell’universo

L’arte è l’incontro inatteso di forme e spazi e colori e che prima si ignoravano

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Quando sei triste, un amico ti apre il cuore e vi getta manciate di luce

Amo la neve. Amo soprattutto la neve che accade quando meno te lo aspetti. Ci si sente come dentro un segreto

Ci sono sorrisi che sembrano posati sul vento e nel cielo, ed è solo un caso che noi li vediamo aderire a un viso

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L’infanzia: stare sulla riva del tempo, in attesa di immergersi

Una madre nasce contemporaneamente a suo figlio. Un padre a volte aspetta degli anni prima di nascere

Come gli iceberg nascosti per metà sott’acqua e le montagne per metà nelle terra, ci sono alcune persone nascoste per metà nell’aria. Sono le anime più pure e delicate che il mondo possiede

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Ogni mattina il mondo è un foglio di carta bianco e attende che i bambini, attratti dalla sua luminosità, vengano a impregnarlo dei loro colori

Il fuoco parla a se stesso e si racconta delle storie per non sentirsi solo. Talvolta entra dentro nell’anima di un imperatore e gli dice: “Vai e conquista il mondo” e l’imperatore passa su centinaia di città e strade, entra nelle case e porta ovunque il fuoco. Poi il fuoco si spegne, torna nella cenere da cui era venuto e si racconta malinconico e divertito le storie che ha vissuto

Un bambino sulle spalle di sua padre: nessuna piramide o colonna dell’antichità è più alta

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L’ansia del fiume per qualcosa che gli manca (ma non è il mare), per qualcosa che non ha incontrato e che avrebbe voluto incontrare (ma non è il mare), per qualcosa che aspetta da sempre (ma non è il mare)

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Corro sotto il cielo e patisco per i mie 5 sensi che non mi bastano. Di sicuro qualche stella lassù possiede, da prima della mia nascita, i miei restanti 695 sensi e come una bambina dispettosa non me li vuole restituire

L’infinito. Sempre in vantaggio di un pensiero, avanti di una galassia rispetto alla nostra immaginazione

Ci sono immagini che non sono fatte per la luce. E certi sogni lo sanno

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Adoro la primavera: mi insegna di nuovo il passo leggero di chi sa dove sta andando e perché

Niente poteva oscurare la sua bellezza. Anche se se si fosse vestita di buio, la sua grazia sarebbe esplosa come una stella e ciascuno si sarebbe precipitato ad afferrarne un frammento

Vorrei incontrare una volta il mio destino e carezzargli il viso e dargli del “tu”, come una persona che aspettavo da tempo

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E’ arrivata l’estate.
La luce si è fatta incredibilmente forte.
E milioni di strade, a un tratto, hanno chiesto dov’è il mare.

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Come i bambini, i fiori nascono con la testa già grande

La formica è instancabile, ma chi è più generoso di una cicala che dona diecimila note in un pomeriggio?

E se l’amore fosse una respirazione bocca a bocca con l’universo, un rianimare qualcosa ed un essere rianimati?

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Una mamma che solleva il bambino e lo porta all’altezza dei suoi occhi. Oggi l’universo non ha altra prospettiva, altro asse, altro centro che questo

I buoni hanno il viso di pane, le guance di mollica e gli occhi dorati come il grano. Solo nel sorriso si vede una linea più spessa, come una crosta indurita dalle avversità

Un bambino porta una manciata di stelle in tasca. Poi apre le mani e le lascia correre invisibili sui prati

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I grilli che nella notte si chiamano e non si vedono. Gli uomini che si vedono e non si chiamano

La felicità tracima appena, l’infelicità inonda

Tutti conosciamo la versione di Capuccetto Rosso e nessuno conosce quella del lupo. Forse ci parlerebbe di solitudine e di orgoglio, di lune favolose e di boschi cancellati dagli uomini.

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Che sorprendente mattina di leggerezza: tutti i compiti e i doveri e i registri e le lavagne sono volati via. E se guardi in una scuola o ufficio a caso non vedi più nessuno a capo chino sulla scrivania. Una corda tesa di luce ha portato tutti sulle cime dei sogni.

Il giallo dorato volava come un filo di paglia nel mondo prima che qualcuno lo prendesse e lo mettesse nei tuoi occhi

Quando nevica, con che delicatezza il cielo prende il grande viavai del mondo e lo mette dentro una bolla silenziosa

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Giocare in un parco: dare del cibo agli animali, della luce ai bambini

I genitori vengono stampati nei bambini, ma un tipografo misterioso ne ha mischiato il testo

Come quando stringi le stelle nei pugni, ma le nascondi nelle tasche. Là, dove tu le senti tutte, addosso, dentro, ma nessuno lo vede da fuori. Nessuno pensa che ci sia un cielo stellato dentro di te

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Che l’autunno si avvicina lo sento dal turbamento delle foglie, dal modo incerto in cui scende la luna, dal freddo che al mattino corre sulle mani. Se l’autunno mi chiedesse la strada per arrivare fin qui, gli darei una falsa indicazione

Davanti a un filo d’erba piccolo e silenzioso vorrei abbassarmi a costruire una cattedrale per fargli arrivare una mia preghiera

Capire il prossimo è la cosa più difficile. Devi provare a mettere il tuo occhio e le tue orecchie e le tue dita in quello spazio misterioso tra la pelle di una persona e il suo cuore

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Quante mani fuori dal loro mestiere non sanno stringere nulla

Due corpi brutti che si amano rompono lo specchio, ne fabbricano un altro

Vediamola così. La pioggia obbliga la mano a tenere l’ombrello invece che lo smartphone, e gli occhi sono liberi di guardare il mondo

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Il tempo è un assassino e porta via con sé ogni nostro secondo. E ha sempre un alibi. Lui non c’era dove eravamo noi

Dentro l’anima c’è anche una scheggia di nulla. A volte preme così forte da farci perdere l’orientamento

Solo la mente di un bambino ha i suoi porticati luminosi e il futuro vi passeggia sereno

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La meraviglia è quella di un uccello che ogni mattina torna a battere le ali uscendo dalle mani del buio

Un dio diabolico ha dato al diavolo delle ali per volare

L’universo ci cadrebbe addosso, se ogni giorno le le parole e risate e le urla dei bambini non salissero in alto a formare una colonna invisibile

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Oggi non giochiamo a corpo contro corpo e labbra contro labbra, ma a cielo contro cielo. Dammi il tuo cielo e uniscilo al mio e vedrai che capogiro di luce

Forse la vita è come un fiume che va al mare. Non è andata dove intendeva andare, ma è finita dove aveva bisogno di essere

Dopo le stelle e i bambini, ciò che c’è di più bello al mondo, è un libro

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Sdraiarsi sulla sabbia del mare d’inverno, aprire le mani al sole e lasciare evaporare l’identità

Attenzione alle paure del giorno. Amano rubare i sogni della notte

Il poeta ama giocare con l’invisibile: prende l’aria intorno a una farfalla e ci costruisce il sorriso di un bambino

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Oggi il cielo è una pila di cubi colorati bianchi e azzurri: basterebbe il dito di un bambino a farli cadere

Il ragno non sa se è primavera o estate: aspetta la stagione delle mosche

Notti in cui tutte le lettere dell’alfabeto tornano nelle loro tane. Non c’è che il silenzio

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Le stelle si raccontano i loro ricordi e ognuna crede che il suo sia il più antico

Le mani dell’albero hanno le unghie sporche di azzurro a furia di scavare dentro il cielo

Quando sei infelice, torna nel luogo che più ami. Lui – a differenza delle persone – ha sempre qualcosa da dirti

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Ho le guance sul cuscino, le mani sui fianchi e il corpo disteso sul letto, ma il cavallo alato che c’è in me non vuole dormire. Nel buio si accende di lontananza, vuole fare come il vento e partire e scoprire cose grandiose. Gli dico di accucciarsi e acquietarsi nella spirale del mio corpo, ma la notte è piena di sentieri e precipizi da esplorare e il sonno è una cosa troppo piccola per lui.

La riva del mare è il limite più bello perché non è mai fermo e ha sempre questa voglia di seguire il vento e portarsi dietro i bambini e l’estate

Ti rivedo ed è come ripetere l’avventura delle forme che vengono alla luce nei sogni. Ecco gli occhi. Ecco le labbra. Ecco la forma perfetta delle mani. Ecco l’andatura leggera dei passi. Solo che stavolta sei davanti a me, completamente reale, e le forme non scompaiono nel nulla

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Estate. Tra tutte la impronte lasciate dai bambini nelle spiagge e gli ombrelloni che il bagnino chiude e il sole che tramonta, da qualche parte è la felicità

La danza: aprirsi ai regali dell’aria e scoprire le mille forme del proprio corpo.

Se devi baciarmi, vorrei che fosse dentro un negozio di caramelle. Che a colori e con l’aria che sa di zucchero è tutto più bello

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In qualche parte dell’universo ci sono boschi incantati dove gli astri ruotano intorno a una coccinella

Raccogli l’urlo di meraviglia del fiore più colorato
Lì mi troverai

Dove vanno le montagne di notte quando non le vediamo più? Forse vanno a soccorrere il lato di un cielo imperfetto che vorrebbe cadere

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Geometrie perfette. L’ovale del tuo viso affacciato ai quattro angoli retti di una finestra e più in là la sfera del mondo

La farfalla sale e scende sul prato. Se a volta si ferma su un fiore, è per contare i brevi granelli di polvere di cui sono fatte le sue ali

Hai presente quando fai un respiro e poi lo devi restituire. Ecco funziona allo stesso modo con la felicità. Funziona tutto come un respiro

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Nella giovinezza è facile nuotare controcorrente, quando si è ancora vicini alla fonte

A un certo punto i nostri anni non aumentano più. Si adagiano uno sopra l’altro, come le pieghe di una veste

Anime che si conoscono da sempre anche se non si conoscono e quando si conoscono per davvero si riconoscono

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Le dita di una mano: cinque punti cardinali che puntano verso l’infinito

Che strana macchina è l’uomo. Gli metti dentro lettere dell’alfabeto, formule matematiche, leggi e doveri ed escono favole, risate e sogni

La foglia, a chiunque si avvicini, racconta questo e quel segreto. Eppure un giorno si seccherà, e ci sarà qualcuno che penserà che non ha mai detto niente

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Chi è che ogni notte rimette a posto i sorrisi degli uomini, dopo che si sono addormentati? Chi è che riordina le linee e i bordi e gli angoli della bocca che durante il giorno si sono deformati per la tristezza o la stanchezza? Forse è un angelo che fa tutto questo

Che lingua parla il vento? Di che nazionalità è una tempesta? Da quale paese viene la pioggia? Di che colore è un fulmine?

Misuriamo le cose, ma il petalo di un fiore sa meglio di noi a quale distanza si trova il sole

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Se ci si fermasse ad ascoltare il lavoro delle radici, chi riuscirebbe a dormire?

Un cielo dove le costellazioni sono segrete, e i grilli quando si fidano dell’uomo gliele indicano

Aprire un libro è come trovarsi di fronte a due bianche mani tese che subito aderiscono alle nostre e ci rassicurano

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La notte. E se Dio l’avesse inventata solo per vedere gli occhi dei gatti?

Il futuro è avvolto nel silenzio. Anche se ci urla addosso non riusciamo a sentirlo

Respira e saprai che cos’è un fiore. Sii un fiore e saprai che cos’è un respiro

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Ogni giorno l’invisibile invita l’immaginazione a battersi a duello

Quante volte ho nuotato dentro gli occhi del mare e ho visto i suoi sogni. Una volta un’onda ha attaccato un carro a una nuvola e si è fatta portare oltre l’universo. Quando torno a riva, so di aver lasciato qualcosa di indicibile

Frasi che fanno i primi passi come i bambini e poi ricadono, e frasi che attraversano il tempo e lo spazio come uccelli migratori

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Dopo un litigio pezzi di silenzio giacciono sparsi qua e là e i suoni del mondo non osano passarci sopra per paura di farsi male

Il cielo riceve imprecazioni e in cambio offre stelle

Le ferite. Questo modo che hanno alcune di esse di farsi vento e aprire le tende su un mondo nuovo

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La libertà della foglia che abbandona il ramo è la responsabilità di tornare ogni primavera

C’è chi cerca un palcoscenico, chi un ponte di comando, chi un piedistallo. Poi c’è chi vorrebbe solo una panchina, per fermarsi a respirare e guardare un filo d’erba che cresce

Vuoi sapere che cosa penso? Avvicina il tuo orecchio al mio. Copri l’altro con la tua mano. Pensa a a me come se fossi una conchiglia. Ecco, adesso lì senti i miei pensieri? Hanno il suono di ciò che non hai mai ascoltato

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Le onde sono spume di meringa, bianchi cavalli prigionieri di un incantesimo, sono fiabe che raccontano storie di orizzonti e pirati

Tutti parlano alle tue spalle. Solo il cielo ti parla in pieno viso

Le stelle si avvicinerebbero a noi se fossero chiamate per nome, ma chi conosce il loro nome?

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Molta gente non ha ancora scelto in quale cimitero vuole morire. Però ha già pensato a una piazza in cui vorrebbe la propria statua

A volte vorrei interrogare la mia ombra. Lei conosce già il buio di cui è fatto l’aldilà

Il vento accarezza l’albero e la montagna, ma chi accarezzerà la sua carezza?

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L’ipocrisia, le banconote e la moda sono un’invenzione recente. Ma l’anima, i sogni e il tremolio dell’erba ci sono sempre stati

Ogni notte il cielo stellato ci  dà miliardi e miliardi di risposte, ma per alcune di esse non esistono ancora le domande

I fiori – a differenza dei santi – non camminano nel fuoco, non comandano alle montagne, non moltiplicano i pani. Ma come i santi guariscono dal dolore

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Mi mancano i colori più strani. Sono quelli che non ho mai visto, quello che forse non potrò mai vedere. Restano chiusi in un loro segreto alfabeto in qualche parte nascosta dei miei sogni. Per un attimo li scorgo nel sonno, poi arriva l’alba e li perdo.

ma anche

Mi è caro il sonno. Mi fa sprofondare in immagini e colori che non esistono, mi guarisce dall’eccesso di realtà e precisione, mi fa cascare dentro lo sbadiglio di una farfalla e mi fa uscire dalla narice di un leopardo. In una sola notte è capace di darmi cento vite diverse.

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In certe notti, nella faccia luminosa della luna, sembra quasi di vedere, in trasparenza, le immagini dei sogni di un dio

Le foglie dell’autunno sono tanti biglietti che se ne vanno in giro sospinti dal vento. Sotto ogni biglietto – in una lingua misteriosa – c’è la data di morte di ognuno di noi

Nella quiete della sera anche la grande montagna sembra ripiegare le sue ali

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Dopo aver letto un un libro le parole non sono più le stesse, si alzano in alto, in un ossigeno più rarefatto, dove sembrano respirare meglio che sulla terra

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Non mi piace chi è forte e sicuro di ogni cosa, assomiglia a un vaso dove vibra solo una vuota onnipotenza. Preferisco i vasi fragili, quelli che quando si rompono esce qualcosa di prezioso e sconosciuto

ma anche

Un dolore ti insegna a viaggiare a marcia indietro. Da grande a piccolo. Da ricco a povero. Dal superfluo all’essenziale

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Presto nevicherà. E allora torneranno i pupazzi di neve. Ti sveglierai un mattino, dopo la nevicata, e ne vedrai uno bianco e lucente sotto il cielo e ti chiederai: “Chi è stato?”. E non lo saprai mai. Perché nessuno sa chi sono gli autori dei pupazzi di neve

In lei abitano molte promesse che si tengono nascoste. Solo quando dorme riesco a vederle. In sogno sento il loro respiro

Non esiste la solitudine. Stai sempre preparando un incontro con qualcuno là fuori anche se non lo sai

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Dove vanno le ballerine del carillon quando muoiono? E le falene e gli ippocampi, le grandi aspirazioni, i piccoli vapori di felicità, i petali dei papaveri, gli spazi di luce nelle promesse?

Eppure, in quell’infinito spazio che è il deserto, ci sarà qualche granello di polvere che che si trova esattamente dove sognava, esattamente con chi voleva

Ogni tanto si incontra qualcuno che usa parole rotonde e luminose. Dice “Buongiorno” e “Buonasera” e si sente il profumo pulito del pane e nessuna menzogna.

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Ci sono volte in cui vivere la vita è come entrare a mani tese in un cespuglio spinoso di fiori. Dopo ti senti tremendamente graffiato ma pieno di luce

La vecchiaia: il nodo è sempre più ingarbugliato, le dita sempre più tremanti

Le prima vocali nei bambini: un cielo aperto, un flusso d’aria. Le consonanti arrivano dopo come rondini

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Oggi un tramonto mi ha messo due lacci di luce intorno al collo. Poi ha tirato forte e, per l’ennesima volta, mi ha folgorato di bellezza

Che nome ho quando un albero mi chiama?

E’ sempre identica la domanda ed identica è la pietra che ogni generazione lancia nell’acqua. Solo i cerchi sono diversi, a volte più larghi e lenti, a volte più rapidi e inquieti. Talora riflettono il chiaro cielo, talora il fondo nero del fiume

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L’eternità: un mondo in cui i calendari volano nel cielo come aquiloni, liberi dal peso di portare i mesi e gli anni

Animiamo la paura di cose inesistenti, che sembrano spine e sono soltanto piume in agguato dietro i muri

I bambini, quando entrano nella vita dei nonni, portano uno stacco – un balzo – su un trampolino che è rimasto fermo troppo a lungo

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D’estate le mani del vento muovono invisibili fili nell’aria, che uniscono le onde, i capelli, i pensieri

Quando di sera il cielo urta la terra, da quel genere di incontri nascono sempre tramonti, sogni, corse sull’erba e frammenti di linguaggio imbevuti di anima e silenzio

In qualche parte dell’universo c’è una piazza dove sono disegnate – linee luminose – tutte le corse di tutti i bambini

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Quando stai per crollare, guarda quel piccolo fiore nel prato: mette il sole in ginocchio ogni sera

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Ogni grondaia ha un suo modo di piovere, ogni tombino ha una voce diversa, ogni ombrello ha un suo segreto sotto la pioggia

Da bambino tracciavo lettere sulla sabbia, il mare chiudeva gli occhi per lasciar fare e poi di notte ripeteva ad alta voce le parole che avevo disegnato

Quando finisci un libro e lo chiudi, dentro c’ una pagina in più. La tua

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Il circo con i suoi trapezisti, saltimbanchi e acrobati è la tensione tra ciò che vorrebbe stare sempre in aria e la sua necessità di ricadere a terra

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L’amore è quella cosa che tu sei da una parte e lei dall’altra eppure vi sovrapponete così perfettamente che siete uno e non due. Uno come i piedi, gli occhi, le mani, come i tempi del battito e le forme del respiro. E chi guarda da una parte e poi dall’altra, cercando il due e non l’uno, resta stupito, perché anche lontani il vostro spazio e la vostra anima non si possono dividere con niente

ma anche

Non è miliardi di miliardi il numero più grande che ci sia. Il numero più grande è due.

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Giornate in cui tutto è aperto e niente varca la soglia. Tutto è afferrato e niente stretto. Tutto è iniziato e niente concluso

Nessun uomo è qualunque. Se guardi bene, persino negli occhi dell’uomo più ordinario, vedrai che c’è stato un momento – un solo momento della vita – in cui il cielo e le stagioni e il roteare della Terra gli sono corsi incontro e – solo per lui – hanno magicamente incendiato il mondo.

Al mattino gli uccelli inventano mille canti, uno per ogni riflesso della loro gola illuminata dall’alba

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L’inverno è un contabile. Niente gli sfugge. Sottrae tutto. I colori, la luce, la vita. Non molla neppure un centesimo. Ci rimprovera i capelli al vento e e le braccia e le gambe nude sotto il sole e il coro dei prati e degli ippocampi, e persino i fulmini e il danzare sotto la pioggia. Ragiona, pesa, calcola e ci toglie ogni cosa. Ci lascia solo alcuni tramonti abbaglianti e la bianca bellezza della neve

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Dal risveglio al sonno voleva sempre ridere. Cercava la felicità dovunque: in casa, in un locale pieno di musica, in una persona, in una vetrina di un negozio, in una qualsiasi occupazione. Era davvero troppo. La felicità così accumulata non faceva più il suo lavoro di illuminare, ma ricadeva sopra di lei come un pulviscolo e le impediva di guardare dentro di sé. Una continua felicità è opprimente. Alla felicità serve anche un po’ di assenza

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Si costruisce il capitello prima della colonna: l’ossessione di incoronare qualcosa che ancora non esiste

La porpora dei papi ha riempito di ruggine i Vangeli

Le meraviglie dello stile ci fanno dimenticare che l’acqua di una pozza è la stessa di una cascata

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Le parole che ci siamo detti nella sera. Le tengo ancora a manciate qui sul mio cuscino, nel mio cuore, sul letto. Le appendo a un filo e le annodo come tante collane nel buio. Felice di non dormire

Lo sguardo di un bambino: un buon conduttore che lascia passare la sua anima senza dispersione

Davanti a una vigna matura che te ne fai di una forma e di un nome. Lascia fuori l’ingombro dei pensieri. Entra dentro, scavalca con pochi passi gli ultimi frammenti d’estate, segui i filari e apriti ai colori rubicondi dell’autunno, come se fossi una sola cosa con loro

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Nel deserto un granello di sabbia tra milioni e solo il vento lo nota e lo porta via

e anche

Milioni di ombre nella sera e il vento ne prende una e la assegna a un uomo

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Nella corso della vita ne abbiamo fatta di strada. Ma ci siamo dimenticati di tracciare un viottolo in cui camminare lentamente e felicemente con noi stessi

Fare il letto al proprio figlio, e pensare a tutti i sogni che sono passati tra le pieghe del cuscino e di cui non si saprà mai niente

Un prato di fiori non è un regno qualunque. Ho contato 782 re (e non ho dimenticato i narcisi e i gigli), novemila viaggiatori (e ci sono anche le farfalle e le rondini), un milione di sudditi (e ci sono anche le formiche rosse), tre giullari (ah, le nuvole!) e un miliardo di fate (piccole stelle timide che stanno lassù in cielo, nascoste dall’azzurro). E la regina? E’ un fiore rosso, laggiù nel prato, che indica l’uscita verso l’invisibile

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Oggi tutto il cielo viene a bere negli occhi di un bambino, come una luce che cerca ancora più luce

ma anche

Non è vero che l’aria non sta facendo niente oggi. Sta districando migliaia di invisibili fili d’oro lasciati dai bambini nelle loro corse sul prato

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E’ di notte che si percepisce meglio il frastuono del cuore, il ticchettio dell’ansia, il brusio dell’impossibile e il silenzio del mondo

In mano ai bambini il tempo viene spezzettato come tante briciole di pane. Nell’incavo della mano, schiacciate e rimescolate, formano un grumo d’eternità

Se scuoto forte un bosco, chissà quanti gnomi e fate e tesori si librano per un attimo nell’aria

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La notte può essere il tesoro di chi sogna o il forziere vuoto di chi fa domande

Se un fiore appena sbocciato potesse parlare non enuncerebbe formule di fisica o teoremi filosofici, ma parlerebbe con il candore meravigliato di un giovane dopo il primo bacio della sua vita

Le tue mani: un po’ bozzolo di cose sorprendenti e mai viste e un po’ nido di certezze su cui posare le mie mani quando sono stanche

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Vorrei fare del nostro amore qualcosa di semplice e puro, come i quaderni dei bambini dove ci sono tanti colori e poche domande

La tua risata, come il suono di uno scontro di stelle, come il fruscio di una scolaresca di bambini all’uscita di scuola

Quando leggo una tua risposta frugo tra le righe, giro tra le virgole e i punti rotondi, cerco un angolino in cui hai lasciato una frase diversa dal solito. Sono come un passero affamato in cerca di briciole di luce

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Oggi l’estate dorme come una principessa in un castello incantato. Ho provato a sfiorare le sue mani, a sciogliere le trecce dorate, poi sono arrivate le guardie dell’autunno e ho capito che era tutto finito per sempre.

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Se potessi aprire le nuvole come si apre un cassetto, chissà cosa troverei dentro: lettere d’amore scritte dagli angeli o alfabeti segreti o forse i sogni del vento

Quando la verità entra nel cuore è come una bambina che entra in un bosco e lo fa vibrare con i suoi occhi pieni di luce

Per caso ti incontrai per strada. Eri sempre uguale. Ci sedemmo su una panchina e parlammo tutto il tempo di noi. Uno spazio di tempo lungo pochi minuti, largo i tre anni che aspettavo di rivederti.

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In certe persone ci sono solo cartelli stradali che indicano il proprio ego e strade che non portano da nessuna parte

Giochi mattutini: la foglia si immerge nell’aria, la nuvola si bagna nello stagno

Anche questa è una possibilità: se si lancia un boomerang ricoperto di zucchero, torna indietro uno zucchero filato

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Oggi il tempo è passato dappertutto, nelle stanze, nelle strade, negli alberi. L’unico posto dove non è passato è in quella nuvola lassù nel tramonto, che mi chiama allo stesso modo di vent’anni fa

Come uscire da ciò che si vede? Come entrare in ciò che si mostra?

Nel prato cento fiori sono sintonizzati l’uno con l’altro come cento pianoforti che, sulla stessa accordatura, suonano la musica più silenziosa che ci sia

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Fai di me un prato. Con tanta luce.
E poi aggiungici un cielo, come vuoi tu.
E’ lì che io ti aspetterò

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Mi accontento di questo: darti appuntamento in un refolo di vento, farti sedere accanto a me sul fianco leggero della sera, guardare la luna e il fiume tagliare il mondo in due: noi da una parte, gli altri dall’altra

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Oggi sul prato ho letto fiabe ai bambini del fiordaliso, sono entrato nei castelli del regno delle margherite e ho sognato di sposare la figlia del sultano delle iris.  E il biancospino più bello rideva di tanta meraviglia

Questo mi dice un campo luminoso di primavera: semina la gentilezza, cogli il rispetto, coltiva la serenità

Le montagne sono le uniche stelle che possiamo raggiungere a piedi

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Dove vanno tutti quei palloncini che abbiamo lasciato volare da bambini? Non lo so, ma a volte penso che il cielo ce li restituisca in forma di stelle cadenti.

Un mondo in cui le banconote dormono sotto le foglie, e nessuno le nota e le usa

Oggi nel prato un fiore, non visto, sta ideando una macchina per volare. Forse un giorno si avrà la vera storia delle invenzioni del XIX e XX secolo

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Come voler essere candido come un giglio senza arrossire per aver voluto esserlo?

All’improvviso il silenzio è in una venatura di legno sotto la mia mano. Forse prima era in una stella. E dopo sarà in un goccia che precipita in fondo a una corolla. Quanti viaggi fa il silenzio senza che noi ci accorgiamo di nulla

Le conchiglie non conoscono le parole, eppure nel loro suono così semplice è descritto tutto il mare

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Dissi “mai più”. Ma è questo il problema, con i “mai più”. Per quanto definitivi siano, sono sempre seguiti dai “ancora una volta”.

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L’ingresso per la meraviglia è molto basso: dobbiamo abbassarci finché non abbiamo l’altezza di un bambino per entrare

Incatenati a volte dal giorno e liberati dai sogni. Incatenati a volte dai sogni e liberati dal giorno

Ci sono momenti in cui la delusione viene a cercarti l’anima come fanno i suonatori con i tasti musicali, e più i tasti sono ampi e profondi e più basta una sola parola o gesto a far risuonare dentro di te una musica che non vorresti mai sentire

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La memoria umana è veramente qualcosa di strano. Sfioro un braccio e trovo la voce di un’altra persona. Tocco dei volti e i loro occhi si allontanano. Scopro un cielo azzurro e tutte le forme intorno si nascondono. Attraverso un ponte e non c’è nessun fiume sotto. Come sono inafferrabili taluni ricordi nel loro essere appesi a niente, forme in continuo movimento che restituiscono il niente in un niente più grande

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Non amo gli arroganti e i convinti che fanno mostra di sé. Preferisco l’umiltà degli invisibili. Quelli che sono qui non per spaccare il mondo ma per riattaccarne i pezzi

Forse ho commesso un peccato?
Non sono stato un buon ospite per il primo fiocco di neve che si è depositato sulla mia mano e si è subito sciolto

Oggi io mi sento un bambino che si tuffa dal suo pattino sul mare: una cosa scherzosa, leggera e all’apparenza felice

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Non c’è cosa più delicata di un fiore. Eppure a volte dovrebbe avere la museruola per come ci morde con la sua bellezza

Un tramonto: come se il cielo rovesciasse sul mondo un cestino di farfalle macchiate d’oro, tuorli d’uovo e vetri ardenti

La corrente del fiume non può portare con sé le nuvole che si specchiano. Ha conosciuto una libertà più grande della sua

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Quest’oggi – per un istante – un’esplosione, un attimo di felicità eterna, prima di ritornare nel Tempo, nella fissità delle abitudini, come un insetto imprigionato nell’ambra

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Quando il camaleonte vede l’arcobaleno, gli dice sprezzante: “Non hai che sette colori!”

Il lago: la sua capacità di aspettare supera il desiderio di arrivare fino al mare

Quando si descrive la neve, si dovrebbe cominciare dalle risate dei bambini

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La realtà: un lucchetto d’acciaio. La parola: una fragile chiave di carta

Autunno. Gli uccelli che migrano – lassù nel cielo – si passano gli uni con gli altri la risposta che stiamo cercando, e nessuno di noi umani riesce ad ascoltarla

Peccato che un crisantemo debba sporgersi da un carro funebre per mostrare al mondo la sua bellezza

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Credo solo a chi ha dormito sotto un papavero, a chi piange per un libro e a chi dice “cielo” e “mare” e “musica” ed è proprio “mare” e “musica” e “cielo”

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Leggere un libro è sporcarsi gli occhi di inchiostro. Guardare il cielo è sporcarsi le mani e le labbra di azzurro

Se le citazioni sparissero all’improvviso, conosceremmo il vero peso delle biblioteche

Ridere è far vibrare tutto lo scheletro. Anche il cranio, solitamente rigido, non fa altro che vibrare

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Ci sono mattine in cui il cielo apre il pugno e lascia cadere il blu in verticale e mattine, invece, in cui lo soffia delicatamente come una cipria morbida

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Sulla terra la maggior parte dell’umanità era scontenta. Furono suggerite varie soluzioni come l’ampliamento dei tramonti, l’ideazione di nuvole di zucchero e pan di spagna, il ripopolamento di fiumi con sirene e di boschi con unicorni e persino una riserva protetta dove si potevano ammirarare gli angeli che custodiscono il vento, la neve e la primavera. Ma l’unica cosa che interessava l’umanità erano i movimenti di piccoli pezzi verdi di carta che passavano di mano in mano, sporchi, stropicciati e senza odore

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Sogno un mondo di avvisi di necrologio al contrario. “Il signor B. ha abbandonato la morte. Ha deciso di vivere più a lungo”

Oggi al tramonto, il cielo e il mare si sono uniti nello stesso colore, come una stoffa tanto perfetta che non si capisce quale sia il suo diritto e il suo rovescio.

La nostra conoscenza: un mantello pieno di tenebra con alcune piccole tasche di luce.

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Ho appena avuto in incontro silenzioso con un bambino. Ci siamo guardati negli occhi e abbiamo comunicato nel linguaggio delle stelle. Poi siamo giunti alla stessa conclusione che ci ha fatto scoppiare a ridere nello stesso momento.

Ogni fiore che sboccia ci ricorda che il mondo non è ancora stanco dei colori.

Ogni battito del cuore un suono, una possibilità, una valigia che parte per chissà dove

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Nessun suono, una volta creato, va veramente perduto. Viaggia col vento e resta impigliato in qualche bosco segreto. Se trovassimo quel bosco, con un delicato tocco alle foglie, potremmo sentire di nuovi i suoni di Ciclopi e battaglie antiche, di Cristoforo Colombo che grida “Terra” e di Romeo che dichiara il suo amore a Giulietta. E andando più addentro nel bosco potremmo anche sentire suoni più familiari, quelli di lunghe estati e dolci autunni e di persone che ci furono care e persino il nostro pianto quando siamo nati.

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E’ spuntato il giallo del sole e mi ha stretto nel suo respiro e mi ha condotto insieme a tutte le foglie e i fiori nel prato più luminoso. Come stavo bene, come rideva il corpo nella luce dorata dell’invisibile

Appoggiare la guancia su un prato e sentire i profumi dei fiori e il canto dei grilli: le orecchie sono le narici degli occhi

Ci sono fiumi maschi, nervosi e irruenti, che vanno dritti verso il mare. E ci sono fiumi donna, che amano le curve e la varietà del paesaggio e le anse dove indugiare e specchiarsi. Sono fiumi che – nella loro mitezza di madri – accolgono ogni creatura che si avvicina

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Un uccello canta sul ramo: racconta al fiume come era prima di essere fiume.

Ci sono paesaggi che esaudiscono il senso del dove e paesaggi che esaudiscono il senso del quando

Tutti conosciamo la versione di Capuccetto Rosso e nessuno conosce quella del lupo. Forse ci parlerebbe di solitudine e di orgoglio, di lune favolose e di boschi cancellati dagli uomini

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In questa epoca in cui la più insignificante delle persone esibisce la sua vita privata su internet, forse non c’è nulla di più desiderabile di questo: il segreto di un fiore in mezzo a un prato

Io non cambio il mondo e il mondo cambia me ad ogni istante. Questo fatto a volte mi riempie di impotenza, a volte di stupore

Dove vanno tutte le domande e i respiri affannosi e le urla straziate delle cose? Forse sono in quel buio che preme di notte contro il vetro. Che forza che ha la finestra nel far fronte a una simile pressione

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Ci sono due fiori dentro il fiore. Uno è girato verso di noi, l’altro verso l’infinito

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I battiti tumultuosi del mio cuore. Se solo per un attimo avessero la forza di arrestarsi e ammirare rapiti la serenità di un fiore

Talora il sacco del corpo si rompe e ne esce una polvere di parole taciute

Mi piace la notte guardare le stelle… sono come cento miliardi di campane che festeggiano – con un suono che non arriva fin quaggiù – la presenza dell’infinito.

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Oggi la luce ha fatto incetta di colori purissimi per disegnare lo sguardo di un bambino

Davanti al mare – lontano dal mondo – aprirsi alla delicata urgenza delle onde

La ragione sa molte cose, ma la follia ne sa una più grande

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Viene il vento. Qualcuno tra gli alberi del mondo lo ha invitato e non sapremo mai chi

Le pietre respirano. Una volta ogni mille anni e la nostra vita è troppo breve per accorgersene

Da bambini siamo stati spinti nel buio, e poi siamo tornati – ridendo o tremando – nella luce. Morire è essere spinti nel buio e non tornare più

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All’Eterno poco importa la calligrafia svolazzante con cui firmiamo sui fogli o la luminosità delle nere lettere metalliche sulla nostra porta di casa. Ci lascia giocare con sillabe che non ci appartengono, tanto lui conosce i nostri veri nomi

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Mattine in cui il cielo è sorprendentemente nitido e non c’è un solo azzurro e un solo sorriso che non sia poggiato nel giusto punto

I ventenni sono costruttori di migliaia di ponti. A volte i loro ponti si interrompono a metà, a volte sono fragili e sospesi sull’abisso, a volte sono così lunghi che non si vede mai la fine. Costruiscono ponti di ogni forma e li costruiscono soprattutto dove non ci sono fiumi e strade e sponde, e quei ponti, che a noi adulti sembrano così inutili, sono i più spettacolari e colorati. Nessun’altra età costruisce così tanti ponti come loro

Chiedere perdono è disegnare una porta invisibile su un muro insormontabile e sperare che qualcuno dall’altra parte la apra

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Mi piacevano quei due. Si amavano ed erano felici, ma avevano anche imparato a star da soli, come due barche a vela che, sebbene vibrino della stessa aria, procedono parallele e si si godono la loro linea di luce

Quando si guarda la finestra non si mai che cosa potrebbe esserci là fuori nella notte. Forse lo sfolgorio delle stelle, forse un drago, forse un urlo d’amore, forse la grazia di un angelo, forse un assassino che scappa nel buio. E’ tutto là fuori, per chi vuole guardare

Pomeriggio d’estate. Il cielo ha una chiave d’oro sulla schiena che i bambini si divertono a girare

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E dopo una giornata piena di colori sparpagliati qua e là e strade che si intersecano in mille direzioni arriva la calma notte, come il perdono a un’eresia

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Le onde fanno scorribande e capriole ininterrotte. Mai si fermano le loro creste e anche quando è notte si rincorrono sempre. Nessuna madre è mai riuscita a metterle a dormire.

Il campo di primavera, intriso della luce del tramonto, mi ha aggredito come un lupo feroce e affamato e io ho lasciato che mi azzannasse e mi percuotesse con i suoi colori

La curva del sorriso è un arco. Il suo bersaglio, quasi sempre, la felicità.

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Le prime stelle che appaiono nella sera, come se qualcuno avesse gettato una manciata di risate di bambini attraverso il confine del mondo

ma anche

Nella notte l’albero si gira al contrario. Le sue radici affondano nel cielo stellato

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Questo ti dice un viaggio: libera il mondo dai fantasmi dell’abitudine. La meraviglia attrezzi l’occhio per nuove scoperte

Ho steso il cielo sulle dita, vi ho appeso case e alberi e montagne, e l’orizzonte non è mai stato così vuoto e pieno di cose sorprendenti

E alla fine ciò che pensi che stai immaginando non è affatto quello che davvero immagini. Come un treno veloce che si sdoppia dal suo disegno e improvvisamente lo supera.

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“Qual è il nostro numero?” mi chiede.
Io apro le nostre mani e le dico: “Conta le mie dita, le tue e tutte le volte che si sono cercate anche quando non erano vicine”

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Nessuno dei due è felice, ma nessuno dei due riesce a staccarsi.
Così continuano a farsi a pezzi a vicenda e lo chiamano amore.

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La luce sbatte contro i muri di gennaio, si allunga sui rami nudi di febbraio, guizza nei fiori di marzo, si allarga sulle foglie di aprile, esplode nei prati di maggio, riempie tutto il cielo di giugno, risplende ancora a luglio e agosto, poi a settembre vibra e si ritrae, a ottobre vaga sperduta, a novembre si si assottiglia come un vetro e a dicembre si frantuma in tante piccole schegge che feriscono gravemente il giorno

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Mattine in cui, stretti e radiosi come i petali di un mughetto, i nostri quattro o cinque propositi di felicità fanno il girotondo

Affidare l’orologio della propria vita nelle mani di un figlio, in un pomeriggio di giochi: quando lo si riprende è di nuovo luminoso e segna tutti i secondi

Le parole si parlano, ma i silenzi si toccano

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Ci innamoriamo ancora una volta e di nuovo si apre la spirale del cuore e dentro corrono melodie, risate, fiori e ali, e il mondo è come una festa e al centro c’è solo il nostro danzare

Anche le onde hanno i loro amori, così differenti da quelli di un banchiere

Il tramonto è come un bambino che apre una confezione di pastelli e si diverte a impiastricciare la faccia di Dio

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Nella notte il mare poteva essere in burrasca e il vento soffiare e le stelle sbattere sul cielo, ma le spiagge, prima o poi, si sarebbero svegliate al mattino con le impronte leggere dei bambini sulla sabbia. Era questa l’estate

Non è vero che un alba o un tramonto sono lo spettacolo più visto nel mondo. È incredibile quante persone – curiose e atterrite – accorrano quando arriva lo spettacolo del Nulla

Che belle le lettere di una volta che arrivavano da lontano e quando venivano aperte erano talmente bianche ed enormi da riempire la casa con il loro fruscio

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Questa sera mi sono seduto davanti a una finestra e ho letto finché la luce non se ne è andata e il libro non era altro che una parte del buio. Avrei potuto facilmente accendere la lampada, ma la pagina ormai illeggibile mi ha chiesto di non farlo. Nell’ombra le parole respiravano e qualcuna se ne è andata in giro per la stanza prendendo un senso che nessuno le aveva mai dato.

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Le persone sono formate da diversi strati di segreti, simili alle trame misteriose di un bosco. Con delicatezza o forza sollevi le foglie, sposti i rami, apri i sentieri e credi di conoscere e capire, ma le vere motivazioni delle persone ti saranno sempre nascoste, sepolte sotto qualche foglia o ramo che ti è sfuggito. E non le conoscerai mai, anche se a volte girerai in quel bosco per anni e anni

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La solitudine: un mare mai raggiunto da nessuna riva, un ponte da nessuna strada, un colore da nessuna luce

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Scrivere una lettera d’amore è prendere una pagina bianca e mettere in fila tutta la luce raccolta in fondo al cuore

Abbiamo parlato di libri e costellazioni e corse nei prati; e poi abbiamo preso l’acqua dalla fontana e l’abbiamo bevuta insieme, come due anime assetate di purezza

Lontano da te anche il cielo più nitido è un po’ sporco, e l’erba più morbida un poco punge e graffia, e ogni cosa sembra fuori dalla sua aurea misura

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Inutile salire su un piedistallo: la nostra ombra in basso ci prende in giro ancora di più

Giorni in cui le speranze sono come levrieri che partono scattanti a una gara e poi si acquietano lungo il percorso, prendendo lo stesso colore della polvere che indugia sulla strada

La memoria dell’albero: se la porta con sé l’ultimo uccello che vola via in autunno

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Prendetevi cura delle onde: il mare un giorno scomparirà

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Gli scienziati dicono che siamo fatti di atomi, ma un albero mi ha sussurrato che siamo fatti di sogni, un’onda mi ha detto che siamo fatti di viaggi, un bambino che gioca con le fate mi ha raccontato che siamo fatti di meraviglia.

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Quante cose non realizzate: i fiori schiantati dal gelo, i libri non scritti, i sogni dispersi dall’alba, gli amori mai nati per paura di amare

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L’ultimo pensiero della farfalla, prima di morire, è sempre il più colorato.

E ancora mi azzardo a sbandare con le onde, infilare le mani nel pulsare delle meduse, bucare il cielo con i morsi, scavare la terra fino a toccare la lava al suo centro e poi battermi con il buio perché non sorprenda il mondo.
Ancora mi azzardo a sentire la vita

Quando morirò non sarò nessuno. Ma mi consola pensare che una notte una stella verrà a leggere il mio nome sulla lapide, col pudore delicato dell’eterno per tutto ciò che quaggiù è transitorio

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La suprema ambizione: trasmutare il tempo in oro o l’oro in tempo?

Una vita sprecata: un filo grigio che si perde dentro la trama colorata dell’universo

La malinconia e la felicità sono come due persone che fingono di non conoscersi e si incontrano di continuo ad appuntamenti segreti

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Quella notte, mentre gli uomini dormivano, tutti i libri si aprirono per un istante alla stessa pagina – una pagina che nessun lettore aveva mai letto – e mostrarono la vera storia di Dio e dell’Universo. Ma la vide solo un gatto e se ne andò senza dir nulla

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Epilogo

Quando scrivo un aforisma, la pagina bianca non è altro che un bozzolo da cui spero che esca un piccolo filo di seta

In un’epoca di megalomania e di spreco, la brevità dell’aforisma ci insegna a farci più piccoli, a dosare le parole, a essere consapevoli dei limiti

La mia opera ha due lettori e migliaia di farfalle stupite: pubblico ovviamente privo di interesse per un editore

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Chi scrive aforismi imita il guizzo del colibrì e non il canto dell’usignolo.

Beati gli aforisti di altri tempi. Faticavano la metà e l’applauso era garantito quando scrivevano aforismi come: “La fortuna aiuta gli audaci” o “Se vuoi essere amato, ama”

L’obiettivo dell’aforista è intrecciare i fili dell’invisibile nella seta del visibile e dire con parole ordinarie qualcosa di straordinario

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Gli aforismi girano come un girasole intorno al bianco accecante della meraviglia

Bisogna iniziare un aforisma in posizione eretta. Per poi concluderlo con una capriola

L’aforisma non è ancora la verità. Una verità non è più l’aforisma

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Il mio aforisma ha un senso: ma dentro un giardino di citazioni non ha quel senso

L’aforisma è un uccello che vola di proverbio in proverbio alla ricerca del primo proverbio del mondo

La riga dritta dell’aforisma mette di traverso il mondo

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L’aforista sa che ogni proverbio su Dio ha almeno cento angeli dissidenti

In un aforisma è sufficiente la leva di una virgola per capovolgere il mondo

Non amo il veleno di quegli aforismi che portano alla paralisi delle emozioni

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I frammenti di questo libro: una costellazione vivente o al contrario granelli di polvere senza senso?

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Appendice  1 – Fabrizio Caramagna – 12 Frasi e aforismi sui mesi e 2 frasi sul natale

Gennaio. I colori del mondo svaniscono a uno a uno, come segni sbagliati sulla lavagna, sotto il cancellino di una maestra devota al rigore e al bianco della neve

Come al gioco del nascondino, le primule sono bambine nascoste nel gelo e sentono che Febbraio le sta cercando e tra poco dirà: “Trovate!”

Nelle giornate di marzo le rondini si esibiscono in tornei in onore della primavera e i primi fiori sugli alberi applaudono divertiti

ma anche

Marzo si diverte ad aprire flaconi di profumo, mescolare essenze, inventare nuovi colori, poi fa scivolare qualcuno dei suoi fiori più luminosi dalla tasca profonda del suo grembiule e lo sparge sul mondo

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Ad Aprile l’intorno si fa più intorno: le persone nelle strade, gli alberi nelle piazze, i monti dentro i cieli, e da qualche parte il mare che aspetta di circondarci come una luce fresca

Maggio: c’è nell’aria intera un invito e un infinito farsi avanti dei desideri e delle trame. Come si può non cedere a questo mese?

Giugno. In un campo di grano ogni spiga sembra sollevata dalle dita di uno scultore invisibile, che lavora una materia fatta di cielo, oro e luce

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Sere di luglio. Le lucciole brillano di meraviglia, le stelle si appoggiano al mondo come una piuma sul prato e le braccia si distendono e vanno in cerca di altre braccia

Pomeriggio d’agosto. Il sole mette tutto il mondo nella posa di fare niente, e le onde si amano da sole mentre gli uomini guardano distratti

Settembre. Hai attraversato molte stanze e ora sei nell’ultima sala illuminata da una luce più fredda, e ti giri indietro e non vedi più l’estate

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Ottobre: una fanciulla lancia in cielo la sua anima piena di luce e un tiratore in agguato la polverizza in migliaia di colori rossi e gialli e marroni

Novembre: ecco la prima nebbia, e poi la pioggia fitta e sottile a lavare la schiena dei giorni, a infilare nei petti un respiro più umido

Dicembre mi cinge la vita e mi dice: “Vieni, ti mostrerò dei diamanti ben più sorprendenti del sole”. E dalla sua cesta sparge nel mondo ghiaccio e neve e brina

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Natale

Natale. Per la prima volta l’anno si ferma dopo tanto correre e ogni cosa sembra obbedire a una legge segreta di generosità e non ci sono più smagliature e strappi tra gli uomini. Domani torneranno le spine dei giorni ma oggi mi siedo a guardare il presepe e cerco di imparare il respiro sereno del pastore e del bue e dell’asinello

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Il Natale è una sera di dicembre,
il silenzio che dilaga per le strade,
una fiamma custodita tra le nostre mani,
un fiume solitario che torna alla sua sorgente.
la gioia di donare qualcosa e la gioia di ricevere.

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Appendice  2 – Fabrizio Caramagna – 13 Frasi e aforismi sui colori

Oggi ho scoperto cinquecento sedici tipi di bianco, ciascuno assolutamente unico, ciascuno con una singola emozione. Ho scoperto il bianco del denti da latte di mio figlio, il bianco di una margherita, il bianco di una pagina dopo l’ultimo capitolo, il bianco di una nuvola, il bianco di una briciola di pane, il bianco di un sorriso sconosciuto intravisto per strada, il bianco di un mio capello allo specchio, il bianco di un tasto di pianoforte, il bianco della luna, il bianco di un frammento di luce nel buio della stanza… Quanti bianchi ci sono nel mondo… E chissà quanti bianchi scoprirò domani…

La parola blu ha un colore blu. Non è una parola con un suono qualsiasi. C’è un schianto improvviso tra la B e la L, da cui nasce la U, quasi come un urlo di fronte al mistero

Che forza che ha l’azzurro. Mette il suo colore dentro ogni finestra, dentro ogni sguardo. Squarcia il mondo di luce prima di morire nel tramonto. E torna sempre il giorno dopo con la sua lezione di chiarezza e generosità di fronte al groviglio delle cose

L’arancione è sempre un bacio improvviso tra i colori del rosso e del giallo e fuori l’universo ride e ride per la luce calda che si sprigiona

Verde, tu che sei il fiato del bosco e entri nell’anima delle foglie e metti la tua linfa in ogni filo d’erba, continua a fare del bene alla vita. E anche se ci sono orchi di cemento pronti a ghermirti, il mondo non sia separato dal tuo cuore festante, dal tuo polmone gentile. (Fabrizio Caramagna)

Ci sono colori che reclamano un’ozio e una quieta attesa. Non l’incalzante giallo che col suo dinamismo ama sempre ridere e sparpagliarsi in tanti riflessi di luce

Il viola è nato un giorno di primavera in un campo di lavanda. Deve aver cercato a lungo un luogo come questo dove i filari vanno dritti verso l’orizzonte come se fossero invitati a un ballo con l’infinito.

Ho sempre un brivido quando guardo il rosso. Non conosco nulla di più pulsante ed espansivo di questo colore che ogni volta si affaccia alla porta del cuore e bussa. E quando il cuore apre non vi entrano mai sconforto o malinconia.

Cento milioni di anni fa l’unica sfumatura di rosa era nel tramonto, nel punto di innesto del cielo con l’universo. Poi sono venuti i fiori e le conchiglie e le guance rosee dei bambini e il mondo ha potuto ammirare per sempre questo colore

Il fucsia butta via il grigio del mondo e al suo posto mette una luminosità che sconcerta.

Il marrone a volte ha lo sgarbo di certe mani grossolane che sporcano tutto, altre volte ha la serenità paziente e esatta di una linea di terra che nutre e dà vita

Che noia il grigio che ogni volta smonta le cose con le sue fredde dita da orologiaio, che non scuote, non spezza, non fa capriole, non si tuffa sul fondo, non si espone mai

Il nero di una linea, il nero delle fauci di uno squalo e il nero di un lago a sera. Uno ama definire, l’altro è pieno di orrore, l’altro è misterioso. Sono le tre forme del nero.