Frasi, citazioni e aforismi sul risotto

Presento una raccolta di frasi, citazioni e aforismi sul riso e il risotto. Tra i temi correlati si veda Frasi, citazioni e aforismi sulla pasta e gli spaghetti e la sezione Cibo e cucina.

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Frasi, citazioni e aforismi sul riso e il risotto

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Rice is life – Il riso è vita.
(Motto del “International Year of Rice”)

Il riso costituisce i due terzi dell’alimentazione quotidiana per tre miliardi di persone e dà lavoro – e quindi da mangiare – a quasi un miliardo.
(Licia Granello)

Il riso, assieme a mais e frumento, è uno dei tre pilastri su cui si basa l’alimentazione mondiale.
(Dario Bressanini e Beatrice Mautino)

Se vedi un affamato non dargli del riso: insegnagli a coltivarlo.
(Confucio)

Il riso è un cibo bellissimo. E’ bello quando cresce, file precise di gambi verde brillante che si stagliano verso il sole estivo; è bello quando viene raccolto, covoni dorati in autunno, impilati in risaie simili a patchwork; è bello quando, trebbiato, si riversa nei silos come un mare di piccole perle; è bello quando è cucinato da una mano esperta, bianco splendente e dolcemente fragrante.
(Shizuo Tsuji)

Il riso nasce nell’acqua e deve morire nel vino.
(Proverbio)

Il riso, per regola generale, dev’essere poco cotto, e quando si dice asciutto deve far la colma sul vassoio in cui lo servite. Accompagnatelo sempre col parmigiano grattato; ma se avete lo stomaco delicato astenetevi dal farne uso, quando è cucinato con questi e simili ingredienti di non facile digestione.
(Pellegrino Artusi)

Conosco un uomo che era così povero che si è sposato solo per il riso!
(Milton Berle)

Il riso per gli orientali è sinonimo di ricchezza, abbondanza e purezza. Analogamente in Occidente il tradizionale lancio del riso sugli sposi vuol essere un augurio di felicità e fecondità.
(Silvana Franconeri)

Il riso ha un posto speciale nella gastronomia tradizionale del Nord Italia e in alcuni casi, come nel celebre risotto alla milanese, con lo zafferano, è diventato un vero e proprio simbolo cittadino; ma ha trovato spazio anche nella tradizione culinaria delle regioni meridionali, dagli arancini siciliani al supplì romano al sartù napoletano
(Dario Bressanini e Beatrice Mautino)

Versatile quanto e più della pasta (asciutto, in minestra, al forno, come dessert), dieteticamente ineccepibile, aperto ai venti gastronomici del mondo, accessibile a 360 gradi – dal casalingo di emergenza al cuoco più raffinato – ma anche misterioso e sensuale, negli ultimi anni il riso ha recuperato orgogliosamente i primi posto nella piramide del gusto nazionale.
(Licia Granello)

Salendo la scala dei ristoranti di qualità, la richiesta di piatti a base di riso cresce in maniera esponenziale. Perché se il riso in brodo, in minestra, in insalata si risolve con piatti di semplice gestione, il risotto, quello con la erre maiuscola, richiede talento, maestria, applicazione. I grandi chef lo sanno bene e si ingegnano a inventare preparazioni insolite, complicate, golosissime.
(Licia Granello)

Non fermatevi alla solita confezione sul solito scaffale. Curiosate tra Venere e Basmati, Vialoni e Selvaggi. Provate l’ebrezza del riso invecchiato per dar modo all’amido di maturare, così da garantire chicchi sgranati e dal cuore croccante nelle ricette più golose.
(Licia Granello)

Un risotto realizzato con ingredienti semplici o ricchi è comunque una bontà. La sua preparazione è abbastanza impegnativa ma riesce a stuzzicare quasi ogni palato. Nonostante sudore ed energia depauperati durante la cottura, offre non poche soddisfazioni a chi lo realizza. Come procedere per un’esecuzione che lo renda sublime? Portare a cottura un risotto è come comporre un’articolata sinfonia, perché, alla fine, tutti gli ingredienti dovranno essere in armonia fra loro
(Alberto Salarelli)

A Vercelli le spighe di riso si esibiscono come i fiori a Sanremo.
(Mario Soldati)

A volte, se accompagnato da pesce o carne, il riso, da semplice primo piatto, può diventare un piatto unico di tutto rispetto dal punto di vista nutrizionale a cui sarà sufficiente accompagnare un’insalata di verdure fresche per preparare un pranzo completo.
(Silvana Franconeri)

Il curato e Pasotti fiutavano, tra un sospiro di dolcezza e l’altro, certo indistinto odore caldo che vaporava dal vestibolo aperto della villa.
“Ehi, risotto, risotto” sussurrò il prete con un lume di cupidigia in faccia.
Pasotti, naso fine, scosse il capo aggrottando le ciglia, con manifesto disprezzo di quell’altro naso.“Risotto no” diss’egli.
“Come, risotto no?” esclamò il prete, piccato. “Risotto sì. Risotto ai tartufi; non sente?
(Antonio Fogazzaro)

Al ristorante: “Cara secondo te com’è il risotto?”
“Non so amore, forse per instagram è meglio il filetto.”
(Anonimo)

Avevo il problema di cosa cucinare per cena ma l’ho subito risotto.
(diodeglizilla, Twitter)

Se non sai pronunciare la parola risotto con sentimento lascia stare, non fa per te.
(Ioeannie, Twitter)

Chi ha inventato il risotto alla milanese? La domanda posta quasi quarant’anni fa da Gianni Brera era e rimane a tutt’oggi senza una risposta plausibile.
(Alberto Salarelli)

Midollo o non midollo per il risotto alla milanese? Questo è il dilemma. Abbiamo visto che la ricetta canonica prevede riso, brodo, burro, midollo di bue, cipolla, vino bianco, zafferano e grana. Primo problema: il midollo va proprio messo? Molti lo trovano troppo carico e saporito. Che fare? La risposta la dà il vecchio ma mai superato Pellegrino Artusi. Nel suo sommo testo “La Scienza in cucina e l’ Arte di mangiare bene” propone 3 ricette del risotto alla milanese. La seconda è sostanzialmente quella canonica, con midollo di bue e mezzo bicchiere di vino bianco; ma definisce questo risotto “piu’ grave allo stomaco di quello precedente ma più saporito”. La prima e’ invece una ricetta senza midollo e senza vino, che lui riconosce essere meno saporita ma più leggera. Ce n’è infine una terza dove suggerisce di usare Marsala, “due dita di bicchiere comune” al posto del vino bianco. La risposta alla domanda iniziale diventa facile. Se volete un risotto classico e saporito, midollo e vino; se piu’ leggero, rinunciate a questi ingredienti; la cucina è bella perché lascia sempre grande liberta
(Bay Allan)

Il risotto riproposto, rivisitato, rielaborato in svariate combinazioni fra l’esotico e il surreale scaturite dall’estro di chef noti e meno noti, è riuscito a non disperdere del tutto il patrimonio culturale di quell’umile cuoco-autore, anonimo e collettivo, che lo ha ideato a cavallo tra Settecento e Ottocento. La matrice del piatto, insomma, è e rimane unica e riconoscibile.
(Alberto Salarelli)

La dieta mediterranea, che rappresenta probabilmente l’indirizzo alimentare più seguito in questi ultimi anni, consiglia giustamente un utilizzo dei cereali all’interno del pranzo. Troppo spesso però questo ruolo lo si fa ricoprire esclusivamente alla pasta, trascurando il riso, convinti che la preparazione di un risotto comporti spreco di tempo e difficoltà. Niente di più sbagliato. A ben vedere, infatti, un risotto per essere cucinato richiede tanto tempo quanto una pasta: basta un minimo di organizzazione e… un po’ di brodo.
(Silvana Franconeri)

Avere un addome piatto e scolpito è davvero splendido. Mai quanto il risotto con la salsiccia, però.
(zhanardi, Twitter)

Non so perché, ho sempre trovato il risotto elegante.
Ha portamento; ha dignità nel morire, agonizzando sul palato, spirando in uno sguardo.
(iblulady, Twitter)

La pazienza è la virtù di chi vuole cucinare il risotto.
(wzgore, Twitter)

Il risotto si mangia appena cotto.
(Proverbio)

Il risotto lo mangi alle sette e lo digerisci alle otto.
(Proverbio)

Una notte del gennaio 1996 sognai di tuffarmi in una piscina colma di riso al latte […] in cui nuotavo con la grazia di un delfino. È il mio dolce preferito – il riso al latte, non il delfino – tanto che nel 1991, in un ristorante di Madrid, ne ordinai quattro porzioni e poi una quinta, come dessert.
(Isabel Allende)

Esse mi parvero stanche, specie le più piccole, ma non esauste. I capelli, talora biondastri, se li ravviavano con una carezza della mano e buttando il capo all’indietro, con un lungo respiro: c’era un brùscolo dentro, o fili di erba, come un segno della terra da cui venivano, su cui campavano. Chinai la faccia, anche per sfuggire la potente e inconscia allusione della femminilità: vidi i loro piedi larghi, dai diti aperti, che parevano ignorare la calzatura, quasi come zampe terrose. Brùscoli vi erano appiccicati: e segnato, ai polpacci, il livello della melma.
(Carlo Emilio Gadda, descrivendo le mondine)

Nonostante tu possa estendere i tuoi campi all’infinito, non potrai mai mangiare più di tanto riso al giorno.
(Proverbio cinese)

Il risotto lo mangi alle sette e lo digerisci alle otto.
(Proverbio)

Un pasto senza riso non è un pasto.
(Proverbio giapponese)