Le frasi più belle di Fernando Pessoa

Fernando Pessoa (Lisbona, 13 giugno 1888 – Lisbona, 30 novembre 1935) è considerato uno dei maggiori scrittori e poeti del XX secolo. Nei suoi libri Fernando Pessoa scompone la sua identità in varie altre personalità, (tra eteronimi e semieteronimi ne sono stati censite una cinquantina, ma per alcuni sarebbero addirittura più di settanta), in un un continuo gioco di autofecondazioni, reincarnazioni, dissociazioni. Ciascuna con propria dimensione, pronta a interferire con quella degli altri.

Presento una raccolta delle frasi più belle di Fernando Pessoa. Tra i temi correlati si veda Frasi, citazioni e aforismi di Gabriel Garcia Marquez, Le frasi più belle di Italo Calvino e Le più belle frasi e citazioni di Pablo Neruda.

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Le frasi più belle di Fernando Pessoa

Fernando Pessoa

Siediti al sole.
Abdica e sii re di te stesso.
(Una sola moltitudine)

Non sono niente,
non sarò mai niente,
non posso voler essere niente.
A parte questo ho dentro di me tutti i sogni del mondo.
(Tabaccheria, Poesie di Álvaro de Campos)

Tutto è imperfetto, non c’è tramonto così bello da non poterlo essere di più.
(Il libro dell’inquietudine)

La solitudine mi sconforta; la compagnia mi opprime.
(Il libro dell’inquietudine)

Due persone dicono reciprocamente “ti amo”, o lo pensano, e ciascuno vuol dire una cosa diversa, una vita diversa, perfino forse un colore diverso o un aroma diverso, nella somma astratta di impressioni che costituisce l’attività dell’anima.
(Il libro dell’inquietudine)

Non amiamo mai nessuno. Amiamo solo l’idea che ci facciamo di qualcuno. È un concetto nostro quello che amiamo: insomma, amiamo noi stessi.
(Il libro dell’inquietudine)

Perché io amo infinitamente il finito,
perché io desidero impossibilmente il possibile,
perché voglio tutto, o ancora di più, se può essere,
o anche se non può essere.
(Stanchezza, Poesie di Alvaro de Campos)

La letteratura, come tutta l’arte, è la confessione che la vita non basta
(Opere in prosa)

Che cosa so di quel che sarò, io che non so che cosa sono?
(Poesie di Alvaro de Campos)

L’unico modo di andare d’accordo con la vita è essere in disaccordo con noi stessi.
(Il libro dell’inquietudine)

Il poeta è un fingitore.
Finge così completamente
che arriva a fingere che è dolore
il dolore che davvero sente.
(Una sola moltitudine)

La condizione essenziale per essere un uomo pratico è la mancanza di sensibilità.
(Il libro dell’inquietudine)

Dappertutto scorgo, sempre attento, l’anima misteriosa dell’universo.
(Faust)

Io non ho fatto altro che sognare. E’ stato questo, e solo questo, il senso della mia vita. Non ho mai avuto altra vera preoccupazione se non la mia vita interiore. I più grandi dolori della mia vita si attenuano quando, aprendo la finestra che dà dentro di me, posso dimenticare me stesso alla vista del suo movimento
(Il libro dell’inquietudine)

Lui morirà ed io morirò.
Lui lascerà l’insegna, io lascerò dei versi.
A un certo momento morirà anche l’insegna, e anche i versi.
Dopo un po’ morirà la strada dov’era stata l’insegna,
e la lingua in cui erano stati scritti i versi.
Morirà poi il pianeta ruotante in cui è avvenuto tutto questo.
(Tabaccheria, Poesie di Álvaro de Campos)

Se almeno da fuori io fossi tanto interessante
come lo sono dentro…..!
(Un’affollata solitudine)

Essere poeta non è una mia ambizione.
È la mia maniera di stare solo.
(Una sola moltitudine)

Per quanto ci spogliamo di ciò che abbiamo indossato, non raggiungiamo mai la nudità, perché la nudità è un fenomeno dell’anima, e non un togliersi il vestito.
(Il libro dell’inquietudine)

Vivo sempre nel presente. Non conosco il futuro. Non ho più il passato. L’uno mi pesa come la possibilità di tutto, l’altro come la realtà di nulla. Non ho speranze né nostalgie.
(Il libro dell’inquietudine)

Se scrivo ciò che sento è perchè in tal modo diminuisco la febbre di sentire.
(Il libro dell’inquietudine)

Dormo quando sogno quello che non c’è; mi sveglio quando sogno quello che può esistere.
(Il libro dell’Inquietudine)

Tutte le lettere d’amore sono
ridicole.
Non sarebbero lettere d’amore se non fossero
ridicole.
Anch’io ho scritto ai miei tempi lettere d’amore,
come le altre,
ridicole.
Le lettere d’amore, se c’è l’amore,
devono essere
ridicole.
Ma dopotutto
solo coloro che non hanno mai scritto
lettere d’amore
sono
ridicoli
(Poesie di Álvaro de Campos)

Felicità è fuori dalla felicità. Non c’è felicità se non con consapevolezza. Ma la consapevolezza della felicità è infelice, perché sapersi felice è sapere che si sta attraversando la felicità e che si dovrà subito lasciarla. Sapere è uccidere, nella felicità come in tutto.
(Il libro dell’inquietudine)

Amo come ama l’amore.
Non conosco altra ragione per amarti che amarti.
Che cosa vuoi che ti dica oltre a dirti che ti amo,
se quello che amo dirti è che ti amo?
(Faust)

Ho cercato di considerare quale fosse la prima, la più importante delle finzioni sociali. Questa, prima di qualunque altra, dovevo tentare di soggiogare, di ridurre all’inazione. La più importante, perlomeno nella nostra epoca, è il denaro.
(Il banchiere anarchico)

Mio Dio, mio Dio, a chi assisto? Quanti sono io? Chi è io? Cos’è questo intervallo che c’è tra me e me?
(Il libro dell’inquietudine)

La morte è la curva della strada,
morire è solo non essere visto.
(Una sola moltitudine)

Ciascun volto, anche lo stesso che abbiamo visto ieri, oggi è un altro, perché oggi non è ieri. Ogni giorno è il giorno che è, e non ce n’è stato un altro uguale al mondo. L’identità è solo nella nostra anima.
(Il libro dell’inquietudine)

Una sola cosa mi meraviglia più della stupidità con la quale la maggior parte degli uomini vive la sua vita: l’intelligenza che c’è in questa stupidità.
(Il libro dell’inquietudine)

Ho tutte le condizioni per essere felice, tranne la felicità.
(L’educazione dello stoico)

Mi perdo se mi incontro, dubito se trovo, non possiedo se ho ottenuto. Come se passeggiassi, dormo, ma sono sveglio. Come se dormissi, mi sveglio, e non mi appartengo. In fondo la vita è in se stessa una grande insonnia e c’è un lucido risveglio brusco in tutto quello che pensiamo e facciamo.
(Il libro dell’inquietudine)

Vivere è morire, perché non abbiamo un giorno in più nella nostra vita senza avere, al contempo, un giorno in meno.
(Il libro dell’inquietudine)

Il tramonto è un fenomeno intellettuale.
(Il libro dell’inquietudine)

Ci sono momenti in cui tutto ci stanca, perfino ciò che potrebbe riposarci, quello che ci stanca perché ci stanca; quello che potrebbe riposarci perché l’idea di ottenerlo ci stanca.
(Il libro dell’inquietudine)

Ce ne sono infiniti di infiniti
(Faust)

Anche se avessi mille parenti o fossi circondato da mille amici o da compagni, io sarei solo come oggi sono
(Faust)

Non c’è niente di peggio del contrasto fra il naturale incanto della vita interiore, con le sue Indie incontaminate e i suoi paesi sconosciuti, e la sordidezza, anche quando sordida non è, della quotidianità della vita.
(Il libro dell’inquietudine)

Vivere una vita raffinata e senza passioni, al riparo delle idee, leggendo, sognando e pensando a scrivere; una vita abbastanza lenta da poter essere sempre sul limite del tedio, sufficientemente meditata da non trovarvisi mai. Vivere quella vita lontano dalle emozioni e dai pensieri, soltanto nel pensiero delle emozioni e nell’emozione dei pensieri. Indugiare al sole, doratamente, come un lago oscuro contornato di fiori. Avere, nell’ombra, quell’aristocrazia dell’individualità che consiste nel non insistere con la vita.
(Il libro dell’inquietudine)

Ho più di un’anima.
Ci sono più io del mio stesso io.
Esisto tuttavia indifferente a tutti.
Li faccio tacere: Io parlo.
(Mare del Portogallo e altre poesie)

Amiamoci tranquillamente, pensando che potevamo, se avessimo voluto,
scambiarci baci e carezze, ma che vale di più starcene seduti uno accanto all’altro
ad ascoltare il fiume e vederlo correre.
(Mare del Portogallo e altre poesie)

Il tedio… Pensare senza che si pensi, con la stanchezza di pensare; sentire senza che si senta, con l’angoscia del sentire; non volere senza che non si voglia, con la nausea di non volere.
(Il libro dell’inquietudine)

Il vero male, l’unico male, sono le convenzioni e le finzioni sociali, che si sovrappongono alla realtà naturale.
(Il banchiere anarchico)

Quello che distingue le persone le une dalle altre è la forza di farcela, o di lasciare che sia il destino a farla a noi.
(Il libro dell’inquietudine)

Sono nato in un’epoca in cui la maggior parte dei giovani aveva perduto la fede in Dio, per la stessa ragione per la quale i loro padri l’avevano avuta – senza sapere perché
(Il libro dell’inquietudine)

Nuvole… Esisto senza che io lo sappia e morirò senza che io lo voglia.
(Il libro dell’inquietudine)

Non è nei vasti campi o nei grandi giardini che vedo giungere la primavera. È nei rari alberi di una piccola piazza della città. Lì il verde spicca come un dono ed è allegro come una dolce tristezza.
(Il libro dell’inquietudine)

Porto addosso le ferite di tutte le battaglie che ho evitato.
(Il libro dell’inquietudine)

Dio non ha unità. Come potrei averla io?
(Poesie esoteriche)

Ho mal di testa e di universo.
Ho mal di testa perché ho mal di testa. Mi fa male l’universo perché la testa mi fa male. Ma l’universo che veramente mi fa male non è quello vero, quello che esiste perché non sa che io esisto, ma quello, proprio mio, che, se passo le mani nei capelli, mi fa credere di sentire che essi soffrono tutti soltanto per farmi soffrire.
(Il libro dell’inquietudine)

Non so chi sono, che anima ho.
Quando parlo con sincerità non so con quale sincerità parlo. Sono variamente altro da un io che non so se esiste.
(Una sola moltitudine)

Ho sognato di più di quanto Napoleone abbia realizzato.
Ho stretto al petto ipotetico più umanità di Cristo.
Ho creato in segreto filosofie che nessun Kant ha scritto.
Ma sono, e forse sarò sempre, quello della mansarda,
anche se non ci abito;
sarò sempre quello che non è nato per questo;
sarò sempre soltanto quello che possedeva delle qualità;
sarò sempre quello che ha atteso che gli aprissero la porta davanti a una parete senza porta,
e ha cantato la canzone dell’Infinito in un pollaio,
e sentito la voce di Dio in un pozzo chiuso.
Credere in me? No, nè in niente.
(Tabaccheria, Poesie di Álvaro de Campos)

Se un giorno la mia capacità espressiva diventasse così vasta da ospitare tutta l’arte, scriverei un’apoteosi del sonno. Non conosco maggior piacere del sonno, la cancellazione totale della vita e dell’anima, il commiato dall’essere e dagli uomini, la notte senza memoria e senza illusione, la mancanza di passato e di futuro.
(Il libro dell’inquietudine)

L’insopportabile tedio di tutti questi visi, ebeti di intelligenza o della mancanza di essa, grotteschi fino alla nausea da quanto sono felici o infelici, orrendi perché esistono, marea separata di cose vive che mi sono estranee…
(Una sola moltitudine)

Essere stanca, sentire duole, pensare distrugge.
(Una sola moltitudine)

Non mi pento di cosa fui un tempo
perché ancora lo sono.
Solo, mi pento di non averti allora amato…
(Un’affollata solitudine)

Ogni allegria mi gela, mi suscita odio,
ogni tristezza altrui mi infastidisce,
assorto come sono nella mia, più grande assai
di altre. E l’allegria mi fa odiare
poiché non posso più essere allegro
e, anche non volendo,
sento che la mia anima non tollera
che qualcuno sia più felice di lei.
Il riso mi offende perché esiste,
sento di non volere che qualcuno rida
fintanto che io non possa farlo! Se per caso tento
di sentire, di volere, voglio solo cose incoerenti
di indefinita immensa aspirazione,
smisurata perfino nel suo sogno.
(Faust)

Io faccio il mio dovere verso il futuro, che il futuro faccia il suo dovere verso di me.
(Il banchiere anarchico)

Pieno di Dio, non temo quel che verrà:
accada quel che accada, mai sarà
più grande della mia anima.
(Don Fernando, Infante di Portogallo)

Tutto ciò che sappiamo è una nostra impressione, e tutto quello che siamo è una impressione altrui.
(Il libro dell’inquietudine)

Ho viaggiato per più terre di quelle che ho toccato…
Ho visto più paesaggi di quelli su cui ho posato gli occhi…
Ho fatto esperienza di più sensazioni
di tutte le sensazioni che ho sentito,
perché, per quanto sentissi, sempre qualcosa mi mancava,
e la vita sempre mi afflisse, sempre fu poco, e io infelice.
(Poesie di Álvaro de Campos)

Nessuno sa cosa vuole.
Nessuno conosce quale anima possiede,
né cosa è male né cosa è bene.
Tutto è incerto ed estremo.
Tutto è disperso, nulla è intero. Portogallo, oggi sei foschia…
(Foschia)

Ah!!!! non importa come, non importa per dove, partire!!!
Salpare per il largo, per le onde, per il pericolo, per il mare.
Andare verso Lontano, verso Fuori, verso la Distanza Astratta,
indefinitamente, per notti misteriose e fonde,
portato, come polvere, dai venti, dalle burrasche!
(Ode marittima)

Ho concentrato e limitato i miei desideri, per poterli perfezionare meglio. Per arrivare all’infinito, e credo vi si possa arrivare, abbiamo bisogno di un porto, di uno soltanto, sicuro, e da lì partire verso l’Indefinito.
Oggi sono un ascetico nella mia religione di me stesso. Una tazza di caffè, una sigaretta e i miei sogni sostituiscono bene l’universo e le sue stelle, il lavoro, l’amore e perfino la bellezza e la gloria. Quasi non ho bisogno di stimoli. L’oppio ce l’ho nell’anima.
(Il libro dell’inquietudine)

Considero la vita una locanda, dove devo fermarmi fino all’arrivo della diligenza dell’abisso.
(Il libro dell’inquietudine)

La vita è ciò che facciamo di essa. I viaggi sono i viaggiatori. Ciò che vediamo non è ciò che vediamo, ma ciò che siamo
(Il libro dell’inquietudine)

Non il piacere, non la gloria, non il potere: la libertà, unicamente la libertà.
(Il libro dell’inquietudine)

Un anarchico è una persona indignata nei confronti dell’ingiustizia di essere nati socialmente diversi.
(Il banchiere anarchico)

Viaggiare? Per viaggiare basta esistere. Passo di giorno in giorno come di stazione in stazione, nel treno del mio corpo, o nel mio destino, affacciato sulle strade e sulle piazze, sui gesti e sui volti, sempre uguali e sempre diversi come in fondo sono i paesaggi.
(Il libro dell’inquietudine)

Un pensiero visibile mi fa camminare più svelto
E vedere meno, e nello stesso tempo mi dà piacere di camminare e vedere tutto.
(Poemi di Alberto Caeiro)

Non aver imparato fin dalla nascita ad attribuire significati usati a tutte queste cose; poter separare l’immagine che le cose hanno in sé dall’immagine che è stata loro imposta.
(Il libro dell’inquietudine)

I sentimenti più dolorosi e le emozioni più pungenti, sono quelli assurdi: l’ansia di cose impossibili, proprio perché sono impossibili, la nostalgia di ciò che non c’è mai stato, il desiderio di ciò che potrebbe essere stato, la pena di non essere un altro, l’insoddisfazione per l’esistenza del mondo
(Il libro dell’inquietudine)

Sono, in gran parte, la prosa stessa che scrivo.
Mi snodo in periodi e paragrafi, mi trasformo in punteggiatura e, nella sfrenata disposizione delle immagini, come i bambini mi maschero da re con carta di giornale; oppure, ritmando una successione di parole, mi acconcio come i pazzi con fiori secchi che sono freschi solo nei miei sogni.
(Il libro dell’inquietudine)

Quando mi sveglierò dall’essere sveglio?
(Una sola moltitudine)

Lo scrupolo è la morte dell’azione. Pensare alla sensibilità altrui è essere sicuri di non agire.
(L’educazione dello stoico)

Che cos’è viaggiare e a cosa serve viaggiare? Qualsiasi tramonto è il tramonto; non è necessario andarlo a vedere a Costantinopoli. La
sensazione di liberazione, nasce forse dai viaggi? Posso averla andando da Lisbona a Benefica e provarla in modo più intenso di colui che
va da Lisbona fino alla Cina, perché se la liberazione non è dentro di me, secondo me, non è da nessuna parte
(Il libro dell’inquietudine)

È in noi che i paesaggi hanno paesaggio. Perciò se li immagino li creo; se li creo esistono; se esistono li vedo.
(Il libro dell’inquietudine)

Oggi, per strada, ho incontrato, separatamente, due miei amici che avevano litigato fra loro. Ciascuno mi ha raccontato la vicenda e i perché della lite. Ciascuno mi ha detto la verità. Ciascuno mi ha messo a parte delle sue ragioni. Entrambi avevano ragione. Entrambi avevano tutte le ragioni. Non che uno vedesse una cosa e l’altro un’altra, o che uno vedesse un lato della cosa e l’altro un lato diverso. No: ognuno vedeva le cose esattamente come erano accadute, ognuno le vedeva con un criterio identico all’altro, ma ognuno vedeva una cosa diversa e ognuno, quindi, aveva ragione. Sono rimasto confuso da questa doppia esistenza della verità.
(Il secondo libro dell’inquietudine)

Chi veramente ama non scrive lettere che paiono requisitorie di un avvocato. L’amore non studia così tanto le cose, nè tratta gli altri come rei da ‘inguaiare’.
(Finzioni d’amore, lettere con Ofélia Queiroz)

Esiste una stanchezza dell’intelligenza astratta ed è la più terribile delle stanchezze. Non è pesante come la stanchezza del corpo, e non è inquieta come la stanchezza dell’emozione. È un peso della consapevolezza del mondo, una impossibilità di respirare con l’anima.
(Il libro dell’inquietudine)

A volte, quando alzo la testa stanca dai libri nei quali segno i conti altrui e l’assenza di una vita mia, avverto una sorta di nausea fisica che forse deriva dalla posizione curva, ma che trascende i numeri e la delusione. La vita mi disgusta come una medicina inutile.
(Il libro dell’inquietudine)

È nobile essere timido, illustre non saper agire, grande non avere attitudine alla vita.
(Il libro dell’inquietudine)

L’anarchico vuole la libertà: la libertà per sé e per gli altri, per tutta l’umanità. Vuole essere libero dall’influenza o dalla pressione delle finzioni sociali.
(Il banchiere anarchico)

Per me non esistono fiori in grado di reggere il confronto con la varietà dei colori che assume Lisbona alla luce del sole.
(Il libro dell’inquietudine)

Tutto il male del mondo viene dal fatto che ci interessiamo gli uni agli altri,
sia per fare del bene, sia per fare del male.
La nostra anima e il cielo e la terra ci bastano.
Voler di più è perdere questo, ed essere infelici.
(Fantasie di interludio)

Così, come laviamo il corpo dovremmo lavare il destino, cambiare vita come cambiamo biancheria – non per preservarla, come quando mangiamo e dormiamo, ma per quel rispetto altrui per noi stessi, che propriamente chiamiamo pulizia.
(Il libro dell’inquietudine)

Non basta aprire la finestra per vedere la campagna e il fiume. Non basta non essere ciechi per vedere gli alberi e i fiori. C’è solo una finestra chiusa e tutto il mondo fuori; e un sogno di ciò che potrebbe essere visto se la finestra si aprisse.

Per tutti noi scenderà la notte e arriverà la diligenza. Godo della brezza che mi è data e dell’anima che mi è stata data per goderla, e non mi pongo altre domande né cerco altro. Se ciò che lascerò scritto nel libro dei clienti, riletto un giorno da qualcuno, potrà intrattenerlo nel transito, andrà bene. Se nessuno lo leggerà, né si intratterrà, andrà ugualmente bene.
(Il libro dell’inquietudine)

La vita è un viaggio sperimentale fatto involontariamente.
(Il libro dell’inquietudine)

La mia anima è una misteriosa orchestra; non so quali strumenti suoni e strida dentro di me: corde e arpe, timpani e tamburi. Mi conosco come una sinfonia.
(Il libro dell’Inquietudine

Ho avuto grandi ambizioni e sogni turgidi – ma i sogni li hanno avuti anche il garzone e la sartina, perché tutti sognano. Quello che distingue le persone le une dalle altre è la forza di farcela, o di lasciare che sia il destino a farla a noi. Nei miei sogni sono uguale alla sarta e al garzone. Sono diverso da loro solo perché scrivo. Sì, la scrittura è un atto, una mia realtà che mi contraddistingue.
(Il libro dell’inquietudine)

Che gli Dei cambino a loro piacimento i miei sogni, ma non il dono di sognare.
(Il poeta è un fingitore)

Scegliere metodi per non agire è stata l’attenzione e lo scrupolo della mia vita.
(Il libro dell’inquietudine)

Non subordinarsi a niente, né a un uomo né a un amore né a un’idea; avere quell’indipendenza distante che consiste nel diffidare della verità e, ammesso che esista, dell’utilità della sua conoscenza. Appartenere: ecco la banalità. Fede, ideale, donna o professione: ecco la prigione e le catene. Essere è essere libero.
(Il libro dell’inquietudine)

La metafisica mi è sempre sembrata una forma comune di pazzia latente. Se conoscessimo la verità la vedremmo; tutto il resto è sistema e periferia. Ci basta, se riflettiamo, l’incomprensibilità dell’universo; volerlo capire è essere meno che uomini, perché essere uomo è sapere che non si capisce.
(Il libro dell’inquietudine)

Magari io fossi la polvere della strada
E i piedi dei poveri mi calpestassero…
Magari io fossi i fiumi che scorrono
E le lavandaie stessero alla mia riva…
Magari io fossi i pioppi al bordo del fiume
E avessi solo il cielo sopra e l’acqua sotto…
Magari io fossi l’asino del mugnaio
Ed egli mi battesse e apprezzasse…
Questo piuttosto che essere chi attraversa la vita
Guardando dietro di sé con pena…
(Poemi di Alberto Caeiro)

Tutto quello che l’uomo espone o esprime è una nota a margine di un testo completamente cancellato. Dal senso della nota, ricaviamo più o meno, quello che avrebbe dovuto essere il senso del testo; ma rimane sempre un dubbio, e i sensi possibili sono molti.
(Il libro dell’inquietudine)

Noi non siamo che sfingi false e non sappiamo chi siamo realmente.
(Il libro dell’inquietudine)

Cultura non vuol dire leggere molto, nemmeno sapere molto; vuol dire conoscere molto.
(La divina irrealtà delle cose. Aforismi e dintorni)

Lodato sia Dio perché non sono buono,
E ho l’egoismo naturale dei fiori
E dei fiumi che seguono il loro cammino
Preoccupati senza saperlo
Solo di fiorire e di scorrere.
È questa l’unica missione del mondo,
Questa – esistere chiaramente
E saper farlo senza pensarci.
(Fantasie di interludio)

La sensazione estetica può diventare una scienza e l’originalità essere coltivata come una disciplina.
(Il poeta è un fingitore)

L’amore è uno scampolo mortale di immortalità.
(La divina irrealtà delle cose. Aforismi e dintorni)

L’uomo non sa di più degli altri animali; ne sa di meno. Loro sanno quel che devono sapere. Noi, no.
(La divina irrealtà delle cose. Aforismi e dintorni)

Noi non ci realizziamo mai. Siamo due abissi – un pozzo che fissa il cielo.
(Il libro dell’inquietudine)

Considerare ogni cosa che ci capita come un accidente o un episodio di un romanzo a cui non assistiamo con la nostra attenzione ma con la vita. Solo con questo atteggiamento potremo vincere la malizia dei giorni e i capricci degli eventi.
(Il libro dell’inquietudine)

Vivere è non pensare.
(Il libro dell’inquietudine)

Partire!
Non tornerò mai,
non tornerò mai perché mai si torna.
Il luogo ove si torna è sempre un altro,
la stazione a cui si torna è diversa.
Non c’è più la stessa gente, né la stessa luce, né la stessa
filosofia.
(Là-bas, je ne sais où, Poesie di Álvaro de Campos)

Tutta la vita dell’anima umana è un movimento nella penombra. Viviamo, nell’imbrunire della coscienza, mai certi di cosa siamo o di cosa supponiamo essere.
(Il libro dell’inquietudine)

Una delle mie preoccupazioni costanti è capire com’è che esista altra gente, com’è che esistano anime che non sono la mia anima, coscienze estranee alla mia coscienza; la quale, proprio perché è coscienza, mi sembra essere l’unica possibile.
(Il libro dell’inquietudine)

Per arrivare all’infinito, e credo vi si possa arrivare, abbiamo bisogno di un porto, di uno soltanto, sicuro, e da lì partire verso l’Indefinito.
(Il libro dell’inquietudine)

Dicevano gli argonauti che navigare è necessario, ma che non è necessario vivere. Noi, argonauti della sensibilità malata, diciamo che sentire è necessario, ma che non è necessario vivere.
(Il libro dell’inquietudine)

Nessuno mi ha riconosciuto sotto la maschera dell’identità con gli altri, né ha mai saputo che ero maschera, perché nessuno sapeva che a questo mondo esistono i mascherati. Nessuno ha supposto che a mio lato ci fosse sempre un altro che in fondo ero io. Mi hanno sempre creduto identico a me stesso.
(Il libro dell’inquietudine)

Alcuni hanno un grande sogno nella vita e mancano a quel sogno. Altri nella vita non hanno nessun sogno, e mancano anche a quello.
(Il libro dell’inquietudine)

Non ci sono norme. Tutti gli uomini sono eccezioni a una regola che non esiste.
(La divina irrealtà delle cose. Aforismi e dintorni)

Aiutare qualcuno vuol dire prendere qualcuno per incapace; se questo qualcuno non è incapace, significa farlo tale, supporlo tale; e cioè, nel primo caso, tirannia, nel secondo disprezzo.
(Il banchiere anarchico)

Ciò che è naturale è ciò che viene dall’istinto; e quello che, non essendo istinto, assomiglia in tutto e per tutto all’istinto è l’abitudine.
(Il banchiere anarchico)

Se il vinto è colui che muore e il vincitore chi uccide, con questo, confessandomi vinto, mi istituisco vincitore.
(L’educazione dello stoico)

Passare dai fantasmi della fede agli spettri della ragione è solamente un cambiare di cella.
(Il libro dell’inquietudine)

Possedere significa essere posseduto e dunque perdersi.
(Il poeta è un fingitore)

Il cuore, se potesse pensare, si fermerebbe.
(Il libro dell’inquietudine)

Contemplo ciò che non vedo.
È sera, è quasi buio,
e ciò che desidero in me
sta fermo davanti al muro.
(Mietitrice)

Il mondo è di chi è nato per conquistarlo, e non di chi sogna, a buon diritto, di poterlo conquistare.
(Tabaccheria, Poesie di Álvaro de Campos)

E dopotutto ci sono tante consolazioni! C’è l’alto cielo azzurro, limpido e sereno, in cui fluttuano sempre nuvole imperfette. E la brezza lieve […] E, alla fine, arrivano sempre i ricordi, con le loro nostalgie e la loro speranza, e un sorriso di magia alla finestra del mondo, quello che vorremmo, bussando alla porta di quello che siamo.
(Il libro dell’inquietudine)

Do asilo dentro di me come a un nemico che temo d’offendere, un cuore eccessivamente spontaneo che sente tutto ciò che sogno come se fosse reale che accompagna col piede la melodia delle canzoni che il mio pensiero canta, tristi canzoni, come le strade strette quando piove.
(Poesie inedite)

La vita è un male degno di essere vissuto.
(La divina irrealtà delle cose. Aforismi e dintorni)

Possiamo vendere il nostro tempo, ma non possiamo ricomprarlo.

D’improvviso come se un destino chirurgo mi avesse operato di una vecchia cecità con immediati grandi risultati, sollevo il capo, della mia anonima vita, verso la conoscenza nitida di come esisto. E vedo che tutto ciò che ho fatto, tutto ciò che ho pensato, tutto ciò che sono stato, è una specie di inganno e di follia. Mi meraviglio di non essere riuscito a vederlo. Mi stupisco di quello che sono stato, vedendo che alla fine non sono.
(Il libro dell’inquietudine)

Fumo, sogno, adagiato sulla poltrona. Mi duole vivere in una situazione di disagio. Debbono esserci isole verso il sud delle cose dove soffrire è qualcosa di più dolce, dove vivere costa meno al pensiero, e dove è possibile chiudere gli occhi e addormentarsi al sole e svegliarsi senza dover pensare a responsabilità sociali né al giorno del mese o della settimana che è oggi.
(Poesie inedite)

E di tutto questo rimango solo io, un povero bambino abbandonato, che nessun Amore
ha voluto come figlio adottivo e nessuna Amicizia come compagno di giochi.
(Il libro dell’inquietudine)