Scrittori di aforismi su Twitter, Soldatino di stagno

Non scrive più su Twitter dal marzo 2016, ed è un vero peccato.

I suoi tweet, così pieni di poesia, oscillano tra l’incanto e la malinconia. Raccontano di fughe e passi indietro e paura di vincere e cose che finiscono, ma anche di presenze e sogni e ritorni e finali da costruire. Nel suo profilo scrive: “Mi innamoro di una ballerina, attraverso mille pericoli per tornare da lei, e poi, proprio quando credo di avercela fatta, muoio. Finisce sempre così”.

Presento una raccolta dei più bei tweet di @soldatodistagno (soldatino di stagno)

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@soldatodistagno, Tweet scelti

soldatodistagno

Guardava le onde e sembrava spaventata. Poi però si voltava, mi chiamava capitano e sorrideva. Chissà se l’aveva capito che era lei il mare.

Te lo chiedo nel caso non riuscissimo più a smettere: tu ce l’hai un piano, vero?

Ricordati solo che mi devi ancora un finale. Uno vero.

Ti porterò con me, ma non te ne accorgerai.

Non sarà. Ma sarebbe stato bello.

Se solo vedessi come sei bella quando perdi l’equilibrio, neppure ci proveresti a rimanere in piedi. Cadresti, semplicemente.

Ti prego, abbi cura di me. Così disse. Sei parole per disarmare un soldato.

Continuo a svegliarmi con il batticuore, come se il vero pericolo fossero i sogni.

Quello che non hai mai capito è che gli inizi svaniscono e solo la fine dura per sempre. È per questo che, più che lieta, deve essere bella.

Fuori c’è il sole ma non te ne accorgi. Rimani a occhi chiusi, immobile, a sognare stagioni che non esistono.

Ti dispiace se restiamo in bilico un altro po’?

Massimo rispetto per le fughe ma, da sempre, le migliori si concludono con un ritorno. Tu ricordatelo, mentre sei lontana.

Più ancora di non vederti tornare, mi spaventa il pensiero svegliarmi un giorno e accorgermi di aver smesso di aspettarti.

Quando abbiamo deciso di fare un passo indietro, ci avevi pensato che, facendolo entrambi, saremmo rimasti comunque accanto?

A volte avrei voglia di venire a salvarti, pensò il lupo. Poi fece uno sguardo feroce, cercando di rientrare nella parte.

Hai paura del vento, d’accordo. Ma è davvero chiudendo la finestra che il tuo castello di carte rimarrà in piedi?

E dimmi, ci pensi mai a cosa succederebbe se, per una volta, i nostri tempi coincidessero?

Veniamo da due mondi diversi, io da una favola senza morale, tu da un romanzo d’amore russo. Ci accomuna solo la mancanza di un lieto fine.

Non andartene, che io non ho mai saputo rincorrere nessuno e finirebbe che te lo lascerei fare davvero.

E ancora non ho capito se la lasciavo andare via per paura, o solo per aspettare il suo ritorno.

E capita anche che manchino voci che non hai mai sentito.

È proprio quando la strada diventa diritta e non ci sono più bivi che mi viene paura di stare andando nella direzione sbagliata.

Ti innamori del gioco e poi hai paura di vincere.

Ancora, dicevi. E io pensavo che non potessi più farne a meno, e invece avevi solo deciso che sarebbe stata l’ultima volta.

Dici che hai paura, e ti credo. Ma io ti vedo felice, con le guance arrossate e i capelli spettinati dal vento. Deve essere il tuo futuro.

Più di tutto mi piace quello che non riesci a scrivere, e che posso solo immaginare.

Diventeremo qualcos’altro, questo lo so. Magari lo faremo insieme, e questo lo spero.

Che poi, da sempre, il meglio di me l’ho dato giocando partite che non potevo vincere. O che avevo già perso.

Se conti le carte, magari riesci a vincere. Ma stai facendo un altro gioco.

Sbagli tutto, diceva seria. Prima devi trovare la protagonista e solo dopo scriverai la storia. Se inverti l’ordine, perderai sempre.

Lascio a te questo finale, che non era il mio. Ti metto nei miei nuovi ricordi, tra le cose che sono state davvero e quelle solo immaginate.

Fai un sorriso triste, poi ti avvicini e mi baci piano. E io vorrei solo riuscire a dirti che andrà tutto bene.

Così alla fine la convinsi a andare via. E ancora non ho capito se sia stato un gesto bellissimo, o la cosa più stupida che abbia mai fatto.

Dovresti vedermi quando non ho paura.

Pensò a un segreto, qualcosa che aveva a che fare con il mare, ma non disse niente. Poi abbassò gli occhi e sorrise. Nessuno la vide.

Era bellissimo, ma non era vero.

Ti guardavo dormire e ho pensato che la risposta a tutte le mie domande, qualunque essa sia, è sempre stata vicinissima.

È solo che avevo in mente almeno un paio di finali che ti sarebbero piaciuti da impazzire.

Alla fine è tutto molto più semplice di come sembra. Deve essere per questo che non riesco a farlo.

Cerca almeno di farti immaginare felice.

Uno accanto all’altra, come mille altre notti. Me la immaginavo così, la fine. Al niente, invece, non ci avevo pensato.

C’era lei con la voce rotta, e io che provavo a farla sorridere. Insieme per la prima volta, cinque mesi e una vita dopo. Fuori pioveva.

Oppure potresti provare a fare come me, scegliere sempre la cosa che fa più paura.

E sei dappertutto, ma non mi manchi più.

Mi ricordi continuamente la vita che non ho scelto.

Come quando la luce si abbassa e l’orchestra accorda gli strumenti prima del concerto.
Un suono bellissimo, l’attesa della musica.

Il sole era basso, le ombre lunghissime, l’alba si confondeva col tramonto e subito arrivava la notte. Inizio e fine erano una cosa sola.

Ti sogno solo di notte, così non ti spaventi.

Spegnere la luce e addormentarsi con una mano appoggiata su di lei, che già sogna.
Amore o paura che se ne vada o entrambe le cose.

Se non c’è una nave da prendere, per me non è mare.

E attenzione alle facce che fate quando credete di non essere visti. È da lì che si capisce chi siete veramente.

Quando non vedevi l’ora di crescere e se ti chiedevano gli anni ci tenevi a puntualizzare “e mezzo”

Questo almeno me lo ricordo bene, mentre cadevo, stavo sorridendo.

Non so se il tentativo di diventare amici vale il prezzo della tristezza che provo ogni volta che ti rivedo, e mi ricordo che non ti amo più

Seminiamo mille indizi. Se qualcuno si prendesse la briga di leggere tutto, di sicuro scoprirebbe anche come va a finire.

Chiodo scaccia chiodo, dicono.
E invece per me funziona che si conficcano uno accanto all’altro: fa male, e ormai non c’è quasi più spazio.

Come ogni favola che si rispetti, l’inizio è scontato. Sulla fine, invece, ci possiamo lavorare.

Questa cosa che non puoi sapere chi ti legge e chi ti legge non può sapere chi sei, stasera mi sembra bellissima.

Un giorno capiterai per caso da queste parti, comincerai a leggere e ti innamorerai di nuovo di me, senza saperlo.

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