Frasi, citazioni e pensieri di Epicuro

Epicuro (Samo, 10 febbraio 342 a.C. – Atene, 270 a.C.) è stato un filosofo greco antico, fondatore di una delle maggiori scuole filosofiche dell’età ellenistica e romana, l’epicureismo.

Presento una raccolta di frasi, citazioni e pensieri di Epicuro. Tra i temi correlati si veda Frasi, citazioni e pensieri di Eraclito, Frasi, citazioni e pensieri di Socrate, Frasi, citazioni e pensieri di Platone, Frasi, citazioni, massime e pensieri di Aristotele e Frasi, citazioni e massime di Marco Tullio Cicerone.

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Frasi, citazioni e pensieri di Epicuro

Meditare bisogna su ciò che procura la felicità, poiché invero se essa c’è abbiamo tutto, se essa non c’è facciamo tutto per possederla.

Mai si è troppo giovani o troppo vecchi per la conoscenza della felicità. A qualsiasi età è bello occuparsi del benessere dell’animo nostro.

Per essere felici è necessario vivere nel piacere, ma questa condizione va vissuta con prudenza.

Nessun piacere è di per se stesso un male: però i mezzi per procurarsi certi piaceri arrecano molti più tormenti che piaceri.

Di fronte ad ogni desiderio bisogna porsi questa domanda: che cosa accadrà se il mio desiderio sarà esaudito, e che cosa accadrà se non lo sarà?

L’essere beato e immortale non ha affanni, né ad altri ne arreca; è quindi immune da ira e da benevolenza, perché simili cose sono proprie di un essere debole.

Al saggio non dispiace vivere e non teme di non vivere. La vita per lui non è un male, né è un male il non vivere. Ma come dei cibi sceglie i migliori, non la quantità, così si gode non il tempo più lungo ma il più dolce.

Non si deve invidiare nessuno; i buoni non meritano invidia; per quanto riguarda i cattivi, più hanno fortuna e più si rovinano.

Non è tanto dell’aiuto degli amici che noi abbiamo bisogno, quanto del sapere che essi ci aiuterebbero qualora ne avessimo bisogno.

Di tutte le cose che la saggezza procura per ottenere un’esistenza felice, la più grande è l’amicizia.

L’amicizia percorre danzando la terra, recando a noi tutti l’appello di aprire gli occhi sulla felicità.

La morte, il più atroce di tutti i mali, non esiste per noi. Quando noi viviamo la morte non c’è, e quando c’è lei non ci siamo noi. Non è nulla né per i vivi né per i morti. Per i vivi non c’è, i morti non sono più. Invece la gente ora fugge la morte come il peggior male, ora la invoca come requie ai mali che vive.

Da ogni cosa ci si può mettere al sicuro, ma nei riguardi della morte tutti viviamo in una città senza mura.

L’esatta coscienza che la morte non significa nulla per noi rende godibile la mortalità della vita, senza l’inganno del tempo infinito che è indotto dal desiderio dell’immortalità.

Bellezza e virtù e le altre cose simili si devono onorare se procurano piacere, altrimenti è meglio lasciarle stare.

Il grido della carne è: non aver fame, non aver sete, non aver freddo. Colui che abbia soddisfatto questi bisogni, o che si aspetti di poterli soddisfare, può gareggiare in felicità anche con Zeus.

Il limite estremo della grandezza dei piaceri è la rimozione di tutto il dolore. Dove sia il piacere, e per tutto il tempo che vi sia, non vi è posto per dolore fisico, o dell’anima, o per l’uno e l’altro insieme.

L’aponia e l’atarassia: il non soffrire nel corpo e il non esser turbato nell’anima.

Scacciamo da noi le cattive abitudini, come nemici malvagi che ci abbiano per lungo tempo danneggiato.

Non fingere di essere saggio, ma sii saggio davvero: non abbiamo bisogno di apparire sani, ma di esserlo veramente.

Se gli dei esaudissero le preghiere degli uomini, l’umanità verrebbe dissolta a causa di tutti i mali che gli uomini si invocano l’un l’altro.

L’uomo sereno procura serenità a sé e agli altri.

Con più piacere va incontro al domani chi meno ha bisogno del domani.

Ciascuno è maestro di se stesso e solo dentro di sé trova la ragione delle cose.

L’anima piccola nella buona sorte si esalta, nell’avversa si annulla.

Ogni uomo si diparte dalla vita come se ci fosse appena entrato.

Meglio essere senza fortuna ma saggi che fortunati e stolti.

È non solo più bello ma anche più piacevole fare il bene anziché riceverlo.

La necessità è un male, ma non è necessario vivere nella necessità.

Dimostriamo compatimento per le sofferenze degli amici non con le lamentazioni, ma prendendoci cura di loro.

La natura ingrata dell’anima ha reso la creatura umana avida di variazioni illimitate nel modo di vivere.

Non scioglie dal turbamento dell’anima e neppure vale a dare meritevole gioia il possedere le più grandi ricchezze, né gli onori e l’ammirazione delle folle, né altro di quanto dipende da motivi variabili.

Niente basta a quell’uomo per il quale ciò che basta sembra poco.

La ricchezza non consiste nell’avere grandi proprietà, ma nell’avere pochi bisogni.

Se vuoi far ricco Pitocle, non accrescerne gli averi, ma sfrondane i desideri.

Non rovinare ciò che hai col desiderare ciò che non possiedi; ma ricorda invece che ciò che ora hai era una volta tra le cose di cui solo potevi sperare.

Consideriamo una gran cosa l’indipendenza dai bisogni non perché sempre ci si debba accontentare del poco, ma per godere anche di questo poco se ci capita di non avere molto.

Non è possibile vivere felicemente senza anche vivere saggiamente, bene e giustamente, né saggiamente, bene e giustamente senza anche vivere felicemente.

Chi dice che l’età per filosofare non è ancora giunta o è già trascorsa, è come se dicesse che non è ancora giunta o è già trascorsa l’età per essere felici.

Alcuni, durante la loro vita, accumulano di che vivere, senza riflettere che a tutti noi la bevanda della nascita fu versata mortale.

Il giusto è privo in assoluto di turbamento, mentre l’ingiusto è ricolmo del turbamento più grande.

Non è irreligioso chi rinnega gli dei del volgo, ma chi applica agli dei le opinioni del volgo .

Se la vista, la conversazione e lo stare insieme vengono tolti, la passione d’amore s’estingue.

Un tempo infinito contiene la stessa quantità di piacere che uno finito, quando i confini dei piaceri si misurino col raziocinio.

La maggior parte degli uomini sono in preda al torpore mentre si riposano, al furore mentre agiscono.

Siamo nati una sola volta, e non potremo essere nati una seconda volta; dovremo non essere più per l’eternità. Ma tu, benché non abbia padronanza del domani, stai rinviando la tua felicità. La vita si perde nei rinvii, ed ognuno di noi muore senza aver goduto una sola giornata.

È sciocco chiedere agli dèi quello che si è in condizione di procurarsi da se stessi.

L’uomo d’animo sincero vive soprattutto nella saggezza e nell’amicizia, l’una bene mortale, l’altra bene immortale.

La più grande ricchezza è nel bastare a se stessi.

Alcuni desideri sono naturali e necessari, altri naturali ma non necessari, altri poi né naturali né necessari, ma derivano da una vana opinione.

Poca importanza ha la sorte per il saggio, perché le cose più grandi e importanti sono governate dalla ragione, e cosi continuano e continueranno ad essere per tutto il corso del tempo.

Sappi che il dolore non va temuto. Infatti se è intenso é breve, se è lungo non è intenso; e ricordati che il saggio è felice anche tra i tormenti.

Ricordati che sei nato a sorte mortale ed a finito tempo di vita: ma con i tuoi ragionamenti sulla natura sei sorto all’infinità ed all’eternità, e hai contemplato tutte le cose che sono ora e che saranno o che furono nel tempo trascorso.

Il saggio che si è adattato alle necessità sa meglio spartire con gli altri che prendere tutto per se; nell’autosufficienza ha trovato un tesoro così grande.

Il supremo frutto dell’autosufficienza è la libertà.

L’uomo onesto coltiva saggezza e amicizia, l’una è un bene mortale e l’altra immortale.

La ricchezza secondo natura ha confini ben precisi ed è facile a procacciarsi, quella secondo le vane opinioni cade in un processo infinito.

I sapori semplici danno lo stesso piacere dei più raffinati, l’acqua e un pezzo di pane fanno il piacere più pieno a chi ne manca.

Meglio per te giacere sicuro sulla paglia che trepidare su un letto d’oro e tra laute mense.

Non la natura che è unica per tutti, distingue i nobili dagli ignobili, ma le azioni di ciascuno e la sua forma di vita.

In senso generale il giusto è uguale per tutti, in quanto è un accordo di utilità reciproca nella vita sociale; ma a seconda della particolarità dei luoghi e delle condizioni risulta che non per tutti il giusto è lo stesso.

Lo smodato amore di ricchezze, se contro giustizia, è empio, e se con giustizia, è vergognoso; perché è condotta indecorosa risparmiare in modo sordido, anche se in conformità con la giustizia.

Non gioverebbe a niente il procurarsi sicurezza nei riguardi degli altri uomini finche si continuasse a nutrire timore riguardo a ciò che sta sopra di noi, o sottoterra, o in generale nell’infinito.

La gioia più alta che si possa godere è quella che si ottiene quando si sfugge un gran male; questa è la natura del bene, per chi lo valuti giustamente e vi si fermi, senza continuare a discutere inutilmente su di esso camminando.

Preferirei, mentre mi occupo della scienza della natura, parlare come un oracolo di ciò che giova a tutti gli uomini, anche se nessuno lo capisse, piuttosto che adattarmi all’opinione pubblica per godermi il plauso che le folle mi elargirebbero in gran copia.

Non ho mai cercato di piacere alla folla, poiché la folla non gradisce ciò che sono, né io so ciò che la folla gradisce.

La natura non va forzata, ma persuasa.

Da giovani come da vecchi è giusto che noi ci dedichiamo a conoscere la felicità. Per sentirci sempre giovani quando saremo avanti con gli anni in virtù del grato ricordo della felicità avuta in passato, e da giovani, irrobustiti in essa, per prepararci a non temere l’avvenire.

Non sembra più nemmeno mortale l’uomo che vive fra beni immortali.