Le frasi più belle di Sandro Pertini

Sandro Pertini (San Giovanni di Stella, 25 settembre 1896 – Roma, 24 febbraio 1990), è stato un politico, giornalista e partigiano italiano. Fu il settimo Presidente della Repubblica Italiana, in carica dal 1978 al 1985. Di lui Indro Montanelli dirà: “Qualunque cosa egli dica o faccia, odora di pulizia, di lealtà e di sincerità”.

Presento una raccolta delle frasi più belle di Sandro Pertini. Tra i temi correlati si veda Frasi, citazioni e aforismi sulla resistenza e la liberazione, Frasi, citazioni e aforismi di Martin Luther King e Frasi, citazioni e aforismi di Nelson Mandela.

**

Le frasi più belle di Sandro Pertini

Bisogna che la Repubblica sia giusta e incorrotta, forte e umana: forte con tutti i colpevoli, umana con i deboli e i diseredati.
(Discorso di insediamento, 1978)

Bisogna fare in modo che ogni italiano trovi in Italia un posto di lavoro.
(Messaggio di fine anno agli Italiani, 1980)

Dietro ogni articolo della Carta Costituzionale stanno centinaia di giovani morti nella Resistenza. Quindi la Repubblica è una conquista nostra e dobbiamo difenderla, costi quel che costi.
(Messaggio di fine anno agli Italiani, 1979)

La Costituzione è un buon documento; ma spetta ancora a noi fare in modo che certi articoli non rimangano lettera morta, inchiostro sulla carta. In questo senso la Resistenza continua.

I giovani non hanno bisogno di sermoni, i giovani hanno bisogno di esempi di onestà, di coerenza e di altruismo.
(Messaggio di fine anno agli Italiani, 1978)

Quando il saccheggio diventa uno stile di vita per un sottogruppo della società, nel tempo costoro creano per sè un sistema legale che lo autorizza, ed un codice etico che lo glorifica.

Giovani, se voi volete vivere la vostra vita degnamente, fieramente, nella buona e nella cattiva sorte, fate che la vostra vita sia illuminata dalla luce di una nobile idea.
(Messaggio di fine anno agli Italiani, 1979)

La corruzione è una nemica della Repubblica. E i corrotti devono essere colpiti senza nessuna attenuante, senza nessuna pietà. E dare la solidarietà, per ragioni di amicizia o di partito, significa diventare complici di questi corrotti.
(Messaggio di fine anno agli Italiani, 1979)

Se adeguarsi vuol dire rubare, io non mi adeguo.

Non esiste una moralità pubblica e una moralità privata. La moralità è una sola, perbacco, e vale per tutte le manifestazioni della vita. E chi approfitta della politica per guadagnare poltrone o prebende non è un politico. È un affarista, un disonesto.

Sono del parere che la televisione rovina gli uomini politici, quando vi appaiono di frequente

E quindi l’appello che io faccio ai giovani è questo: di cercare di essere onesti, prima di tutto: la politica deve essere fatta con le mani pulite. Se c’è qualche scandalo. Se c’è qualcuno che da’ scandalo; se c’è qualche uomo politico che approfitta della politica per fare i suoi sporchi interessi, deve essere denunciato!

Bisogna essere degni del popolo italiano. Non è degno del popolo italiano colui che compie atti di disonestà. I corrotti ed i disonesti sono indegni di appartenere al popolo italiano, e devono essere colpiti senza alcuna considerazione.
(Messaggio di fine anno agli Italiani, 1980)

Cittadini, lavoratori! Sciopero generale contro l’occupazione tedesca, contro la guerra fascista, per la salvezza delle nostre terre, delle nostre case, delle nostre officine. Come a Genova e Torino, ponete i tedeschi di fronte al dilemma: arrendersi o perire.
(dal discorso alla radio di proclamazione della insurrezione generale, Milano, 25 aprile 1945)

Si colpiscano i colpevoli di corruzione senza pietismi, senza solidarietà di amicizia o di partito: questa solidarietà sarebbe vera complicità.

Io credo nel popolo italiano. È un popolo generoso, laborioso, non chiede che lavoro, una casa e di poter curare la salute dei suoi cari. Non chiede quindi il paradiso in terra. Chiede quello che dovrebbe avere ogni popolo.
(Messaggio di fine anno agli Italiani, 1981)

Sii sempre, in ogni circostanza e di fronte a tutti, un uomo libero e pur di esserlo sii pronto a pagare qualsiasi prezzo.

Sono al fianco di chi soffre umiliazioni e oppressioni per il colore della sua pelle. Hitler e Mussolini avevano la pelle bianchissima, ma la coscienza nera. Martin Luther King aveva la pelle color dell’ebano, ma il suo animo brillava della limpida luce.

Noi socialisti, quando non sappiamo cosa combinare, ci dividiamo. Se domani tre socialisti finiscono naufraghi in un’isola deserta, sa cosa fanno? Prima issano un cencio bianco perché una nave li veda, poi strappano il cencio in tre parti e formano tre correnti del Partito socialista.

Il problema del Mezzogiorno non può essere considerato soltanto un problema di quelle regioni: deve essere considerato un problema nazionale se lo si vuole risolvere.
(Messaggio di fine anno agli Italiani, 1982)

Alla più perfetta delle dittature preferirò sempre la più imperfetta delle democrazie.
(Messaggio di fine anno agli Italiani, 1979)

Gli affamati ed i disoccupati sono il materiale con il quale si edificano le dittature.

Le dittature si presentano apparentemente più ordinate, nessun clamore si leva da esse. Ma è l’ordine delle galere e il silenzio dei cimiteri.
(Messaggio di fine anno agli Italiani, 1979)

Il fascismo per me non può essere considerato una fede politica… il fascismo è l’antitesi di tutte le fedi politiche, perché opprime le fedi altrui.

Le “emergenze” sono sempre il pretesto adoperato da quelli che vogliono erodere la libertà

L’insidia più grande per un uomo politico è quella di innamorarsi del potere.

A volte capita che debba andare ai ricevimenti e allora vedo quei professionisti ricchi e provo una tale pena per loro. Hanno conquistato il denaro, sì. Hanno conquistato il successo e il potere. Eppure sono frustrati perché si sono accorti di aver avuto una vita vuota. Non vorrei essere al posto loro quando viene l’ora dei lupi. Ingmar Bergman la chiama l’ora dei lupi, cioè l’ora antelucana, l’ora in cui ci troviamo soli anche se accanto c’è la compagna della nostra vita, e non possiamo mentire a noi stessi.

Non bisogna aver paura di piangere. Non bisogna frenare le lacrime quando vogliono uscire. Un uomo deve saper piangere.

La coerenza è comportarsi come si è, e non come si si è deciso di essere.

Si può considerare veramente libero un uomo che ha fame, che è nella miseria, che non ha lavoro, che è umiliato perché non sa come mantenere i suoi figli e educarli? Questo non è un uomo libero.

Gli uomini, per essere liberi, è necessario prima di tutto che siano liberati dall’incubo del bisogno.

Chi cammina talvolta cade. Solo chi sta seduto non cade mai.

Oggi, dopo le tristi esperienze subite, noi tutti sappiamo che la società contemporanea rimane sempre esposta al virus totalitario: l’arco dei mezzi di persuasione e di dominio del consenso a disposizione del potere è amplissimo, le possibilità di corruzione delle libere coscienze sono infinite, la tecnologia più raffinata consente ora l’uso della violenza dolce e silenziosa, laddove nell’evo antico e nell’età più prossima funzionava la violenza bruta e l’annientamento fisico del dissidente.

Il modo migliore di pensare ai morti è pensare ai vivi.
(Dichiarazione a seguito del terremoto in Irpinia)

Per me libertà e giustizia sociale, che poi sono le mete del socialismo, costituiscono un binomio inscindibile: non vi può essere vera libertà senza giustizia sociale, come non vi può essere vera giustizia sociale senza libertà. Ecco, se a me socialista offrissero la realizzazione della riforma più radicale di carattere sociale, ma privandomi della libertà, io la rifiuterei, non la potrei accettare.

Se i popoli della terra, coralmente, potessero esprimersi, al di sopra di ogni differenza ideologica, politica, di ogni razza, al di sopra di ogni credo, e di ogni differenza di credo religioso, tutti i popoli della terra si pronuncerebbero per la pace contro la guerra.
(Messaggio di fine anno agli Italiani, 1979)

L’Italia, a mio avviso, deve essere nel mondo portatrice di pace: si svuotino gli arsenali di guerra, sorgente di morte, si colmino i granai di vita per milioni di creature umane che lottano contro la fame. Il nostro popolo generoso si è sempre sentito fratello a tutti i popoli della terra. Questa è la strada, la strada della pace che noi dobbiamo seguire.
(Discorso di insediamento, 1978)

I miliardi che si spendono oggi per costruire ordigni di guerra, che se domani fossero usati sarebbe la fine dell’umanità, si usino per combattere la fame nel mondo.
(Messaggio di fine anno agli Italiani, 1984)

È inoppugnabile il fatto che, ogniqualvolta c’è un sacrificio, c’è anche qualcuno pronto a raccogliere le offerte sacrificali. Dove c’è schiavitù, c’è qualcuno che sta venendo servito. Colui che vi parla di sacrificio, parla di schiavi e padroni, e intende essere lui il padrone

Il mio pensiero corre in modo particolare in questo momento agli italiani che sono stati costretti a lasciare l’Italia per andare all’estero a trovare lavoro. E’ un’esperienza che io ho conosciuto nella mia lontana giovinezza. Ed io so che questi italiani sentono in questi giorni un desiderio, una nostalgia struggente del loro Paese, dei loro parenti e dei loro amici.
Io vi rivolgo questi auguri con un animo preoccupato, ma anche nel mio animo vi sono delle speranze. Sono preoccupato soprattutto per la disoccupazione che vi è nel nostro Paese, e per la disoccupazione in modo particolare giovanile
(Messaggio di fine anno agli Italiani, 1979)

E dico ai giovani questo: giovani, vedete, voi avete le vostre speranze, le vostre visioni, voi avete un animo puro, noi invece abbiamo la nostra esperienza. E dovete credermi, giovani, se io vi dico che questa nostra esperienza è tessuta di molti sacrifici e di molte rinunce. Abbiamo pagato anche per voi giovani, perchè voi foste veramente liberi. Bene, io vi dico: camminiamo di conserva, fianco a fianco, camminiamo insieme, voi con le vostre visioni, noi con la nostra esperienza. Cerchiamo di camminare insieme sul sentiero della vita. E finchè, vedete, un alito di vita mi animerà, io sarò al vostro fianco, giovani
(Messaggio di fine anno agli Italiani, 1979)

I benpensanti non accettano che si segua una strada diversa dalla loro.

Il popolo siciliano è un popolo forte, generoso, intelligente. Il popolo siciliano è il figlio di almeno tre civiltà: la civiltà greca, la civiltà araba e la civiltà spagnola. E’ ricco di intelligenza questo popolo. Quindi non deve essere confuso con questa minoranza che è la mafia. E’ un bubbone che si è creato su un corpo sano.
(Messaggio di fine anno agli Italiani, 1983)

Non armate la vostra mano. Armate il vostro animo. Non armate la vostra mano, giovani, non ricorrete alla violenza, perché la violenza fa risorgere dal fondo dell’animo dell’uomo gli istinti primordiali, fa prevalere la bestia sull’uomo ed anche quando si usa in istato di legittima difesa essa lascia sempre l’amaro in bocca.
(Messaggio di fine anno agli Italiani, 1978)

Il popolo italiano non si considera superiore ad altri popoli, ma non è neppure inferiore agli altri popoli.
(Messaggio di fine anno agli Italiani, 1980)

Io sono orgoglioso di essere cittadino italiano, ma mi sento anche cittadino del mondo, sicché quando un uomo in un angolo della terra lotta per la sua libertà ed è perseguitato perché vuole restare un uomo libero, io sono al suo fianco con tutta la mia solidarietà di cittadino del mondo.
(Messaggio di fine anno agli Italiani, 1978)

Sappiano i giovani che noi abbiamo sacrificata la nostra giovinezza perché essi fossero un giorno uomini liberi in piedi e non servitori in ginocchio. Si persuadono di questa verità: quando in un paese la libertà è perduta, tutto è perduto.
Chi vi parla ha vissuto e sofferta questa esperienza: abbiamo percorso con la nostra gente tutto il cammino che dalle tenebre della dittatura ci ha portato alla luce della libertà. E’, questo, un cammino cosparso di lacrime, di sangue, di rovine: il prezzo pagato per riconquistare la libertà. E noi non vogliamo che lo stesso prezzo debbano pagarlo un giorno i giovani di oggi.

Mamma,
con quale animo hai potuto fare questo? Non ho più pace da quando mi hanno comunicato, che tu hai presentato domanda di grazia per me. Se tu potessi immaginare tutto il male che mi hai fatto ti pentiresti amaramente di aver scritto una simile domanda.
Debbo frenare lo sdegno del mio animo, perché sei mia madre e questo non debba mai dimenticarlo. Dimmi mamma, perché hai voluto offendere la mia fede? Lo sai bene, che è tutto per me, questa mia fede, che ho sempre amato tanto. Tutto me stesso ho offerto ad essa e per essa con anima lieto ho accettato la condanna e serenamente ho sempre sopportate la prigione. E’ l’unica cosa di veramente grande e puro, che io porti in me e tu, proprio tu, hai voluto offenderla così? Perché mamma, perché? Qui nella mia cella di nascosto, ho pianto lacrime di amarezza e di vergogna – quale smarrimento ti ha sorpreso, perché tu abbia potuto compiere un simile atto di debolezza?
È mi sento umiliato al pensiero che tu, sia pure per un solo istante, abbia potuto supporre che io potessi abiurare la mia fede politica pur di riacquistare la libertà.
(Lettera alla madre dal carcere di Pianosa, 23 febbraio 1933)