Frasi, citazioni e aforismi sul manicomio

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Presento una raccolta di frasi, citazioni e aforismi sul manicomio. Tra i temi correlati si veda Frasi, citazioni e aforismi sulla follia e la pazzia, Frasi, citazioni e aforismi sulla normalità, Frasi, citazioni e aforismi sul carcere e Frasi, citazioni e aforismi sulla psicologia.

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Frasi, citazioni e aforismi sul manicomio

Manicomio

Dico spesso a tutti che quella croce senza giustizia che è stato il mio manicomio non ha fatto che rivelarmi la grande potenza della vita.
(Alda merini)

Si chiudono alcuni matti in una casa di salute, per dare a credere che quelli che stanno fuori sono savi.
(Michel de Montaigne)

Ogni società, una volta definiti i criteri, invero sempre incerti, che permettono di designare il folle, gli riserva una tolleranza che è infinitamente variabile secondo i tempi e i luoghi.
(Romano Canosa)

Se la Monaca di Monza fosse nata due secoli dopo, probabilmente sarebbe finita in un ospedale psichiatrico con una diagnosi di «mal d’amore».
(Ariela Piattelli)

[Nell’ottocento] Le donne venivano rinchiuse perché troppo chiacchierone o «affette» da sensualità, bambini poveri, segregati perché vivaci e irrequieti, uomini con diagnosi politiche, etichettati come «mazziniani» o «repubblicani».
(Ariela Piattelli)

Tra il ’18 e il ’19 negli ospedali psichiatrici, in particolare nel Veneto, c’è un innalzamento di ricoveri di soldati che hanno avuto il trauma da trincea. E lo stress post traumatico viene scambiato per malattia mentale.
(Micaela Procaccia)

Come faccio a capire che malattia ha una persona che viene tenuta legata al letto da 15 anni!
(Franco Basaglia, all’inizio del suo mandato da Direttore della struttura psichiatrica di Gorizia)

Un malato di mente entra nel manicomio come ‘persona’ per diventare una ‘cosa’. Il malato, prima di tutto, è una ‘persona’ e come tale deve essere considerata e curata (…) Noi siamo qui per dimenticare di essere psichiatri e per ricordare di essere persone.
(Franco Basaglia)

Quei dieci anni trascorsi in manicomio hanno aperto uno squarcio in me che ho voluto raccontare perché nessuno conosce ciò che accade al di là del muro…
(Alda Merini)

Prima c’era la Città dei matti, il manicomio. Con tutto il suo carico di orrori piccoli e grandi. Letti di contenzione, camicie di forza, celle d’isolamento, elettroshock punitivi, infermieri-carcerieri e malati-carcerati, rapporti sadici fra medici e pazienti. Non un luogo di cura, ma di segregazione, occultamento e cronicizzazione di quello “scandalo” sociale che è sempre stata la malattia mentale. In tutto il mondo occidentale, nessuno aveva mai messo in discussione il manicomio, nessuno aveva mai osato sfidare frontalmente il potere degli psichiatri. Almeno fino all’inizio degli anni ’60 quando, in una città di provincia del Nord, un giovane psichiatra ribelle, emarginato dal mondo accademico, Franco Basaglia, accese quella scintilla che provocò un incendio impensabile fino a qualche anno prima…
(Dalla miniserie tv La città dei matti)

Mura altissime e irte, sulla sommità, di cocci di bottiglie rotte, per scoraggiare eventuali evasioni.
(Vittorino Andreoli, descrivendo il manicomio)

Il manicomio non finisce più. È una lunga pesante catena che ti porti fuori, che tieni legata ai piedi. Non riuscirai a disfartene mai. E così continuo a girare per Milano, con quella sorta di peso ai piedi e dentro l’anima. Altro che Terra Santa! Quella era certamente una terra maledetta da Dio.
(Alda Merini)

Il manicomio è una grande cassa
di risonanza
e il delirio diventa eco
l’anonimità misura,
il manicomio è il monte Sinai,
maledetto, su cui tu ricevi
le tavole di una legge
agli uomini sconosciuta
(Alda Merini)

Il mondo non è meno strano fuori dei manicomi che dentro.
(Hermann Hesse)

Ci sono più matti fuori del manicomio che dentro.
(Proverbio)

Il manicomio è stare dentro e ascoltare i pazzi che sono fuori.
(arli3, Twitter)

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Il manicomio che ho vissuto fuori e che sto vivendo non è paragonabile a quell’altro supplizio che però lasciava la speranza della parola.
Il vero inferno è fuori, qui a contatto con gli altri, che ti giudicano, ti criticano e non ti amano.
(Alda Merini)

Tutti vogliono le stesse cose, tutti sono eguali: chi sente diversamente va da sé al manicomio.
(Friedrich Nietzsche)

Gli unici veri anticonformisti si trovano rinchiusi nei manicomi.
(Herman Wouk)

Se non usassi i miei film come una valvola di sfogo di tutti i miei diversi aspetti, probabilmente verrei rinchiusa in un manicomio.
(Angelina Jolie)

Di visionari sono pieni i manicomi!
(dal film 007 – Spectre)

La strada per la creatività passa molto vicino al manicomio e alcune volte devia o finisce proprio lì.
(Ernest Becker)

Un giorno o l’altro alzeranno monumenti
costruiti in onore dei folli
quelli che oggi stanno in manicomio.
(Jack Kerouac)

E piangere senza sapere perché aveva l’odore sgradevole dell’anticamera di un manicomio…
(Stephen King)

Come mi sono trovato in manicomio? Piuttosto male. Ma in quale altro posto si poteva vivere in America?
(Ezra Pound)

Forse il manicomio esiste per questo. Perché il vero peccato mortale per gli uomini è la libertà.
(Alda Merini)

Siamo ridotti a vivere in una società così male organizzata che l’unico posto in cui si possa urlare impunemente è il manicomio.
(EM Cioran)

– Pronto, parlo con il manicomio?
– No! Ha sbagliato numero, noi non abbiamo il telefono!!
(Anonimo)

Un matto appoggiato al cancello del manicomio guarda la gente che passa ad un tratto chiama un passante e dice: “Scusate ma siete in tanti li dentro!”
(Anonimo)

Ma voi ci pensate mai che ci sono troppi luoghi da visitare troppi libri da leggere troppi uomini da baciare troppi film da vedere troppe esperienze da vivere per una vita sola perché io sì continuamente e questa cosa mi manderà al manicomio
(supergiu_lia, Twitter)

Per me, che si parli di psicologo o di schizofrenico, di maniaco o di psichiatra è la medesima cosa: sono tanti i ruoli, all’interno di un manicomio, che non si sa più chi è il sano o il malato.
(Franco Basaglia)

Dal momento in cui oltrepassa il muro dell’internamento, il malato entra in una nuova dimensione di vuoto emozionale […]; viene immesso, cioè, in uno spazio che, originariamente nato per renderlo inoffensivo ed insieme curarlo, appare in pratica come un luogo paradossalmente costruito per il completo annientamento della sua individualità.
(Franco Basaglia)

Non ero stato io a cominciare a fingermi sordo: era stata la gente a comportarsi come se io fossi troppo stupido per udire, o vedere, o dire qualsiasi cosa
(Capo Scopa nel film Qualcuno volò sul nido del cuculo)

Quando entrai per la prima volta in una prigione, ero studente in medicina. Lottavo contro il fascismo e fui incarcerato. Mi ricordo della situazione allucinante che mi trovai a vivere. Era l’ora in cui venivano portati fuori i buglioli dalle varie celle. Vi era un odore terribile, un odore di morte. Mi ricordo di aver avuto la sensazione di essere in una sala di anatomia dove si dissezionano i cadaveri. Quattro o cinque anni dopo la laurea, divenni direttore di un manicomio e, quando entrai là per la prima volta, sentii quella medesima sensazione. Non vi era l’odore di merda, ma vi era un odore simbolico di merda.
(Franco Basaglia)

Mi rendo conto che è difficile spiegare il mio bisogno di tornare ciclicamente nell’inferno del manicomio.
Probabilmente si torna sul luogo del delitto per capire le ragioni della propria morte, per trovare quella cartella clinica su cui è scritto il nostro destino.
(Alda Merini)

La Terra è il manicomio dell’universo.
(Anonimo)

Non so se ci sono uomini sulla Luna, ma se ce ne sono, di sicuro usano la Terra come manicomio.
(George Bernard Shaw)

La società è un manicomio e i suoi guardiani sono i funzionari e la polizia.
(August Strindberg)

Nell’attuale stato di cose, i manicomi possono contenere i sani di mente ma se cercassimo di rinchiudervi i matti finiremmo coll’essere a corto di materiali da costruzione
(Mark Twain)

Credo che solo le illustrazioni del Doré per la Commedia dantesca potessero rendere bene il fascino e la mostruosità del manicomio.
(Alda Merini)

Il silenzio è una cosa insopportabile. In manicomio ci avevano abituati al silenzio. Ci mettevano al mattino allineate sopra le panche, con le mani in grembo, e con l’ordine di “non fiatare”. Qualcuna che, grazie alla pazzia, riempiva l’aria e il vento dei suoi urli, era accolta da noi come una novità, qualcosa di finalmente vivo.
(Alda Merini)

Si disegnavano gli ospedali, le carceri, ma non i manicomi. E poi il matto spacca tutto, non capisce il valore delle cose. Ed ecco allora il manicomio: immensi spazi vuoti, di un bianco gelido. Il bianco era il colore della morte. Il bianco era il colore della follia, della follia intesa come pre-morte.
(Vittorino Andreoli)

Il lavoro degli infermieri ero diviso in tre turni: il primo dovevo legare i pazienti, impresa non facile perché spesso si ribellavano, per questo compito si preferivano persone forti e robuste; il secondo, invece, dovevo slegarli, pulirli e legarli di nuovo,- il terzo si occupava di togliere ancora uno volto le camicie di forzo o le stringhe al malati per metterli o letto. Così, se uno venivo legato alle sei del mattino e se la faceva addosso alle sei e mezzo, non venivo pulito fino alle due del pomeriggio. Ma lo situazione più drammatico era nel Quinto femminile. Un abominio. Donne private di qualsiasi dignità, ammassi di carne nuda gettati sul freddo del pavimento, corpi legati alle pareti e lordi di escrementi: un girone dantesco.
(Vittorino Andreoli)

C’erano persone che vivevano in manicomio da quindici, da vent’anni, e la loro esistenza stava tutta in mezza pagina con parole adatte a una merceologia da mercato.
La cartella clinica sembrava l’epitaffio del matto, ma anche di una umanità capace di ridurre una vita a quattro parole senza comprenderne i nodi essenziali.
(Vittorino Andreoli)

Le persone che sono in manicomio da cinque, dieci, quindici anni, non sono più “malate di malattia”, sono “malate di istituzione”.
(Franco Basaglia)

Per poter veramente affrontare la “malattia”, dovremmo poterla incontrare fuori dalle istituzioni, intendendo con ciò non soltanto fuori dall’istituzione psichiatrica, ma fuori da ogni altra istituzione la cui funzione è quella di etichettare, codificare e fissare in ruoli congelati coloro che vi appartengono
(Franco Basaglia)

Nel 1959, quando visitai il manicomio di Verona. Il professor Trabucchi mi guidò lungo i padiglioni, rigorosamente divisi tra maschi e femmine. Sembrava di essere discesi all’inferno. Quando lasciammo l’ultimo dei padiglioni Trabucchi mi chiese se ero ancora dell’idea di specializzarmi in psichiatria. Risposi che non potevo più ignorare quel degrado umano.
(Vittorino Andreoli)

Alla fine, anche lo psichiatra abitava il manicomio come gli altri matti. Una vita strana, forse paradossale, forse assurda, ma tutto sommato vera. Quando si doveva stabilire che le cose non andavano, il confronto era con la vita dei sani. Una normalità che, dovendo definirlo, saprei descrivere solo come patologia, in quanto per gli abitanti del manicomio è il “fuori” ad essere anomalo
(Vittorino Andreoli)

La società, per dirsi civile, dovrebbe accettare tanto la ragione quanto la follia. Invece questa società riconosce la follia come parte della ragione, e la riduce alla ragione nel momento in cui esiste una scienza che si incarica di eliminarla. Il manicomio ha la sua ragione di essere.
(Franco Basaglia)

Si va in manicomio per imparare a morire.
(Alda Merini)

Oggi i manicomi (non si sa fino a quando) sono stati chiusi, e i folli, sottratti al trattamento manicomiale, sono stati affidati al trattamento biochimico.
(Umberto Galimberti)

Quando diciamo no al manicomio, noi diciamo no alla miseria del mondo e ci uniamo a tutte le persone che nel mondo lottano per una situazione di emancipazione.
(Franco Basaglia)

La luna s’apre nei giardini del manicomio,
qualche malato sospira,
mano nella tasca nuda.
La luna chiede tormento
e chiede sangue ai reclusi:
ho visto un malato
morire dissanguato
sotto la luna accesa.
(Alda Merini)

La vita era davvero insopportabile, solo che alla gente era stato insegnato a fingere che non lo fosse. Ogni tanto c’era un suicidio o qualcuno entrava in manicomio, ma per la maggior parte le masse continuavano a vivere fingendo che tutto fosse normalmente piacevole.
(Charles Bukowski)

È grave sforzarsi di essere uguali: provoca nevrosi, psicosi, paranoie. È grave voler essere uguali, perché questo significa forzare la natura, significa andare contro le leggi di Dio che, in tutti i boschi del mondo, non ha creato una sola foglia identica all’altra.
Ma tu ritieni che l’essere diverso sia follia e così hai scelto di vivere in questo ospedale psichiatrico. Perché qui, visto che tutti sono diversi, diventi uguale agli altri.
(Paulo Coelho)

Possibile che allora sia uscito di senno e sia stato rinchiuso, per tutto questo tempo, in un qualche manicomio? E, forse, ci sono rinchiuso anche adesso, cosicché mi è soltanto sembrato che mi sia accaduto tutto ciò e ancor oggi mi sembra soltanto.
(Fëdor Dostoevskij)

Una passeggiata fra i corridoi di un manicomio è la dimostrazione che la fede non prova nulla.
(Friedrich Nietzsche)

Nella vita attuale il mondo appartiene solo agli stupidi, agli insensibili e agli agitati. Il diritto a vivere e trionfare oggi si conquista quasi con gli stessi requisiti con cui si ottiene il ricovero in manicomio: l’incapacità di pensare, l’amoralità e l’ipereccitazione.
(Fernando Pessoa)

È indubbio che l’amore abbia un carattere diverso dall’amicizia: quest’ultima non ha mai mandato nessuno in manicomio.
(Charles-Louis de Montesquieu)

Esercitai i mestieri più umili.
Percorsi l’Argentina e tutta l’Europa nell’ora in cui tutti
dormono e appaiono i fantasmi a guardia del sonno.
Ma proteggevano il sonno degli altri e non ho saputo
decifrare i loro urgenti messaggi.
Frammenti, forse sì, e per questo visitai i manicomi
e le prigioni. Frammenti, sillabe brucianti.
Non credevo alla posterità, benché talvolta
credevo alla Chimera.
(Dino Campana)

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