Scrittori di aforismi su Twitter, AliceWhy

Nella sezione Scrittori di aforismi su Twitter l’articolo di oggi è dedicato a @Alice_why (Alice).

Nel suo account e nella sua immagine profilo (dove si vede una donna vestita di bianco che tenta di infilarsi dentro una buca o un pozzo), @Alice_Why evoca la famosa Alice nel Paese delle meraviglie. Al modo di una Alice stupefatta, @Alice_why esclama in un suo tweet: “Come sarebbe bello se fosse bello”. Ma all’orizzonte non c’è nessun Bianconiglio o Regina buona che esaudisce questo desiderio e fa sì che “il sarebbe bello” diventi davvero bello. Nella storia di @Alice_why è tutto più ingarbugliato, “ci sono giorni no e giorni no no no”, il lieto fine non è ancora apparso (e chissà se apparirà) e mentre “la vita spiega” l’autrice è perennemente con la mano alzata, perché non capisce o non accetta la lezione e ha tante domande da fare, forse perché non è tanto convinta delle risposte precedenti.

Il fatto è che @Alice_why, sta seduta e aspetta che qualcuno venga a dirle “stai tranquilla era solo un’allucinazione”, ma a differenza che nella favola di Alice, non arriva nessuno e l’allucinazione continua. Così in questa grande allucinazione che è la vita “si imparano un sacco di cose nel peggiore dei modi possibili”, si viene bastonati “pure con la carota”, e “si piange senza piangere, si urla senza urlare, si esiste senza esistere” perché non ci è concesso neanche la possibilità di provare emozioni vere. E quando qualcuno urla “ti devi salvare da sola”, si prova a fare ok con le dita da sotto il macigno.

La storia di Alice non avrebbe mai dovuto iniziare (“io nella mia vita non ci volevo venire”) e la botola che nella favola si spalanca su mondi meravigliosi, diventa qui al contrario una specie di prigione dove l’autrice si rinchiude dentro (“l’ho chiusa la botola?”). Ma non tutto è perduto. Anche se @Alice_why scrive ironicamente che “ad essere unici o rari si finisce in una teca”, la sua unicità le permette di avere un’anima che pochi hanno (“noi pazzi lo sappiamo che anche le cose hanno un’anima, perché ce l’abbiamo messa noi”), le permette di vivere fuori dagli schemi e dalle ipocrisie del mondo, le permette di dire tutto quello che pensa “fatti non foste a viver come bruti ma vi siete adattati alla grande” o anche “avvicinati un attimo che ti tolgo tutta l’importanza che ti ho dato”.

Se l’autrice in un suo tweet dice “potrei riassumere tutto con un sorriso triste”, in realtà sotto sotto sa che, all’improvviso, può arrivare il vento e darci “una dritta su come si fa a cambiare”. In fondo “si può fare pace con Saturno” e “fare le prove di entusiasmo”, chissà che un giorno torni (“- che bello, che bello, che bello. – ma che hai stamattina? – sto facendo le prove di entusiasmo, magari un giorno torna”). E come quei vecchi pupazzi a molla, si può avere il cuore “che ogni tanto quando meno te lo aspetti boing e salta fuori dalla scatola”.

Presento una raccolta dei migliori tweet di @Alice_why:

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@Alice_why, Tweet scelti

fatti non foste a viver come bruti ma vi siete adattati alla grande.

c’è qualcosa di più vero del non promettersi niente?

– ma tu cosa vuoi dalla tua vita, provare ad essere felice o cosa?
cosa.

comincio a capire perché mio nonno non parlava e scuoteva la testa tutto il giorno.

sorridi, che altrimenti devono far finta di preoccuparsi.

ma le mie responsabilità posso assumerle in compresse anziché in supposte?

a me non me ne può fregar di meno di avere torto, ragione, torto e ragione io vorrei solo capire, migliorare, rimediare, risolvere.

nella testa preparo valigie di continuo.

ad essere unici o rari si finisce in una teca.

forse ho imparato un sacco di cose nel peggiore dei modi possibili

non è andata proprio bene questa cosa di dare a tutti l’opportunità di dire la propria.

solo quando lo faranno a voi lo capirete meglio.

mi gira la testa ho bisogno di stendermi un attimo, sui binari.

Riprendetevi ‘sta costola e amici come prima.

noi pazzi lo sappiamo che anche le cose hanno un’anima, perché ce l’abbiamo messa noi.

ci sono giorni no e giorni no no no.

avvicinati un attimo che ti tolgo tutta l’importanza che ti ho dato.

mi bastonano pure con la carota.

la domanda giusta non è “cosa ti hanno fatto” ma “cosa hai lasciato ti facessero”.

io non la volevo tutta questa pazienza che ho.

la verità è come l’alcol, se la vuoi poi devi anche saperla reggere.

apriamo il carillon e aiutiamo la ballerina a scappare ed essere libera di ballare dove vuole.

in tasca di verità nemmeno l’ombra, però ho sempre le caramelle

dovevo nascere nell’ottocento, e prenderti a colpi di ombrellino

“è stato meglio così” a loop finché non ce ne convinciamo, cioè per sempre.

certo che me la invento la serenità, ci sono persone a cui la devo.

urlo in modalità silenziosa.

più difficile di capire spesso c’è accettare quello che hai capito.

volevo cambiare il finale e il finale ha cambiato me.

forse il mio ruolo è quello di spegnere la luce e chiudere la porta.

la vita spiega e io perennemente con la mano alzata.

chissà fra quanti secoli mi passa.

“ti devi salvare da sola” e tu che fai ok con le dita da sotto il macigno.

probabilmente non è casuale che le nostre ombre siano molto più grandi di noi.

come fai a riavvicinarti al cane che ti ha morsa, anche se sai che non è cattivo, anche se gli vuoi bene, anche se non è un cane, come fai?

sono così stanca della gente che ti tratta male senza motivo che adesso comincio a darglielo.

continua a piacermi molto il cielo, anche se mi casca sempre addosso.

guardateli bene quelli forti, quelli che vi consolano sempre, quelli che vi ascoltano e vi fanno forza, e fategli una carezza.

se posso esservi del tutto inutile sono qui.

ho detto addio così piano che l’ho sentito solo io.

con la testa, in un posto, ci si può restare incastrati un sacco di tempo.

che belle le foto in cui io non ci sono.

se qualcuno è rimasto solo perché lo hai trattenuto lo sai vero che non è rimasto?

mi sento di buon umore quasi quasi resto immobile.

non leggermi negli occhi che finisco malissimo.

visto vita ti sto sorridendo, vedi di ricambiare.

che carino, trovi sempre le parole giuste per ferirmi.

nella bottiglia che ho lanciato in mare io c’è dentro un urlo.

mi dico che tanto sarebbe andata male lo stesso, così per tirarmi su.

chissà come dev’essere rendersene conto finché si è in tempo.

insomma ricapitolando piango senza piangere, urlo senza urlare, esisto senza esistere.

restiamo tutti dentro al telefono che è meglio.

la prossima volta che ho il cuore nuovo col cazzo che tolgo la pellicola.

siamo già spariti, solo che non se n’è accorto nessuno

pronto mamma? senti, ma io sono idiota dalla nascita o è successo dopo?

certo che li ricordo tutti gli attimi di felicità, tutti, anche quelli minuscoli, li tengo sempre in tasca e ogni tanto infilo la mano.

ho la testa talmente lontana che è entrata in roaming.

adesso mi siedo e aspetto che qualcuno mi venga a dire “stai tranquilla era solo un’allucinazione”.

il mio prossimo tatuaggio sarà “si lo so, è colpa mia”.

adesso secondo me ci starebbe bene una bella passeggiatina su un ponte pericolante.

se la mia vita fosse un libro io sarei la rosa secca schiacciata dentro.

ho tanti motivi, nessuno orecchiabile.

io nella mia vita non ci volevo venire.

ma adesso passiamo a qualcosa di allegro: mi sento morire.

vieni che ti racconto la bugia della buonanotte.

li so distinguere i sorrisi tristi, sono la mia specialità.

l’ho chiusa la botola?

“sei cambiata” e omettono con cura il “non sei più come faceva comodo a noi

sembrano resistentissimi certi appigli finché non mi ci aggrappo io.

non mi considerare che poi altrimenti penso addirittura di esistere.

minchia che male tutti questi condizionali conficcati nello sterno.

no, non mi sto piangendo addosso mi sto annaffiando.

una volta ho detto “io faccio quello che voglio” e hanno riso pure le pareti.

vado avanti per la mia strada cosparsa di burroni.

quindi ricapitolando, se tocco qualcosa che mi piace sparisce se invece non mi piace appare ovunque

farò di testa mia, quando la ritroverò.

riesco a sorridere di un gesto carino per secoli e forse va bene così.

mi prestate una verità assoluta che provo a fare canestro nel cestino?

anch’io amo correre, a braccia aperte, incontro all’irreparabile.

menomale che abbiamo ancora tutta la notte per disperarci.

ora mi concentro e m’invento una speranza, che mi serve.

sono ancora viva ma non mi applico.

non ti affezionare, non ci provare.

sono per la libertà di espressione perplessa.

dottore mi dia la pillolina della strafottenza.

Vieni Saturno, facciamo pace.

perché da me va via anche chi non va mai via.

una persona triste mica ha voglia di spiegare a chiunque perché lo è, soprattutto a chi sostiene non abbia motivi per esserlo a priori.

vieni, ti ho fatto un po’ di spazio nella mia inadeguatezza.

cosa le apro a fare le ali se sono tutte bucate.

dai vento dacci una dritta su come si fa a cambiare.

ho controllato, non esisto nemmeno oggi.

matriosche di silenzi ne rompi uno e ce ne sono dentro altri cento.

una pollicina alternativa, lascio pezzettini di fegato lungo la strada

voi non sentite mai la necessità di stendervi insieme ai panni, io sempre, anche di un giretto in lavatrice a dire il vero.

accomodati e attendi, qualcuno verrà a fraintenderti immediatamente.

se mi cerchi chiedi ai guai che loro lo sanno sempre dove sto.

abbraccio i fogli che escono dalla fotocopiatrice per riscaldarmi, voi invece tutto bene?

ma quali farfalle, io nello stomaco ho un gatto che si affila le unghia.

ho messo tutto quello che avrei potuto dare in una scatola e adesso la porto in soffitta, ma siccome non ho una soffitta niente la butto.

non te lo dico perché vorrei dirtelo troppo e altri problemi mentali.

quando faccio dei bei sogni l’unica cosa che provo al risveglio è odio nei confronti del mio subconscio.

beati quelli convinti di essere la soluzione e non il problema.

– cosa fai nella vita?
saltello da un ambiente nocivo all’altro.

se vi viene voglia di offendere qualcuno senza motivo cercate uno specchio.

la sala fumatori c’è, manca la sala piantino.

mi sembra di avere il cuore come quei vecchi pupazzi a molla che ogni tanto quando meno te lo aspetti boing e saltano fuori dalla scatola.

simpatizzo più per gli aerei che decollano che quelli che atterrano , perché non so dove vanno proprio come me.

c’è un ricordo che mi fa sorridere e uno che mi fa piangere, ecco il problema è che è lo stesso.

quando ascolto senza cantare è ancora più grave.

ho tante di quelle paturnie che potrei farci un catalogo tipo quello dei colori delle vernici.

cala buio, copri tutto.

oggi dove andiamo a non esistere nella tua testa o nella mia?

mi sono ritrovata con le spalle al muro, così mi sono girata e ho cominciato a scriverci sopra.

a che ora passi a prendermi per portarmi via da questo pianeta?

adesso costruisco due barchette e le faccio navigare dentro le occhiaie.