Paolo Bianchi, Lampi

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Che cos’è l’aforisma? Migliaia di definizioni, e nessuna che riesca a rivelarne la sua vera essenza.
Il fatto è che l’aforisma, che tutto definisce, sfugge a ogni definizione. Ma – nella sua variegata superficie – non ci sbaglierà a dire che esso, tra le tante cose, è una folgorazione, un cortocircuito improvviso, un lampo che squarcia gli schemi mentali e gli stereotipi, che che fa saltare i passaggi intermedi del pensiero e della logica e fa apparire sensato ciò che è insensato e insensato ciò che è sensato.

Questo procedere per folgorazioni, lo troviamo anche nell’ultimo libro di aforismi di Paolo Bianchi, che si intitola appunto “Lampi”, frammenti di luce nel buio che ci circonda, verità improvvise che puliscono la mente dalle incrostazioni del linguaggio e del senso, dalla giungla e dalla sterpaglia di frasi fatte, di false verità e luoghi comuni, per rivelarci qualcosa di inconsueto e di impensato.

Quando Paolo Bianchi scrive “C’è un eretico tra i miscredenti: non crede, ma a suo modo” o quando scrive “Che per ogni cosa ci sia la giusta età, lo si capisce all’età sbagliata” o “Il molto è la parodia del tutto” o “La parola che più assomiglia a infinito è infelice”, ci dà in dono un nuovo modo di pensare, ma anche un nuovo frammento di universo e un nuovo frammento di se stessi. Crea uno squarcio di luce all’interno della nostra mente, mettendo in moto ingranaggi fermi da troppo tempo.
In queste illuminazioni mentali non manca mai un soffio poetico e delicato che in qualche modo tempera la schiettezza e la brutalità della verità scoperta, una specie di carezza che tempera la geometricità e “l’esprit de clarté” propri dell’aforisma. E che fa della scrittura di Paolo Bianchi una scrittura immediatamente riconoscibile e originale.

Il libro Lampi di Paolo Bianchi è edito dalla casa editrice Mandragora nella collana Sparta (“Contenitore di oggetti laconici”), che è diretta da Antonio Castronuovo e che ha già all’attivo diversi libri aforistici.

Lampi, che ha la prefazione di Manrico Murzi e la postfazione di Anna Antolisei (quest’ultima Presidente della Aipla – Associazione Italiana per l’Aforisma), è il secondo libro aforistico di Paolo Bianchi che in questo genere letterario ha esordito giovanissimo nel 2010 a 23 anni, con la silloge Aforismi liberi (Kimerik editore). Un esordio davvero inconsueto per un genere come quello aforistico dove la maturazione si raggiunge dopo una certa età con il disincanto e la saggezza degli anni. Paolo Bianchi è anche il più giovane tra i ventidue autori inclusi nell’antologia The New Italian Aphorists, Nuovi aforisti Italiani Contemporanei, curata da Fabrizio Caramagna e pubblicata negli Stati Uniti nel 2013 (con il patrocinio della Associazione Italiana per l’Aforisma) e ha ottenuto numerosi riconoscimenti nell’aforisma, essendo vincitore unico del concorso aforistico “La lingua del girasole” (2014), secondo classificato per la sezione aforismi al Premio Nazionale di Filosofia “Le figure del pensiero” di Certaldo (2014) e terzo classificato al Concorso Aforistico Frammenti Inesplorati.

Presento una breve selezione di aforismi tratti da Lampi. Per gli scrittori italiani di aforismi si veda anche la sezione Scrittori contemporanei di aforismi in Italia.

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Paolo Bianchi, Lampi

Non bisogna riflettere. Bisogna risplendere.

Nessuno mi conosce bene come la mia vergogna.

Non ti amo, ma non so come dirmelo.

Gesù sarebbe troppo giovane per fare il Papa.

C’è un eretico tra i miscredenti: non crede, ma a suo modo.

Che per ogni cosa ci sia la giusta età, lo si capisce all’età sbagliata.

Il molto è la parodia del tutto.

La parola che più assomiglia a infinito è infelice.

Un bicchiere disseta di più, ma una goccia si assapora meglio.

I miei occhi lucidi saranno l’ultima cosa che non vedrò.

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