Lidia Sella, Strano virus il pensiero

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Come scrive Antonio Prete, nell’introduzione a Strano virus il pensiero, “la scrittura di Lidia Sella non si distende per intero nella prosa, né si raccoglie completamente nel ritmo del verso, nella sua regolare scansione. E’ una scrittura che ama la varietà delle misure, dei toni, dei registri“.

E così alcuni frammenti di Strano virus il pensiero possono sembrare aforismi “Noi, vasi di tempo, da cui ogni tanto sboccia un fiore”, altri poesie brevi, altri ancora poemetti o appunti filosofici, ma in realtà non sono nulla di tutto questo, sfuggendo – nel riprodurre i movimenti ondulatori del pensiero – a ogni definizione e classificazione.

Il fatto è che Strano virus il pensiero è prima di tutto l’attraversamento di ogni genere letterario, e non solo per la forma e lo stile della scrittura, ma anche per i contenuti. Quanti sono i libri nella storia della nostra letteratura che parlano di materia e antimateria, fotoni, particelle instabili, curvatura spazio-tempo, fisica quantistica, frattali, filamenti del Dna e così via?

Leopardi si fermava al cielo stellato, dopo di lui qualche altro autore ha scritto su big bang, buchi neri o atomi, ma nessuno si è mai avventurato oltre e soprattutto nessuno hai mai approfondito simili argomenti, con una tale cognizione e consapevolezza scientifica come fa Lidia Sella.

E sia chiaro che questi fotoni, atomi, non sono per Lidia Sella soltanto pure entità scientifiche uscite da un telescopio o da una asettica camera di laboratorio. I concetti scientifici che troviamo in Strano virus il pensiero sono sempre mescolati a brividi stellari, silenzi abissali, grida elettromagnetiche, folate di vento quantico e così via. E ci parlano non solo dell’universo, ma di categorie come amore, anima, sogni, destino, morte, Dio, infinito, in un abbraccio originale e tuttavia armonico tra microcosmo e macrocosmo.

Quello di Lidia Sella è un diario di bordo che racconta il viaggio dell’autrice nel cosmo, tra zero e infinito, tra ordine e entropia, tra tempo e eternità, alla ricerca di quell’altrove cui l’uomo tende da sempre. Come scrive in un suo frammento:

“Ogni libro luogo pensiero ti porterà altrove.
Tu lasciati condurre. O almeno affacciati”.

A segnare questo cammino verso l’altrove è sempre il pensiero, un pensiero “impalpabile e sottile” eppure dalle “dimensioni planetarie”, oscillante tra dubbio e fede, tra esaltazione e cedimento, con radici che talora affondano “verso il cielo. O l’inferno”, un pensiero che a ogni contatto “si moltiplica. Cambia aspetto. Si camuffa”, scoprendo ogni volta insolite prospettive, raccogliendo nuovi granelli di significato.

Presento una breve raccolta dei frammenti più aforistici tratti da Strano virus il pensiero. Tra i temi correlati si veda anche Lidia Sella, La figlia di Ar:

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Lidia Sella, Strano virus il pensiero, 2016 (editore La Vita Felice, Milano)

Il grande gioco
Materia contro antimateria:
sulla scacchiera del Tempo
nel segno della Vita
la prima mossa.

Nemmeno la materia si rassegna all’oblio
lancia acute grida elettromagnetiche
una disperata richiesta d’aiuto
mentre cade in un buco nero.

Utero……….. nove mesi
alcova…… poche ore
tomba…………. un’eternità:
lo spazio-tempo del nostro buio.

Tutti hanno una voce:
il vento
le onde
la pioggia
persino il silenzio.

Oggi non sei nemmeno uscito di casa
eppure hai percorso tre milioni di chilometri
attorno al Sole.

Ma il nulla
almeno il nulla
possiede un bordo?

Particella instabile
Decade in due milionesimi di secondo, il muone.
Non lamentarti, Uomo, della tua breve vita.

Nulla mi rende felice quanto un abbraccio di parole.

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Noi, vasi di tempo, da cui ogni tanto sboccia un fiore.

Quanto male dagli uomini persino quando amano.

Non omicidio, ma suicidio, l’aborto.

Prima o poi ogni amore si trasforma in una busta di piccole cianfrusaglie.

Questione di affinità elettive anche l’amicizia tra due stupidi.

Fiore,
se dal tuo stelo colasse sangue
e lacrime dai petali,
rinunceremmo a coglierti?

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