Le frasi più belle di Marguerite Yourcenar

Marguerite Yourcenar, pseudonimo di Marguerite Cleenewerck de Crayencour (Bruxelles, 8 giugno 1903 – Mount Desert, 17 dicembre 1987), è una delle più importanti scrittrici francesi del Novecento, prima donna a essere eletta alla Académie française.

Presento una raccolta delle frasi più belle di Marguerite Yourcenar. Tra i temi correlati si veda Frasi, citazioni e aforismi di Marcel Proust, Frasi, citazioni e aforismi di Albert Camus e Frasi, citazioni e aforismi di Jean-Paul Sartre.

**

Le frasi più belle di Marguerite Yourcenar

Fuochi (Feux, 1936)

L’amore è un castigo. Ci punisce di non aver saputo restare soli – L’amour est un châtiment. Nous sommes punis de n’avoir pas pu rester seuls.

Non c’è nulla da temere. Ho toccato il fondo. Non posso cadere più in basso del tuo cuore – Rien à craindre. J’ai touché le fond. Je ne puis tomber plus bas que ton coeur.

Non esiste un amore infelice: non si possiede se non ciò che non si possiede. Non esiste un amore felice: ciò che si possiede non lo si possiede più – Il n’y a pas d’amour malheureux : on ne possède que ce qu’on ne possède pas. Il n’y a pas d’amour heureux : ce qu’on possède, on ne le possède plus.

Si arriva vergini a tutti gli avvenimenti della vita.

Dove trovare scampo? Tu riempi il mondo. Non posso fuggire che in te stesso.

Cessare di essere amata, significa diventare invisibile. Tu non ti accorgi più che io abbia un corpo.

Un cuore, una cosa piuttosto sudicia. Di competenza della tavola anatomica e della vetrina del macellaio. Preferisco il tuo corpo

Amare a occhi chiusi significa amare come un cieco. Amare a occhi aperti forse significa amare come un folle: accettare a fondo perduto. Io ti amo come una folle.

Per me, la morte sarà di pietra. Conosco le passerelle, i ponti girevoli, le trappole, tutte le zappe della Fatalità. Non mi ci posso perdere. La morte, per uccidermi, avrà bisogno della mia complicità.

Un figlio è un ostaggio. La vita ci ha catturati.

Hai osservato che i fucilati si ripiegano, cadono in ginocchio? Del tutto rilasciati nonostante le corde, si afflosciano come in postumo svenimento. Fanno come me. Adorano la morte.

**

Memorie di Adriano (Mémoires d’Hadrien, 1951)

Fondare biblioteche è un po’ come costruire ancora granai pubblici: ammassare riserve contro l’inverno dello spirito – Fonder des bibliothèques, c’était encore construire des greniers publics, amasser des réserves contre un hiver de l’esprit.

Qualsiasi felicità è un capolavoro: il minimo errore la falsa, la minima esitazione la incrina, la minima grossolanità la deturpa, la minima insulsaggine la degrada – Tout bonheur est un chef-d’oeuvre : la moindre erreur le fausse, la moindre hésitation l’altère, la moindre lourdeur le dépare, la moindre sottise l’abêtit.

Confesso che la ragione si smarrisce di fronte al prodigio dell’amore – Et j’avoue que la raison reste confondue en présence du prodige même de l’amour

Il vero luogo natio è quello dove per la prima volta si è posato uno sguardo consapevole su se stessi: la mia prima patria sono stati i libri – Le véritable lieu de naissance est celui où l’on a porté pour la première fois un coup d’oeil intelligent sur soi-même : mes premières patries ont été les livres.

La memoria della maggior parte degli uomini è un cimitero abbandonato, dove giacciono senza onori i morti che essi hanno cessato di amare ­- La mémoire de la plupart des hommes est un cimetière abandonné, où gisent sans honneurs des morts qu’ils ont cessé de chérir.

La vittoria e la disfatta sono mescolate, confuse, raggi differenti di uno stesso giorno solare.

Ciascuno di noi ha più qualità di quel che non si creda, ma solo il successo le mette in luce.

Avere ragione troppo presto significa avere torto

Il vero luogo natio è quello dove per la prima volta si è posato uno sguardo consapevole su sé stessi: la mia prima patria sono stati i libri.

La parola scritta mi ha insegnato ad ascoltare la voce umana.

Chi ama il bello, finisce per trovarne ovunque, come un filone d’oro che scorre anche nella ganga più ignobile.

Di saggezze ce n’è più d’una, e tutte sono necessarie al mondo; non è male che esse si avvicendino.

I crimini scandalosi, facilmente punibili, son poca cosa di fronte alle mille e mille angherie oscure, perpetrate ogni giorno da persone cosiddette perbene, ma dal cuore arido, che nessuno si sogna di molestare.

Il nostro errore più grave è quello di cercare di destare in ciascuno proprio quelle qualità che non possiede, trascurando di coltivare quelle che ha.

Quando si saranno alleviate sempre più le schiavitù inutili, si saranno scongiurate le sventure non necessarie, resterà sempre, per tenere in esercizio le virtù eroiche dell’uomo, la lunga serie dei mali veri e propri: la morte, la vecchiaia, le malattie inguaribili, l’amore non corrisposto, l’amicizia respinta o tradita, la mediocrità d’una vita meno vasta dei nostri progetti e più opaca dei nostri sogni: tutte le sciagure provocate dalla natura divina delle cose.

Quando tutti i calcoli astrusi si dimostrano falsi, quando persino i filosofi non hanno più nulla da dirci, è scusabile volgersi verso il cicaleccio fortuito degli uccelli, o verso il contrappeso remoto degli astri.

Ripugna allo spirito umano accettare la propria esistenza dalle mani della sorte, esser null’altro che il prodotto caduco di circostanze alle quali nessun dio presieda.

Sapevo che il bene e il male sono una questione d’abitudine, che il temporaneo si prolunga, che le cose esterne penetrano all’interno, e che la maschera, a lungo andare, diventa il volto.

La parola scritta m’ha insegnato ad ascoltare la voce umana, press’a poco come gli atteggiamenti maestosi e immoti delle statue m’hanno insegnato ad apprezzare i gesti degli uomini.

L’oro puro del rispetto era troppo molle se non si aggiungeva nella lega una dose di paura.

Ogni uomo, nel corso della sua breve esistenza, deve scegliere eternamente tra la speranza insonne e la saggia rinuncia a ogni speranza, tra i piaceri dell’anarchia e quelli dell’ordine, tra il Titano e l’Olimpico. Scegliere tra essi, o riuscire a comporre, tra essi, l’armonia.

L’uomo appassionato di verità, o, se non altro, di esattezza, il più delle volte è in grado di accorgersi, come Pilato, che la verità non è pura.

Aveva ragione Cesare a preferire d’essere il primo in un villaggio che il secondo a Roma. Non per ambizione o per vanagloria, ma perchè chi occupa un ruolo secondario non ha altra scelta se non tra i pericoli dell’obbedienza, quelli della rivolta e quelli, ancor più gravi, del compromesso.

Tutto ci sfugge. Tutti. Anche noi stessi.

Costruire, significa collaborare con la terra, imprimere il segno dell’uomo su un paesaggio che ne resterà modificato per sempre; contribuire inoltre a quella lenta trasformazione che è la vita stessa delle città.

Non c’è nulla di più fragile dell’equilibrio dei bei luoghi. Le nostre interpretazioni lasciano intatti persino i testi, essi sopravvivono ai nostri commenti; ma il minimo restauro imprudente inflitto alle pietre, una strada asfaltata che contamina un campo dove da secoli l’erba spuntava in pace creano l’irreparabile. La bellezza si allontana; l’autenticità pure.

Ogni essere che ha vissuto l’avventura umana sono io.

Non manca un barlume di luce neppure nel più opaco degli uomini

Natura deficit, fortuna mutatur, deus omnia cernit (la natura ci tradisce, la fortuna muta, un dio dall’alto guarda ogni cosa)

Piccola anima smarrita e soave, compagna e ospite del corpo, ora t’appresti a scendere in luoghi incolori, ardui e spogli, ove non avrai più gli svaghi consueti. Un istante ancora, guardiamo insieme le rive familiari, le cose che certamente non vedremo mai più…Cerchiamo di entrare nella morte a occhi aperti…

**

Alexis o il trattato della lotta vana (Alexis ou le traité du vain combat, 1928)

Ogni silenzio non è fatto che di parole che si sono taciute – Le silence est fait de paroles que l’on n’a pas dites.

Tutti saremmo trasformati se avessimo il coraggio di essere ciò che siamo – Tous nous serions transformés si nous avions le courage d’être ce que nous sommes.

Talora i nostri difetti sono i migliori avversari dei nostri vizi – Nos défauts sont parfois les meilleurs adversaires que nous opposions à nos vices.

Si può essere felici senza mai smettere di essere tristi.

C’ una gioia a sapere che si è poveri, che si è soli e che nessuno pensa a noi. Questo semplifica la vita.

C’è una pacificazione in fondo a ogni impotenza.

Non doveva servirsi di parole, sempre troppo esatte per non essere crudeli, ma semplicemente di musica, perchè la musica non è indiscreta e, quando si lamenta, non dice il perchè.

La vita è qualcosa di più della poesia; è qualcosa di più della fisiologia e persino della morale, in cui ho creduto per molto tempo. E’ tutto ciò e molto di più ancora: è la vita. E’ il solo nostro bene e la sola nostra maledizione.

Vi sono momenti della nostra esistenza nei quali noi siamo, in modo inspiegabile e quasi agghiacciante, ciò che più tardi diventeremo

La musica dovrebbe essere solo lo straripare di un grande silenzio.

Ci si crede puri finché si disprezza quel che non si desidera.

Crediamo, a torto, che la vita ci trasformi: essa ci usa.

È l’opinione altrui che conferisce ai nostri atti una sorta di realtà

Io non so bene a cosa servirebbero le nostre tare, se non ci insegnassero la pietà.

Non ho mai amato i libri. Ogni volta che li apriamo siamo in attesa di qualche rivelazione sorprendente, ma ogni volta che li richiudiamo ci sentiamo più scoraggiati. D’altra parte bisognerebbe leggere tutto, e la vita non basterebbe. Ma i libri non contengono la vita; non ne contengono che la cenere; è, immagino, ciò che si chiama l’esperienza umana.

Non vedo perché il piacere, in quanto pura sensazione, debba essere un male, mentre non si disprezza il dolore che è pure una sensazione.

Ogni uomo senza saperlo, cerca nella donna soprattutto il ricordo del tempo in cui lo abbracciava sua madre.

Più difficile è essere dinanzi agli altri quel che siamo davanti a Dio.

**

L’opera al nero (L’Œuvre au noir, 1968)

Pochi bipedi dopo Adamo hanno meritato il nome di uomo – Peu de bipèdes depuis Adam ont mérité le nom d’homme.

Chi sarebbe così insensato da morire senza aver fatto almeno il giro della propria prigione! – Qui serait assez insensé pour mourir sans avoir fait le tour de sa prison !

Mi sono guardato bene dal fare della verità un idolo; ho preferito lasciarle il nome più umile di esattezza – Je me suis gardé de faire de la vérité une idole, préférant lui laisser son nom plus humble d’exactitude.

L’avvenire è gravido di più occasioni di quante non se ne realizzano.

La carne, il sangue, i visceri, tutto ciò che ha palpitato e vissuto gli ripugnavano… poiché alla bestia duole morire come all’uomo, e gli dispiaceva digerire agonie.

La castità, che da giovane aveva considerato una superstizione da combattere, gli appariva ora uno dei volti della serenità: assaporava la fredda conoscenza che si ha degli esseri quando non li desideriamo più.

La maggior parte pensa troppo poco per pensare doppio.

L’uomo è un’istituzione che ha contro di sé il tempo, la necessità, la fortuna e l’imbecille e sempre crescente supremazia del numero.

Non si è liberi finché si desidera, si vuole, si teme, forse finché si vive.

So che non so quel che non so; invidio coloro che sapranno di più, ma so che anch’essi, come me, avranno da misurare, pesare, dedurre e diffidare delle deduzioni ottenute, stabilire nell’errore qual è la parte del vero e tener conto nel vero dell’eterna presenza di falso.

**

Archivi del Nord (Archives du Nord, 1977)

Ci pare sempre di essere vissuti a lungo nei luoghi in cui abbiamo vissuto intensamente.

L’antipatia è come un’amicizia a rovescio.

Lo scopo di ogni scrittore: comunicare un’impressione che non si potrà più dimenticare.

Ci sono in ogni epoca degli individui che non pensano come tutti, cioè che non pensano come coloro che non pensano affatto.

Agire e pensare come tutti non è mai una garanzia e non è sempre una giustificazione.

Alcuni, di fronte alla malvagità e alla cattiveria, si ritraggono non per viltà ma per ripugnanza a discutere con un insolente.

L’infanzia e la vecchiaia non solo si ricongiungono ma sono i due stati più profondi che è dato di vivere.

La riflessione profonda, se espressa, cade facilmente nel luogo comune.

Qualunque cosa si faccia e ovunque si vada, dei muri ci si levano intorno creati da noi, dapprima riparo e subito prigione.

Quei cattolici osservanti non si chiedevano se il lusso delle chiese non insultasse la miseria de poveri.

Un argomento poco sfruttato dalla letteratura ma che quando esiste è uno dei più forti e più completi in assoluto: l’affetto reciproco tra padre e figlia.

Un guscio di indifferenza talvolta circonda l’infanzia e la difende dalle provocazioni degli adulti.

**

A occhi aperti Conversazioni con Matthieu Galey (Les Yeux ouverts, 1980)

Ci vuole sempre un colpo di follia per costruire un destino – Il faut toujours un coup de folie pour bâtir un destin.

Il vero volto della vita è un braciere. Di un braciere la vita ha il calore (quel calore che i morti non hanno più).

Come comprendere la parola dipartita, la parola assenza? È sicuramente un sentimento di cui non ci si dà mai pace, benché la vita, nel suo potente fluire, assicuri spesso, quasi miracolosamente, un cambio.

**

Il tempo grande scultore (Le Temps, ce grand sculpteur, 1983

Ci sarebbero meno bambini martiri se ci fossero meno animali torturati, meno vagoni piombati che trasportano alla morte le vittime di qualsiasi dittatura, se non avessimo fatto l’abitudine ai furgoni dove gli animali agonizzano senza cibo e senz’acqua diretti al macello

**

Il giro della prigione (Le Tour de la prison, 1991)

Sembra esserci nell’uomo, come nell’uccello, un bisogno di migrazione, una vitale necessità di sentirsi altrove.

Per un gay che si dichiara, ce ne sono dieci che non lo fanno, e cento che non l’hanno mai confessato a se stessi.

Ci sono sempre state molte ragioni per viaggiare, la più semplice delle quali – già complessa – consiste nel farlo per il guadagno e per l’avventura, due motivazioni difficilmente separabili, persino nei mercanti delle Mille e una notte e in Marco Polo.

“Il mondo è bello perché è vario”: non c’è detto più popolare, ma non c’è nemmeno detto contro cui si scagliano maggiormente le animosità e i pregiudizi.

Il turismo seleziona il mondo.

Il turista ottuso che ha visitato in otto giorni cinque capitali europee non conserva che il ricordo confuso di una sorta di documentario, che avrebbe anche potuto vedere nel cinema del suo quartiere; il viaggiatore sensibile alla bellezza dei luoghi, ma che non può dedicare a essi che alcuni brevi momenti, conserva del Taj Mahal o di Nara il ricordo evanescente di un sogno.

Visitare bene un paese equivale a cercare di conoscerlo e, fino a un certo punto, a farlo proprio nel suo presente e nel suo passato, a tentare di vedere infine ciò che significa per coloro che ci vivono. Pochissimi fanno tale sforzo.

**

Il colpo di grazia (Le Coup de grâce, 1939)

Perché le donne vanno proprio ad invaghirsi degli uomini che non sono loro destinati, costringendoli così a scegliere fra lo snaturarsi e il detestarle?

L’amicizia è prima di tutto certezza, ed è questo che la differenzia dall’amore. È anche rispetto, e accettazione totale di un altro essere.

Credo che in ogni vita ci siano periodi in cui un uomo esiste realmente, e altri in cui egli non è che un agglomerato di responsabilità, di fatiche e, per le teste deboli, di vanità.

Abbiamo l’abitudine di parlare come se le tragedie si svolgessero nel vuoto: ma chi le condiziona è lo sfondo.

La crudeltà è un lusso da oziosi, come le droghe e le camicie di seta.

Le risposte sincere non sono mai nette né rapide.

Nella solitudine le donne non possono vivere e immancabilmente la saccheggiano, non fosse che sforzandosi di costruirvi un giardino.

Per le donne niente ha importanza al di fuori di loro stesse, e ogni scelta che non le riguardi non la giudicano se non una follia cronica o un’aberrazione passeggera.

**

Varie

Prendere le parole, pesarle, esplorarne il significato, è un modo di fare l’amore.

La relazione tra lo scrittore e i suoi personaggi è difficile da descrivere. E’ la stessa che c’è tra genitori e figli.

Se una donna scrive e parla di sé, il primo rimprovero che le si farà è di non essere più donna.

Ci sono delle vittorie, e un giro di ruota le tramuta in sconfitte; ci sono delle sconfitte, e la giustizia divina, alla lunga, le restituisce la loro immagine di vittorie.

Gli animali hanno propri diritti e dignità come te stesso. È un ammonimento che suona quasi sovversivo. Facciamoci allora sovversivi: contro ignoranza, indifferenza, crudeltà.

Pochissimi sanno essere liberi e pochissimi cosa vuol dire esserlo.