Le frasi più belle di Andrea De Carlo

Andrea De Carlo (Milano, 11 dicembre 1952) è uno scrittore, musicista, pittore e fotografo italiano. A proposito dei suoi romanzi scrive: “Il mio problema è che vendo, e per quasi tutti i critici i romanzi che vendono sono commerciali. Se non sono noiosi, non piacciono”.

Presento una raccolta delle frasi più belle di Andrea De Carlo tratte dai suoi principali romanzi. Tra i temi correlati si veda Frasi, citazioni e aforismi di Alessandro Baricco, Le frasi più belle di Margaret Mazzantini e Le frasi più belle di Italo Calvino.

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Le frasi più belle di Andrea De Carlo

Arcodamore (Bompiani 1993)

Mi colpiva quanto erano semplici le sue domande, e come era ingenuo il suo linguaggio più privato, quanto lavorio interiore e quanti sbilanciamenti c’erano sotto la sua apparente disinvoltura. Mi sembrava, per contrasto, di avere sempre avuto ben pochi slanci; di aver passato la vita entro un perimetro sorvegliato, con qualche sortita rapida giusto per non morire di rimpianto.

Non mi sembrava di avere mai parlato così volentieri con qualcuno in vita mia: di avere mai trovato una donna con una testa così spiritosa e libera e intelligente, con un corpo che corrispondeva così bene alla testa.

Vorrei sapere dove sei questa notte, mentre qui sono le quattro e non riesco ad addormentarmi. Vorrei sapere cosa stai facendo e con chi sei, e che faccia hai, se ti ho già incontrato o ci siamo solo sfiorati qualche volta, se siamo sempre stati distanti senza il minimo punto di contatto. Vorrei sapere se ci incontreremo, e quando. Se ci incontreremo troppo tardi o appena in tempo, o ci incontreremo ma non riusciremo neanche a capire che eravamo noi e quanto eravamo importanti uno per l’altra. Io credo che ti riconoscerei subito, anzi sono sicura. Mi basterebbe guardarti negli occhi un attimo per capire che sei tu

Manuela:- Anch’io ho sempre pensato di trovare un arco d’amore che non finisce mai.
Leo:- Ma perché poi non è così?
Manuela:- Sono gli uomini che si fermano, che si lasciano affondare nei loro ruoli finchè tutto diventa noia.
Leo:- E le donne? Non perdono slancio e passione allo stesso modo degli uomini?
Manuela:- Le donne restano deluse, poi alla fine perdono interesse, ma ci provano, prima.

E secondo te quanto dura un arcodamore?”, le ho chiesto. “La parte vera, non quella che poi magari continua sottoterra come uno scavo di talpa”. “Dipende”. “Ma in media?”, le ho detto. “Qual è la tua media? Qual è il tuo massimo?… E se uno non ha voglia di vedere scendere l’arco cosa deve fare? Tagliarlo nel momento migliore? Senza aspettare? Saltare giù come si salta da una finestra?”

Abbiamo fatto l’amore in questo spirito: senza affrettamenti né slanci furiosi né tentativi di creare impressioni favorevoli o sostenere ruoli. Ci fermavamo e riprendevamo, acceleravamo e rallentavamo, stavamo minuti interi solo a guardarci, sospesi in un vibrazione immobile.

Poco alla volta la sua figura è riaffiorata, man mano si è definita attraverso la nebbia e quando è stata a quattro metri da me le mie sensazioni e i miei pensieri avevano gli stessi contorni precisi dei suoi lineamenti. Ci siamo guardati a breve distanza, non dicevamo niente. Manuela ha appena inclinato la testa; ha sorriso nel modo più trattenuto e incerto e pieno di luce che avessi mai incontrato in vita mia

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Due di due (Mondadori 1989)

Mi sono perso nel sapore delle sue labbra. Nell’idea che solo poche ore prima non ci conoscevamo nemmeno. L’idea di quanto doveva essere lunga la catena di possibilità improbabili che ci aveva portato in contatto.

Pensavo a quanto le nostre vite erano state diverse in questi anni, e anche simili in fondo, due di due possibili percorsi iniziati dallo stesso bivio.

A volte mi sembrava di essere a una distanza terribile dalla vita; di riuscire a sentirne solo echi e riverberi lontani: filtrati e adattati, doppiati e interpretati da altri prima di arrivare fino a me. A volte mi sembrava di essere in esilio, anche se non sapevo da dove, o da quando.

Mi sembrava di essere vissuto solo di parole, in un paese di parole, dove quello che si dice conta molto più di quello che si fa, e adesso ne ero completamente saturo.

Ti sembra che una persona cambi da un momento all’altro, ma è solo che le hai sovrapposto un’immagine per farla corrispondere a come la vorresti.

Lo so come ti senti. È come essere dietro un vetro, non puoi toccare niente di quello che vedi. Ho passato tre quarti della mia vita chiuso fuori, finché ho capito che l’unico modo è romperlo. E se hai paura di farti male, prova a immaginarti di essere già vecchio e quasi morto, pieno di rimpianti.

Aveva questo modo di proteggere i suoi sentimenti sotto strati di cinismo e ironia: a volte ci riusciva così bene da farli languire nell’ombra finché erano perduti.

Ogni volta che stavamo per salutarci ci veniva in mente una nuova cosa da dire.

Giochiamo a fare i rivoluzionari nei nostri piccoli spazi riservati e ci sentiamo pericolosi e importanti e poi alla prima occasione vera torniamo poveri minorenni senza una casa e senza un lavoro e senza soldi, senza la minima possibilità di incidere sulla nostra vita.

Detestava Alessandro Manzoni. Diceva: “Che fascino possono avere i libri di uno che se ne stava tutto il giorno chiuso in casa, pedante con i parenti e con la servitù, pieno di moralismi cattolici e intenti didascalici e piccoli malessere sedentari e cautele finanziare, senza una sola traccia di eccitazione o di squilibrio nella sua intera vita”.

Mi fa impazzire pensare alle persone sensibili e piene di qualità che odiano il denaro e le industrie e le macchine e il potere, e perché sono sole pensano di essere malate, si sforzano di adattarsi alla realtà e se ne fanno schiacciare. Dobbiamo trovare il modo di raggiungerle, mettere annunci sui giornali di tutto il mondo e parlarne con tutti i mezzi possibili, stabilire contatti.

È che non bisognerebbe mai immaginarsi qualcosa troppo nel dettaglio perché l’immaginazione finisce per mangiarsi tutto il terreno su cui una cosa potrebbe accadere.

Ci facciamo del male in ogni modo possibile e appena uno dei due accenna ad andarsene,l’altro gli corre dietro come un povero masochista .
Non c’è verso che la cosa si risolva.

È inutile che fai finta di essere così perfettamente candido verso il mondo, quando ti prendi tutto quello che vuoi come se ti fosse dovuto.

Non c’è niente di inevitabile nel mondo così com’è adesso. È solo una dei milioni di forme possibili, ed è venuta fuori sgradevole e ostile e rigida per chi ci vive. Ma possiamo inventarcene di completamente diverse, se vogliamo. Possiamo smantellare tutto quello che abbiamo intorno così com’è, le città come sono e le famiglie come sono e i modi di lavorare e di studiare e le strade e le case e gli uffici e i luoghi pubblici e le automobili e i vestiti e i modi di parlarci e guardarci come sono.

E la gente accetta di adattare i propri desideri, farseli snaturare e indirizzare su oggetti, su automobili e vestiti e apparecchi elettronici e giocattoli inutili che servono a far dimenticare cosa è diventato il mondo.

E questo è possibile perché la gente è costretta a vivere in luoghi dove non ha più il minimo controllo su quello che mangia e quello che si mette addosso, sullo spazio che occupa. Tutti sono in prestito tutto il tempo, devono comprare quello che gli serve e non gli basta mai, gli sembra di avere sempre bisogno di altro.

Quasi tutto quello che viene prodotto dalle industrie serve solo a dare alla gente ragioni di spendere i soldi che guadagna con lavori che non farebbe mai se non dovesse guadagnare.

I negozi sono pieni di accessori inutili e giocattoli che si rompono e vestiti che passano di moda, pure calamite messe sotto gli occhi di chi passa per tenere in movimento la macchina, fare entrare energia umana in circolo.

Ormai ci siamo abituati e nessuno trova strano che un autobus vada in giro con un motore che fa vibrare i vetri delle finestre, annerisce le facciate e fa tossire i passanti.

Scrivere è un po’ come fare i minatori di se stessi: si attinge a quello che si ha dentro e se si è sinceri non si bada al rischio di farsi crollare tutto addosso. È uno dei lavori più pericolosi che ci siano, quando diventa così, ma anche uno dei più eccitanti. (Introduzione)

Scrivere è un’attività per invalidi compiaciuti che sublimano nei libri la frustrazione di non riuscire a vivere.

Mi sembra di stare fermo come un imbecille a vedere tutto che scivola via.
E io non ho niente.

“Vi voglio tanto bene,porca miseria”
“E allora perchè te ne vai?”
“Perchè tutte le situazioni finiscono, prima o poi. E’lo schifo imperfetto della vita”.

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Tecniche di seduzione (Bompiani 1991)

È incredibile quanto poco durano le cose. Hanno un arco così stretto, e più le conosci più si restringe, più vedi la fine già dall’inizio. Eppure stiamo al gioco ogni volta. Ogni volta ci sforziamo di crederci.

È questo che cercavo di dirti, non è uno scherzo lasciare qualcuno che fa parte della tua vita. È una specie di omicidio interiore, senza sangue in apparenza.

Ci sono casi in cui la ragione o il torto sono quasi inequivocabilmente da una parte, ma sono rari. I motivi si confondono, i torti e le ragioni si incrociano di continuo.

È che sono le difficoltà a sviluppare l’intelligenza, la facilità produce solo mancanza di motivi e riflessi lenti.

Se sei fortunato trovi una donna che ha alcune delle cose che cerchi, e vivi comunque pieno di rimpianti per le altre vite che avresti voluto. Oppure puoi provare a mettere insieme donne diverse, senza più pretendere minimamente che ognuna di loro sia perfetta.

Una passione si alimenta di quello che non sai di un’altra persona, molto più che di quello che sai. Se non la conosci e hai qualche buon elemento di partenza ti puoi immaginare qualsiasi cosa. Sovrapponi le tue fantasie alle zone d’ombra, e se ci sono tante zone d’ombra hai ancora più spazio, puoi farci stare dei sogni interi.

Il guaio di una passione è che produce molta luce concentrata, è solo questione di tempo prima che rischiari ogni piccolo angolo. E di solito non ci trovi più molto, quando l’ombra si è dissolta.

È incredibile quanto poco durano le cose. Hanno un arco così stretto, e più le conosci più si restringe, più vedi la fine già dall’inizio. Eppure stiamo al gioco ogni volta. Ogni volta ci sforziamo di crederci.

Le donne a volte hanno questa tendenza a intanarsi, l’idea di controllare il terreno le rassicura. Ma poi la loro tana è piena di oggetti ed echi di gesti e di telefonate e di pensieri passati, possono dissolvere in pochi minuti qualunque passione.

Non è incredibile come quando ti innamori di una donna ti sembra che lei viva d’aria, senza peso e senza fatica, senza nemmeno bisogno di mangiare, alimentata solo dalle sue qualità sorprendenti?

Siamo noi che cerchiamo di fermare le cose che ci piacciono, renderle più permanenti e sicure possibile, sottrarle ai pericoli del tempo e delle trasformazioni e dei cambiamenti d’umore. Ed è anche bella l’idea che due persone possano vivere insieme sicure e fiduciose, senza i sospetti e i giochi di contrappeso e i ricatti e le lusinghe fasulle di un rapporto instabile. Però è un’idea, e quello che succede in realtà è che ci costruiamo intorno una prigione di certezze reciproche, e intanto le cose che volevamo salvare sono sgusciate fuori tra le sbarre.

Ti rendi conto che tendiamo sempre a parlare dei politici come se fossero un’armata di occupazione in un territorio innocente? Ma non è così, Roberto, sono stati eletti.

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Di noi tre (Mondadori 1997)

Misia Mistrani l’ho conosciuta il 12 febbraio del 1978. Al mattino mi ero laureato in storia antica, con una tesi sulla Quarta Crociata che aveva provocato una quasi-rissa con la commissione per come mi era venuta polemica e coinvolta, dopo di che ero stato liquidato con 110 senza lode, anche se avevo lavorato un anno e scritto duecentocinquanta pagine abbastanza appassionate e documentate. Il presidente mi aveva detto nella sua voce monocroma: “La Storia è prospettiva. Non si può parlare di eventi di sette secoli fa come se fossero successi l’altro ieri e lei ci fosse stato in mezzo. Le mancano totalmente il distacco e l’equilibrio, la capacità di una valutazione a mente fredda”

Che poi basterebbe avere una specie di autolimitatore di pensieri per stare meglio. Una specie di autolimitatore di sentimenti. Basterebbe non lasciarsi andare proprio a picco nella vita di un’altra persona, no?

L’importante è pensare meno, ricordare e immaginare e aspettare meno. Prendere subito quello che c’è e basta. Vivere il momento. Il momento è tutto! Ed è l’unica cosa che abbiamo davvero.

Eravamo percorsi da impulsi opposti, caldo e gelo e distacco e frenesia; ci sembrava di essere in ritardo su tutto e di essere ancora in tempo per qualsiasi cosa, di andare molto veloci e di restare incollati all’asfalto.

Mi sembrava che solo le cose brutte avessero una loro consistenza permanente, che quelle belle tendessero dissolversi con una rapidità imprevedibile.

Mi chiedevo come mai persone così simili possano farsi danni gravi, e persone apparentemente lontanissime, migliorarsi in modo così spettacolare; mi chiedevo se c’era una regola dietro tutto questo o solo il caso, se era un effetto permanente o temporaneo.

Mi è sempre sembrato che ci sia una parte di slealtà nella nostalgia, come quando dopo che è successo qualcosa, qualcuno dice “te l’avevo detto” o “lo sapevo”, e non è mai vero e non aveva detto e non sapeva niente prima che succedesse.

Uno il senso dovrebbe darlo o toglierlo dentro di sé invece di aspettarsi che qualcosa gli succeda per osmosi da un’immersione in una situazione estrema.

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Uto (Bompiani 1995)

Ma è così che ero fatto: avevo questa forma di passività intermittente che ogni tanto mi dava l’idea di non avere nessuna responsabilità diretta sulla mia vita… Poi di colpo mi sentivo invece a terra con tutta la responsabilità del mondo sulle spalle.

Vivrei solo negli stadi intermedi, se potessi, senza punti di partenza e di arrivo o scopi da raggiungere; me ne starei immerso in un continuo traballamento provvisorio riparato dal mondo, con pensieri circolanti non focalizzati, in attesa di niente. (O in attesa di tutto: cambiamenti e trasformazioni e aperture di nuovi orizzonti sorprendenti da un secondo all’altro.)

È un lavoro, essere felici. È una costruzione. Devi metterla giù tavola per tavola e chiodo per chiodo, e controllare di continuo che tutto sia a posto, e tenere ben spalato tutto intorno. Ci vuole un sacco di manutenzione.

Anche solo per stare insieme tra un uomo e una donna. È un lavoro. All’inizio magari ti sembra proprio il contrario, ti sembra tutto istinto e caso, una specie di dono della fortuna. Più facile e naturale di qualunque altra cosa nella vita. Invece non è facile per niente. Se non cominci a lavorarci subito, va tutto in pezzi prima ancora che tu te ne accorga.

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Pura vita (Mondadori 2001)

“Magari due pensano di essere molto legati, poi appena provano ad allontanarsi scoprono che in realtà stanno benissimo ognuno per conto suo”.
“E allora perché pensavano di essere legati?”
“Perché erano tenuti insieme da una colla di pura abitudine e oggetti e luoghi condivisi e gesti stratificati. E’ una colla così forte da sembrare una saldatura permanente, ma appena uno dei due prova a staccarsi non c’è nessuno filo che lo segua”.

“Come fai a sapere che invece il filo c’è?”
“Quando provi a romperlo, e ti trovi in caduta libera attraverso il senso delle cose”.
“E di cosa è fatto, questo filo?”
“Di uno scambio continuo di domande e risposte. Sguardi, anche solo immaginati. Assonanze e intuizioni e sorprese, curiosità reciproca che non si esaurisce”.

Lei lo guarda. Lui pensa a quello che succede ogni volta che con E. decidono di non sentirsi più e il filo che li collega sembra sul punto di spezzarsi: al senso di vuoto che gli cresce intorno e gli preme sui timpani e gli risucchia l’aria dai polmoni e gli impedisce di stare fermo in un punto.

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Treno di panna (Einaudi, 1981)

Mi vedevo peggio di com’ero: goffo e presuntuoso, intralciato da ogni sorta di dettagli secondari.

In effetti la conversazione seguiva ritmi difficili da prevedere. In certi momenti la sovrapposizione di voci era così fitta e densa da non lasciare alcuno spazio: le diverse frequenze si intrecciavano su diversi strati. Poi capitava che i discorsi si arenassero tutti allo stesso momento, restassero lì come pesci sulla sabbia. Qualcuno ripeteva “Già” oscillando la testa, o il bicchiere. Si sentiva il rumore delle forchette, le bocche che masticavano. E un secondo dopo c’era uno che si precipitava a raccogliere la conversazione e la strappava in giro come una palla da rugby, inseguito dagli altri.

C’era una ragazza seduta di fianco a me con una vera faccia di luna; occhi stretti e piccoli, guance larghe.

Mi faceva impressione vederla così, in piedi da sola e abbastanza lontana da non avere espressioni decifrabili. Mi sembrava troppo esposta allo spazio attorno, troppo instabile e fragile nel vuoto.

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I veri nomi (Mondadori 2002)

C’è un limite oltre cui nessuno riesce a restare sospeso nel vuoto senza farsi prendere dal panico.

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Leielui (Bompiani 2010)

Lei e lui, lui e lei; l’essenza, la sostanza; la forza inspiegabile e irresistibile che li tiene stretti uno all’altra.

Pensa a tutte le intenzioni altrui che nel corso del tempo sono entrate nella sua vita e ci sono restate e infine se ne sono uscite, portate via dalla delusione o dall’esasperazione, rallentate dal rimpianto, accelerate dal risentimento

L’aspetto più esilarante del volare senza ali è la sua assoluta semplicità: basta muovere braccia e gambe come per nuotare, solo che ci si muove nell’aria. È facile, non richiede sforzo fisico né mentale, solo un certo grado di focalizzazione. Basta essere convinti di riuscirci, e ci si riesce.

Sotto tutta questa esuberanza c’è una cautela misuratrice, gliela si vede negli occhi: insicurezza di fondo, valutazioni di opportunità, gelosia latente pronta ad attivarsi.

Non riesce a credere a quanto siano infantili i nostri impulsi di base: inseguire quello che ci viene negato, scappare da quello che ci viene offerto

Comprare un appartamento è anche un po’ comprare la tristezza di chi ci abitava.

Il fatto è che la famiglia è un’istituzione orribile. È un luogo di crimini, riparato dalla legge.

Le persone più interessanti sono sempre il frutto di situazioni complicate.

L’assenza di difficoltà produce solo cretini.

“Non ho sensi di colpa” dice lei, con un breve sollievo che non compensa minimamente il resto. In realtà ne ha una moltiplicazione di sensi di colpa. Ne ha sempre avuti, fin da bambina, per tutte le cose che avrebbe dovuto o potuto o voluto fare, per come le ha fatte o non fatte; le sembra che i sensi di colpa siano tra i suoi compagni di viaggio più assidui, non si stancano mai di seguirla.

Le famiglie “minuscoli teatrini in cui attori scadenti continuano a mettere in scena la stessa pessima rappresentazione, davanti a spettatori ammanettati alle loro sedie”.

Non esiste una qualità che non abbia un costo. Più bella e rara la qualità, più alto il costo.

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Nel momento (Mondadori, 1999)

E ho pensato che forse le ragioni della mia infelicità erano dentro di me anziché fuori; che avevo continuato a disamorarmi di ogni donna e lavoro e storia appena accennava a perdere la sua magia iniziale solo perché non ero in grado di sostenere una responsabilità adulta né di interpretare in modo positivo i comportamenti evoluti della nostra specie.

– È come se il destino ti desse una sola possibilità e concentrasse tutto dentro quel momento preciso, e lo facesse diventare così breve che la maggior parte di persone non se ne rende conto, o non è abbastanza pronta da reagire in tempo.
– E tu? – ha detto lei, – te ne rendi conto di solito?
– Non c’è un di solito – ho detto, – succede una sola volta, se succede

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Villa Metaphora (Bompiani, 2012)

Fai attenzione al tuo carattere, diventa il tuo destino.

Oggi nessuno ha più la minima voglia di occuparsi di nessuno, nemmeno quando ne condivide la casa e il letto; nessuno ha più abbastanza attenzione, o pazienza, o tempo, da dedicare ad altri al di fuori di sé.

L’unico vero modo di cambiare una persona è cambiarla, nel senso di sostituirla con un’altra.

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Durante (Bompiani, 2008)

Avrei voluto gridare che era tutta una storia insensata, fondata sulla messa in scena di Durante e sul loro bisogno di credere in qualcosa di più suggestivo di una semplice catena di reazioni chimiche…

Se sei abbastanza lontano da qualcosa, ti sembra inspiegabile. Se ti avvicini, arrivi a un punto in cui ti sembra semplice. Ma se ti avvicini ancora, diventa inspiegabile di nuovo.

Fare domande nel buio assoluto ha l’effetto di estendere fuori da ogni contorno anche quello che ti aspetti da ogni risposta.

La tua vita comincerà a perdere pezzi proprio quando ti sarai fatto un’idea di come usarla. E subito dopo si romperà del tutto.