Le frasi più belle di Neil Gaiman

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Neil Gaiman, (Portchester, 10 novembre 1960), è uno scrittore, fumettista, sceneggiatore e giornalista britannico.

Il lavoro più conosciuto di Neil Gaiman è la serie di fumetti The Sandman, in cui, riprendendo la mitologia della fine del romanticismo tedesco, crea un’opera colossale in dieci volumi su un universo fantastico in cui il protagonista è Sogno (Dream), personificazione antropomorfa dei sogni e signore del regno dei sogni. L’opera cambia per sempre la storia del fumetto mondiale. Neil Gaiman è anche autore di racconti e romanzi di successo tra i quali il più celebre è American Goods.

Presento una raccolta delle frasi più belle di Neil Gaiman. Tra i temi correlati si veda Frasi, citazioni e aforismi di Banana Yoshimoto e Frasi, citazioni e aforismi di Stephen King.

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Le frasi più belle di Neil Gaiman

The Sandman – serie di fumetti (1989-1996)

Siete mai stati innamorati? Orribile, non è vero? Ti rende così vulnerabile. Ti apre il petto, e il cuore, e significa che qualcuno può entrare dentro di te e scombussolarti. Ti crei tutte quelle difese. Ti crei un’intera corazza, per anni, cosicchè nessuno possa ferirti, e poi un idiota, non molto diverso da qualsiasi altro idiota, se ne va a spasso nella tua stupida vita. Dai loro un pezzetto di te. Loro non te l’avevano chiesto. Un giorno fanno qualcosa di stupido, come baciarti, o sorriderti, e da quel momento la tua vita non è più tua.

L’amore si prende degli ostaggi. Entra dentro di te. Ti divora e ti lascia a piangere nell’oscurità, così facilmente che una frase come “Forse dovremmo essere solo amici” o “Davvero perspicace” diventa una scheggia di vetro che si fa strada nel tuo cuore. Fa male. Non solo nell’immaginazione. Non solo nella mente. E’ una ferita dell’anima, una ferita del corpo, un vero e proprio dolore che entra dentro di te e ti fa a pezzi. Niente dovrebbe essere in grado di fare una cosa simile. Soprattutto l’amore. Io odio l’amore.

Ho fatto una lista delle cose che non ti insegnano a scuola. Non ti insegnano come amare qualcuno. Non ti insegnano come diventare famoso. Non ti insegnano come essere ricco o povero. Non ti insegnano come lasciare qualcuno che non ami più. Non ti insegnano a capire cosa passa nella testa degli altri. Non ti insegnano cosa dire a qualcuno che sta morendo. Non ti insegnano niente che valga la pena sapere.

Tutti hanno un mondo segreto dentro di sé. Intendo tutti. Tutte le persone del mondo intero, intendo davvero ogni persona – non importa quanto siano sordi e ottusi in apparenza. All’interno poi hanno tutti inimmaginabili magnifici, meravigliosi, stupidi, fantastici mondi… Non solo un mondo. Centinaia di mondi. Forse migliaia.

Sognate! I sogni plasmano il mondo. I sogni ricreano il mondo, ogni notte.

Non abbiamo idea di cosa accade realmente, ci illudiamo di avere il controllo sulle nostre vite, mentre barriere sottili come fogli di carta ci proteggono da cose che ci farebbero impazzire se ci pensassimo troppo a lungo.

Ma è così tremendo sbagliare? Così doloroso fallire? A volte ci si sveglia, e a volte, è vero, si muore. Ma c’è sempre una terza via.

– Sogni. Cosa sono i sogni? I sogni sono niente, fratello.
– I Sogni sono “niente”, sorella? Senza sogni, non ci sarebbe Disperazione.

Qual è la parola per indicare il momento preciso in cui hai dimenticato cosa si prova ad amare qualcuno che in passato hai amato profondamente?
– Non esiste.
– Oh. Pensavo esistesse.

Mai fidarsi di un demone. Ha cento ragioni per fare qualcosa, e almeno novantanove sono malevole.

Che potere potrebbe avere l’inferno se i dannati non potessero sognare il paradiso?

Mi interrogo sugli esseri umani. E’ strano l’atteggiamento che hanno verso mia sorella. Perchè temono le terre senza sole? La morte è naturale, come la nascita. Ma loro la temono, ne hanno terrore. Tentano di ammansirla. Non la amano.

Quando il primo essere vivente fu creato, io c’ero, in attesa. Quando l’ultimo essere morirà , il mio incarico sarà giunto al termine. Metterò le sedie sui tavoli, spegnerò le luci e chiuderò a chiave l’Universo prima di andarmene.

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Il giardino di Destino. Lo riconosceresti, se lo vedessi. Dopo tutto , è là che andrai vagando fino alla morte. O oltre. Poichè i sentieri sono lunghi, e non terminano neppure con la morte.

L’Amore, infatti, non appartiene al Sogno. L’Amore è proprietà del Desiderio. E il Desiderio è sempre crudele.

Non sono né benedetta né misericordiosa. Sono solo me stessa. Ho un compito da svolgere e lo svolgo. Ascolta. Anche ora, mentre parliamo, io devo pensare a vecchi e giovani, innocenti e colpevoli, a chi muore solo e a chi in compagnia. Sono sulle auto, nelle barche, sugli aerei, negli ospedali, nei boschi, nei mattatoi. Per qualcuno la morte è un sollievo, per altri è un abominio, una cosa terribile. Ma alla fine, io arrivo per tutti.

Noi Eterni siamo i servi dei viventi, non i loro padroni. Esistiamo perchè, in fondo al cuore, loro credono nella nostra esistenza. Quando l’ultima forma vivente lascerà questo universo, non avremo più nessun compito. E noi non li manipoliamo. Sono loro a farlo, piuttosto. Siamo i loro giocattoli. Le loro bambole, se preferisci.

C’era una volta un luogo che non era un luogo. Aveva molti nomi: Averno, Gehenna, Tartaro, Ade, Abaddon, Sheoi… Era un abisso di afflizione e fiamme e ghiaccio, dove ogni incubo si era avverato già da tempo. Lo chiameremo Inferno.

“Sembra che non finisca mai. Quanto è grande?” “L’Inferno? E’ immenso. Nemmeno io potrei dire con certezza quanto sia vasto esattamente. E’ una domanda senza senso, come chiedere le dimensioni della Città d’Argento o dei Campi del Paradiso. Questo reame è l’ombra del Paradiso, ricordatelo. Anzi, più precisamente forse, è il riflesso oscuro del Paradiso. Come un paesaggio che si rispecchi capovolto nelle acque di un lago”.

Le cose non devono essere avvenute realmente per essere vere. Le storie e i sogni sono verità rivestite d’ombra che sopravviveranno quando i nudi fatti saranno polvere, cenere, oblio.

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American Gods (2001)

Credo che la vita sia un gioco, uno scherzo crudele, e che sia quella cosa che ti capita quando sei vivo, quindi tanto vale godersela – I believe that life is a game, that life is a cruel joke, and that life is what happens when you’re alive and that you might as well lie back and enjoy it.

Era un sogno e nei sogni non si ha scelta; o non ci sono decisioni da prendere, oppure le decisioni sono state già prese molto prima che il sogno avesse inizio.

Mi manchi» ammise. «Sono qui» disse lei. «È quando ci sei che mi manchi di più. Quando siamo insieme. Quando non ci sei, quando sei soltanto un fantasma del passato o un sogno di un’altra vita, allora è più facile».

«Dunque» domandò lui, «com’è la morte?» «È dura. Non finisce mai».

Com’è sicuro che l’acqua è bagnata e i giorni lunghi, così è sicuro che prima o poi c’è un amico che finisce per deluderti.

Dèi delle carte di credito e delle autostrade, di Internet e del telefono, della radio e dell’ospedale e della televisione, dèi fatti di plastica, di suonerie e di neon. Dèi pieni di orgoglio, creature grasse e sciocche, tronfie perché si sentono nuove e importanti.

Gli dèi muoiono. E quando muoiono davvero nessuno li piange o li ricorda. È più difficile uccidere le idee, ma prima o poi si uccidono anche quelle.

”Il problema non è quale sia il centro esatto” rispose il signor Nancy, “ma quale la gente pensa che sia. In ogni caso è tutto immaginario. Per questo è importante. La gente litiga soltanto su cose immaginarie”.

In tutto il Vangelo c’è un solo uomo al quale Gesù promette personalmente un posto in Paradiso. Non a Pietro e Paolo né a nessuno degli altri ma a un ladrone inchiodato sulla croce. Perciò non disprezzare quelli che stanno nel braccio della morte. Magari sono al corrente di qualcosa che tu non sai.

Credo in un dio tutto mio che si preoccupa per me e protegge tutte le mie azioni. Credo in un dio impersonale che ha messo in moto l’universo e poi è andato a spassarsela e non sa nemmeno che esisto. Credo in un universo privo di dèi mosso da caos, rumore di fondo e una grande fortuna.

Una città non è una città senza una biblioteca. Magari pretende di chiamarsi città lo stesso, ma se non ha una biblioteca sa bene di non poter ingannare nessuno.

Digli che abbiamo riprogrammato la realtà. Digli che il linguaggio è un virus, la religione un sistema operativo e le preghiere sono junk mail.

Nessuna guerra degna di questo nome è mai stata combattuta da qualcuno che non si credesse dalla parte giusta. La gente davvero pericolosa crede di fare quello che fa, qualsiasi cosa sia, solo ed esclusivamente perché al di là di ogni dubbio è la cosa giusta da fare. È questo che li rende davvero pericolosi

È sui sensi che fondano le nostre convinzioni, sono gli unici strumenti di cui disponiamo per fare esperienza: la nostra vista, il tatto, la memoria. Se i nostri sensi ci mentono, allora non abbiamo niente di cui fidarci. E anche se non crediamo a ciò che ci dicono, non abbiamo altro modo per viaggiare che quello di seguire la strada che essi ci indicano, ed è una strada che dobbiamo percorrere fino in fondo.

I casinò possiedono un segreto, un segreto che custodiscono e proteggono e stimano come il più sacro dei loro misteri. La maggior parte della gente non gioca per vincere, come in genere viene pubblicizzato, venduto, dichiarato e sognato. È una facile bugia che dà alla gente l’alibi per entrare da quelle enormi porte sempre aperte. Il segreto è questo: la gente gioca per perdere. Vengono nei casinò per fare l’esperienza di quell’istante in cui si sentono vivi, in groppa alla ruota della roulette, quando vengono girati come le carte o quando, insieme alle monete, smarriscono nelle fessure anche se stessi. Magari si vantano di qualche vincita, di quella certa notte in cui hanno sbancato il casinò, ma custodiscono come un tesoro, un tesoro prezioso, tutte le volte in cui hanno perso. È una specie di sacrificio rivolto a qualche divinità.

Non sempre ricordiamo gli atti che non ci fanno onore. Li giustifichiamo, li ammantiamo di bugie o li seppelliamo sotto il pesante coperchio della rimozione.

Sei una ragazza analogica, che vive in un mondo digitale.

Nessun uomo può dirsi felice fino a quando non è morto.

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Il figlio del cimitero (The Graveyard Book, 2008)

La gente vuole dimenticare l’impossibile. Rende più sicuro il loro mondo.

Quando si muore, è tutto concluso. Finito. Hai fatto quel che hai fatto, sognato il tuo sogno, scritto il tuo nome.

Esistono cose chiamate misteri. Ci sono cose di cui è proibito parlare. Ci sono cose che la gente non ricorda.

Voglio vedere la vita. Voglio stringerla tra le mani. Voglio lasciare un’impronta sulla sabbia di un’isola deserta. Voglio giocare a pallone con la gente. Voglio… voglio tutto.

Bod era abituato a essere ignorato, a vivere tra le ombre. Chi è avvezzo a essere trascurato da ogni sguardo diventa particolarmente sensibile a qualunque occhiata nella sua direzione, e si accorge subito quando ha degli occhi puntati addosso o se desta l’interesse di qualcuno

I defunti non ti deludono. Hanno vissuto la loro vita, hanno fatto quel che hanno fatto. Noi non cambiamo. I vivi, invece, ti deludono sempre, non è vero?

Tu sei vivo. Questo significa che hai potenzialità infinite. Puoi fare qualsiasi cosa, realizzare qualsiasi cosa, sognare qualsiasi cosa.

Chi crede che se va a vivere da qualche altra parte sarà felice, poi scopre che non è così che funziona. Ovunque tu vada, porti te stesso con te.

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I ragazzi di Anansi (Anansi boys, 2005)

Le canzoni rimangono. Durano. La canzone giusta può trasformare un imperatore nello zimbello del paese, può far cadere dinastie. Una canzone dura ben oltre il momento in cui i fatti e le persone di cui parla sono diventati polvere e sogno. È questo il potere delle canzoni.

La bottiglia era vuota. Era durata più a lungo di quanto avesse il diritto di durare, e ora non conteneva niente di niente.

Ci sono luoghi mitici. Esistono, ciascuno a suo modo. Alcuni sono al di sopra del mondo come coperture, altri esistono al di sotto, come il fondo di un quadro.

Il mondo è piccolo. Non è necessario viverci a lungo per impararlo. Esiste una teoria secondo la quale in tutto il mondo ci sono soltanto cinquecento persone vere (il cast, diciamo. Gli altri, secondo la teoria, sono comparse) e ciò che più conta è che si conoscono tutti. È vero almeno in parte. Nella realtà il mondo è costituito di migliaia di gruppi di circa cinquecento persone che passano la vita a incontrarsi, a cercare di evitarsi e a trovarsi nello stesso improbabile negozio di tè a Vancouver.

Ogni persona mai esistita o esistente o che esisterà ha una canzone sua. Non è una canzone scritta da qualcun altro. Ha una melodia e parole sue. Sono poche le persone che riescono a cantare la loro canzone. La maggior parte di noi ha paura di non riuscire a renderle giustizia con la voce, oppure che le parole siano troppo sciocche o troppo oneste o troppo strane. Perciò, invece di cantarla, la vive.

Le cose impossibili capitano.
Quando capitano, in genere la gente le affronta. Quel giorno, come ogni giorno, sulla faccia del pianeta circa cinquemila persone avrebbero fatto l’esperienza di uno di quei casi su un milione, e nemmeno uno di loro si sarebbe rifiutato di credere all’evidenza dei fatti. Quasi tutti avrebbero detto, ciascuno nella sua lingua, l’equivalente di “strana la vita, vero?” e avrebbero tirato avanti.

La bestia fece il rumore di un gatto che veniva lavato con shampoo, un solitario lamento di orrore e indignazione, di vergogna e sconfitta.

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Nessun dove (Neverwhere, 1996)

Richard aveva notato che gli avvenimenti di un certo rilievo sono vigliacchi: non si presentano uno a uno, ma preferiscono procedere in massa e lanciarsi su di te tutti in una volta.

Il suo sorriso avrebbe fermato una rivoluzione.

“Non ho paura di cadere” si disse.”‘Quello di cui ho paura è il momento in cui smetti di cadere e cominci a essere morto”. Ma sapeva di mentire a sé stesso. Era la caduta che temeva – la paura di agitarsi e ruzzolare impotente nell’aria giù verso il lontano pavimento roccioso, sapendo di non poter fare nulla per salvarsi, che nessun miracolo poteva impedirlo…

Quando gli angeli vanno a male, Richard, marciscono più di chiunque altro. Ricorda che Lucifero era un angelo.

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Coraline (2002)

È sorprendente come ciò che siamo possa dipendere dal letto in cui ci risvegliamo al mattino, ed è sorprendente quanto tutto ciò possa rivelarsi fragile.

Gli specchi non devono mai essere considerati attendibili.

– I gatti non hanno nome – disse.
– No?
– No – disse il gatto. – Voi persone avete il nome. E questo perché non sapete chi siete. Noi sappiamo chi siamo, perciò il nome non ci serve.

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Cose fragili (Fragile things, 2006)

La vista cambia a seconda di dove ti trovi.
Le parole possono ferire e le ferite possono guarire.

Ci sono alcuni che sono come sono. E ci sono altri che non sono quello che sembrano. E altri ancora che sembrano soltanto quello che sembrano.

Ho una sensazione, la sensazione che noi due siamo destinati a stare insieme. Che abbiamo già combattuto fianco a fianco nel passato, o nel futuro.

Scrivere è un po’ come cucinare. A volte puoi fare quello che vuoi ma la torta non lievita, e ogni tanto invece la torta viene più buona di quello che avresti mai osato sperare.

Credo che sia un dovere che abbiamo gli uni verso gli altri, raccontarci storie.

Dopo tutto, di cose fragili ce ne sono talmente tante. Le persone si rompono così facilmente, e anche i sogni, e i cuori.

Mi piacciono i sogni. Ne so abbastanza da rendermi conto che la logica dei sogni non è la logica dei racconti, e che è difficile trasformare un sogno in un racconto: al risveglio il sogno si trasforma da oro in foglie, da seta a ragnatela.
C’è però qualcosa che si riesce a riportare indietro da un sogno: l’atmosfera, attimi, persone, un tema. Questa è però l’unica volta in cui sono riuscito a riportare indietro una storia completa.

I racconti, come le persone e le farfalle e le uova di usignuolo e i cuori umani e i sogni, sono cose fragili, fatti con niente di più forte e duraturo che ventisei lettere e una manciata di segni di interpunzione. Oppure sono parole nell’aria, composte di suoni e di idee – astratte, invisibili, che svaniscono appena pronunciate – e cosa può esserci mai di più fragile? Ma ci sono piccoli e semplici racconti su avventure e persone capaci di cose incredibili, storie di miracoli e mostri, che sono durati molto più a lungo di coloro che le hanno narrate, e alcune sono durate anche più a lungo delle terre in cui sono nate.

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L’oceano in fondo al sentiero (The Ocean at the End of the Lane, 2013)

“Oh, i mostri hanno paura” disse Lettie. “Ecco perché sono dei mostri”.

Hai un buco nel cuore. Dentro di te c’è la porta di accesso a terre al di là del mondo che conosci.

Non arriverà mai il momento in cui riuscirai a dimenticare, in cui smetterai di cercare in cuor tuo qualcosa che non puoi avere, qualcosa che non puoi nemmeno immaginare fino in fondo, la cui mancanza ti guasterà il sonno e i giorni e la vita, finché non chiuderai gli occhi per l’ultima volta.

I miti mi piacevano. Non erano storie da adulti e non erano storie per bambini. Erano molto meglio. Erano, e basta.

Vivevo nei libri più di quanto non avessi vissuto altrove.

Dell’infanzia mi manca più che altro la capacità di trovare piacere nelle piccole cose, nonostante cose più importanti stessero andando in malora.

Pensavo agli adulti. Chissà se era proprio così, se davvero erano tutti bambini racchiusi in un corpo da adulto, come libri per bambini nascosti dentro lunghi e barbosi libri per i grandi, di quelli senza disegni e senza dialoghi.

I ricordi d’infanzia a volte sono coperti e nascosti sotto le cose che vengono dopo, come vecchi giocattoli dimenticati sul fondo del caotico e traboccante ripostiglio dell’adulto che diventi, ma non sono mai perduti per sempre.

Adoravo dormire con la finestra aperta. Le notti di pioggia erano il massimo: la aprivo e appoggiavo la testa sul cuscino e chiudevo gli occhi e sentivo il vento sul viso e ascoltavo gli alberi ondeggiare e scricchiolare. Di tanto in tanto il vento, se ero fortunato, mi portava sul viso una goccia di pioggia, e io immaginavo di stare sulla mia nave in mezzo all’oceano.

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Stardust (1998)

Un filosofo una volta si chiese: “Siamo umani perché osserviamo le stelle o le osserviamo perché siamo umani?” Quesito sterile. Le stelle poi osservano noi?

“Le piccole persone hanno un grande ardire” disse il suo amico. “Dicono un sacco di sciocchezze, ma anche un sacco di cose sensate. Ascoltale, a tuo rischio e pericolo. E sempre a tuo rischio e pericolo ignorale”.

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Varie

Un libro è un sogno che tieni tra le mani.

Il mondo sembra sempre più luminoso quando hai realizzato qualcosa che prima non esisteva.

La narrativa è la bugia che dice la verità, dopo tutto

Le biblioteche sono davvero le porte del futuro. Quindi è un peccato che, in tutto il mondo, le autorità locali vedano nella chiusura delle biblioteche il modo più semplice per risparmiare denaro.

American Gods è lungo circa 200.000 parole, e sono sicuro che ci sono parole che sono lì semplicemente perché mi piacciono. So che non potrei giustificare ognuna di loro.

I racconti che leggi quando hai l’età giusta non ti abbandonano mai davvero. Magari ti dimentichi chi li ha scritti o come si intitolava la storia.
A volte ne dimentichi la trama, ma se un racconto arriva a toccarti ti resterà accanto, infestando quei luoghi della mente che visiti molto di rado.

Essere uno scrittore è un tipo di lavoro molto particolare: sei sempre tu contro un foglio di carta bianco (o uno schermo bianco) e molto spesso vince il pezzo di carta bianco.

Scegliere i cinque libri preferiti è come scegliere le cinque parti del corpo che ti piacerebbe non perdere.

I libri sono un grande regali perché hanno mondi interi dentro di loro. Ed è molto più economico regalare un libro a qualcuno piuttosto che regalargli tutto il mondo!

Quando da piccolo leggevo libri scritti da adulti, rimanevo sempre stupito, un poco perplesso e dicevo: “Com’è possibile che abbiano dimenticato la loro infanzia? Stanno scrivendo cose senza senso!”. Non mi riconoscevo assolutamente nei loro libri. Per questo quando ero piccolo mi ripromettevo che non avrei dimenticato, che se fossi riuscito a diventare uno scrittore io sì che sarei riuscito a scrivere e a parlare dell’infanzia

Più di ogni altra forma di letteratura, la fantascienza è un work in progress e ci arriva con una data di scadenza. Certa vecchia fantascienza può diventare illeggibile. La fama di alcuni autori non resiste all’erosione del tempo. Ma se la data di scadenza è trascorsa, e desta ancora una reazione emotiva dentro di noi, be’, quella è arte e forse è anche verità.

Non penso che lo stato d’animo abbia molto a che fare con ciò che si scrive. Ero solito porre fine al mondo molto spesso nei miei primi lavori, questo perché non riuscivo a pensare a nessun altro modo per terminare una storia. L’atmosfera di una storia è esattamente l’atmosfera che la storia richiede.

Mi piacerebbe vedere qualcuno, profeta, re o Dio, convincere migliaia di gatti a fare la stessa cosa allo stesso tempo.

Iniziamo questa lettera, questo preludio ad un nostro incontro, in modo formale, proprio come se fosse una dichiarazione all’antica: ti amo. Tu non mi conosci (nonostante tu mi abbia visto, sorriso, messo una monetina sul palmo della mia mano). Io ti conosco (anche se non come vorrei. Io vorrei essere lì quanto sbatti le tue palpebre nel mattino, e mi vedi, e sorridi. Così io mi dichiaro a te, poggiando questa penna sul foglio. E ti dichiaro ancora una volta: ti amo

Spero che in questo anno a venire, tu commetta degli errori.
Perché se stai facendo degli errori, allora stai facendo cose nuove, provando cose nuove, imparando, vivendo, spingendo te stesso, cambiando te stesso, cambiando il tuo mondo. Stai facendo cose che non hai mai fatto prima e, cosa più importante, stai facendo qualcosa.
Questo è il mio desiderio per te, e per tutti noi, e il mio desiderio per me stesso. Fai nuovi errori. Fai errori gloriosi e incredibili. Fai degli errori che nessuno ha mai fatto prima. Non bloccarti, non fermarti, non preoccuparti che non sia abbastanza buono, o che non sia perfetto, qualunque cosa sia: arte, amore, lavoro, famiglia o vita.
Qualunque cosa tu abbia paura di fare, fallo.
Fai i tuoi errori, l’anno prossimo e per sempre.

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