Le frasi più belle di Stefano Benni

Stefano Benni (Bologna, 12 agosto 1947) è uno scrittore, umorista, giornalista, sceneggiatore, poeta e drammaturgo italiano. Sulla sua pagina personale Stefano Benni scrive: ” Non esiste una biografia del lupo Benni perché da trent’anni, tutte le volte che gliela chiedono, il lupo la cambia, dicendo un sacco di balle, o quasi-balle. Poiché nessuno ha mai controllato, Benni si è divertito a costruirsi almeno dodici biografie diverse.
Eccone una che è quasi vera.
Benni nasce nel 1947 a Bologna ma la sua infanzia è sulle montagne dell’Appennino, dove fa le prime scoperte letterarie, erotiche e politiche.
Il soprannome Lupo nasce qui, per la sua abitudine di girare di notte ululando insieme ai suoi sette cani.
Gioca a pallone ma la sua carriera è interrotta da un infortunio.
Studia al classico con risultati non eclatanti, viaggia e sbevazza.
L’università proprio non fa per lui. Cambia due o tre facoltà, ma intanto ha cominciato a scrivere”.

Presento una raccolta delle frasi più belle di Stefano Benni. Tra i temi correlati si veda Frasi, aforismi e battute divertenti di Alessandro Bergonzoni e Frasi, citazioni e aforismi di Dario Fo.

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Le frasi più belle di Stefano Benni

Prima o poi l’amore arriva, 1981

L’amore passa
Scusami
ho usato
la nostra canzone
per una nuova
relazione

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Bar sport, 1976

L’uomo primitivo non conosceva il bar. Quando la mattina si alzava, nella sua caverna, egli avvertiva subito un forte desiderio di caffè. Ma il caffè non era ancora stato inventato e l’uomo primitivo aggrottava la fronte, assumendo la caratteristica espressione scimmiesca.

Al bar Sport non si mangia quasi mai. C’è una bacheca con delle paste, ma è puramente coreografica. Sono paste ornamentali, spesso veri e propri pezzi d’artigianato. Sono lì da anni, tanto che i clienti abituali, ormai, le conoscono una per una.

Il playboy va al bar una sera sì e una sera no. Questo per il fatto che deve raccontare agli amici. il venerdì sera, l’avventura del giovedì sera, e così via.

Il tecnico da bar, più comunemente chiamato «tennico» o anche «professore», è l’asse portante di ogni discussione da bar. Ne è l’anima, il sangue, l’ossigeno. Si presenta al bar dieci minuti prima dell’orario di apertura: è lui che aiuta il barista ad alzare la saracinesca. Il suo posto è in fondo al bancone, appoggiato con un gomito. Lo riconoscerete perché non si siede mai e porta impermeabile e cappello anche d’estate. Dal suo angolo il tecnico osserva e aspetta che due persone del bar vengano a contatto. Non appena una delle due apre bocca, lui accende una sigaretta e piomba come un rapace sulla discussione.

L’incazzato da bar. Quest’uomo è il prodotto di due diffuse malattie moderne: il protagonismo e l’intossicazione da chiacchiere. La sua presenza nel bar è uno degli eventi più funesti che possa turbare la vostra giornata.

Non sono ubriaco: sono leggermente euforico per l’ingestione di piccole quantità etiliche.

Il poker si gioca in quattro, oppure in tre col morto, o anche meglio in tre col pollo.

E’ perfettamente inutile che un bar possieda un buon biliardo, se non ha un buon scemo da bar.

La briscola. Gioco molto semplice. L’avversario sbatte sul tavolo una carta, e voi dovete sbatterla più forte. I buoni giocatori rompono dai quindici ai venti tavoli a partita. È opportuno, prima di sbattere la carta sul tavolo, inumidirla con un po’ di saliva. Le carte prendono così la caratteristica forma a cartoccio, e la durezza di un sasso. In molti bar, per mescolare un mazzo di carte da briscola, si usa un’impastatrice.

La donna più calma e silenziosa, messa a giocare a calcetto, emette acuti e strilli spaventosi, viene colta da riso convulso e perde le scarpe.

L’estate più famosa fu quella del ’68. Era così caldo che i coccodrillini scappavano dalle magliette e andavano a tuffarsi nelle granite al tamarindo.

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Terra!, 1983

È primavera: nella serra, in ogni fiore c’è un’orgia. Chi riuscisse a inventare un motel per insetti farebbe i milioni.

Nessun fiore educato regalerebbe mai un uomo alla sua fidanzata.

Se è scritto che due pesci nel mare debbano incontrarsi, non servirà al mare essere cento volte più grande.

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Il bar sotto il mare, 1987

Passiamo metà della vita a deridere ciò in cui altri credono, e l’altra metà a credere in ciò che altri deridono.

Nell’invenzione nulla muore, mentre ricchezza e indifferenza spengono tutto.

Gli innamorati, i veri innamorati inventano con gli occhi la loro verità.

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Baol. Una tranquilla notte di regime, 1990

Sono passato dalla stazione. Forse volevo partire. O sognare che arrivasse qualcuno.

Io non so se Dio esiste, ma se non esiste ci fa una figura migliore.

La vita è come l’anticamera di un dentista. C’è sempre uno che sta peggio di te.

L’inquinamento atmosferico è nei limiti della norma. C’è biossido per tutti. Invece non c’è felicità per tutti.

Il passato, come lei sa, è come certi torturati. Duro a morire.

– Su non pianga – dico io – tutti abbiamo il nostro momento d’oro. E dopo, è bello ricordarlo. Se fosse sempre il nostro momento d’oro, non ce ne accorgeremmo neanche…

Ma il numero che anni fa mi diede una piccola notorietà era questo: facevo sparire una grossa oca. La mettevo sotto un telo scuro e lei spariva. Nessuno capiva come facessi. Vi dirò la verità: neanche io. Era l’oca che era brava.

Uno non può fare l’eroe tutta la vita. Anzi, il più delle volte non può farlo per più di 10 minuti. Certo, in quei dieci minuti si vedono le cose diversamente.

Il riso è misterioso: disubbidiente e conformista, socievole e solitario, inquieto e stupido, razzista e rivelatore.

Triste è l’uomo che ama le cose solo quando si allontanano.

Se i tempi non chiedono la tua parte migliore inventa altri tempi.

Di questi tempi è duro far gli spiritosi, se non si è miliardari.

Lavorare sul comico è difficile. Tempi precisi. Etimologie che spuntano. Parole che esplodono. Alta precisione, orologeria. Il fine segreto del caos. Difficile cambiare anche solo una parola. Ma si può fare.

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La Compagnia dei Celestini, 1992

Le idee sono come le tette: se non sono abbastanza grandi si possono sempre gonfiare.

Lo sport è uno dei due linguaggi interclassisti interrazziali e internazionali. L’altro è il danaro.

Io non approvo certi metodi. Come dico sempre, per far uscire i ragazzi dal tunnel della droga la cosa migliore è aspettarli sotto il tunnel con un randello.

Ingegneri e metalmeccanici inventavano auto a energia isterica, alimentate dall’incazzatura degli ingorghi.

Tra tutti gli animali, l’uomo è quello che corre il maggior pericolo di estinzione. Perché mentre noi ci preoccupiamo di proteggere i panda e le foche, i panda e le foche non si preoccupano di proteggere noi, anzi vivamente sperano che ci estinguiamo con tutte le nostre atomiche, pesticidi, defolianti, petroliere e villaggi vacanze. Perciò finiamola di commiserare il rinoceronte nero, di contare col fiato sospeso le balene e di stimolare al coito le lontre. Interessiamoci all’animale più in pericolo: l’uomo!

Se vedi una persona che non si rassegna alle cerimonie dei tempi, che prezioso e invisibile aiuta gli altri anche se questo non verrà raccontato in pubbliche manifestazioni, che non percorre i campi di battaglia sul bianco cavallo dell’indignazione, ma con pietà e vergogna cammina tra i feriti, ecco uno stregone.

Se pensi che un posto sia lontano, parti e pensaci mentre cammini.

“Ma che generazione è mai questa che non ha altri ideali che vacanze, vestiti e carburatori? Quanto sono diversi da noi, che parlavamo di filosofia, e amore, e di come cambiare il mondo”.
Pantamelo non rispose. Guardava una coppia che parlava fittamente, e gli sembrava di udire nelle voci una dolorosa nota conosciuta.
La ragazza salì su una vespa e si allontanò. Il ragazzo restò immobile, e nemmeno i lazzi degli amici e il frastuono del dragone nero che si metteva in moto sembrava scuoterlo.
“Non so che dire,” disse Pantamelo “se non che quello che fanno, essi lo hanno imparato da qualcuno”.
“Non certo da noi,” disse Algopedante “i nostri sogni erano migliori dei loro”.
“Forse,” disse Pantamelo. “Oppure abbiamo sognato che i nostri sogni fossero migliori”.

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Elianto, 1996

I tempi cambiano, come dice la canzone, anche se non sempre i tempi cambiano come vorrebbero le canzoni.

Ci vuole un gran fisico per correre dietro ai sogni.

Oh, se si potessero trasportare i sogni in terra! Almeno un pezzetto. La parete che ci separa da loro è così sottile: un aprirsi d’occhi, un battito di ciglia, meno di un istante.

Ci fu una grande battaglia di idee e alla fine non ci furono né vincitori, né vinti, né idee.

Ma che paese è questo dove gli unici che hanno ancora qualche speranza vengono chiamati disperati?

L’uomo giusto ha tutte e tre le lancette, più la suoneria quando è ora di svegliarsi, più una lancetta conficcata nella sommità del cranio che lo collega a tutti i quadranti stellari.

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Bar Sport Duemila, 1997

Creatura recentemente apparsa ma ormai tristemente nota. Il suo dramma non è il cellulare, ma la dipendenza, cioè il non saper rinunciare al telefonino nei luoghi più improbabili e nelle situazioni più scomode. Per questa ragione è detto DDT, ovvero Drogato Da Telefonino. Ad esempio, il DDT è appena entrato nel bar e il cellulare trilla mentre sta bevendo un cappuccino. Il DDT continua a bere con la destra e risponde con la sinistra, oppure intinge il cellulare nella tazza e si attacca una brioche all’orecchio.

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Margherita dolcevita, 2005

Ma quando dormiamo siamo tutti uguali, morfeonauti inermi nel colorato gorgo, e non conta cosa si sogna, se no saremmo tutti in galera.

Dentro un raggio di sole che entra dalla finestra, talvolta vediamo la vita nell’aria. E la chiamiamo polvere.

Una gigantesca, unica ragione divideva il mondo in quelli che l’avevano, cioè tutti, e gli altri, e cioè tutti.

La comunicazione perfetta esiste. Ed è un litigio.

Mi ha accarezzato i capelli e il mio cuore ha martellato così forte che ho pensato: se mi bacia muoio. Purtroppo mi ha risparmiato.

L’uomo è stato creato padrone della Terra, ma gli manca una cosa fondamentale: una borsa di attrezzi per riaggiustarsi.

Guardali bene. Guardali negli occhi. Hanno bei vestiti, belle etichette, begli incarti, ma sono velenosi.

Quando una donna ti fa cambiare vita è roba da ridere, ma quando ti fa cambiare la squadra di calcio del cuore, la situazione è seria.

L’arte è questo: scappare dalla normalità che ti vuole mangiare.

Quando i bambini crescono e diventano adulti, capiscono subito che quello che gli avevano detto da bambini non è vero, eppure riciclano ai figli l’antica bugia. E cioè che tutti vogliono consegnare ai bambini un mondo migliore, è un passaparola che dura da secoli, e il risultato è questa Terra, questa vescichetta d’odio.

La sua visione ecologica del mondo è terrificante: io la definisco “polentopandismo”.Cioè lui mangerebbe polenta e panda, anche se fosse l’ultimo esemplare del mondo.

L’arma batteriologica del secolo: il tedio. Quella che ti convince che aspettare di vivere è meno faticoso di vivere.

Ho pensato, quasi tutti i film e la tivù e i giochi per ragazzi ci invitano a ridere e stare allegri, così poi vediamo le puntate successive e compriamo i gadget. Però a scuola non possiamo ridere un minuto. La morale è: non dobbiamo ridere quando siamo contenti noi, ma quando sono contenti loro.

Perciò io, che sono una bambina in scadenza, penso:
a) che i grandi non hanno più nulla da insegnarci;
b) che sarebbe meglio se noi prendessimo le decisioni, e i temi scolastici contro la guerra li scrivessero loro;
c) che dovrebbero smettere di fare i film dove la giustizia trionfa e farla trionfare subito all’uscita del film. Ebbene sì, sono polemica.

Se ci fosse un cacciavite per togliere le idee sbagliate e un martello per fissare le buone intenzioni, una chiave inglese per stringere per sempre l’amore e una sega per tagliare col passato!

Esisteranno sempre l’intelligenza, la voglia di libertà, l’eros e le sale da ballo, ma la parola speranza non mi sento più di pronunciarla.

In economia bisogna essere furbi e capire quali sono i desideri degli altri, ma soprattutto insegnare agli altri che desideri devono avere.

Beh, lo confesso, il treno mi erotizza, perché penso che lì incontrerò il mio grande amore. Immaginavo che da un momento all’altro sarebbe entrato nello scompartimento. Come sarebbe stato? Un giovane rivoluzionario come il Che del poster? Un bruttino intellettuale e dolcemente triste come il cantante dei Radiohead? Una lesbica nera vestita da Batgirl? Il mio adorato Hannibal? Oppure il controllore più sexy del mondo?

E ci sono periodi molto maperò nella vita. Il fiume degli eventi ristagna e non si sa quale direzione prenderà, e andiamo alla deriva in acque torbide. Poi l’acqua diventa limpida, il torrente scorre, e tutto torna trasparente. Così fu la mia vita, da quel mattino.

Io l’ho vista tanti anni fa, quella fatale bambina. Ho seguito i fari dei suoi occhi nelle tempeste. Ho fatto naufragio per amore di una sirena. Ho visitato i mari più lontani e sconfinati, e nessuno era grande come il nostro prato.

Il mondo si divide in: quelli che mangiano il cioccolato senza il pane; quelli che non riescono a mangiare il cioccolato se non mangiano anche il pane; quelli che non hanno il cioccolato; quelli che non hanno il pane.

Anche a quattordici anni e sei mesi si può rimpiangere. È presto, dite? E se muori a quindici?

Ogni bellezza è complicata.

Ascoltavo la mia prof preferita, quella di lettere. Stava spiegando che non si dice ma però, e neanche ma d’altra parte. Sono pleonasmi, allungano il discorso, e continuava a parlare, parlare e io pensavo che aveva ragione, ma però d’altra parte contemporaneamente d’altronde, per spiegarci di non farla lunga la stava facendo lunghissima, ma però non se ne accorgeva.

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Saltatempo, 2001

Bisogna assomigliare alle parole che si dicono. Forse non parola per parola, ma insomma ci siamo capiti.

Come diceva mio nonno basta un bastardo nel cesto per rovinar tutto, proprio come tra gli uomini.

La vita si spalancava davanti a me, ero libero, e la libertà è rischiosa, non puoi sapere se nel tuo fiume c’è un mulinello pronto a strangolarti, se dietro la curva la strada prosegue in salita o sprofonda in un burrone, se c’è ad attenderti una locanda o lo sceriffo di Nottingham.

La libertà, diceva Baruch, è un fungo che devi assaggiare, non puoi sapere prima se ti fa male o no.

Il destino ti da la spinta e ti butta in acqua. Ma sei tu che decidi se tornare su oppure nuotare nella corrente, finché trovi un mulinello più forte della tua voglia di vivere, e addio merlo.

Se una lampadina si fulmina è perché ha visto qualcosa che non le è piaciuto.

C’è gente che dice che vuol lottare e poi confonde il fischio d’inizio della partita con quello dell’ultimo minuto, e va a casa.

Le spiegò la legge di natura, che nel fiume il pesce mangia la mosca e la libellula e tutto quello che cade sul pelo dell’acqua. Il passero mangia il verme, la balena mangia il plancton che è un pulviscolo di animaletti, la mantide mangia il marito, il leone mangia lo gnu, noi uomini mangiamo metà delle razze del creato. E se proprio vogliamo trovare un senso cosmico, il verme alla fine si vendica perché si mangia il pescatore, bello frollato.

La memoria non è fatta solo di giuramenti, parole e lapidi, è fatta di gesti che si ripetono ogni mattino del mondo. E il mondo che vogliamo noi va salvato ogni giorno, nutrito, tenuto vivo. Basta mollare un attimo e tutto va in rovina.

Torneranno – disse tristemente – tra vent’anni o trenta ma torneranno. Non vedremo i cingolati entrare in paese, non parleranno in tedesco. Sorrideranno e avranno delle belle auto ammirate da tutti. Vestiranno giacche di sartoria invece della divisa di ordinanza. Non gireranno le squadracce, ma si sparirà in silenzio, cancellati in qualche nuovo modo elegante.

Vidi un gran televisore a colori… Poi ebbi una visione, come l’esplosione di un altissimo fungo atomico di cretineria e le scorie ricadevano su ogni punto del nostro paese, affollate metropoli e sperdute lande, e l’effetto era un rincoglionimento totale, cosmico, indescrivibile. Nessuno aveva ancora capito che quell’elettrodomestico lì era il balcone dei beniti futuri.

Al giornale imparavo grandi cose. Ad esempio che un vecchio di settant’anni in motocicletta si chiama comunque centauro. Che se in consiglio comunale si sono presi a cazzotti in faccia si deve scrivere «seduta accesa ieri in consiglio». Che se un disgraziato viene accusato si scrive «pesanti accuse a carico» e non lo si intervista, se è uno potente si scrive «avviata un’indagine» e si intervista l’indagato perché possa subito difendersi.

Uno crede che una volta che le cosa vanno bene, che hanno preso l’anda della felicità, la strada sarà sempre in discesa, basta prendere più spinta e la goduria aumenta, diventa vertiginosa, e si sarà sempre più felici finché si raggiunge il trampolino della fortuna e si vola nel nirvana del perfetto culo.
Non è così.
Subito dossi, cunette, sassi in mezzo alla strada, e sbandate fuori dai tornanti. E davanti a noi, una gran salita che non si vede la cima.

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Achille piè veloce, 2003

La vita di un puntuale è un inferno di solitudini immeritate.

Hai un nome a cui rispondi, il nome con cui ti chiamano gli uomini. Ma qual è il nome del tuo mistero, il nome a cui rispondono i tuoi ricordi, le tue paure, la tua ispirazione?

Quanti cristi inchiodati a una sedia o a un letto la gente scavalca, per inchinarsi a un cristo di legno. Quanti sacrifici dimenticati, per ricordarne uno. Se mi facessero entrare in una chiesa, griderei: smettete di guardare quell’altare vuoto. Adoratevi l’un l’altro.

Lei fa tutto “quasi”? Anch’io. Ma nel mio “quasi” c’è un’impossibilità, nel suo c’è una scelta, una noia, un’insufficienza. Lei è qualche volta “quasi” solo?

Quando uno è triste non servono le classifiche, non c’è un tristometro, è inutile dire sto mediamente peggio di te o decisamente meglio di te, si diventa tutti ottusi ed egoisti e la propria tristezza diventa una grande campana in cui ci si chiude, per non ascoltare la tristezza degli altri.

Non ci accorgiamo mai che c’è una pagina nel libro che non riusciamo a capire, la più bianca, la più inutile, e invece è quella per cui tutto è stato scritto. Perché non riusciamo a vederla?

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La grammatica di Dio. Storie di solitudine e allegria, 2007

E se nessuno ti parla, allora ti tocca pensare. E io non facevo altro, allora. Pensavo tanto che mi faceva male la gola, perché è li che si fermano le tristezze.

Donne e scoregge scappano anche se non vuoi.

Il cuore c’ha le valvole, non le molle.

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Filosofia e comicità, su MicroMega, 2001

La filosofia cerca le verità ultime, l’ironia le verità penultime.

Il contrario del comico non è il tragico, ma l’indifferenza.

Il comico cammina a un passo dal tragico come la filosofia cammina a un passo dal delirio.

Il comico non pretende di dare definizioni, ma di mettere in crisi le definizioni false, e di aprire un ulteriorità, una sporgenza per lasciar trovare alla fine una nuova verità.

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Di tutte le ricchezze, 2012

Gli addii non si ripetono, la prima volta sono romantici, la seconda noiosi, la terza ridicoli o tragici.

Impara a amare ciò che desideri ma anche ciò che gli assomiglia. Sii esigente e sii paziente. È Natale ogni mattino che vivi. Scarta con cura il pacco dei giorni. Ringrazia, ricambia, sorridi

Non è amore desiderare una giornata in più con una persona appena conosciuta, desiderare ardentemente di restare solo con lei, di sentirsi scelto? Non è amore aspettare giorni la telefonata di un figlio, e sentirsi felice solo perché si sente la sua voce, e ricordare tutti i momenti passati insieme?

Crediamo di sapere cosa scriveremo sulle pagine dei giorni futuri, oppure crediamo addirittura di essere già alla fine del libro… ma c’è sempre una pagina che ci sorprende.

Non possiamo sempre aspettare con pazienza. È come in amore. Ci innamoriamo di una persona e subito il nostro tempo accelera, l’abbiamo lasciata un momento fa e subito vorremmo rivederla, le ore lontano da lei sembrano lunghissime. Allora corriamo, scavalchiamo ostacoli e barriere, solo per raggiungerla un minuto prima.

La mia solitudine è dignitosa, la affronto a testa alta, ma se la guardo in faccia mi deride, mi ferisce, fa ritornare tutte le solitudini del passato. È così: ogni solitudine contiene tutte le solitudini vissute.

Se l’amore passa, tutto torna come prima e si aspetta che un nuovo fulmine ci cada a un passo.

Gli schermi portano ansietà, da quando Grimilde chiese allo Specchio delle Brame la Top ten delle bellezze del reame.

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L’ora più bella

Non possiamo prevedere in modo credibile ogni sventura o fortuna. Sappiamo bene che ogni guerra può finire con la nostra morte o con l’annuncio della pace, ogni malattia prevede una guarigione o altra sofferenza, ogni notte di viaggio ci fa sognare una tempesta o una locanda.

Questo attimo è felice, ma già si è dileguato, e subito un altro attimo incombe.

Anche nel cuore più ferito c’è sempre la speranza che un’ora felice superi tutte le ore vissute, facendoci dimenticare ogni dolore. Nessuno può trovare quest’ora, e forse per questo gli uomini la collocano fuori della vita, in un paradiso o in un indicibile altrove.

Non date retta ai preti
Perché il peggiore peccato
È inventare peccati.

Esiste l’ora più felice della tua vita? Forse ti deluderò ma ti dico che è impossibile trovarla, nei labirinti del tempo umano. Te lo dimostrerò. Se è nel passato, essa non esiste. Poiché non possiamo prevedere se un’ora ancora più bella non possa esserci riservata nel futuro, e anche se viviamo nella sventura e nell’ombra, non possiamo escludere che domani qualche luce la illumini.

Non possediamo una misura che possa dirci che stiamo vivendo l’ora più felice, il tempo degli orologi è infinitamente più misero del tempo del nostro cuore.

Un’altra persona può suggerirci: questa è l’ora più bella della tua vita, ma potrebbe mentire e il fatto stesso che ce lo dica già ci introduce al rimpianto, al pensiero che quest’ora svanirà, che stiamo per perderla.

Sono logoro di anni, e stanco. Ma non posso escludere che esista vicino a me una spiaggia, e una giornata piena di sole, e una disobbedienza che mi farà balzare come da giovane dalla mia poltrona di vecchio, e mi farà correre verso quel mare, gioioso e accogliente, anche se fosse l’ultima ora della mia vita.

Tutte queste ore chiedono esitanti se sono state la più felice, ma io so bene che posso ricordarle ma non posso sceglierne una.

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L’ultima lacrima, 1994

Si è sempre soli una notte di troppo.

Conosco bene la fame di tranquillità, il legittimo desiderio di non scontrarsi col mondo, comprendo perché lei preferisce al mondo spigoloso delle idee personali il mondo soffice delle idee degli altri… idee su cui sdraiarsi… lei non è certo il solo, in questo paese.

La vita del puntuale è un inferno in cui si attende la morte, sperando che almeno lei sia in orario.

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Pane e tempesta, 2009

La felicità è come l’acqua. Non arriva in un momento, bisogna trovarla, preparare la pompa, fare un pozzetto, mettere le tubature e i rubinetti. Dopo che te la sei conquistata con fatica, allora la puoi bere.

Un calzino, messo nel cassetto, cercherà quasi sempre di far coppia con un calzino diverso.

Un cinghiale si scontrò con un guidatore di Suv che andava a centocinquanta. L’animale ebbe la peggio. Il cinghiale invece se la cavò con una zampa rotta.

Il tuo paese ha conosciuto ingiustizie e crimini, e ha servito mostri i cui artigli si chiamavano autorità, partito, investitura divina o gradimento del popolo. Altri ne verranno, mostri ipocriti e ridenti, ma tutti prima o poi faranno la stessa fine. Marciranno nel pozzo profondo della storia. Non devi obbedirgli, non devi diventare come loro.

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Pantera, 2014

Qui non si aspettava la Ragione ma la Sorte, non il Perché ma il Chissà.

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Ballate, 1991

La giraffa ha il cuore
lontano dai pensieri.
Si è innamorata ieri
e ancora non lo sa.

Io ti amo
e se non ti basta
ruberò le stelle al cielo
per farne ghirlanda
e il cielo vuoto
non si lamenterà di ciò che ha perso
che la tua bellezza sola
riempira l’universo
.
Io ti amo
e se non ti basta
vuoterò il mare
e tutte le perle verrò a portare
davanti a te
e il mare non piangerà
di questo sgarbo
che onde a mille, e sirene
non hanno l’incanto
di un tuo solo sguardo
.
Io ti amo
e se non ti basta
solleverò i vulcani
e il loro fuoco metterò
nelle tue mani, e sara ghiaccio
per il bruciare delle mie passioni
.
Io ti amo
e se non ti basta
anche le nuvole catturerò
e te le porterò domate
e su te piover dovranno
quando d’estate
per il caldo non dormi
E se non ti basta
perché il tempo si fermi
fermerò i pianeti in volo
e se non ti basta
vaffanculo

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