Titti Mercuri, La vita insegna e io prendo disappunti (memorie di una Pazza)

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E’ sempre bello vedere delle frasi (parecchio citate nel web) comporsi in un libro di aforismi. Perché prese singolarmente le frasi hanno un significato, ma nella successione di un libro risuonano in modo nuovo, prendono significato dalla frase precedente e danno significato alla frase seguente. Creano un continuum di senso e sonorità che è appunto il libro di aforismi.

Ed è quello che fa molto bene Titti Mercuri nel suo libro appena edito, La vita insegna e io prendo disappunti (memorie di una Pazza), Rubbettino editore, ottobre 2018, con prefazione di Walter Ego, (@egowalter su Twitter) e postfazione di Anna Antolisei, Presidente della Associazione Italiana per l’Aforisma.

I tweet e le frasi celebri di Titti Mercuri, conosciuta su Twitter come @sonopazzaio, (alcune delle sue frasi sono così celebri che le troviamo citate un po’ dovunque, persino in alcuni diari scolastici) trovano posto e spazio (e anche nuovo respiro) in questo libro appena edito.

In La vita insegna e prendo disappunti si passa dal “medium” di Twitter, dove le frasi compaiono in una timeline (mordi e fuggi) e si intrecciano con retweet e menzioni di altri tweet, al “medium” del libro, dove le frasi sono fissate per sempre sulla pagina e si ricombinano e prendono un senso nuovo nella successione dei capitoli (in questo caso cinque), creando una specie di filo narrativo (e anche dialogico) in cui La Pazza racconta se stessa, insegnandoci che “se qualcosa non quadra, dipende da cosa cerchi”.

Ho parlato di libro, ma in realtà la vita insegna e prendo disappunti è qualcosa di più di un libro, è un oggetto da guardare e sfogliare, in una successione di illustrazioni e colori (uno per ogni capitolo) e fumetti e frasi, che rendono la lettura qualcosa di magico e incantevole.

In questo libro, Titti Mercuri usa in modo sapiente il linguaggio (nella sua combinazione di significato e significante) attraverso cui inventa e crea calembour, arguzie, nonsense e artefatti verbali che ci permettono di ritrovare la libertà e il piacere di giocare con le parole alla ricerca di un senso e una verità nuova, al di là della logica e degli abituali e logori schemi della nostra realtà.

A fine lettura, tra un sorriso e l’altro, il lettore scopre di aver guardato il mondo da una finestra sorprendente (quella finestra che uno scopre all’improvviso e gli sembra di guardare tutto quanto da una prospettiva insolita e straordinaria), e in questo percorso illogico (dove gli appunti si fanno “disappunti”) scopre una diversa logica delle cose, capace di generare nuove domande, ma anche nuove risposte.

Presento una brevissima selezione di alcuni aforismi di La vita insegna e io prendo disappunti (memorie di una Pazza), Rubbettino, 2018:

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La vita insegna e io prendo disappunti (memorie di una Pazza)

E’ inutile ripetere le cose all’infinito.
Tanto l’infinito non ti ascolta.

A parole siamo tutti bravi. Nei fatti, spesso, siamo Don Abbondio.

Se la gente al mattino aprisse la mente prima di aprire le finestre sarebbe tutta un’altra storia.

Per avere tutte le carte vincenti
bisogna prima farsi il mazzo.

Una vita fatta di incastri. Forse per questo ci sentiamo a pezzi.

La vita è una ruota.
Per alcuni del pavone.
Per altri del criceto.

I sogni vanno coltivati. E se, necessario, rinvasati.

L’amore è possesso. E un po’ sesso.

Il destino ce lo costruiamo noi. E’ fato a mano.

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L’amore è una questione di chimica. Di chimicapisce.

Una volta amai. Poi dissi: “A mai più”.

Chi non rispetta il tuo spazio non merita il tuo tempo.

Il sabato ha qualcosa di divino.
La domenica qualcosa di divano.

Hai vinto tu. Ora lasciami perdere.

Le mie paure mi tremano contro.

Sentiti libero di fare quello che ti pare e piace a me.

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