Frasi, citazioni e aforismi sulla Gioconda

La Gioconda di Leonardo da Vinci (nota anche come Monna Lisa) è uno dei quadri più citati al mondo, icona dell’arte occidentale e simbolo di perfezione della donna.

Il quadro è databile tra il 1503 e il 1506 (Leonardo aveva da poco compiuto 50 anni) ed è conservato nel Museo del Louvre di Parigi.

Presento una raccolta di frasi, citazioni e aforismi sulla Gioconda. Tra i temi correlati si veda Frasi, citazioni e aforismi sull’arte, Frasi, citazioni e aforismi sulla pittura, Frasi, citazioni e aforismi sul capolavoro e Le frasi più celebri di Leonardo da Vinci.

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Frasi, citazioni e aforismi sulla Gioconda

Era una cosa più divina che umana a guardare.
(Giorgio Vasari, a proposito della Gioconda)

Dovete assolutamente visitare il Louvre, celeberrimo museo d’arte dove potrete vedere, a distanza ravvicinata, il dorso di altre migliaia di turisti che cercano di vedere la Gioconda.
(Dave Barry)

Si possono scrivere pagine e pagine di descrizione del sorriso della Gioconda, ma il sorriso stesso quale è stato dipinto da Leonardo non potrà mai essere tradotto in parole, e ciò non perché il sorriso della Gioconda sia così «misterioso». In realtà, il sorriso di chiunque è misterioso.
(Erich Fromm)

Sono quasi quattro secoli che Monna Lisa fa perdere la testa a tutti quelli che parlano di lei, dopo averla guardata a lungo.
(François Anatole Gruyer)

Ciò che ci colpisce in primo luogo è l’intensa vitalità con cui Lisa ci appare: essa sembra veramente guardarci e pensare. Come un essere vivente, sembra mutare sotto i nostri occhi e risultare un po’ diversa ogni volta che torniamo a guardarla.
(Ernst Gombrich)

Guardiamola questa donna “satura di sensualità”, questa “sacerdotessa laica di Venere”; e lei stessa, con il suo sguardo fisso su di noi, con la piega di quel sorriso ambiguo e quasi ironico, ci farò sentire ridicoli e fuori strada.
(Bruno Nardini)

La Gioconda è così universalmente nota e ammirata da tutti che sono stato molto tentato di utilizzarla per dare scandalo. Ho cercato di rendere quei baffi davvero artistici.
(Marcel Duchamp, a proposito della sua riproduzione fotografica della Gioconda di Leonardo da Vinci alla quale aggiunse provocatoriamente dei baffi e un pizzetto)

La Gioconda sorride perché tutti coloro che le hanno dipinto i baffi sono morti.
(André Malraux)

La Gioconda sorride a tutti. Soprattutto al tempo.
(Vasile Ghica)

Francesi, vi siete presi tutte le più belle donne italiane. Carla Bruni, Monica Bellucci e la Gioconda.
(Roberto Benigni)

Per molti secoli la bellezza è stata «armonia», come quella dei Bronzi di Riace, della Gioconda di Leonardo o delle ville di Palladio. Poi è stata «stupore», come nell’ Ulisse di Joyce, nella Sagra della primavera di Stravinskij o nel Guggenheim Museum di Bilbao progettato da Gehry. E oggi che cos’è la bellezza?
(Domenico De Masi)

Ciò che soprattutto avvince l’osservatore è il demonico incanto di questo sorriso. Centinaia di poeti e scrittori hanno scritto su questa donna, che ora pare sorriderci seducentemente, ora pare fissare il vuoto fredda e senz’anima, e nessuno ha risolto il suo sorriso, nessuno ha chiarito i suoi pensieri. Tutto, anche il paesaggio, è misteriosamente irreale, come vibrante di una tempestosa sensualità.
(Richard Muther)

Se si potesse dipingere la Gioconda, sarebbe meglio che descriverla.
(Umberto Eco)

La famosa espressione enigmatica di Monna Lisa nasce soprattutto dagli occhi e dal sorriso, quel sorriso che Vasari definisce «così affascinante da apparire più divino che umano».
(Alberto Angela)

E’ artista è soltanto colui che della soluzione può farne un enigma.
(Karl Kraus)

Avete notato che la maggior parte di quelli che rivogliono indietro la Gioconda non entrerebbe in un museo nemmeno sotto minaccia?
(Daniela Farnese)

Nella Gioconda Leonardo utilizzò una piccola astuzia: applicò lo sfumato soprattutto agli angoli degli occhi e della bocca di Monna Lisa, ossia – se ci pensate – nei punti in cui si concentra l’espressione del volto. È certamente questa vaghezza indeterminata che conferisce a Monna Lisa la sua espressione sfuggente e indecifrabile.
(Alberto Angela)

Che cosa sta pensando Gioconda? Niente, naturalmente. La sua vacuità è la sua minaccia e la nostra paura.
(Camille Paglia)

È inspiegabile perché proprio questo piccolo quadro sia il quadro più famoso della storia dell’arte. Un bel quadro, non c’è che dire, paradossalmente dipinto da un non pittore o da un quasi pittore come Leonardo da Vinci che era molte cose, anche pittore, non certo il più celebrato dell’epoca. Il suo rivale prossimo, Michelangelo, sebbene più scultore che pittore, poteva vantare commesse maggiori, e pure l’altro genio del Rinascimento, Raffaello, non temeva rivali.
(Alessandra Redaelli)

La Gioconda è l’icona massima dell’arte. Perché? Perché è ben dipinta, perché è bello il soggetto ritratto, perché non è chiaro chi sia Monna Lisa, se sia una donna, o un uomo mascherato, oppure l’autoritratto di Leonardo in forma di donna, per il mistero che si cela nel volto, nel sorriso enigmatico con cui ci scruta o chissà cosa… Perché è finita in Francia, perché Napoleone la volle nella sua camera da letto, perché intorno a essa fu costruito il Louvre, perché un italiano la volle rubare per riportarla a Firenze, perché Duchamp ne sbeffeggià l’effige mettendole i baffi, perché Warhol la replicò in svariate pose, perché milioni di turisti ogni anno si accalcano dietro le sbarre per fotografarla.
(Alessandra Redaelli)

Dalla Gioconda di Leonardo da Vinci alle Marilyn Monroe serigrafate di Andy Warhol, la storia dell’arte è ricca di opere notissime, amate incondizionatamente da un pubblico ampio e trasversale. Senza togliere nulla a queste icone, è lecito domandarsi perché proprio loro, e non altre, siano diventate così popolari. Non è necessario essere addetti ai lavori per comprendere che una notorietà così grande non dipende soltanto dalle caratteristiche specifiche delle opere, quanto soprattutto da fattori esterni
(Alessandro Dal Lago)

Con me le donne sorridono come la Gioconda.
(Al Pacino nel film L’avvocato del diavolo)

Dovrei andare a Parigi a copiare la Gioconda? Ma che, che in fronte c’ho scritto Giocondo? Io copio a orecchio e il sorriso della Gioconda ce l’ho nella scatola cranica.
(Totò nel film Steno, Totò, Eva e il pennello proibito)

Un sogno: essere l’avvocato della Gioconda nella causa contro Duchamp.
(Maria Luisa Spaziani)

Se riprendiamo la Gioconda, allora ridiamo gli obelischi all’Egitto, i marmi alla Turchia, i bronzi di Riace alla Grecia e Venezia a Costantinopoli.
(_golgota, Twitter)

Il sorriso della Gioconda si spiega ascoltando tutte le stupidaggini che i visitatori dicono su di lei.
(Ardengo Soffici)

Sono stato al Louvre: che delusione scoprire che la Gioconda non c’ha scritto “Gioconda” sulla fronte.
(postofisso2012, Twitter)

La mattina appena sveglia non sorride neanche la Gioconda.
(IlFuGiBi, Twitter)

La Gioconda di Leonardo non è altro che un migliaio di migliaia di toc-chi di colore. Il David di Michelangelo non è altro che un milione di colpi di scalpello. Noi tutti siamo un milione di pezzetti assemblati nel modo giusto.
(Chuck Palahniuk)

Mentre la ritraeva, c’era gente che cantava e suonava, e buffoni che la facevano restare allegra, per ridurre quella malinconia che si suole avere nella pittura di un ritratto.
(Giorgio Vasari, a proposito della Gioconda)

La Gioconda è il capolavoro di Leonardo nel senso più vero; l’esempio rivelatore dei suoi modi di pensare e di operare; e in fatto di suggestività soltanto la Melancholia del Dùrer le può esser paragonata, con la differenza che nessun confuso simbolismo turba l’effetto della sua, misteriosa, profonda e piena di grazia.
(Walter Pater)

Pensate a un buco di groviera, alla bellezza di un fiore, al numero due, alla Quinta Sinfonia di Beethoven, al sorriso della Gioconda, ai pugni di Primo Carnera. Che cosa sono un buco o un sorriso? Sapremmo definirli?
(Roberto Casati)

Monna Lisa è la sola bellezza che ha attraversato la storia e ha mantenuto la sua reputazione.
(Will Rogers)

Il filosofo può, a suo piacere, tanto appellarsi alla statistica (“vuoi negare che la Gioconda è grande arte?”) quanto contestarla con piena legittimità (“malgrado l’avviso dei più, non ritengo che la Gioconda sia grande arte”).
(Maurizio Ferraris)

A chi pensi ai quadri di Leonardo, la memoria richiamerà un singolare, seducente e misterioso sorriso che l’artista ha evocato sulle labbra delle sue figure femminili. Uno statico sorriso su labbra allungate, arcuate; esso è diventato una caratteristica dell’artista e per esso è stato scelto il nome di “leonardesco”. Nel viso di singolare bellezza della fiorentina Monna Lisa del Giocondo esso ha straordinariamente colpito e turbato gli osservatori. Questo sorriso esigeva un’interpretazione ed è stato spiegato nei modi più vari, nessuno dei quali soddisfacente.
(Sigmund Freud)

Il sospetto che nel sorriso di Monna Lisa si congiungano due elementi diversi si è destato in parecchi critici. Essi scorgono perciò nell’espressione mimica della bella fiorentina la più compiuta raffigurazione dei contrasti che governano la vita amorosa femminile, il riserbo e la seduzione, la tenerezza colma di dedizione e la sensualità esigente, spregiudicata, che consuma l’uomo come qualcosa di estraneo.
(Sigmund Freud)

Se ci si sofferma sul sorriso, se lo si fissa, il sorriso scompare; se invece si fissa un qualsiasi altro punto del dipinto, il sorriso magicamente riappare in tutta la sua timidezza. Questo perché Leonardo dipinse il sorriso della Gioconda usando ombre che si vedono meglio con una visione periferica, quando cioè l’elemento non è al centro dell’attenzione della nostra retina. Per questo quando la focalizzazione sul sorriso è massima, non riusciamo a vedere lo splendido ed enigmatico sorriso.
(Alessandro Soranzo e Michael Newberry)

Il sorriso della Gioconda è dunque l’enigma che questo stesso sorriso esprime, un enigma che non ha soluzione, e che ogni volta si ripropone in quanto tale.
(Franco Rella)

La Gioconda è un’opera così famosa da essere diventata simbolo perenne della pittura e, al tempo stesso, negazione di se stessa.
(Vittorio Sgarbi)

Dentro la Gioconda Leonardo ha immaginato non tanto come dicono alcuni l’autoritratto, quanto il ritratto dell’intera umanità.
(Vittorio Sgarbi)

Leonardo ha creato con la Gioconda una formula nuova, più monumentale e al tempo stesso più animata, più concreta, e tuttavia più poetica di quella dei suoi predecessori. Prima di lui, nei ritratti manca il mistero; gli artisti non hanno raffigurato che forme esteriori senza l’anima o, quando hanno caratterizzato l’anima stessa, essa cercava di giungere allo spettatore mediante gesti, oggetti simbolici, scritte. Solo nella Gioconda emana un enigma: l’anima è presente, ma inaccessibile.
(Charles de Tolnay)

La Gioconda è, e rimane, il grande segreto di Leonardo. Certa è solo una cosa: non si trattò di un ritratto su commissione. perché l’autore, dopo avervi penato quattro anni, lo porto via con sé “ancora imperfetto” – come precisa il Vasari – per non separarsene mai.
(Bruno Nardini)