Benito Regis, nato a Castelnuovo Scrivia, è sacerdote. Ha insegnato per più di trent'anni nei licei statali, dapprima in Puglia a Monopoli, in seguito a Mantova dove tuttora vive e lavora. E' stato animatore di gruppi studenteschi e di associazioni professionali. Dal 1985 è direttore del settimanale dei cattolici mantovani "La Cittadella". Ha pubblicato diverse raccolte di poesia, mentre in ambito aforistico ha pubblicato Il canto del gallo (2005) e più recentemente A prescindere (2012).

Come scrive Gino Ruozzi nella presentazione di A prescindere: "Da autorevole e libero uomo di chiesa quale egli è, il primo sguardo di Benito Regis è rivolto all'uomo nella sua essenza, nelle sue domande di fondo, che lo portano a meditare sui valori ultimi e primi dell'esistenza. Egli lo fa con strumenti letterari che la tradizione moralistica europea ha creato sull'esempio di Ippocrate, Guicciardini, Montaigne, Bacone, Pascal, Leopardi, Bloy, Bernanos; uno stile nitido e conciso, frammentario e aforistico, più propositivo e interrogativo che definitorio, intrinsecamente aperto al dialogo".

A spiegazione del titolo del suo libro, Benito Regis scrive nella premessa: "Il troppo usato e abusato 'a prescindere' non è solo l'innocua caricatura di certo linguaggio artefatto e pretenzioso che in certi ambienti ancora sopravvive. Di fatto, proprio quella caricatura ha contribuito non poco, e aldilà delle intenzioni, a caratterizzare anche nella sostanza i linguaggi più quotidiani, mediatici e non, dove spesso la formula viene ripresa, più o meno seriosamente, in gara mimetica con tutti gli altri impegnati a prescindere. Da che cosa si prescinda rimane quasi sempre nelle nebbie del vago o addirittura si equivale a un più generico 'tutto il resto'. (...) Questi appunti potranno avere qualche interesse per coloro che non hanno gettato la spugna, non almeno in via definitiva; coloro che alle barbarie dei tempi, dei linguaggi e dei costumi di vita vogliono reagire con un di più di attenzione e di consapevolezza, facendo propria, se mai, la domanda impaziente che percorre le Scritture: 'Sentinella, quanto ancora di notte?' Senza peraltro attendersi che una luce di liberazione piova tutta dall'alto".

L'aforisma di Benito Regis è composto da riflessioni a volte distese (quasi dei micro-saggi più che degli aforismi), a volte lapidarie e chiuse nello spazio di poche righe. Nella sua scrittura l'autore non cerca il paradosso o l'arguzia, ma la semplicità e la chiarezza dell'esposizione. Benito Regis ci invita a compiere un viaggio interiore, che non può che partire da una totale messa in discussione dei nostri stereotipi quotidiani (i cosiddetti "a prescindere”). Nelle prove di accasamento tra parole che franano, essenziale diventa il dialogo con Dio, visto non come una entità astratta ma come una persona da raggiungere e incontrare. Presento una breve selezione di aforismi tratti da A prescindere: