Sul Foglio del 19 febbraio 2011, in un articolo intitolato "Perfidia e verità", Umberto Silva, proponendo una sua selezione di centoquaranta aforismi, scrive: "Il vero scrittore di massime e di aforismi si attiene all'odio, vero motore della sua opera. Odio per gli aforismi altrui, che gli paiono fasulli. Odio per i propri, sempre sospetti. Basta, infatti, un solo pseudoaforisma per segnalare in modo irrimediabile la fatuità del suo autore, inficiandone l'opera. I nostri giorni sono invasi dagli pseudoaforisti. Un tempo veniva naturale tagliar corto e bene: 'Die Fackel' di Karl Kraus, i salotti di Oscar Wilde, per non parlare della francia secentesca, tutto uno stormire di maldicenze e intrighi a lustrare l'oreficeria di La Rochefoucauld. Tutto questo nel Ventesimo secolo finì. Dal secondo Dopoguerra un solo scrittore di aforismi è degno di lode, Emil Cioran, anche se il suo compito fu celebrare il requiem per quel nobile genere letterario. Potrebbe quindi sembrare patetico insistere a cimentarsi in un genere letterario morto e sepolto, ma proprio per questo vale la pena provarci".

Condividendo diversi punti del sottile ragionamento di Umberto Silva sull'aforisma, mi permetto di non essere d'accordo su due cose. Dal secondo dopoguerra a oggi Emil Cioran non è il solo scrittore di aforismi degno di lode. Anni e anni di lavoro e di articoli apparsi su Aforisticamente dimostrano che l'aforisma, pur se marginalizzato dall'editoria e dalla critica letteraria, è un genere tutt'altro che morto e anzi - in diverse parti del mondo (dalla Serbia alla Finlandia, dall'Argentina agli Stati Uniti) - ha saputo rinnovare le sue forme attraverso l'ibridazione con altri generi letterari (in primis la poesia, ma non solo). E la seconda cosa su cui non sono d'accordo è che "sia patetico insistere a cimentarsi in un genere letterario morto e sepolto". E lo dimostrano proprio gli aforismi fulminanti e velenosi di Umberto Silva il quale dà prova di grandissima maestria, smentendo l'ipotesi che l'aforisma sia un genere letterario morto e sepolto.

A proposito dei suoi aforismi Umberto Silva scrive ancora sul Foglio "Essi sono sopravvissuti negli anni alle mie decimazioni, e tuttavia non si pensi che i qui presenti siano al sicuro. La notte, quando meno se lo aspettano, li spio, semmai mostrino una crepa attraverso la quale possa smascherare non certo la loro miseria, quanto una molle condiscendenza della mia anima". Fortunatamente Umberto Silva è stato di mano leggera nelle ulteriori "decimazioni" e recentemente ha pubblicato presso il Notes Magico con il titolo Uomo che scrive nella notte una silloge che raccoglie la maggior parte dei suoi centoquaranta aforismi apparsi su Il Foglio

Ne ripropongo una dozzina qui di seguito affinché il lettore colga l'intelligenza e la velenosità di questi piccoli gioielli. Sempre a proposito dell'aforisma Umberto Silva scrive: "Se si ha bisogno di più di tre righe per dire una grande verità o una piccola perfidia, già si sta mentendo" e nell'ultima aforisma del libro Umberto Silva definisce l'aforisma "il fossile di una lacrima".