La presente edizione di Linee di seta è una profonda revisione testuale – con l’inserimento di molti aforismi inediti – della raccolta Linee di seta apparsa nel 2012 presso la casa editrice Lietocolle di Como.

In opposizione a un certo genere di editoria che, in una vera e propria crisi di autorevolezza, pubblica migliaia di novità a getto continuo, tra copertine di romanzi, thriller e libri di cucina spesso tanto simili da apparire identici e fascette che proclamano sempre nuovi capolavori che presto finiscono nel dimenticatoio, gli aforismi di Linee di seta (“silenziosamente” apparsi su riviste e antologie internazionali e tradotti in 12 lingue) sono stati pubblicati in una edizione privata in una tiratura di 50 copie.

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FABRIZIO CARAMAGNA – LINEE DI SETA

Occorre del tempo per fare un breve filo di seta:
il gelso fiorisce tardi e la digestione della foglia è lenta

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Prologo

L’aforisma: l’implosione delle parole, l’esplosione del senso

Nella creazione di un aforisma, migliaia di pensieri sono occupati a crearne uno

Un libro di aforismi: un parallepipedo in cui vengono tracciate linee leggere

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Il poeta sogna di far giungere la parola a un livello tale di perfezione da farle perdere per sempre il suo senso. L’aforista sogna di far giungere il senso a un livello tale di perfezione da fargli perdere per sempre la parola

Ci sono aforismi anonimi di cui non sa l’autore e che ricordano certi terreni di cui, anche cercando nei registri, non si rintraccerebbe più il proprietario

L’aforista è come il coltivatore di gelso: dalla leggerezza del filo di seta misura il peso del suo patrimonio

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Linee di seta

Il mondo: una foglia appesa all’albero dell’universo

La cicala mi lascia passare senza interrompere il suo canto. Appartengo anch’io all’invisibile

Lettere del libro che si aprono una dopo l’altra, quando vi passa sopra il lettore, e diventano fiori

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Per me la vera ribellione consiste nel guardare un cielo azzurro fino a che l’identità non si sia disgregata per la meraviglia

Jaymes Ranuway

 


Mattine in cui si alza dal letto e c’è tutto. Le labbra per respirare, il corpo per avanzare, gli occhi per guardare. Manca solo l’anima

Dove siamo nell’universo? Chi dirà la posizione, dirà tutto

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Hai presente quando fai un respiro e poi lo devi restituire. Ecco funziona allo stesso modo con la felicità. Funziona tutto come un respiro

Quando un cane vede una stella cadente, vorrebbe riportarla indietro ma non sa a chi

Non c’è nulla di nascosto, è tutto sotto i nostri occhi: talvolta le nostre debolezze e le nostre forze si scambiano delle confidenze come un passero e un leone in una giornata di sole

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La mia ombra e quella della luna si incontrano, si uniscono. Poter lasciare qui la mia ombra frenetica e prendere quella silenziosa della luna

Nell’abbraccio – ciò che è stato spigolo, linea interrotta, groviglio – diventa di nuovo, come per miracolo, cerchio perfetto

Le foglie in primavera sono leggere come i fazzoletti dei bambini. In autunno sono solo tosse secca

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Appena nati, i bambini tengono l’aldilà ancora stretto nelle loro manine rinchiuse

Il sorriso permette all’anima di respirare

Attenti alla grammatica.

“pò” non è “po’,
“ce” non è “c’è”,
“lo” non è “l’ho”

“anche io” non è “ti amo”

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Gli occhi della bellezza: occhi che non fanno che farsi vedere…

Leggere un libro non è uscire dal mondo, ma entrare nel mondo attraverso un altro ingresso

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I fiori: se corressero in un’unica direzione come i fiumi, ci sarebbe un solo giardino nel mondo

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Alcuni luoghi sono un enigma. Altri una spiegazione

Anthurium, Paphiopedilum, Pelargonium, Cryptanthus. Dalla incoerenza delle sillabe si sprigiona l’armonia dei profumi


Chi viaggia ha scelto come mestiere quello del vento

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Il mare, incurante dell’uguaglianza dei diritti, cancella dalla sabbia ogni impronta che non è sua

Ma anche:

Il mare, infrangendosi sulla pietra, cambia ogni volta le sue forme per essa

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Ogni filo d’erba sembra contenere una biblioteca dedicata alla meraviglia, al silenzio e alla bontà

La vita è un vaso invisibile e tu sei ciò che vi getti dentro. Getta invidia, insoddisfazione, cattiveria e traboccherà ansia. Getta gentilezza, empatia e amore e traboccherà serenità

La timidezza è come un colibrì che ha paura del fiore, vibra e sta sempre indietro anziché baciarlo

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“Amo”. La A è un suono alto e squillante che scuote il mondo assonnato, la M ha le delicatezza delle labbra che si uniscono nella pronuncia, la O quasi non si sente, è il flebile sussurro dell’anima che esce dal corpo in cerca dell’altro

La vita non la misurai in anni, ma in strade, ponti, montagne, chilometri che mi separavano ogni volta dal mare

Mattine d’estate in cui nelle mie vene scorrono dei freschi ruscelli di azzurro. Il cuore li accoglie come un mare calmo

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Che sensibilità per il sole. Arrossire tutte le sere al momento di tramontare

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La luna: ci sono notti in cui sembra produrre un miele bianco di sogni, di solitudine e di silenzio

La ragnatela è simbolo di leggerezza. Eppure è formata da migliaia di invisibili catene

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Il vento accarezza l’albero e la montagna, ma chi accarezzerà la sua carezza?

La felicità mi apre e mi svuota. La tristezza mi chiude e mi riempie

Quando una madre piange, anche Dio si avvicina ad ascoltare

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Onde che si frangono sulla riva del mare, si sciolgono e scompaiono per sempre. Eppure per me questo è il punto di massima distanza dalla morte

Nei sogni: essere reali senza bisogno di esistere. O anche: essere vivi senza bisogno di essere reali

Il giorno ansima nell’urgenza. Solo la notte si lascia respirare


Le parole se ne stanno zitte sulla soglia a un passo da te che resti fuori, e io non so come chiamarti e chiederti di tornare indietro. E’ così che nascono gli addii

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ma anche

Ci siamo innamorati delle stesse cose – il sole, una strada di mare, una panchina, un libro – e adesso che le nostre vite si sono separate non ci chiediamo che tristezza c’è nelle cose nell’essere guardate da due occhi anziché da quattro


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Il cielo azzurro è proprietario del viso di tutti i bambini

L’infinito talvolta si specchia in una goccia per dimenticare la sua immensità quotidiana

Che leggerezza i gusci delle cicale, finalmente liberi dal peso di cantare a squarciagola tutta l’estate

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La notte non porta consiglio: ci promette la luna

Quando nessuno le guarda le stelle non sono più stelle. Forse sono diamanti, polvere di fate, risate di bambini, re o schiavi. Sono come siamo noi quando nessuno ci guarda

Un amore nato in una giornata di vento e mare, e perciò destinato a essere irrazionale, pieno di passione e leggerezza, possesso e abbandono, oltre che di incoscienza e profumo di peccato e una luce sempre sul punto di svanire

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C’è in quello che immagino qualcosa che non riesco a vedere. Che fa la magia di quello che immagino


Che cosa possiedi di te stesso dentro un bosco? La tua anima è nelle foglie

Foto per gentile concessione di Jaymes Ranuway

In foto Jaymes Ranuway


Dio ha come modo singolare di esistere quello di non esistere, di non essere niente di ciò che immaginiamo, crediamo, scriviamo. Una pagina di luce che scompare nel cielo tutte le volte che ne tracciamo i contorni

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Se anche la gioia lasciasse cicatrici. Ognuna il ricordo di un momento bello. “Questa cicatrice, me la sono fatta a 20 anni, davanti a un tramonto”

Per strada occhi che si incontrano, si fanno cenni, mentre le parole e le voci e le vite si devono ancora presentare le une alle altre

Prendere sonno è cambiare lingua. E’ entrare in un linguaggio che attende di essere tradotto ogni notte

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Mi domando che cosa manca alla vita quando in una notte d’estate l’alito delle stelle apre le finestre e vi butta dentro il profumo del mare

Troppa gente si occupa dei sensi unici e dei sensi vietati, senza mai mettersi in cammino.


Il giaciglio delle nuvole: il luogo dove si depositano tutte le forme del mondo

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La giornata di un bambino è un rumore di passi che si avvicina al pozzo dell’invisibile e vi guarda dentro e poi torna divertito indietro a giocare con il visibile

Senza dubbio le stelle rispondono al canto dei grilli ma noi non possiamo sentirle

Il bambino guarda le piante radicate al suolo, che più crescono e più mettono radici, e chiede: “E non c’è neanche un fiore che mette radici nell’aria?”

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Oggi per disegnare questo cielo qualcuno ha preso i colori del vento, del mare, della pelle e dell’anima e li ha mischiati in un solo colore

Ci sono visi i cui angoli fanno sperare l’impossibile, occhi che sono linee aperte sul mare, labbra che si vorrebbe seguire fino a dove si incurva l’ultima parte del mondo

Ogni giorno la vita ci mette di fronte a ponti da attraversare e ponti da bruciare. Ed è sfortunato colui che non sa distinguere gli uni dagli altri

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Ovunque, mescolate alle particelle d’aria che respiriamo, ci sono particelle di meraviglia e di impossibile. E solo la destrezza di un mago riesce a catturarle

E’ questa l’alba: alberi e fiori che si svegliano prima di tutti e milioni di braccia che si sgranchiscono e distendono in alto per prendere tutta la luce e adagiarla sul mondo

Ci sono giorni in cui, spuntata dal nulla, la mia infanzia mi sale veloce sulle spalle, mi stringe i capelli brizzolati fra le manine e sorridendo mi dice: “Non è cambiato nulla. Io e te non ci lasceremo mai”

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Ogni volta davanti al mare mi apro ai regali dell’aria, e i colori e le forme e le vibrazioni mi entrano ed escono dal petto con la stessa facilità con cui attraversano una finestra

e anche

Vedere le onde e avere la certezza che sono state offerte da qualcosa di eterno che tende la mano fino a noi per dirci: “Ho bucato il muro del nulla per venire fino da te”

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Il bosco e la città non avevano mai camminato insieme, eppure in quella giornata di vento il mondo fu affascinato dal candore con cui procedevano l’uno accanto all’altro

Le parole sono pesanti, opache, ingannevoli, ma quando trasmettono grazia, persino l’aria e l’universo si mettono da parte per lasciarle passare

E’ solo più tardi che si scopre un bacio è stato una breve escursione, l’inizio di un lungo viaggio o un soffio che si sposta – forse per sempre – in una nuova dimora

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In un prato un giglio si prese il mio braccio, una viola la mia gamba, l’albero un orecchio, il filo d’erba la schiena e il fiume un occhio. Poi guardai il cielo azzurro e gli chiesi: “E tu che cosa vuoi?”. “La tua anima” mi rispose dolcemente

Quando ti appoggi a qualcuno non fare come la polvere, che si appoggia su ciò che è piatto e consueto e tra tutte gli oggetti sceglie quello più grigio

E’ cosa di un momento: io sono la strada e lascio dietro di me il viandante che ero e la distanza e l’affanno e l’incertezza, e ogni cosa è dentro la mia strada

 

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Come un fiore maltrattato dalla pioggia, ci sono occhi che rispondono alla violenza con un sovrappiù di luce

Le cose, più sono belle e più ricevono questo ordine di uscire dall’inquadratura, di non entrare mai nei nostri corpi, di sostare sotto le nostre dita se non per pochi istanti, perché il massimo di bellezza si combina con l’inesistenza più pura

Quando moriamo la nostra ombra esplode in centinaia di uccelli neri svolazzanti e nessuno sa dove vanno

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Non sei mai stato bambino se non sei saltato a piedi pari dentro una pozzanghera, svegliando le fate che dormivano e facendole saltare in mille gocce di luce fino al cielo

Le parole messe su un foglio a illustrare un rigido regolamento burocratico, serrate le une contro l’altre sulla pagina, come persone che discutono senza conoscersi. Se le si lasciasse andare via, parlerebbero subito di boschi e cieli e angeli

Chi vince nel mondo, perde nell’invisibile

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Brezza è ciò che succede ogni volta che l’aria si innamora degli occhi del mondo

Oggi dal cilindro del mondo è uscito un asso di vento, un re di aquiloni, un fante di sguardi di giacinti, un dieci di risate di bambini, un sette di serenità

Che gusto può avere una stella? Forse un gusto di cielo

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La felicità ci solleva sulle braccia, ci porta per qualche istante sul suo viso come la madre col bambino, e poi senza avvisare ci rimette a terra, sul terreno scivoloso della vita

Un cammello può stare dieci giorni senza bere. Un asino tutta la vita senza sognare

Ogni giorno il sole si leva, l’ape vola sui fiori, l’uccello canta. Ma l’uomo, che cosa fa l’uomo? L’ape fa il miele, l’uccello si posa sui rami, il sole tramonta. E l’uomo è solo in grado di dare nuove forme alle nuvole e chiedersi: “Perché? Perché? Perché?”

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Poche persone sono capaci di venirti a cercare dove sei veramente. Per questo amo il suono delle onde. Loro sanno sempre dove sei

Non guardare se il tuo bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto. Guarda quanta luce c’è nel vetro

Lassù in alto, un uccello può trasportare una stella o una domanda nelle sue piccole zampe luminose e noi non lo sapremo mai

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Una minuscola crepa su una foglia verde: l’autunno morde ancora delicatamente con i suoi denti da latte

I superbi e gli arrampicatori imparino dagli alberi chiamati “Huon Pine”. Che ogni cento anni crescono di soli dieci centimetri

La logica è una sequenza di 1 e di 0 che a volte si ingarbuglia e si trasforma in uno stormo di uccelli colorati

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E a un tratto incrociare nella sera un profumo selvaggio di fiori e muschio, che se ne va per le vie tutte solo, senza nessuna donna dentro

Chi ha levato il centro dal centro dell’universo e l’ha messo – che audacia – sotto i piedi di un gruppo di bambini che giocano nel prato?

Credi di sapere tutto sulla Natura? Aspetta di sentire le formiche che il Giorno del Giudizio si alzeranno a cantare

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Quando i ponti crollano, l’equilibrio torna in libertà

Il paradiso: un giardino dove ci sono tutti i semi dell’universo

L’arte è l’incontro inatteso di forme e spazi e colori e che prima si ignoravano

 

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Quando sei triste, un amico ti apre il cuore e vi getta manciate di luce

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Amo la neve. Amo soprattutto la neve che accade quando meno te lo aspetti. Ci si sente come dentro un segreto

Ci sono sorrisi che sembrano posati sul vento e nel cielo, ed è solo un caso che noi li vediamo aderire a un viso

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L’infanzia: stare sulla riva del tempo, in attesa di immergersi

Una madre nasce contemporaneamente a suo figlio. Un padre a volte aspetta degli anni prima di nascere

Il giorno in cui acconsentiamo a dominare qualcuno è un giorno che non potremo più strappare dal calendario della nostra coscienza

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Ogni mattina il mondo è un foglio di carta bianco e attende che i bambini, attratti dalla sua luminosità, vengano a impregnarlo dei loro colori

Il fuoco parla a se stesso e si racconta delle storie per non sentirsi solo. Talvolta entra dentro nell’anima di un imperatore e gli dice: “Vai e conquista il mondo” e l’imperatore passa su centinaia di città e strade, entra nelle case e porta ovunque il fuoco. Poi il fuoco si spegne, torna nella cenere da cui era venuto e si racconta malinconico e divertito le storie che ha vissuto

Un bambino sulle spalle di sua padre: nessuna piramide o colonna dell’antichità è più alta

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L’ansia del fiume per qualcosa che gli manca (ma non è il mare), per qualcosa che non ha incontrato e che avrebbe voluto incontrare (ma non è il mare), per qualcosa che aspetta da sempre (ma non è il mare)

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Il mio niente, prima di nascere, era niente come il niente di una mosca?

L’infinito. Sempre in vantaggio di un pensiero, avanti di una galassia rispetto alla nostra immaginazione

Ci sono immagini che non sono fatte per la luce. E certi sogni lo sanno

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Come i bambini, i fiori nascono con la testa già grande

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La formica è instancabile, ma chi è più generoso di una cicala che dona diecimila note in un pomeriggio?

E se l’amore fosse una respirazione bocca a bocca con l’universo, un rianimare qualcosa ed un essere rianimati?

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Una mamma che solleva il bambino e lo porta all’altezza dei suoi occhi. Oggi l’universo non ha altra prospettiva, altro asse, altro centro che questo

I buoni hanno il viso di pane, le guance di mollica e gli occhi dorati come il grano. Solo nel sorriso si vede una linea più spessa, come una crosta indurita dalle avversità

Maggio: c’è nell’aria intera un invito e un infinito farsi avanti dei desideri e delle trame. Come si può non cedere a questo mese?

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I grilli che nella notte si chiamano e non si vedono. Gli uomini che si vedono e non si chiamano

La felicità tracima appena, l’infelicità inonda

Quante grucce tengono il peso dei nostri abiti senza mai alzare le spalle

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Giocare in un parco: dare del cibo agli animali, della luce ai bambini

I genitori vengono stampati nei bambini, ma un tipografo misterioso ne ha mischiato il testo

Il cordone ombelicale: la prima catena che abbiamo conosciuto, l’unica che rimpiangiamo

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Quante mani fuori dal loro mestiere non sanno stringere nulla

Due corpi brutti che si amano rompono lo specchio, ne fabbricano un altro

Vediamola così. La pioggia obbliga la mano a tenere l’ombrello invece che lo smartphone, e gli occhi sono liberi di guardare il mondo

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Il tempo è un assassino e porta via con sé ogni nostro secondo. E ha sempre un alibi. Lui non c’era dove eravamo noi

Dentro l’anima c’è anche una scheggia di nulla. A volte preme così forte da farci perdere l’orientamento

Solo la mente di un bambino ha i suoi porticati luminosi e il futuro vi passeggia sereno

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La meraviglia è quella di un uccello che ogni mattina torna a battere le ali uscendo dalle mani del buio

Un dio diabolico ha dato al diavolo delle ali per volare

L’universo ci cadrebbe addosso, se ogni giorno le le parole e risate e le urla dei bambini non salissero in alto a formare una colonna invisibile

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La felicità è un sandalo che corre, il dolore un chiodo fissato al muro

Forse la vita è come un fiume che va al mare. Non è andata dove intendeva andare, ma è finita dove aveva bisogno di essere

Dopo le stelle e i bambini, ciò che c’è di più bello al mondo, è un libro

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Sdraiarsi sulla sabbia del mare d’inverno, aprire le mani al sole e lasciare evaporare l’identità

Attenzione alle paure del giorno. Amano rubare i sogni della notte

Il poeta ama giocare con l’invisibile: prende l’aria intorno a una farfalla e ci costruisce il sorriso di un bambino

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Oggi il cielo è una pila di cubi colorati bianchi e azzurri: basterebbe il dito di un bambino a farli cadere

Il ragno non sa se è primavera o estate: aspetta la stagione delle mosche

Notti in cui tutte le lettere dell’alfabeto tornano nelle loro tane.  Non c’è che il silenzio

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Le stelle si raccontano i loro ricordi e ognuna crede che il suo sia il più antico

Le mani dell’albero hanno le unghie sporche di azzurro a furia di scavare dentro il cielo

Quando sei infelice, torna nel luogo che più ami. Lui – a differenza delle persone – ha sempre qualcosa da dirti

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Non ascoltato, un uccello sul ramo fa risuonare una nuova Iliade

ma anche

Un uccello canta sul ramo: racconta al fiume come era prima di essere fiume

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Geometrie perfette. L’ovale del tuo viso affacciato ai quattro angoli retti di una finestra e più in là la sfera del mondo

La farfalla sale e scende sul prato. Se a volta si ferma su un fiore, è per contare i brevi granelli di polvere di cui sono fatte le sue ali

E all’improvviso ciò che pensi che stai immaginando non è affatto quello che davvero immagini. Come un treno veloce che si sdoppia dal suo disegno e improvvisamente lo supera

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Nella giovinezza è facile nuotare controcorrente, quando si è ancora vicini alla fonte

A un certo punto i nostri anni non aumentano più. Si adagiano uno sopra l’altro, come le pieghe di una veste

Anime che si conoscono da sempre anche se non si conoscono e quando si conoscono per davvero si riconoscono

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Le dita di una mano: cinque punti cardinali che puntano verso l’infinito

Che strana macchina è l’uomo. Gli metti dentro lettere dell’alfabeto, formule matematiche, leggi, e doveri ed escono favole, risate e sogni

La foglia, a chiunque si avvicini, racconta questo e quel segreto. Eppure un giorno si seccherà, e ci sarà qualcuno che penserà che non ha mai detto niente

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Chi è che ogni notte rimette a posto i sorrisi degli uomini, dopo che si sono addormentati? Chi è che riordina le linee e i bordi e gli angoli della bocca che durante il giorno si sono deformati per la tristezza o la stanchezza? Forse è un angelo che fa tutto questo

Che lingua parla il vento? Di che nazionalità è una tempesta? Da quale paese viene la pioggia? Di che colore è un fulmine?

Misuriamo le cose, ma il petalo di un fiore sa meglio di noi a quale distanza si trova il sole

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Se ci si fermasse ad ascoltare il lavoro delle radici, chi riuscirebbe a dormire?

Un cielo dove le costellazioni sono segrete, e i grilli quando si fidano dell’uomo gliele indicano

Aprire un libro è come trovarsi di fronte a due bianche mani tese che subito aderiscono alle nostre e ci rassicurano

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La notte. E se Dio l’avesse inventata solo per vedere gli occhi dei gatti?

Il futuro è avvolto nel silenzio. Anche se ci urla addosso non riusciamo a sentirlo

Si chiede al lettore il suo libro preferito e non si chiede mai al libro il suo lettore preferito. Ma i libri hanno i loro lettori preferiti

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Ogni giorno l’invisibile invita l’immaginazione a battersi a duello

Da bambino tracciavo lettere sulla sabbia, il mare chiudeva gli occhi per lasciar fare e poi di notte ripeteva ad alta voce le parole che avevo disegnato

Nell’ultimo secondo prima dell’eternità, l’orologio farà Tic o Tac?

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Grande coraggio ha il gallo che va in cima al tetto. Il vento non è metodico come l’alba

Frasi che fanno i primi passi come i bambini e poi ricadono, e frasi che attraversano il tempo e lo spazio come uccelli migratori


Il cielo riceve imprecazioni e in cambio offre stelle

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La foglia secca che abbandona il ramo in autunno: c’è una sorta di sognante euforia nel non sapere dove si sta andando

ma anche

La libertà della foglia che abbandona il ramo è la responsabilità di tornare ogni primavera

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Nella vita non c’è un filo. Ci sono solo dei tagli

Tutti parlano alle tue spalle. Solo il cielo ti parla in pieno viso

Le stelle si avvicinerebbero a noi se fossero chiamate per nome, ma chi conosce il loro nome?

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Molta gente non ha ancora scelto in quale cimitero vuole morire. Però ha già pensato a una piazza in cui vorrebbe la propria statua

L’imbarazzo di una finestra. Pensa di essere uguale al cielo azzurro ma un moscone continua a battere contro i suoi vetri

A volte vorrei interrogare la mia ombra. Lei conosce già il buio di cui è fatto l’aldilà

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L’ipocrisia, le banconote e la moda sono un’invenzione recente. Ma l’anima, i sogni e il tremolio dell’erba ci sono sempre stati

Nel brillare delle stelle c’è un atomo di disperazione, il pensiero “Io so che nessuno di voi umani ci raggiungerà mai”

I fiori – a differenza dei santi – non camminano nel fuoco, non comandano alle montagne, non moltiplicano i pani. Ma come i santi guariscono dal dolore

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In certe notti, nella faccia luminosa della luna, sembra quasi di vedere, in trasparenza, le immagini dei sogni di un dio

Le foglie dell’autunno sono tanti biglietti che se ne vanno in giro sospinti dal vento. Sotto ogni biglietto – in una lingua misteriosa – c’è la data di morte di ognuno di noi

Nella quiete della sera anche la grande montagna sembra ripiegare le sue ali

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La parola blu ha un colore blu. Non è una parola con un suono qualsiasi. C’è un schianto improvviso tra la B e la L, da cui nasce la U, quasi come un urlo di fronte al mistero

Dopo aver letto un un libro le parole non sono più le stesse, si alzano in alto, in un ossigeno più rarefatto, dove sembrano respirare meglio che sulla terra

Angeli caduti, angeli poeti, angeli bambini: all’angelo non si può attribuire la moderazione di un saggio

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Come è inaspettato e sorprendente un bacio: l’unica forma che non ha mai la forma di se stessa

Nella giovinezza si cerca, invece dell’uscita, l’entrata del labirinto

Il più amoroso degli amanti sa che una sola persona non basta mai. E che anche lassù in cielo bisogna farsi una corte di angeli: una per cantare le lodi di Dio, una da stringere di notte

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Ci sono volte in cui vivere la vita è come entrare a mani tese in un cespuglio spinoso di fiori. Dopo ti senti tremendamente graffiato ma pieno di luce

La vecchiaia: il nodo è sempre più ingarbugliato, le dita sempre più tremanti

Le prima vocali nei bambini: un cielo aperto, un flusso d’aria. Le consonanti arrivano dopo come rondini

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Oggi un tramonto mi ha messo due lacci di luce intorno al collo. Poi ha tirato forte e, per l’ennesima volta, mi ha folgorato di bellezza

Che nome ho quando un albero mi chiama?

E’ sempre identica la domanda ed identica è la pietra che ogni generazione lancia nell’acqua. Solo i cerchi sono diversi, a volte più larghi e lenti, a volte più rapidi e inquieti. Talora riflettono il chiaro cielo, talora il fondo nero del fiume

 

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L’eternità: un mondo in cui i calendari volano nel cielo come aquiloni, liberi dal peso di portare i mesi e gli anni
Animiamo la paura di cose inesistenti, che sembrano spine e sono soltanto piume in agguato dietro i muri

L’inverno. Guardare dalla finestra e fare a meno di un colore alla volta fino al grigio, al vuoto, alla convinzione di essere ciechi. Come è lontana la primavera

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D’estate le mani del vento muovono invisibili fili nell’aria, che uniscono le onde, i capelli, i pensieri

Quando di sera il cielo urta la terra, da quel genere di incontri nascono sempre tramonti, sogni, corse sull’erba e frammenti di linguaggio imbevuti di anima e silenzio

In qualche parte dell’universo c’è una piazza dove sono disegnate – linee luminose – tutte le corse di tutti i bambini

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Si costruisce il capitello prima della colonna: l’ossessione di incoronare qualcosa che ancora non esiste

La porpora dei papi ha riempito di ruggine i Vangeli

Le meraviglie dello stile ci fanno dimenticare che l’acqua di una pozza è la stessa di una cascata

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Lo sguardo di un bambino: un buon conduttore che lascia passare la sua anima senza dispersione

L’immaginazione: tentativo inutile di pensare lontano dal proprio cervello

La spropositata lettera O della parola IO: un continuo invito a essere riempita

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Nel deserto un granello di sabbia tra milioni e solo il vento lo nota e lo porta via

e anche

Milioni di ombre nella sera e il vento ne prende una e la assegna a un uomo

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Nella corso della vita ne abbiamo fatta di strada. Ma ci siamo dimenticati di tracciare un viottolo in cui camminare lentamente e felicemente con noi stessi

Fare il letto al proprio figlio, e pensare a tutti i sogni che sono passati tra le pieghe del cuscino e di cui non si saprà mai niente

Un prato di fiori non è un regno qualunque. Ho contato 782 re (e non ho dimenticato i narcisi e i gigli), novemila viaggiatori (e ci sono anche le farfalle e le rondini), un milione di sudditi (e ci sono anche le formiche rosse), tre giullari (ah, le nuvole!) e un miliardo di fate (piccole stelle timide che stanno lassù in cielo, nascoste dall’azzurro). E la regina? E’ un fiore rosso, laggiù nel prato, che indica l’uscita verso l’invisibile

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Al mattino il caffè nero odora come il cielo della notte appena macinato

Il dizionario non ci mostra quali sono le parole nate in primavera e quali in autunno, quali nel fuoco e quali nella pioggia

Oggi tutto il cielo viene a bere negli occhi di un bambino, come una luce che cerca ancora più luce

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E’ di notte che si percepisce meglio il frastuono del cuore, il ticchettio dell’ansia, il brusio dell’impossibile e il silenzio del mondo

Il granello di sabbia dentro l’ostrica. L’arte di perseverare sopra un difetto permette di raggiungere la perfezione

In mano ai bambini il tempo viene spezzettato come tante briciole di pane. Nell’incavo della mano, schiacciate e rimescolate, formano un grumo d’eternità

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Giochi mattutini: la foglia si immerge nell’aria, la nuvola si bagna nello stagno

Anche questa è una possibilità: se si lancia un boomerang ricoperto di zucchero, torna indietro uno zucchero filato

E il Nulla lo ha scritto il deserto, il freddo, l’amore, la pietra, la rabbia insepolta. Giammai il mare

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Le bocche della fontana: pronte ogni giorno a sputarsi addosso per questioni coreografiche

Oggi nel prato un fiore, non visto, sta ideando una macchina per volare. Forse un giorno si avrà la vera storia delle invenzioni del XIX e XX secolo

Le montagne sono le uniche stelle che possiamo raggiungere a piedi

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La bussola, con l’ago perennemente rivolto a nord, non si accorge dell’arrivo della primavera

La pozzanghera: si sente ancora più sporca pensando di essere stata neve

Realismo: per dipingere il lupo bisogna farlo più grande di quello che è

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Questo mi dice un campo luminoso di primavera: semina la gentilezza, cogli il rispetto, coltiva la serenità

Che cosa regalare a un albero? Forse una mongolfiera per visitare il mondo

Un mondo in cui le banconote dormono sotto le foglie, e nessuno le nota e le usa

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Come voler essere candido come un giglio senza arrossire per aver voluto esserlo?

L’albero: uno Stato presieduto in basso dalla tirannia delle radici, ma governato in alto dalla libertà del vento

Le conchiglie non conoscono le parole, eppure nel loro suono così semplice è descritto tutto il mare

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Le scarpe per camminare sono le prima che al buio ci fanno lo sgambetto

Incatenati a volte dal giorno e liberati dai sogni. Incatenati a volte dai sogni e liberati dal giorno

Ci sono momenti in cui la delusione viene a cercarti l’anima come fanno i suonatori con i tasti musicali, e più i tasti sono ampi e profondi e più basta una sola parola o gesto a far risuonare dentro di te una musica che non vorresti mai sentire

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La corrente del fiume non può portare con sé le nuvole che si specchiano. Ha conosciuto una libertà più grande della sua

ma anche:

La corrente del fiume porta tutto con sé, anche le lacrime di Eraclito

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Quando il camaleonte vede l’arcobaleno, gli dice sprezzante: “Non hai che sette colori!”

Il lago: la sua capacità di aspettare supera il desiderio di arrivare fino al mare


Quando si descrive la neve, si dovrebbe cominciare dalle risate dei bambini

13bmeteo


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Leggere un libro è sporcarsi gli occhi di inchiostro. Guardare il cielo è sporcarsi le mani e le labbra di azzurro

Se le citazioni sparissero all’improvviso, conosceremmo il vero peso delle biblioteche

Ridere è far vibrare tutto lo scheletro. Anche il cranio, solitamente rigido, non fa altro che vibrare

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I battiti tumultuosi del mio cuore. Se solo per un attimo avessero la forza di arrestarsi e ammirare rapiti la serenità di un fiore

Talora il sacco del corpo si rompe e ne esce una polvere di parole taciute

Le campane di tanto in tanto sognano di prendersi una giornata di libertà da Dio

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Mattine in cui, stretti e radiosi come i petali di un mughetto, i nostri quattro o cinque propositi di felicità fanno il girotondo

Si capisce che il tempo della vecchiaia è arrivato quando la nostra anima ci dà sempre più emozioni e il nostro corpo sempre meno

Avere due età, una per il corpo e una per l’anima, e finalmente saperlo. Quanti anni hai? 43 e 1650, e tu? 35 e 10088

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Oggi la luce ha fatto incetta di colori purissimi per disegnare lo sguardo di un bambino

Davanti al mare – lontano dal mondo – aprirsi alla delicata urgenza delle onde

La ragione sa molte cose, ma la follia ne sa una più grande

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Viene il vento. Qualcuno tra gli alberi del mondo lo ha invitato e non sapremo mai chi

Le pietre respirano. Una volta ogni mille anni e la nostra vita è troppo breve per accorgersene

Da bambini siamo stati spinti nel buio, e poi siamo tornati – ridendo o tremando – nella luce. Morire è  essere spinti nel buio e non tornare più

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Dove è l’eternità? Nel giallo del sole o nel giallo del pulcino appena nato?

Pomeriggio d’estate. Il cielo ha una chiave d’oro sulla schiena che i bambini di divertono a girare

Tra il Tic e il Tac solo il pazzo sente un altro suono?

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Chi ha creato miliardi di galassie è stato valutato solo trenta denari

Ci sono angeli che fanno un nodo alle loro ali come se temessero di dimenticare Dio

Nella notte l’albero si gira al contrario. Le sue radici affondano nel cielo stellato

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Marzo gelido. L’inverno mette le sue mani ghiacciate sugli occhi della primavera per impedirle di guardarsi intorno

Affidare l’orologio della propria vita nelle mani di un figlio, in un pomeriggio di giochi: quando lo si riprende è di nuovo luminoso e segna tutti i secondi

Il conformismo: tanti cerchi nell’acqua che si vanno cercando l’un l’altro e che nella loro somiglianza muoiono

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Anche le onde hanno i loro amori, così differenti da quelli di un banchiere

Nel prato un fiore, più luminoso degli altri, indica l’uscita verso l’invisibile

Le prime stelle che appaiono nella sera, come se qualcuno avesse gettato una manciata di risate di bambini attraverso il confine del mondo

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Questo ti dice un viaggio: libera il mondo dai fantasmi dell’abitudine. La meraviglia attrezzi l’occhio per nuove scoperte

Ho steso il cielo sulle dita, vi ho appeso case e alberi e montagne, e l’orizzonte non è mai stato così vuoto e pieno di cose sorprendenti

Un filo d’erba è cresciuto nel prato sconvolgendo tutti i nomi del silenzio

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L’anima è fatta dell’aria che entra nei polmoni, del silenzio che giace in fondo a una rosa e di un filo invisibile che ci porta dove il magico guardarsi delle cose ha bisogno di noi

Non essere freccia oggi, ma solo una linea immaginaria nello spazio, in attesa di un arco che non esiste, di un bersaglio che non si trova. Imbalsamata in una posa di fissità eterna

Inutile salire su un piedistallo: la nostra ombra in basso ci prende in giro ancora di più

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Quando morirò non sarò nessuno. Ma mi consola pensare che una notte una stella verrà a leggere il mio nome sulla lapide, col pudore delicato dell’eterno per tutto ciò che quaggiù è transitorio

Autunno. Gli uccelli che migrano – lassù nel cielo – si passano gli uni con gli altri la risposta che stiamo cercando, e nessuno di noi umani riesce ad ascoltarla

Nel libro dell’universo quante sono le righe scritte dagli uomini e quante quelle scritte dal vento?

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La realtà: un lucchetto d’acciaio. La parola: una fragile chiave di carta

e anche

Le parole si parlano, ma i silenzi si toccano

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E dopo una giornata piena di colori sparpagliati qua e là e strade che si intersecano in mille direzioni arriva la calma notte, come il perdono a un’eresia

All’Eterno poco importa la calligrafia svolazzante con cui firmiamo sui fogli o la luminosità delle nere lettere metalliche sulla porta di casa. Ci lascia giocare con sillabe che non ci appartengono, tanto lui conosce i nostri veri nomi

Giorni in cui le speranze sono come levrieri che partono scattanti a una gara e poi si acquietano lungo il percorso, prendendo lo stesso colore della polvere che indugia sulla strada

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La solitudine: un mare mai raggiunto da nessuna riva, un ponte da nessuna strada, un colore da nessuna luce

e anche

La solitudine: come un bosco tagliato intorno all’ultimo albero

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La memoria dell’albero: se la porta con sé l’ultimo uccello che vola via in autunno

Il tramonto è come un bambino che apre una confezione di pastelli e si diverte a impiastricciare la faccia di Dio

L’edera: un’erbaccia con degli ideali

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Il bene lascia una traccia, il male una piaga

Ci sono due fiori dentro il fiore. Uno è girato verso di noi, l’altro verso l’infinito

Prendetevi cura delle onde: il mare un giorno scomparirà

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Il male si infila anche nella sottile fessura tra la testa e l’aureola

Per la felicità l’uomo non ha che dei fini. Per l’infelicità non ha che dei mezzi

Gesù che muore a 33 anni, ci ha insegnato a morire, non a invecchiare

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Non si sfiora la purezza di un fiore che con un dito irrorato di sangue

Quest’oggi – per un istante – un’esplosione, un attimo di felicità eterna, prima di ritornare nel Tempo, nella fissità delle abitudini, come un insetto imprigionato nell’ambra

La vita è un continuo sfregarsi dell’anima sulla carne, in un attrito che genera buio e smarrimento. Solo se arriva l’amore, questo sfregarsi genera luce

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I paradossi: quanti cigni neri si incontrano nel bianco di una pagina

Peccato che un crisantemo debba sporgersi da un carro funebre per mostrare al mondo la sua bellezza

In certe persone ci sono solo cartelli stradali che indicano il proprio ego e strade che non portano da nessuna parte

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La suprema ambizione: trasmutare il tempo in oro o l’oro in tempo?

Dopo aver soppesato tutto, la vita ha il peso di un sospiro

E un giorno tornerò dove l’acqua è più blu e l’aria concederà al mio viso il soffio del perdono per essere stato così tanto lontano dal mare

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Tre cose bisogna fare nella vita: pensare, seminare, amare

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Epilogo

La mia opera ha due lettori e migliaia di farfalle stupite: pubblico ovviamente privo di interesse per un editore

Quando scrivo un aforisma, la pagina bianca non è altro che un bozzolo da cui spero che esca un piccolo filo di seta

I Re Magi portano in dono all’aforisma la malinconia, la meraviglia e l’ironia. E la meraviglia sta sempre in centro

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Chi scrive aforismi imita il guizzo del colibrì e non il canto dell’usignolo.

Beati gli aforisti di altri tempi. Faticavano la metà e l’applauso era garantito quando scrivevano aforismi come: “La fortuna aiuta gli audaci” o “Se vuoi essere amato, ama”

Una linea dimentica di continuo di andare a capo e toccare il fondo della pagina. E talora le manca la voglia di andare in profondità

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Gli aforismi girano come un girasole intorno al bianco accecante della meraviglia

Bisogna iniziare un aforisma in posizione eretta. Per poi concluderlo con una capriola

L’aforisma non è ancora la verità. Una verità non è più l’aforisma

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Il mio aforisma ha un senso: ma dentro un giardino di citazioni non ha quel senso

L’aforisma è un uccello che vola di proverbio in proverbio alla ricerca del primo proverbio del mondo

La riga dritta dell’aforisma mette di traverso il mondo

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L’aforista sa che ogni proverbio su Dio ha almeno cento angeli dissidenti

In un aforisma è sufficiente la leva di una virgola per capovolgere il mondo

Non amo il veleno di quegli aforismi che portano alla paralisi delle emozioni

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I frammenti di questo libro: una costellazione vivente o al contrario granelli di polvere senza senso?

Commenti:

  • Riporto qui di seguito la recensione di Stefano Elefanti, autore del libro “Origini e sviluppo dell’aforisma poetico nel Novecento”.
    L’ultima opera di Caramagna appare fin da subito insolita e volutamente oltre gli schemi; quella copertina, completamente bianca e priva di ogni indicazione, è il segno di uno strappo profondo tra l’autore e un certo mondo editoriale che ancora oggi, ostinatamente, continua a ignorare la pur florida e viva letteratura aforistica.
    Questo gesto di protesta apre la strada alle nuove Linee di seta, una versione ampliata e ampiamente modificata della precedente opera omonima, pubblicata nel 2012 da Lietocolle. Il titolo resta invariato ed è un bene: l’immagine dell’aforisma tramutato in esile, e pur prezioso filo di seta, illumina la silloge. Invece, già da una prima lettura si può intuire un cambiamento: la raccolta, infatti, sembra rivelare molto dell’animo dell’autore e, al contempo, appare più libera e immediata della precedente; ciò avviene, probabilmente, poiché essa ha avuto la fortuna di vedere la luce senza doversi mai scontrare contro alcun filtro editoriale.
    Le sensazioni che questo libro suscita sono molteplici e profonde, così come sono continuamente diversi i temi affrontati, tanto da rendere impossibile una vera e propria definizione; tale attitudine evoca il meccanismo con cui si generano le idee, quando sono ancora in noi, fluttuanti e mutevoli poiché ancora inespresse. Una traccia di questa suggestione si può scovare nella consuetudine di inserire due aforismi in successione, ambedue dalla struttura simile eppure con senso differente:
    «Il mare, incurante dell’uguaglianza dei diritti, cancella dalla sabbia ogni impronta che non è sua.
    Ma anche:
    «Il mare, infrangendosi sulla pietra, cambia ogni volta le sue forme per essa».
    Ciò indica come l’autore abbia scelto di aprire ai lettori le porte della sua fucina creativa, svelando le contraddizioni, i dubbi e le possibili varianti che hanno anticipato la stesura di quei pensieri. Chi è avvezzo alla scrittura sa che, nell’atto creativo, ogni pensiero è sempre potenzialmente accompagnato da un concetto gemello e contrario e da tanti altri ancora, tutti differenti eppure ugualmente affascinanti e sensati. Caramagna incarna e fa propria questa teoria, mostrando al lettore come la medesima realtà possa assumere contorni diversi, talvolta persino opposti, se scrutata da due o più punti di vista differenti.
    Un elemento centrale, come già si palesa negli altri scritti di Caramagna, resta l’osservazione della natura; proprio la contemplazione della realtà naturale, più volte personificata, è il punto di partenza ricorrente da cui scaturiscono i diversi pensieri e le fervide immagini che articolano gli aforismi. Anche il titolo stesso della raccolta, come si è detto, riflette questa concezione: è la sintetica, e quanto mai poetica, immagine scorciata dello sforzo dell’aforista che, chino a digerire quelle foglie, lavora perché, a tempo debito, esse divengano esili fili preziosi.
    «L’aforista è come il coltivatore di gelso: dalla leggerezza del filo di seta misura il peso del suo patrimonio».
    L’altro elemento portante della silloge è l’uomo, che è fotografato in tutte le sue fasi vitali e soprattutto nei suoi momenti di curiosa interazione con l’ambiente e gli animali; è un uomo che cerca il senso stesso della sua esistenza partendo dalla concezione che, in natura, ciascuno vive in funzione di qualcosa:
    «Ogni giorno il sole si leva e tramonta, il vento soffia, l’uccello canta. Ma l’uomo, che cosa fa l’uomo?».
    Molti aforismi della raccolta nascono proprio da constatazioni intuitive e semplici, simili a quelle dei bambini. I fanciulli sono l’emblema della curiosità e del perpetuo stupore e quindi, sembra dirci l’autore, è bene che alberghi in noi una parte di essi lungo tutta la vita. Di fatto, il protagonista della raccolta è l’uomo, ogni volta che, bandendo il pudore tipico degli adulti, riscopre il suo io infantile; ma non è sempre facile riuscirci, come avverte Caramagna in due aforismi:
    «Nella giovinezza è facile nuotare controcorrente, quando si è ancora vicini alla fonte».
    «La vecchiaia: il nodo è sempre più ingarbugliato, le dita sempre più tremanti».
    Questa nuova edizione di Linee di seta appare, alfine, più sciolta dai legacci editoriali e, anche per questo, più affascinante; è un libro capace di emozionare per la sua pittoricità e di suggestionarci mediante un linguaggio semplice, diretto eppure onirico; sotto questo punto di vista Caramagna si conferma un autore capace di scrivere aforismi poetici, pur sapendo alternarli con altri pensieri più ironici e disincantati:
    «Morti che si mettono sopravento per non sentire più l’odore della vita».
    E spesso è proprio da questi ultimi aforismi che trapela un’aura di pacata ironia, un certo sottile sarcasmo, amaro e disilluso, che è una delle caratteristiche principali delle penne migliori.
    Stefano Elefanti

    ottobre 25, 2013
  • ottobre 25, 2013

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