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Nell’introduzione al libro di aforismi, Tagliar corto, Dino Basili, a proposito della sua vocazione aforistica, dice: “Scrivo corto da quando ho cominciato a tenere la penna in mano. Agli esami di maturità il mio tema superava appena la prima pagina del foglio protocollo. ‘Allunga allunga’ implorava il fedele compagno di banco. Non gli diedi ascolto e andò benissimo. Ebbi poi la comprensione del relatore per la smilza tesi di laurea sullo scioglimento delle assemblee legislative e la complicità dei direttori dei giornali per i quali ho lavorato. Ero felice quando dovevo scrivere brevi commenti o fare titoli. Andare oltre la terza cartella dattiloscritta è tuttora un tormento“. E ancora: “Da un po’ di tempo il libraio mi lascia da parte tutta la scrittura corta che viene stampata e la leggo senza fretta. Ha ragione Herman Hesse: ‘L’aforisma è godibile in soltanto in dosi minime’. Mai più di una dozzina alla volta, meglio la mattina di buon’ora che prima di addormentarsi“.

Dino Basili nasce nel 1934 a Roma dove attualmente vive. Ha collaborato con numerosi quotidiani e settimanali ed è stato dirigente in Rai (in particolare tra il 1969 e il 1997 ha diretto l’ufficio stampa, la divisione per i rapporti esterni e la seconda rete radiofonica). Ha svolto anche diversi incarichi istituzionali, in particolare è stato capo ufficio stampa del Senato nella VI legislatura e consigliere del Presidente della Repubblica per le attività culturali tra il 1985 e il 1990.

L’attività letteraria di Dino Basili è rivolta prevalentemente alle forme brevi. Il primo libro di aforismi pubblicato da Basili è Mele a spicchi (Bietti, 1980) che raccoglie pezzi usciti nel 1979 in larga parte sul “Tempo” di Roma. Seguono Tagliar corto (1987, Mondadori), Amici amici (1989, Mondadori), I violini di Chagall (1991, Mondadori), L’amore è tutto (1996, Newton Compton) e Virgola e basta (2004, Ares).

Le opere di Dino Basili – in un genere editorialmente emarginato come quello aforistico – sono tra le poche ad avere avuto una largo eco di critica, entrando anche nella classifica dei libri più venduti. Nell’ambito delle forme brevi Dino Basili ha anche curato per la Mondadori il Manuale di Epitteto (“I primi aforismi che ho incontrato sono stati quelli del Manuale di Epitteto. Ero al Liceo e fu un colpo di fulmine” scrive in Tagliar corto) e i Pensieri di Giacomo Leopardi. Dino Basili è stato anche uno tra i pochi aforisti italiani (mi vengono in mente soltanto Giuseppe Pontiggia su Il Sole 24 ore e Guido Ceronetti su La Stampa) a pubblicare una parte dei suoi aforismi nelle terze pagine dei giornali (“quando sono passato dai giornali alla televisione, per mantenere un legame con la carta stampata, ho cominciato a pubblicare nelle terze pagine definizioni, frammenti, neomassime, racconti in quattro righe“). Nel 1988 per i suoi aforismi ha ricevuto il premio speciale Hemingway.

Come scrive Gino Ruozzi in Scrittori italiani di aforismi, Dino Basili “esplora una molteplice gamma di modelli aforistici (…) allestendo una piccola enciclopedia formale del genere“. In Tagliar corto, forse il suo libro più rappresentativo, suddiviso in tanti capitoli a ognuno dei quali corrisponde un modello aforistico differente, troviamo la massima (che spesso diventa “minima”, senza più quell’arroganza tipica del linguaggio “massimatore” di La Rochefoucauld), la cartolina da varie città del mondo (il capitolo Cartoline blu), la definizione (il capitolo Dizionario), la citazione rimescolata, parodiata o commentata (il capitolo Amate sponde), il modello del ritratto e del carattere che fa leva sulla rapidità della descrizione ironica (i capitoli Storie d’amore, Belpaese e Senza titolo), il calembour e il gioco di parole (il capitolo Latte & caffè), l’aforisma giornalistico (il capitolo Quarto podere), il dialogo (il capitolo Commediole – Gino Ruozzi scrive “collocherei i dialoghi di Basili sulla scia dei diari aforistici di Flaiano. Ma quello che in Flaiano resta allo stato di libera intuizione stilistica, in Basili diviene forma definita, preciso sottogenere“) e infine l’antologia aforistica (il capitolo La stanza degli ospiti).

Questi diversi modelli si trovano, ampliati o variati, anche negli altri libri di Basili. In Mele a spicchi, In Amici amici e in L’amore è tutto prevale l’uso del ritratto e del carattere (la silloge Amici Amici può essere anche letta come un saggio in forma aforistica “sull’amicizia, o meglio le amicizie visto che ce ne sono di diversi tipi”) . Ne I violini di Chagall il modello è quello del dizionario aforistico o “vagabolario” come recita il sottotitolo. In Virgola e Basta c’è la novità dei “foglietti in aria” (che raccolgono i brevi corsivi trasmessi tra Radiodue tra il 1992 e il 1993, in un momento particolare della transizione italiana) e del diario visivo (“immagini in bianco e nero, seppia o ingiallite, policrome o persino colorized” scrive Basili all’inizio del capitolo Addio al cavallo, una serie di ricordi inanellati alla vigilia del suo commiato dalla prima linea Rai nel 1997).  

Nonostante i libri di Basili abbiano avuto ampio successo di critica e di pubblico (Amici Amici, Tagliar Corto e I violini di Chagall sono stati pubblicati da Mondadori), anch’essi non sono indenni da quello che io chiamo il virus del “fuori catalogo” che nel genere aforistico è particolarmente forte e sviluppato. Dei sei libri di Basili l’unico ancora in commercio è Virgola e basta del 2004, Edizioni Ares. Gli altri cinque sono, ahimè, fuori catalogo. In un panorama editoriale dove si stampano 60.000 libri all’anno è qualcosa di davvero inspiegabile.

Pubblico una selezione di aforismi tratti da alcuni capitoli di Tagliar corto, Mondadori, 1987 (in particolare dai capitoli Massime e Minime, Cartoline blu, Amate sponde e Belpaese). Il lettore, pur nello stile inconfondibile di Basili (rapido, leggero, ironico, pungente), potrà notare e apprezzare la diversità dei modelli aforistici impiegati

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Tagliar corto (capitolo Massime e minime)

 

Il viaggio perfetto è circolare: la gioia della partenza, la gioia del ritorno.

La satira va somministrata con l’imparzialità d’una perfetta burocrazia: senza un occhio di riguardo per nessuno.

Può proclamarsi laico chi è bigotto di se stesso?

A volte l’ingenuo è il più raffinato dei provocatori.

L’ingratitudine è scontata, il disamore no.

Se l’alternativa è secca, meglio perdonare senza capire che capire senza perdonare.

Un nemico può diventare bussola, tanti fanno impazzire l’ago.

Chi prende le scorciatoie non deve meravigliarsi se ha le scarpe inzaccherate.

Consolarsi con la persona sbagliata, asciugarsi con un asciugamano che non asciuga.

Dagli amici si vogliono critiche impietose che poi non si perdonano.

Il leader guida, quindi parla per primo. Chi si limita all’ultima parola, è un padrone.

Qualche viaggio insieme su e giù nell’ascensore e la personalità viene fuori meglio che sul lettino di Freud.

La quadratura del cerchio resta impossibile, ma le medaglie con tre o quattro facce sono correnti.

E’ gratis? Va messa in conto la tassa più iniqua.

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Tagliar corto, (capitolo Cartoline blu)

Londra. Sulla moquette verde della stanza d’albergo intravedo una forcina per capelli biondi. Addormentarsi è più difficile.

Ozieri. La ragazza seduta davanti alla porta di casa indossa il costume tradizionale. Sotto la lunga gonna nera spuntano scarpe da tennis bianche e rosse. Anche questo è inquinamento.

Stadio Olimpico. “Aé, aoo, aé, aoo…”V’avemo ‘mbriacati”. “Devi morire, devi morire”. Carmina Burina.

Roma. Giulio Cesare, tornando in questa città, non è riuscito a diventare consigliere comunale..

Parigi. Nel metrò rivedo l’angelo. Nell’affresco aveva in una mano la spada e nell’altra la bilancia. Adesso brandisce la matita, la gomma e le parole crociate.

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Tagliar corto (capitolo Dizionario)

Si è chiuso un ciclo. Non si può escludere l’arrivo di un ciclone.

Zona militare/limite invalicabile. Forte il sospetto che il cartello protegga le quattro piante di pomodori del guardiano.

Arrampicatori sociali. Più tollerabili degli arrampicatori di anime.

Stanza dei bottoni. Chi comanda davvero si è trasferito da tempo nella stanza delle cerniere lampo.

Libro di consumo. Il nome e il cognome dell’autore sono assai più vistosi del titolo.

Masochismo. Sono a buon punto le procedure per inserirlo tra le virtù.

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Tagliar corto (capitolo Belpaese)

E’ incorruttibile, guai a imbeccarlo. Bisogna lasciare il mangime per terra e andarsene.

Le poesie più tenere le ha scritte sul rovescio dell’estratto conto.

Siccome ama raccontare sempre le stesse storie, è costretto ogni giorno a cambiare compagnia.

Non arriverà in cima. E’ troppo occupato a non far salire chi gli sta sotto.

Col prete si confessa, non si confida.

Gode dell’universale sopportazione e crede di essere popolare.

Il complesso di superiorità gli rovina il rapporto con gli amici, quello di inferiorità con tutti gli altri.

Si capisce al volo che è un leader. Più del discorso cura il riassunto per la stampa.

S’agita a ogni crocevia, a ogni vigilia. Ricorda quei calciatori che invocano sempre il pallone e quando l’hanno tra i piedi non azzeccano né un tiro né un passaggio.

Quand’era studente anneriva uno o due denti nel sorriso delle attrici sui manifesti all’angolo della strada. A quarant’anni rovina con una battuta i discorsi degli altri.

Gli dicono di essere umile come una colomba e astuto come un serpente. S’imbroglia: è astuto come una colomba e umile come un serpente. I risultati sono ottimi.