Scrittori di aforismi su Twitter, orporick

Nella sezione Scrittori di aforismi su Twitter, l’autore che presento oggi è @orporick. @orporick vive a Udine e insegna matematica e fisica nel triennio di un liceo scientifico statale, (mentre in precedenza ha insegnato in un professionale e prima ancora all’università). Nel suo blog personale si definisce “il prof bicromatico”, ma dice di sentirsi a disagio con la parola insegnare. “A chi mi chiede cosa faccio di solito rispondo che frequento le superiori (che è vero, peraltro)”.

@orporick è su Twitter dal 2009 e a proposito della scelta del suo nome, in una intervista a Andrea Delogu su Panorama blog, spiega: “Da ragazzo ero un appassionato dei Peanuts, Snoopy usava spesso ‘orpo’ come intercalare. Non lo uso mai, anche se lo trovo un termine desueto affascinante, ma da qualche anno orpo è diventato il mio prefisso preferito per i nickname che uso in internet. Il suffisso rick deriva invece dal nome”.

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A proposito del suo modello di scrittura su Twitter @orporick afferma: “Non c’è molta differenza tra il blog e twitter, cambia la lunghezza di quello che scrivo, ma è egualmente un modo di fissare un’emozione, un sentimento, un’angoscia in parole (o foto o disegni). Ne sento il bisogno perché a volte la vita scorre via velocemente e credo sia importante lasciare un graffio da qualche parte ogni tanto, solo per dire che si è passati di lì”.

I tweet di @orporick compongono una sorta di diario personale, un “cahier” fatto di annotazioni e riflessioni sugli accadimenti della vita quotidiana. Molti tweet sono dedicati alla scuola, alla matematica e al rapporto con i suoi allievi (“Sono fortunato, ogni mattina posso parlare di cose meravigliose che non esistono a persone meravigliose che esistono”). Ma degni di menzione sono anche i tweet dedicati al figlio Francesco in cui l’autore con garbo e stupore si interroga sul rapporto padre e figlio e sul tempo che passa. Diversamente da altri autori di Twitter, @orporick usa poco il tasto della satira e non commenta quasi mai i temi di cronaca, preferendo concentrarsi su piccoli dettagli come il rumore della pioggia sui vetri o lo scorrere delle stagioni o le notti insonni. Nei suoi tweet si percepisce una grande umanità mista a un senso di disincanto e malinconia e autoironia.

Presento una selezione di tweet di @orporick apparsi nell’ultimo anno:

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@orporick, tweet scelti

Avevo la mano della forma giusta per contenere quella di Francesco. Adesso Francesco e’ cresciuto e le sue mani hanno la forma del mondo

La solitudine non è uno stato, è un continente.

I 5 sensi sono: il senso di colpa, il senso di nausea, il senso unico, il non ha senso, il mi fai senso.

L’estate e’ una smisurata domenica: pensi di fare mille cose, poi arriva settembre, che e’ uno smisurato lunedi, e non hai fatto nulla.

Insonnia non è mancanza di sonno, ma eccesso di tutto il resto.

Fatemi capire, se hai posato per dei nudi fotografici non puoi partecipare a Miss Italia, ma puoi fare il Ministro delle Pari Opportunita`?

Non vi e’ luogo piu’ ampio dello sguardo di chi si è perso.

Intanto l’universo continua ad espandersi, me ne accorgo dai vestiti larghi, dalla luce del lampione, da due nuove fessure nel muro.

Mi piace far la punta alle matite, barattando legno con parole nuove.

Guardare una foto vecchia è un atto asimmetrico. Io so tutto di questo bambino e del suo futuro, lui di me non sa nulla.

Non ho mai capito perche’ si chiede sempre la giustificazione per l’assenza e raramente la motivazione per la presenza.

Scriviamo per essere letti. Leggiamo per ritrovarci scritti.

Bolt fa 100 metri in 9 secondi. Io faccio 9 metri in 100 secondi. Un esempio di proprietà non commutativa.

Il tempo cura, lo spazio ferisce

“Papà, se ci sono i numeri immaginari allora ci sono anche le lettere immaginarie”..”Certo”..”E a che servono?”..”A parlare in silenzio”

L’oggetto fragile che cade aspetta il pavimento, liberazione alla fine della traiettoria. Tutti noi abbiamo un pavimento, da qualche parte.

Invidio l‘ombra che duplica il reale senza il fardello dei dettagli

Prepotenza ottimista: “lei non sa chi sarò io“

“Vivere è come andare in bicicletta”..”Una volta imparato non lo dimentichi?”..”No, ti cade di continuo la catena e ti sporchi le mani”

Ho un criceto che corre disperatamente nella ruota ed ogni tanto si ferma guardandomi come per dire “Perche’ te stai fermo?”. Già, perché?

Sogno un mondo all’incontrario dove il vento raccolga le foglie per posarle sui rami.

Le persone ferite le riconosci dal modo in cui evitano di interrompere i silenzi.

Ci vorrebbe un salvaschermo per la faccia. Tipo, dopo cinque minuti che non pensi, zac, parte l’acquario. O i tubi in 3D.

Le parole sono pesanti. Come sassi. Chi chiamava clandestini, con disprezzo, oggi parla di migranti. C’e’ voluto il silenzio del mare.

Mi sono iscritto al corso degli eventi

Arrancofobia, la paura di non farcela.

La NASA conferma, scoperti due pianeti simili alla Terra. I due pianeti smentiscono, schifati.

Ho trovato una foto di me da piccolo in cui ho l’espressione di chi sta guardando un foto di se’ da grande.

Tra poche ore devo andare in una scuola media a parlare di matematica ed ho finito il toner delle idee.

Ascolto a lungo il respiro di Francesco nel buio. Nei rari giorni in cui sono padre l’insonnia e’ una scelta.

Nelle ore di insonnia cammino di nuovo nei vicoli di Genova, tra le case di Trento, in riva ad un oceano, sulle pietre della mia Sicilia.

Ocse-Pisa, Invalsi, test, performance, competenze, curricoli, progettazione per assi. Io entro in classe e mi sporco di gesso e sono felice.

Mi sono perso nel labirinto di caselle di un registro da sistemare. Niente volti quotidiani qui dentro, solo spazi che sembrano lapidi.

Per la festa in maschera a scuola mi sono vestito da noumeno

Francesco guarda la tv mentre io, in piedi, guardo i suoi otto anni.

Il piu’ bel regalo che si possa fare ad uno studente e’ il dubbio.

Dell’autunno mi piace il poter misurare il tempo con gli alberi: “Prof, quanto manca alla consegna del compito?” .. “Due foglie”

Sono fortunato, ogni mattina posso parlare di cose meravigliose che non esistono a persone meravigliose che esistono.

Ho rammendato vite con un filo di voce. Non sono durate.

Il vento della sera distrae le tende, il sole ne approfitta.

Sono intollerante all’utile, nella vita come nell’insegnamento. Le cose utili le cedo volentieri, mi tengo la matematica e Kavafis.

Questa è l’ora in cui diventa lento il cammino delle ombre sul muro di fronte.

Mi piace il doppio significato della frase “Basta chiedere”

Sessantotto anni fa ottantamila respiri sono diventati improvvisamente ultimi. Hiroshima e’ un vento che permane nel tempo.

Delle notti d’estate mi piace il lento ruggito in lontananza.

Mi affascinano le finestre di notte, quando la luce e’ accesa e lavorano al contrario, intrappolando l’interno ed escludendo l’esterno.

Vado al mercatino dell’usato sperando che non mi trattengano

Per guidare la mia nave non mi serve un faro, ma un faro’ che getti luce sulle cose che dovro’. Un faro’, appunto.

Non e’ il letto vuoto di Francesco a tenermi sveglio. E’ la pantera dei versi di Borges, intrappolata nel suo lento misurare la gabbia.

Insonnia e’ la risposta ad una domanda scordata.

Non mi interessa avere problemi a concentrarmi, mi atterrisce l’idea di non riuscire a diluirmi. In notti come questa.

Ho fatto 5 euro di benzina al distributore automatico e mi sono servite giusto giusto per arrivare al distributore successivo.

Bisognerebbe imparare dagli alberi che usano il vento come voce.

Per un attimo, stamane, le tende hanno fatto da lavagna al sole. Una lezione bellissima.

“Prof, lei chi vorrebbe come Presidente?” .. “Voi”

La fisica mi ha insegnato le leggi del mondo, la matematica il rigore dell’impensabile, la vita tutto il resto.

Insonnia e’ sovrapporre passi vecchi a corridoi nuovi.

Non vedo l’ora di tornare in classe, il terreno solido dei banchi, il cielo di ardesia e gesso, le pareti tappezzate di studenti e domande.

“Sai nulla della Spinta di Archimede?” .. “No, ma ha cominciato lui”

Nei questionari alla domanda “Concorsi a cui ha partecipato” rispondo sempre “di colpa”

La sera nasconde la citta’ e rivela le persone.

Dei vetri mi piace il confondere l’interno con l’esterno quando viene buio ed il riflesso si sostituisce al rifratto.

Il 70% delle mani alzate in classe e’ per andare in bagno. Il 28% e’ gente che si stira. Il 2% sta salutando qualcuno dalla finestra.

Il dono dell’ubiquita’ scontata, ovvero essere in due luoghi comuni contemporaneamente.

“Ho un sogno nel cassetto” .. “Dall’odore si direbbe naftalina”

Mi piace giocare al bancomat, sono anni che vinco con lo stesso numero

Del tempo la fisica mi ha insegnato i meccanismi, la matematica ad ignorarlo, la vita a custodirlo nei ricordi.

Aver visto Francesco crescere e’ stata la mia misura del tempo, l’ombra sul terreno, meridiana lunga sette anni.

Alle volte il browser ha la stessa valenza della porta del frigo: lo apri, lo guardi senza fare nulla, lo richiudi.

Ho finito di correggere i compiti, ora e’ tempo che siano loro a correggere me.

Il bello di stare in silenzio e’ che ti sente anche chi urla.

Ci sono poi libri che sono tuoi, senza averli ancora. A questo servono gli spazi vuoti nella libreria, posti prenotati a tua insaputa.

Dal diario di un riflesso: “..questo vetro sempre uguale, per anni ho pensato di essere io quello reale e l’altro solo una illusione”

La pioggia nelle sere di autunno inganna, sembra solo acqua ed invece e’ ricordo.

Se solo la notte fosse un luogo e non un tempo.