Scrittori di aforismi su Twitter, Lab_jazz

Nella sezione Scrittori di aforismi su Twitter l’articolo di oggi è dedicato a @lab_jazz [Lab]. Nella breve nota biografica che mi ha inviato, l’autore scrive di sé: “Non sono uno scrittore e si vede, sono un musicista ma non si sente. Devo aver mischiato i sensi e la cosa mi diverte molto. Mi chiamo Claudio, sono un ragazzo nei suoi trent’anni (giuro che non sono nei trent’anni di nessun altro) che scrive il più delle volte per ‘sdrammatizzarsi’, altre per lasciare una copia della traccia di pensieri che altrimenti, benché autentici, svanirebbero. Abruzzese di nascita, ho vissuto a Londra, ora a Roma. Seguo poche persone non per snobismo, ma perché voglio leggere ogni sacrosanto tweet della mia TL e altrimenti non sarebbe possibile. Ho un blog e degli amici per i pensieri che non entrano in un tweet”.

@lab_jazz si è iscritto a Twitter nel luglio 2009 e a proposito del suo nickname spiega: “La storia che c’è dietro il nome ‘lab_jazz’ è troppo lunga da raccontare. Fate un atto di fede e prendetelo come un dogma. Un dogma jazz”.

lab_jazz

I tweet di @lab_lazz si aprono agli spazi sconfinati dello stupore e della meraviglia (“Il segreto è lasciarsi stupire. I bambini lo sanno”), ma al tempo stesso non rifiutano l’evidenza circoscritta dei fatti, accertandoli in modo lucido e talora disincantato (“Propongo di cancellare la parola “addio” dal vocabolario. Tanto, quando succede, non si usa” scrive in un suo tweet e in un altro”Le più tradite di sempre restano le aspettative”). Quello di @lab_jazz si può definire un pensiero “speculativo”, nel significato etimologico di “specchio” in cui ci riflettiamo per vedere la nostra immagine, talora capovolta e proprio per questo ancora più vera. “E se sei fortunato nasci più di una volta. Sempre piangendo. Sempre con tutto da imparare” scrive l’autore in un suo tweet. Leggendo quel tweet ognuno di noi si riflette “specchiandosi” e scopre che è proprio così, che si nasce più volte nella vita, e ogni volta sempre nel pianto e raramente nel riso, e con ancora tutto da imparare, nonostante la nostra esperienza accumulata in tanti anni. E la funzione “speculativa” funziona in molti altri tweet Del resto come scrive bene l’autore in un altro suo tweet – evocando di nuovo l’immagine dello specchio nella sua funzione di rivelazione – “Nella prima parte della vita si corre contro uno specchio lontanissimo”. La nostra identità non è ancora formata e definita, ma poi “una volta sbattuto il muso contro se stessi, tutto cambia”.

Quello che però colpisce nei tweet “speculativi” di @lab_jazz è la serenità del tono. Di solito l’aforisma è la constatazione di una frattura nella realtà, è la presa di coscienza di qualcosa che non funziona. Di qui il meccanismo dell’impertinenza, della causticità, dell’ironia portata alle sue estreme conseguenze. In @lab_jazz al contrario l’aforisma è limpido (come certi cieli blu che descrive), è luminoso e gioioso e anche delicato e musicale. I tanti paradossi che costellano la scrittura dell’autore non sono corrosivi e distruttivi, ma al contrario contengono sempre una speranza, sembrano quasi pensieri “crisalide” che, escono dal bozzolo e aprono le ali (per parafrasare un suo pensiero): se sono “tutti campanelli d’allarme”, creano comunque “una melodia bellissima” si legge in un tweet, e se “l’autostima è sotto i piedi”, essa comunque “mi slancia” si legge in un altro tweet. E se “le bolle di sapone mi hanno insegnato che le cose belle finiscono”, l’autore scrive anche “È passato un altro giorno e sono riuscito a ridere anche oggi. 16 agosto, fatti sotto”.

In questo scrivere sul mondo e sulle cose (e anche su Dio, si veda il tweet “Da come Dio se ne lava le mani molte volte, mi viene da pensare che il suo vero figlio fosse Ponzio Pilato”) si insinua il filo conduttore amoroso dell’altro, di cui l’autore cerca spesso la provenienza dello sguardo (“Ho un brivido che attende solo un tuo sguardo per correre sulla schiena”), il varco di una distanza che lo separa. E il tweet di @lab_jazz diventa così la possibilità di cogliere (e anche di rincorrere), entro i limiti della parola e dei 140 caratteri, il flusso altrimenti inafferrabile delle emozioni che nascono dell’altra persona.

Presento una selezione dei migliori tweet di @lab_jazz. Curiosamente @lab_jazz scrive in 135 caratteri (e non 140) perché davanti a ogni tweet compare l’espressione [it] con lo spazio: “prima scrivevo più spesso anche in inglese, con il prefisso [en] ed ora [it] è diventata quasi una firma” mi spiega l’autore.

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@lab_jazz, Tweet scelti

Propongo di cancellare la parola “addio” dal vocabolario. Tanto, quando succede, non si usa.

Andiamoci piano. Ma andiamoci.

Le più tradite di sempre restano le aspettative.

Con tutta questa gente che guarda in basso, io riempirei i marciapiedi di pubblicità.

Non smetto di correre, ma di rincorrere. Non smetto di piangere, ma di rimpiangere.

E se sei fortunato nasci più di una volta. Sempre piangendo. Sempre con tutto da imparare.

Che belli i “pensieri crisalide” che, escono dal bozzolo, aprono le ali e diventano fatti.

Chissà se so ancora coniugare la prima persona plurale dei verbi al futuro.

Perché per me riconoscere va sempre prima di conoscere.

Se i sensi di colpa sono più delle colpe, stiamo evitando la felicità.

Ho un debole per te. Vieni a prenderlo quando vuoi.

Un giorno vi racconterò di quando mi ero chiuso dentro e cercavo la chiave fuori.

Per questo si dice “perdersi”. Perché non vince nessuno.

Vorrei sapere come riconoscere il giorno precedente a quello in cui comincerò ad essere felice.

Non sono sicuro che il numero di corpi e il numero di anime nel mondo coincidano.

Inutile tenersi dentro l’amore. Non matura interessi. Spendetelo.

Guardami solo per un attimo. Poi girati di nuovo verso il futuro e dimmi se è cambiato.

Nella prima parte della vita si corre contro uno specchio lontanissimo. Una volta sbattuto il muso contro se stessi, tutto cambia.

Fai stare zitti quegli occhi.

Ho un brivido che attende solo un tuo sguardo per correre sulla schiena.

Credo che più che il passato, sia difficile cancellare il futuro progettato insieme.

Di naturale non c’è più neanche la selezione.

Di notte lascio libere le mie insicurezze. Tanto non scappano.

Trovami, prima che smetta di cercarti.

Le bolle di sapone mi hanno insegnato che le cose belle finiscono.

Spero solo che abbracciare sia come andare in bicicletta.

Non siamo strozzini. Ma non si può prestare attenzione senza interesse.

La donna della tua vita ti manca anche prima di incontrarla.

Se non ho ragione, ho cuore.

Sei uno schianto. Con tutte le sue conseguenze.

Ti ho riconosciuta subito, avevi i miei occhi addosso.

Vorrei parlarne ad un pianoforte.

È sposando princìpi che si incontrano vere principesse.

Il vuoto, da solo, non fa rumore. Devo essere io che ci sto urlando dentro.

Sono incazzato con i miei occhi. Non sanno tenere un segreto.

Ci sono lune che brillano più dei soli che le illuminano.

Non so se possiamo amarci. Ma possiamo regalarci giorni.

Chissà che posto occupa il liberarci dal male tra le priorità di Dio, visto che ormai glielo chiediamo da millenni.

Da piccolo mi piacevano i lampi, perché ti davano il tempo di coprire le orecchie.

Manca un giorno in meno a qualsiasi cosa.

Ci buttano nella mischia e dobbiamo trovarci. E la chiamano vita.

La gente aspetta. Come se il film che guardano da sempre, seduti sempre sulla stessa sedia, stavolta potesse avere un finale diverso.

Una cornice, per quanto bella, è comunque un limite.

Mani e rimani. Questo voglio.

Abbiamo solo dieci dita perché sono sufficienti a contare tutto ciò che è importante.

La vita è quella cosa che “Esprimi un desiderio. Ecco, ora esaudiscitelo.”

Io prendo un futuro doppio. Grazie.

Catarsi. Così la chiamano, no?! Quando butti via pezzi di te, per restare in volo.

Mi dispiace ma non ci siamo. Perché, se ci fossimo, non mi dispiacerebbe.

Sono tutti campanelli d’allarme. E creano una melodia bellissima.

Tiri corde di me.

Voi che siete su un piedistallo e lottate per restarci ogni giorno, avete mai provato ad usarlo per guardare più in là?

Perdonami, so che le dimensioni contano, ma ho il fiato corto con te.

È tanto tempo che la notte non mi sorride. Credo che dobbiamo fare pace.

Io sto pensando ai giorni che ci separano, tu potresti gentilmente occuparti dello spazio?

Smettila di mancarmi e dimmi almeno come ti chiami.

È passato un altro giorno e sono riuscito a ridere anche oggi. 16 agosto, fatti sotto.

Quando finiscono i domani qualunque?

Insegnerò ai miei figli a lasciare andare. Ché impararlo da grandi è come prendere il morbillo.

Prima o poi arriva quel giorno in cui vorresti ringraziare la tua ex perché è ex.

Non parliamoci addosso che poi l’odore delle parole inascoltate non va più via.

Ho qui una ricompensa pronta per chi dovesse ritrovarmi.

Io che aspetto che si calmino le acque. Tu che sorridendo continui a lanciare sassolini.

Ho sempre fatto il possibile, ormai conosco la parte a memoria.

Ammesso che tu mi stia cercando, sono qui, dietro gli occhi.

Puoi spegnere un po’ l’amore condizionato? Grazie.

Si prega di non riagganciarsi per non perdere la libertà acquisita.

Vorrei parlare con il titolare del 2014, per cortesia.

Una vita di stento a crederci.

Diamo così poca importanza a quel senso che l’abbiamo messo al sesto posto.

Da come Dio se ne lava le mani molte volte, mi viene da pensare che il suo vero figlio fosse Ponzio Pilato.

Di ieri mi piace che oggi è domani.

Fa sospirare pensare ai corpi giusti tra le braccia sbagliate, stanotte.

Devo riconoscere che questa autostima sotto i piedi mi slancia.

C’è chi lo sporca, chi lo trasforma in un quadro stupendo, il tempo. Io mi sto limitando a scriverci su a matita.

Un giorno farò letteralmente un buco nell’acqua. E voi, voi perderete un modo di dire.

Due cose mi fanno sentire libero: correre e suonare. Devo essere stato un bersagliere in un’altra vita.

Messaggio per la donna della mia vita: a me sto nascondino m’ha stufato, cambiamo gioco?!

Tranquilli. Se sentite un tonfo, sono le mie certezze.