Scrittori di aforismi su Twitter, Followfabrizio

Nella sezione Scrittori di aforismi su Twitter l’articolo di oggi è dedicato a @followfabrizio (Fabrizio Gatti). Nella breve nota biografica che mi ha inviato, l’autore scrive di sé: “Sono nato in una borgata di Roma nord al margine della campagna e lì sono cresciuto come un bambino gorilla. Ho sbagliato subito grembiulino. Ho ascoltato tanta musica appeso ad una liana e poi ho cominciato a suonare la fisarmonica per un pubblico da festa contadina. Mentre i miei coetanei facevano carriera e fortuna io attraversavo mari infuriati e tempeste sentimentali facendo versi da jungla. Quando il cielo è tornato sereno mi sono ritrovato adulto ma con qualche canzone in repertorio e grande versatilità negli abbracci”.

@followfabrizio è iscritto a Twitter da appena un anno, dal 2014. “Scrivo su Twitter perché non avevo capito bene cosa fosse”.

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I tweet di @followfabrizio sono attraversati da un disegno in filigrana rappresentato dal tema del “cuore”, una sorta di basso continuo (per usare una metafora musicale) che puntella tutta la sua scrittura. In un tweet l’autore scrive “Con la testa non ci arrivo. Per questo il cuore si alza sulle punte”. Ed è proprio il cuore, come una specie di antenna sensibile, che osserva la realtà e le persone riportandone ogni volta vibrazioni ed emozioni diverse, anche a costo di cancellare tutte le equazioni razionali della vita (“Poi incontri quei cuori che più danno e più hanno da dare. E tu allora cancelli con la mano tutte le equazioni dalla lavagna”). L’allineamento testa-cuore è un rarissimo evento astronomico e allora meglio seguire il cuore anziché la testa, anche se a volte c’è il rischio che il cuore scoppi “- Perché scrivi musica Fabrizio? – Per non farmi scoppiare il cuore” ovvero che si fermi d’improvviso “- E ti fa battere ancora il cuore? – Me lo ferma”.

In questo quaderno di appunti che non può avere alcuna conclusione, perché è l’analisi ininterrotta di quello che avviene dentro di noi, @followfabrizio scrive usando un tono basso (“A quest’ora le parole vanno pronunciate piano piano per non creare spigoli su cui si sgonfino i pensieri bolla”), mai sopra le righe, mai arrogante o pessimista o sarcastico o pungente. C’è una specie di saggezza di fondo (anche se poi l’autore nega di averla) che è consapevole che non ci sono verità e certezze (“Vedo account scendere modestamente dal monte con le Tavole della Legge in braccio”) e che invita a ridimensionare la portate delle cose (“Date retta a me. Girate il cannocchiale). E c’è anche una coerenza e un senso di purezza di chi non vuole imbrigliare e forzare la vita degli altri (“Io per prima cosa ti costruisco tutte le vie di fuga. Non voglio pensare che rimani perché non te ne potevi andare”), di chi – pur nella tante contraddizioni di cui è fatto il mondo – cerca chiarezze e non farfugliamenti (“Poi credo che i desideri vadano espressi forti e chiari perché secondo me l’Universo presta poca attenzione ai farfugliamenti”), di chi cerca un motivo di gioia anche in una giornata grigia e piovosa (“Che la vita è un po’ così, no? Trovare il motivo di gioia in una giornata grigia e piovosa e sventolarlo affinché anche altri lo vedano”).

In questa timeline di emozioni e di impressioni veloci (che spesso si tramutano in immagini poetiche che con pochi tratti descrivono venti e piogge e pozzanghere e cieli liquidi e tramonti), l’autore non manca di descrivere il suo idealismo, quello di chi ha come obiettivo quello di “fare delle piroette sempre più alte fino ad avvitarsi con la testa a questo tetto di nuvole”.

Presento una selezione dei migliori tweet di @followfabrizio

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@followfabrizio, Tweet scelti

Io per prima cosa ti costruisco tutte le vie di fuga. Non voglio pensare che rimani perché non te ne potevi andare.

– E ti fa battere ancora il cuore?
– Me lo ferma.

Vedo account scendere modestamente dal monte con le Tavole della Legge in braccio.

Poi credo che i desideri vadano espressi forti e chiari perché secondo me l’Universo presta poca attenzione ai farfugliamenti.

Hai una minuscola galassia negli occhi.

Anche l’allineamento di Testa e Cuore è un rarissimo evento astronomico.

Che poi diciamocelo, ribattere colpo su colpo in una conversazione a due è un po’ la quintessenza dell’erotismo.

Dove fallisce la Scienza subentra la Pasticceria.

Poi incontri quei cuori che più danno e più hanno da dare.
E tu allora cancelli con la mano tutte le equazioni dalla lavagna.

Non c’è niente che non va.
Siete di una bellezza sconcertante.
Nelle fragilità soprattutto.

Quando iniziano le risposte a monosillabi comincia a svuotare i cassetti.

Di quante dita sono fatte le mani dei bambini prima di saper contare.

Poi c’è che lei magari si sente trascurata nel momento in cui tu ti stai facendo uscire il sangue dal naso da quanto la pensi forte.

È come ad un party.
Parlo con tutti.
Ma sei sempre nel mio campo visivo.

Con la testa non ci arrivo.
Per questo il cuore si alza sulle punte.

Io giudico gli uomini da dove si mettono quando attraversano la strada insieme ad una donna.

È sufficiente che hai fatto felice anche solo una persona.
Per questo non do mai del fallito a nessuno.

Vi impigliate troppo sul serio.

Tutto quello che dici.
Più quello che pensi.
Moltiplicato tanto.

Una donna lo sente se parli con la testa o con la pancia, col cuore o con l’uccello.
Per questo a volte conviene rimanere in silenzio.

È che di certe cose vorrei saperne di più.
E di altre ne avrei voluto sapere di meno.

Attenzione a tutti gli ‘impossibile’ che metti tra te e ciò che desideri.

Per tutte le volte che siamo rimasti con i sorrisi congelati incorniciati di vapore a guardare gli amori andare via di spalle.

Date retta a me.
Girate il cannocchiale.

Che ti ci metti a fare al sole con tutti quei pensieri che ti fanno ombra?

Finché batti il tempo col piede senza accorgertene sei salvo.

Perché in certe donne l’intelligenza è un maglione a collo alto. In altre un paio di mutandine di pizzo.

Rompete gli schemi.
Ma portatevi scopa e paletta.

Ma la domanda più difficile è:
Perché ci cerchiamo?

Non conviene prendersela perché poi devi anche tenertela.

Vieni qui che ti faccio vedere il passaggio dei miei pensieri dallo stato liquido a quello gassoso quando mi guardi.

Ho zone scoperte di pensiero che dovrei transennare prima che qualcuno ci cada dentro.

Tu non la senti.
Ma c’è una parte di te che cospira per farti felice.

Se accosti la gentaglia ad un orecchio senti il rumore del fango.

Ti cedo un pezzo di bella realtà ma ti chiedo
un controvalore in sogni.

Lei ha occhioni così grandi che ogni volta che sbatte le ciglia una farfalla fa una capriola in Amazzonia.

Ci tengo a precisare che non sono quello che sembro. Né sono quello che non sembro.
E così via, per negazioni.

Cose che si giurano con la mano sul cuore.
Cose che si sussurrano con la mano sul culo.

Continua a dirmi che devo fare i conti con la realtà.
Ma io sono un musicista non un ragioniere.

Salvare il salvabile.
Ballare il ballabile.

Programma.
Guardare il cielo che diventa buio.
Guardare il pomeriggio che diventa sera.
Declinare tutte le forme del verbo languire.

E mi piace chi capisce al volo anche quando lancio segnali terra terra.

Questo cielo terso di tramontana è già un’educazione alla Bellezza

Io non mi sono mai fatto una foto col filtro.
Ma ho fatto svariati filtri con le foto.

Appanniamo i vetri assieme?

Tutto bene.
Un po’ di mal di testa ma niente che una ghigliottina non possa risolvere.

Certi cuori lasciano sempre la porta che non sai mai se è semiaperta o semichiusa.
Io nel dubbio lascio le buste della spesa davanti.

Semplice. Non mi sente vicino a sé perché tiene il volume del cuore troppo alto.

Non è neanche pioggia.
È grigio liquido.

Possiamo sempre decidere se guardare alle cose che ci uniscono o a quelle che ci dividono.
Da lì tutta la differenza.

Per me la più grande icona rock rimane Johann Sebastian Bach.

Perché ci vuole ritmo anche quando ci si scambia gli sguardi.

Ogni volta che scrivete un tweet sull’amore da favola Alice gira un porno in California.

Toh.
Un raggio di sole.
Unico e spaesato.

Bene. Io ci sono.
Tra non molto dovrebbe affiorare anche l’anima.

Il mio obiettivo è fare delle piroette sempre più alte fino ad avvitarmi con la testa a questo tetto di nuvole.

– Perché scrivi musica Fabrizio?
– Per non farmi scoppiare il cuore.

Dammi soltanto un’ora giusta al giorno e ti costruirò un Universo di musica calda dove galleggiare a braccia aperte.

La giornata è stata limpida.
Più fuori che dentro.
Ma non si può avere tutto.

Gente che non sa che non c’è niente di più universale di un inferno personale.

Ci sono.
In carne, sangue e wi-fi.

È che crederci la metà di qualcuno non dimezza la solitudine.

Un giorno scopriranno il gene che ci fa capire le cose al contrario per poi ricamarci sopra.
Ma sarà troppo tardi.

Tutto parte dal sentirsi addosso uno sguardo.
Se non c’è quello non c’è niente.
Torniamo ad essere particelle immobili.

Incollare vecchie foto alle foglie e aspettare che il vento faccia un turbine del passato.

Suonatemi con grazia.
E attenti ai tasti che sono un po’ traballanti.

E lo so che invece di sbirciarci da dietro le finestre dovremmo stare a darci battaglia nello stesso letto.

Rivendico la spettinatezza di queste mattine di Sole in stile vorrei ma non ancora.

Continuiamo a scivolare aggrappandoci al corrimano.
Finiremo per imparare posizioni meravigliose.

Lo so che sembra che sia assorto in altro eppure io sono il bene che ti pensa, la mano che ti carezza e la forza che ti sostiene.

Se decidi di aprire, apri bene.
Fai volare tutto.
Alberi, persone, ponti e pianoforti.

Meno trincee e più giardini.

Fanciullo a te, caro il mio correttore.

Di pionieri di felicità
Di questo avremmo bisogno.

Che la vita è un po’ così, no?
Trovare il motivo di gioia in una giornata grigia e piovosa e sventolarlo affinché anche altri lo vedano.

Sì, lo so.
Sembra che non stia facendo niente.
In realtà sto bonificando il terreno dai detriti di un cuore che si era rotto in mille pezzi.

Dovremmo piegarci solo per raccogliere baci o piantare semi.

Lei è della categoria che lancia il sesso e non nasconde la mano.

Appiccico etichette ai ricordi che poi col tempo si arricciano e cadono giù.
Io allora ne appiccico di nuove che però si arricciano etc…

Me la immagino scendere dalla macchina e camminare.
E invidio il lampione che la illumina mentre cerca le chiavi di casa nella borsa.

Lezioni di Fai Piano.

Non vi stancate ad andare in giro con la bilancia a pesare le intenzioni degli altri?

A quest’ora le parole vanno pronunciate piano piano per non creare spigoli su cui si sgonfino i pensieri bolla.

Prendi questa giornata limpida.
Inclinala un poco verso il tramonto.
Piega le ginocchia e lasciati portare dai pattini verso la sera.

Mi sento come pag. 25 di una che sta già leggendo pag. 27.

I sorrisi non vanno strappati.
Vanno modellati.

Devo avere il piano della memoria inclinato stamattina perché i ricordi scivolano sempre più indietro.

Teneteveli cari questi sfocato, questi disequilibri, queste non certezze.
Sono cose che mancheranno alla luce piatta delle sicurezze.

Il mio vento preferito mi passa le dita tra i capelli e sa di legna e pane caldo.

Imbevono lo zucchero filato nelle pozzanghere e poi ci fanno queste nuvole.

Leggo e pezzettini di lava cominciano a camminare per le vene a partire dal cuore.

Prima accordiamo il tono dei nostri sguardi.
Poi quello delle nostre voci.
Allora sì che stiamo dialogando.