Scrittori di aforismi su Twitter, iBlulady

Nella sezione Scrittori di aforismi su Twitter l’articolo di oggi è dedicato a @iBlulady (Silvana). Nella breve nota biografica che mi ha inviato, l’autrice scrive di sé: “Sono una nostalgica, taciturna e mentalmente logorroica. Soffro della sindrome del ‘scusa, per favore e grazie’. Ho un mio senso dell’umorismo che fortunatamente è piuttosto incompreso. Per questo seguo molti autori ironici”.

@iBlulady si è iscritta a Twitter nel gennaio 2012. “Come è successo a molti, all’inizio Twitter non mi convinceva troppo. Dopo una piccola pausa sono tornata e ho gettato l’àncora. Quella della sintesi è stata una sfida che non ho ancora vinto e che probabilmente perderò, però ci provo. Centoquaranta caratteri sono la punta, sotto c’è l’iceberg e Twitter è la crociera che non avevo mai fatto”.

iblulady

Nella scrittura di @iBlulady si percepisce l’inconfondibile voce della saggezza. Ma che cosa è la saggezza? Una sola domanda e tante (troppe) risposte che sono state date nel corso dei secoli. In @iBlulady la saggezza è innanzi tutto la consapevolezza e anche l’accettazione della vita nelle sue diverse contraddizioni e antitesi. lo scrive la stessa autrice nel suo profilo Twitter “Posso essere sale, pepe o zucchero, dipende dal tuo palato ma, in caso di necessità, so essere anche veleno” e il suo blog personale “blucomeilfuoco” ha due termini praticamente antitetici il “blu” (che richiama il giaccio) e “fuoco”.

Se poi leggiamo alcuni tweet cogliamo subito una serie di antitesi. La notte, luogo dell’irrazionalità (“Amo la notte perché non mi dà ragione. Me la toglie), della rivelazione (“Il sole mostra, il buio rivela) e della mancanza (“La notte ha la forma di quello che ti manca) contrapposta al giorno. E poi c’è l’antitesi tra il sogno e la realtà (“Con gli occhi pieni di sogni e le mani imbrattate di realtà”), tra la realtà e l’apparenza (“La finestra mostra le apparenze. La realtà è dietro al muro”) tra l’armonia e la passione (“Sono per un’armonia sobria e una passione ubriaca”), tra il presente e la nostalgia del passato (“L’attesa della lettera o cartolina, l’occhio sulla cassetta delle lettere o le imboscate al postino. Ma che ne sanno”), tra i dubbi e le certezze (“Non amo tenermi i dubbi, occupano troppo spazio, e le certezze vorrebbero sedersi un po’”).

Dall’alto della sua proverbiale saggezza (“scambiata per una forma di pigrizia”) @iBlulady non ha nessuna ambizione di mostrarci una logica del discorso e del senso, perché sa che il “filo logico” è in realtà “una matassa ingarbugliata” e che la vita va in avanti troppa rapida perché vi si possa fissare delle certezze (“tutto così rapido, come se la vita viaggiasse costantemente in metropolitana”).

Chi è saggio ama e accetta i propri difetti (“Potrei stupire con difetti speciali”) e accetta anche la propria irrazionalità (“Correre con la mente senza guardare il serbatoio”), la propria istintualità (“In realtà, chi non perde il controllo non sa cosa si perde”) e la propria incoerenza (“Li chiamano sbalzi di umore e io li lascio dire. Ieri ero mare, oggi bosco”). E chi è saggio accetta anche di essere giudicato dagli altri, sapendo che il mondo non saprà mai chi sei (“Ti diranno che sei bella, brutta, allegra, triste, simpatica, antipatica, saggia e stolta. Sorridi; non ti diranno mai chi sei, in realtà”) e non potrà mai comprendere certe scelte (“Ci sarà sempre qualcuno che non comprenderà una tua scelta. Ma si sceglie per proseguire, non per essere compresi”).

Così tra la possibilità di restare “prologhi a vita” (“Potremmo restare prologhi a vita. Così, per invecchiare collezionando “chissà”) e la sceltà di proseguire lungo un percorso (magari affidando ogni tanto i propri capelli al vento), si snoda la scrittura dell’autrice alla ricerca del blu, metafora del senso della vita: “Il Blu mi ipnotizza da sempre. È l’unico colore che adatto a ogni cosa. Fuoco, ghiaccio, notte e giorno. Il mio, è un mondo Blu” scrive l’autrice che aggiunge: “Il simbolo del blu nasce quando da piccola avevo paura di dormire al buio. Mi ripetevo che la notte non era nera ma era Blu e non avevo più paura. Ho rispolverato questo mantra in un momento delicato della mia vita, qualche anno fa, da quel momento applico il blu a molti periodi, belli e pesanti”.

Presento qui di seguito una scelta di tweet di @iBlulady

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@iBlulady, Tweet scelti

Non si dice “È stato bello”.
Si rifà.

Esprimi un desiderio e non dirlo a nessuno. Neanche a te stessa. I desideri si avverano quando ti dimentichi di loro.

La più grande speranza che si possa dare ai bambini è l’illusione che un bacio cancelli un dolore.

Se ti affidi al vento, non pensare ai capelli.

Potrei stupire con difetti speciali.

Misuro sempre l’intelligenza di una persona da come litiga.

La personalità è come una sottoveste di raso. Non deve spuntare dall’abito. Decido io se, quando e a chi mostrarla.

Non chiedo di essere capita, chiedo solo di non essere inventata.

Ci sarà sempre qualcuno che non comprenderà una tua scelta.
Ma si sceglie per proseguire, non per essere compresi.

Va bene, mi arrendo.
Hai finto tu.

A giudicare dalle vostre certezze sulle donne, mi sa che vi siete passati tutti la stessa.

Evito di predicare per poter razzolare come meglio credo.

Se mi reputi un peccato, almeno, commettimi.

Qualcosa da perdere si trova sempre.

Amo la notte perché non mi dà ragione. Me la toglie

Aspettavo un motivo ed è arrivata l’orchestra.

Segua quell’istinto. Grazie.

Una stella non smette di brillare solo perché non è guardata.

Il mio ruolo è la scomparsa.

Il punto interrogativo è un uncino. Quando scava fa male.

Ti diranno che sei bella, brutta, allegra, triste, simpatica, antipatica, saggia e stolta. Sorridi; non ti diranno mai chi sei, in realtà.

Se usi le labbra per scrivere sulla mia pelle, ti farò leggere i brividi.

Ti cambiano. Come se fossi un prodotto difettoso o una maglia troppo stretta. E tu, diversa, non ti ritrovi più.

“Prima o poi” è il lasso di tempo dei codardi.

Non esistono parole sporche; esistono bocche infangate.

Un sacco di cose che non ho mai fatto e mi sarebbe piaciuto. E ora che i finestrini dei treni sono bloccati, addio schiaffi alla stazione.

Mi avvalgo della facoltà di non rincorrere.

La miglior vendetta è riuscire là dove avevano scommesso contro di te.

La cosa che più mi uccide è la facciata delle grandi occasioni, mentre gli interni cadono a pezzi.

Il sole mostra, il buio rivela.

Adesso vorrei solo avere la lista dei buoni propositi e un accendino.

Le persone sono acqua. Alcune ti penetrano fino alle ossa, altre invece ti scivolano addosso.

Alcuni pensieri sono parole che soffrono di agorafobia.

È bello poter dire che, se non fossi capitato, ti avrei scelto.

È sempre questione di testa. È lì che mi nascondo, ogni volta che non voglio essere trovata.

La miglior difesa è: l’attacco al muro e poi lo lascio lì a penzolare come un quadro.

L’unica vendetta che mi viene in mente è baciarti, come si deve, prima di andare via.

La cosa che mi logora di più è dovermi dosare. E io non sono un ingrediente, sono la ricetta.

Vi presterei gli occhi, se potessi farvi capire cosa vedo quando guardo.

Starei ancora ore a parlare da sola, con voi.

Le parole hanno un peso, e quelle sbagliate affossano le spalle. Ma sono niente, rispetto alle parole che ti aspettavi e non sono arrivate.

Così pieni di desideri da sentirsi stelle capienti.

Ho il correttore educato. Che vada a vagare anche lui.

Lei non sa che ci sono io.

“Non so più chi sono”
“Iscriviti a Twitter; vedrai che te lo sapranno dire molte persone.”

Guardo le persone sognare e tolgo le scarpe per non fare rumore, per non svegliarle.

La notte ha la forma di quello che ti manca.

Si cambia per forza di volontà, quasi mai la propria.

Meno videogiochi e più ginocchia sbucciate.

Tu dicevi per dire e io sorridevo per credere.

Chi non ama la neve, probabilmente, non ama il silenzio.

E t’invoglia ad assaggiare; ma è mare, puoi solo respirarlo.

Resto immobile, mentre gesticolo dentro.

La notte è il contenitore di tutti i miei mai più.

Noi che in tasca avevamo manciate di minuti contati e tanta fantasia.

In agenzia viaggi mentali si prenotano mancanze.

Non amo tenermi i dubbi, occupano troppo spazio, e le certezze vorrebbero sedersi un po’.

Chissà quanti errori ho dimenticato, per la fretta di commetterne altri.

L’attesa della lettera o cartolina, l’occhio sulla cassetta delle lettere o le imboscate al postino. Ma che ne sanno.

Il giorno racconta, la sera corregge e la notte ripete. Attenti al loop.

In realtà, chi non perde il controllo non sa cosa si perde.

Quando pensi di essere stata compresa e una folata di vento ha spostato l’accento. Càpita.

E di filo logico ne ho una matassa. Ingarbugliata, ma c’è.

Sono per un’armonia sobria e una passione ubriaca.

Non ho ancora capito a cosa serva raccontarsi, quando continueranno a interpretarti.

La notte passa da chiunque ma sceglie lei a chi concedersi.

La finestra mostra le apparenze. La realtà è dietro al muro.

E mentre mi raccontavi la tua vita, cercavi i miei fianchi.

Non insegnare al vento le carezze.

Potremmo restare prologhi a vita.
Così, per invecchiare collezionando “chissà”.

C’è un cielo vestito di freddo così bello, che il sole ha indossato l’inverno come fosse tagliato per lui.

Prima di tutto c’era un niente che non ce l’ha fatta.

Mai che ti rimettano come ti hanno conosciuta, prima di andare via.

La spontaneità è una porta accostata, senza maniglia né serratura, in attesa di un nuovo (e)vento.

Mi dispiace per chi sminuisce la magia di un albero di Natale. In quelle luci ci sono tante storie. Alcune dimenticate, altre da scrivere.

Ché se ascolto la tua voce ad occhi chiusi, sento le tue mani sulla pelle.

Quando mi dicevano “hai una vita davanti” non pensavo di raggiungerla così in fretta. Adesso camminiamo affiancate.

Ne ha seppelliti più una supposizione di un becchino.

Le follie migliori nascono per essere raccontate solo allo specchio.

Nasciamo nudi e istintivi. Poi cresciamo e perdiamo i sensi per strada.

Li chiamano sbalzi di umore e io li lascio dire. Ieri ero mare, oggi bosco.

La mia proverbiale saggezza, in realtà, è pigrizia.

Il mese delle rose, delle spose e delle mamme. Maggio, una volta era così.

Con gli occhi pieni di sogni e le mani imbrattate di realtà.

Per me, provare imbarazzo è un pregio. Provarlo al posto degli altri è una maledizione.

È tutto così rapido, come se la vita viaggiasse costantemente in metropolitana.

Una volta un bambino mi ha portato una bottiglia piena di acqua. Sul fondo c’erano un sassolino e una conchiglia.
“Ti ho regalato il mare.”

Correre con la mente senza guardare il serbatoio.

Se fossi un fuoco d’artificio sceglierei il mare e mi specchierei fino alla morte.

Come quando strappavo una pagina scritta e ne veniva via una bianca. La vita è un quaderno, elimini il passato e accorci il futuro.

Un dialogo è buono quando il tuo interlocutore non è innamorato della propria voce.

Quando lo stile di qualcuno barcolla, significa che il grosso lo ha fatto la tua fantasia.

Quando si cresce e smettiamo di credere alla magia, iniziamo a scegliere con cura i nostri illusionisti.

Il fondo è perfettamente arredato. E non si tocca.