Scrittori di aforismi su Twitter, LapostrofoAura

Nella sezione Scrittori di aforismi su Twitter l’articolo di oggi è dedicato a @LapostrofoAura (L’aura). L’autrice a proposito della sua nota biografica mi lascia una pagina bianca e mi rimanda al suo profilo di Twitter dove compare la breve frase “Sono solo [Luoghi]”, i luoghi come forme della possibilità, i luoghi come punti di transito della nostra vita, i luoghi come spazi misteriosi da esplorare, i luoghi come “essenza”.

lapostrofoaura

@LapostrofoAura si è iscritta a Twitter nel novembre 2011. In uno dei suoi tweet @LapostrofoAura scrive “Rileggo i miei pensieri, appaiono così leggeri. Ma quando scrivo, gravano sangue e inchiostro. Quando scrivo, eviscero le emozioni a mani nude”. “L’eviscerare” emozioni a mani nude è proprio una delle caratteristiche della scrittura di @LapostrofoAura che compie un viaggio dentro la propria interiorità – fatta di anima e infinito ma anche di ossa, sangue e viscere – alla ricerca della sensibilità e del “sentire” (“Non sono ciò che scrivo, sono ciò che sento mentre scrivo”).

In questo scrivere a mani libere, tra l’emozioni e il corpo e i respiri e le parole e gli errori e le tante cancellature di cui è fatta la vita (“Sono uno scritto a mano libera. Sono una di quelle storie con mille errori e cancellature. Indosso macchie d’inchiostro. Respiro di senso”) non c’è un punto di partenza e un punto di arrivo, ma una eterna circolarità in cui l’autrice racconta frammenti, dettagli, particolari di storie vissute (o anche non vissute), e dove tra le righe – con delicatezza e silenziosità – si affaccia anche un un Lui, a volte percepito nella sua presenza e descritto con punte di sensualità e erotismo (“Lei, arma bianca tra le sue mani. La sua schiena era l’arco con cui Lui scagliava la propria essenza e i propri desideri” e anche “Di un uomo amo la delicatezza con cui afferra la mia mente. E la fermezza con cui sfiora il mio corpo”), a volte invece percepito nella sua assenza (“Chissà dove sei, quando io mi sento lì” o “Notti in cui ti vorrei qui, per raccontarti in silenzio, tutta la vita che mi è passata negli occhi”)

In fondo non sapremo mai se sono storie realmente accadute, perché – come scrive bene @LapostrofoAura – “Non parlo di me, parlo con me. La differenza è sempre stata una preposizione così semplice da non esser mai veramente compresa”, così che molto spesso questi tweet sono pensieri e a voce alta su un “altrove” immaginario che non è qui, graffiti di gesso impressi su una lavagna virtuale, linee ipotetiche in cerca di ordine in una stanza piena di pensieri e fantasie in perenne bilico tra viaggi mentali e desideri reali (“Ho un viaggio negli occhi e troppi desideri tra le mani”), tra parole e silenzi (“Poi torno ai silenzi. Perché le parole iniziano a starmi addosso. Ed io soffro di claustrofobia”) e anche tra carezze desiderate e la loro “bastarda assenza” (Troppi rumori e quella bastarda assenza di carezze, come un cielo di tuoni senza raggi di sole”), tra le lacrime e la paura e il sangue e le ferite e la serenità, quella “distesa epidermica dell’anima”.

Presento una raccolta dei migliori tweet di @LapostrofoAura. Sul suo blog personale l’autrice sviluppa la brevità dei tweet in forme più lunghe, quasi microracconti o oppunti diaristici che ampliano e completano la brevità dei 140 caratteri, in un patchwork anche fotografico davvero originale.

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@LapostrofoAura, Tweet scelti

Non dimentico nulla. Delle parole ne ricordo perfino l’odore.

La paura del buio mi è rimasta finché non ci ho fatto l’amore dentro.

Il disagio è degli uomini con parole sempre uguali per donne sempre diverse.

Lo chiamiamo solo sesso eppure ci si interseca l’anima, Il corpo, pensieri, sangue ed ossa.
L’infinito.

I veri abbracci hanno cuore. Non braccia, cuore.

Ho un viaggio negli occhi e troppi desideri tra le mani.

Quando chiudo una porta, lascio la mano poggiata, il tempo di un sospiro. Trattengo il profumo in un ricordo. Poi mi volto.. ed è finita

Ci si lecca le ferite. Labbra e sangue. Fino a chiamarli baci.

Dio, se vuoi che ti creda, ridammi l’ingenuità, il viso pulito, le margherite sul balcone e la voglia di provare. Provare ancora.

Credere è un verbo intriso di respiro, sorrisi, lacrime e paura.

Le balle, solo se di fieno.

Ho imparato troppo tardi nella vita, che non basta bloccare gli spazi se continui a concedere tempi.

Qui ci sono le mie parole non la mia vita. Poi, le vostre percezioni, le vostre interpretazioni. La vostra lettura.

La sconvolgente freddezza con cui la razionalità mette il punto. E vai a capo.

É disarmante quanto la gente parli senza dire, supponga senza sapere, viva senza viversi.

Ci sono luoghi in cui respiro. Ci sono luoghi da cui non me ne sono mai veramente andata. Luoghi in cui so di dover ritornare.

Solo la prima riga delle favole è realtà.
Qualsiasi cosa, c’era una volta.

Credo che le altezze siano sopravvalutate, a discapito delle profondità.

La dolcezza spiazza l’anima. Forse dovremmo solo accarezzarci di più.

Il rispetto della sensibilità è la Sensibilità.

Spalle larghe su una vita esile. Occhi consumati su un viso da bambina. Come se il corpo, senza parole, volesse raccontarti l’anima.

Le persone non sanno quante cose si raccontano, non raccontandosi.

Chissà dove sei, quando io mi sento lì.

Chissà se nei parchi, le panchine vuote pensano mai ai baci che sono state costrette solo ad immaginare.

Mi ha sempre affascinato la pioggia sul mare. Le gocce, quella dignità nel precipitare con la consapevolezza di diventare infinito.

Sei bellissima è una di quelle frasi da leccare sulle labbra di chi ami.

Di un uomo amo la delicatezza con cui afferra la mia mente. E la fermezza con cui sfiora il mio corpo.

Bisognerebbe possedere la delicatezza tra le mani,con chi ha la pelle ricamata di sensibilità.E accettare la veemenza solo tra le lenzuola.

Se ti dico “sorrido”, tu leggici il mio mondo, i boschi fatati dipinti con tratti impressionisti, i cieli di Monet, le danze di Degas.
Me.

Ho un passato che tengo a mente, per far si che non possa mai più, attraverso qualsiasi forma, essere chiamato presente.

Il #divorziobreve è fantastico, se riuscite a trovare il marito.

Troppe donne non fanno un Uomo.

La fiducia é un epitelio di cristallo, scheggiato, taglia.

Sono uno scritto a mano libera. Sono una di quelle storie con mille errori e cancellature. Indosso macchie d’inchiostro. Respiro di senso.

La sponda dei sogni. E tutta quella gente sul lato sbagliato del fiume.

La stima è l’unico sentimento che una volta strappato tra i profili di una persona, non potrà mai più essere riconsegnato per intero.

Quando il pensiero di una persona smette di farti bene ed inizia a farti del male. Quello è il momento in cui l’àncora non è più un ancòra.

L’aggressività è la carta più banale del poker dei deboli.

C’è un solo errore che ci rende colpevoli senza nessuna assoluzione: sferrare colpi sordi e ripetuti sull’unico punto debole di una persona.

Lasciala fuori dalla mia porta la perfezione, poi bussa con tutta l’imprevedibilità di cui sei capace.

Tutto questo cielo, solo in due occhi.

-Scrivi “difficile”.
Perché non sai quando penso.

Mani come poesia. E tu che leggi. E il mio corpo, un libro in un tuo sguardo.

È che quando sei felice, le cicatrici sono accatastate dietro un vetro. Le vedi, ma non le senti più.

Seppellisco raramente una persona. Ma vi assicuro che quando lo faccio, non lascio monete sugli occhi. Lascio semplicemente un punto.

Come quando ricerco un po’ di me nei ricordi d’infanzia. Che essere donna l’ho imparato da sola, ma essere bambina non so cosa sia.

Quanti mostri crede di vedere la gente, senza comprendere che sono semplicemente il riflesso di insolute diottrie emotive.

Lei, arma bianca tra le sue mani. La sua schiena era l’arco con cui Lui scagliava la propria essenza e i propri desideri.

Notti in cui ti vorrei qui, per raccontarti in silenzio, tutta la vita che mi è passata negli occhi.

L’attrazione è una ladra. Ti ruba i pensieri mettendo le sue mani dappertutto. Ti lasci così strappare l’anima.

C’è che se da un pensiero erotico non traete romanticismo, non ci saranno mai abiti leggeri da scostare leggermente per ammirare il mondo.

Dare pace spesso coincide con il darsi pace.

È solo sesso, lo si dice giusto in adolescenza, quando ancora non si conosce la sacralità di due corpi in un’unica intenzione.

-I tuoi occhi sembrano finti.
(Mio padre raccontava che i miei occhi li dipinse la luce,con un soffio di vento,in una notte d’amore)

Ci sono cose che non puoi permetterti di toccare. Il fuoco, il paradiso o certe persone.

Le affinità visibili qui sono quella cosa per cui uno scrive in un modo,una in un altro e gente al di fuori, come me, legge una stessa mano.

L’istinto è l’unico dono non plasmabile, non trascrivibile, non emulabile.

Dietro le porte che ho serrato troverai solo scheletri, nessuna mano tesa. Nessuna chiave girata.

È il respiro. È sul respiro che cado.

Lo chiamano Tempo, quel Caronte disilluso che fa passare oltre le emozioni. Le persone.

Chissà se la fame di tenerezza vale come disordine alimentare.

Della propria immagine, ognuno delinea profili. Io sono scalza, seduta a terra, con un libro tra le mani, e un viaggio negli occhi.

La mia pelle è sempre stata troppo morbida, come quella di una bambina.
La mia pelle non é mai cresciuta, ecco perché non filtra.
Sente.

La serenità è la distesa epidermica dell’anima.

Certe persone scendono.
Da un treno. Dalle nuvole; da una emozione.
Certe persone scendono senza poter più risalire.

Fortuna che l’insonnia si addormenta di giorno.

Bisognerebbe chiedere alle emozioni un modulo di recesso già compilato, prima di lasciarle attivare.

Troppi rumori e quella bastarda assenza di carezze, come un cielo di tuoni senza raggi di sole.

Poi impari che i punti sono solo virgole a cui hanno tagliato i desideri.

Troppi uomini che nelle donne ricercano un appendicarattere per poter rimanere in piedi. E donne ingenuamente consenzienti.

Poi torno ai silenzi. Perché le parole iniziano a starmi addosso. Ed io soffro di claustrofobia.

Non parlo di me, parlo con me. La differenza è sempre stata una preposizione così semplice da non esser mai veramente compresa.

Siamo un mondo di daltonici con scatole di pastelli tra le mani. Impegnati a dipingere tele di cui nessuno capirà i colori.

Vivo Altrove amore mio, in quel luogo in cui non c’è giorno né notte. Dove le sensazioni piroettano parabole e la bellezza non ha dolore.

Lui, nudo sul mio letto con un libro tra le mani. E penso che il peccato e la redenzione sia tutta lì.

Mi piacerebbe trovarti di spalle a fissare il nulla. Arrivare da dietro e farti assaporare il tutto.

Saranno pure 21 grammi, ma ci sono giorni in cui ne percepisci il peso.

Li scorgi in un angolo i macchiati d’inchiostro, una schiera di condannati al patibolo della sensibilità.

Attraversarsi, pare sia l’istinto suicida dell’amore.

Le mani dappertutto, come complemento d’ogni luogo.

Notti d’infanzia, di bucato e rammendate emotività. Di nubi bianche stese sul davanzale di un cielo nero.

La vulnerabilità è un’arma puntata alla tempia. E si diventa inconsapevolmente, vittima e carnefice di una stessa mano, la propria.

Vi auguro un uomo che con una passionale audacia chirurgica, vi incida anima e carne. E che poi se ne prenda cura, da dentro.

La sensualità di una notte è nella sua ingenua eleganza. In quello svelarsi lungo una spallina scesa e in uno sguardo perso a labbra morse.

Dovrei imparare a portarle con un certo fascino le notti che non finiscono, quelle che poi il mondo chiama mattina.

Più che spiegare i fuorigioco ad una donna, bisognerebbe spiegare i fuori luogo ad un ragazzino.

C’è un fondo di malinconia nel rendersi conto di non provare più emozioni verso una persona. È probabilmente l’emozione più triste.

Le case di campagna sembrano trattenere gli odori del passato in un barattolo lasciato su una credenza o tra i fiori di una carta da parati.

Il mio corpo è talmente esile, che gli angoli di quando ero bambina, mi contengono ancora.

Le voglie vanno e vengono. Ne ho incontrate sui volti degli uomini. I desideri, quelli son tutt’altra cosa.

Giri una sigaretta e la notte gira con lei, sfumando.

È quando sogni come una bambina, che ti ricordi di essere adulta.

Continuavi a vestirmi di condizionali, mentre aspettavo solo un gesto imperfetto per essere spogliata.

Ci sono persone che nascondo talmente tanto,che il momento in cui accidentalmente si smuove il tappeto non esce fuori polvere,escono mostri.

C’è che forse il garbo, a volte, è solo la veste dell’assenza d’emozione.

Da bambina pensavo fosse una fiaba dipinta sulla pelle, questa immensa sensibilità.

La mia paura più grande la detengono le parole. Ho il terrore di scoprire un giorno che per Tutti le parole siano solo parole.