Scrittori di aforismi su Twitter, Esercizinvolo

Nella sezione Scrittori di aforismi su Twitter l’articolo di oggi è dedicato a @Esercizinvolo (Nuvolaria). Nella breve nota biografica che mi ha inviato, l’autrice scrive di sé: “Felicemente sarda con il corpo e cittadina del cielo con la fantasia. Lavoro con i numeri e gioco con le parole”

@Esercizinvolo si è iscritta a Twitter nel luglio 2013. “Twitter è la mia stanza segreta dell’immaginazione, dove fantastico e divento creatura immaginaria, un gioco che toglie peso al quotidiano, restituendogli valore. Sono Nuvolaria per fedeltà alla me bambina immaginaria (Angelica Nuvolari) e per naturale tensione a indagare i moti del cielo”.

esercizinvolo

Innamorata della parola (“Ma se nel mondo delle parole si sta così bene, c’era proprio bisogno di inventare la realtà?”), l’autrice scrive tweet che si possono definire come brevi esercizi in volo, coriandoli di alfabeti colorati, fluttuazioni senza un margine, cerchi di immagini che si allargano fino a scomparire (“Scrivere qui è lanciare un sasso nel fiume. Non fermi il flusso, ma lo sguardo sull’attimo in cui i cerchi si allargano sino a scomparire”).

Il tono è malinconico (“Malinconia è una ninna nanna di suoni perduti, l’eco di risate, schiocco di sassi sulla superficie del mare che rimbalzano oltre il tempo”) ma anche pieno di dolcezza (“In quella curva lì, proprio lì dove la malinconia piega in dolcezza”) e di meraviglia (“La meraviglia è una sostanza stupefacente”), in una continua ricerca dell’istante (“Non esiste la perfezione, al di fuori dell’istante”), fuori dal tempo, passato, futuro, condizionale, nel tentativo di abbandonarsi all’immaginazione, allo sguardo retrospettivo, agli echi lontani, al di là dei panorami abituali del quotidiano.

Quella di @esercizinvolo è una scrittura senza radici, (“Ingannevole è pensare che un sentire abbia radici. Ha mai posto radici il vento?”), una scrittura dell’intravedere più che del vedere (” Credo nell’intravedere, più che nel vedere. Perché non occupa tutto lo spazio visivo e lascia spazio anche all’immaginazione”), che – come il vento – ama andare incontro alla fantasia del tutto disarmata (“Posso contrastare ciò che è reale, ma sono disarmata contro la fantasia”). Anche se poi, qua e là, questa scrittura in “assetto di volo”, si arena nelle ineludibili catene del reale e della sofferenza (“La lacerante percezione di avere l’anima in assetto di volo e il corpo calato nel cemento”).

Presento una raccolta dei migliori tweet di @Esercizinvolo

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@Esercizinvolo, Tweet scelti

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Vita è tutto ciò che sottrai alla fretta. Tutto il resto è solo tempo.

La bellezza ha una schiena superba. Peccato notarla solo quando va via.

Il mare è quel luogo dove abbandoni il passato, futuro, condizionale. Abbandoni il tempo. Abbandoni il verbo. Ti abbandoni.

Quando un uomo intelligente incontra un uomo stupido, l’uomo intelligente è un uomo zitto.

Non mi interessa quanti angeli ti seguono. Dimmi da quali demoni cerchi di fuggire.

Maturare è accettare di cadere, come un qualsiasi frutto.

La vita non è correre forte. Basta stare un passo avanti alla propria paura.

Non è chi ti manca quando sei solo, è chi ti manca quando ti stai divertendo.

La lacerante percezione di avere l’anima in assetto di volo e il corpo calato nel cemento.

Quanta solitudine in una provocazione.

La meraviglia è una sostanza stupefacente.

Giorni da radice, altri da foglia. La vita, a volte albero, a volte vento.

1990) Avere o essere?
2015) Ostentare l’avere od ostentare l’essere?

Questa cosa di scrivere quando nessuno legge si chiama libertà.

Credo nell’intravedere, più che nel vedere. Perché non occupa tutto lo spazio visivo e lascia spazio anche all’immaginazione.

Il mare e il letto hanno in comune lo stesso potere nel mettere a nudo i corpi e le anime.

Stare bene in due dentro uno stesso silenzio: uno dei modi che sceglie l’amore per svelarsi.

E se un sogno sembra non avverarsi, è solo per dar tempo alla realtà di redimersi.

Anche un tesoro è inutile quando non trova nessuno che si sporca le mani per dissotterrarlo.

Non smetti mai di aver paura. Smetti di avere paura di avere paura.

Non so molto di apnea, ma so che, come nella vita, raggiungi il profondo e poi risali solo nella lentezza e nel rispetto del tempo.

Quando dai spazio agli altri, respiri anche tu.

In quella curva lì, proprio lì dove la malinconia piega in dolcezza.

Il ricordo di qualcuno che non c’è, fusione perfetta fra assenza tattile e presenza con ogni altro senso.

Il senso del dovere sempre e comunque, anche quando senso non ha.

Se non è nascosto, non è un tesoro.

Ci sono persone freccia con una mira infallibile nel centrarti nel punto esatto in cui fa più male.

Non esiste la perfezione, al di fuori dell’istante.

Lo zero non è impotenza. È l’infinito in potenza.

La ragione, a volte, è solo la faccia presentabile della paura.

Ci sarà sempre un altrove di un altrove. Ecco perché è il presente, il tempo infinito.

A volte mi guardo allo specchio e mi vedo stupida, stupidissima, una perfetta idiota. Invece sono solo felice.

Il vero desiderio non è quello che si nutre di proibizione, ma d’intuizione.

Volere troppo. Come il soffio rabbioso che non ravviva la fiamma, la spegne.

Chissà cosa mangiano le paure che restano dentro, per diventare poi così giganti.

‘Attendere’ è una stanza luminosa d’immaginazione. Ma ‘tendere’ verso qualcosa o qualcuno sa di luce originaria, quella prima di ogni paura.

La presunzione è una corsia di sorpasso prima dello schianto.

C’è chi si dà un tono e chi si lascia invadere dal colore.

Tutta questa smania di espandersi, espugnare spazi, violare limiti. E poi non riuscire più a trovare un filo d’aria libera per respirare.

Scrivere qui è lanciare un sasso nel fiume. Non fermi il flusso, ma lo sguardo sull’attimo in cui i cerchi si allargano sino a scomparire.

Non il silenzio di chi tace, ma il sortilegio del fiore che nello schiudersi alla vita, assorbe ogni altro rumore intorno.

Vinci quando la passione è più forte di ogni tua sconfitta.

Forse è vero che l’acqua ha memoria. Perché sento il mare chiamare forte il mio nome.

Ingannevole è pensare che un sentire abbia radici. Ha mai posto radici il vento?

Il consenso cerca i numeri; l’emozione trova una persona.

Inferno e paradiso, a volte, condividono la stessa porta.

Se la forza del vento è in nodi, dimmi qual è la tua, ora che ti sento stretto in gola.

Le emozioni sono come bolle di sapone che devi dividere in due, per non farle scoppiare, quando diventano troppo grandi.

A volte le parole implorano di essere ascoltate, altre volte di essere inventate.

Deve essere un posto molto ampio, il centro della scena, perché ci si smarrisce sempre un po’.

Il vento confonde, il vento è malinconia. Porta voci di quale tempo o luogo non sai. Sai solo che devi consegnargli anche la tua.

Il grigio del cielo è solo un altro esame di maturità per l’immaginazione.

Bisogna avere cura della speranza, sottrarla alle sirene dell’immaginazione, darle un passo, una direzione.

Inutile chiedere a chi ti parla sopra di sentirti attraverso.

Marzo è una perla schiusa dalla profondità dell’inverno. E da questa sua luce quieta cosa potrà germinare se non il seme di un addio?

A volte ciò che manca è solo il ricordo di un’antica mancanza, un eco pervenuto da un passato finito e non ancora attutito.

Bisogna fare in fretta a riempire il vuoto lasciato da un dolore, affinché non venga sostituito dall’autoflagellazione.

Quanto è immenso un piccolo istante di gioia per contenere tutto il male che è stato e nullificarlo per sublimazione.

Ho paura del tempo. Non del passato, presente o futuro, ho paura del tempo fuori dal tempo, del tempo che non avverrà.

È sempre troppo tardi per il tutto e sempre troppo presto per il niente.

C’è che l’acqua ti veste come una seconda pelle. O come una prima?

Ma se nel mondo delle parole si sta così bene, c’era proprio bisogno di inventare la realtà?

Malinconia è una ninna nanna di suoni perduti, l’eco di risate, schiocco di sassi sulla superficie del mare che rimbalzano oltre il tempo.

Il tempo donato si rigenera, ma il tempo perduto no, lascia un calco di malinconia sul quale potrà crescere solo il rimpianto.

Giusto polverizzare nell’aria un desiderio impossibile.Ma poi non chiederti se è proprio quel granello lì, quello che t’inumidisce gli occhi

Il mio personale concetto di infinito non spazia in ampiezza, ma in profondità.

I respiri, l’alfabeto della notte.

Immagino la carezza di Dio come acqua fresca, scrosciante, nel punto esatto in cui fa più male.

Di quelle felicità di niente che disperdono parole nell’aria come coriandoli di alfabeti colorati.

Il dolore non resta in superficie: scava o sedimenta. E sta lì, nella curva concava di un sorriso o nella convessità di un ghigno cinico.

Siamo solo ciò che sappiamo accogliere.

Accetto di prendere qualche abbaglio se, di tanto in tanto, trovo anche la luce vera.

Scrivere è dare luce ad uno sguardo retrospettivo, qualche volta ad una prospettiva e, quando si è veramente bravi, dare un nome e un senso.

Che poi l’universo è governato da particelle piccolissime e gli uomini si ostinano a volersi espandere in altezza, potere, prestigio.

Più che parole sincere, amo le parole oneste. Quelle che non rubano attenzioni, ma se le conquistano piano piano.

Nomino,con l’autorità del Niente, i tetti di tegole, il mare del mattino, i campi di grano maturo, gli unici depositari del sole sulla Terra

Non è la sconfitta, è la quasi vittoria che frega. Quasi. Quasi tutto affinché non abbia a lagnarti del niente.

Rievoco il passato, ma non lo rivivo. Mi serve come traccia delle coordinate per non tornare indietro.

Vorrei la precisione del tramonto nel dividere le ombre dalla luce.

Ho delle riserve d’infanzia ancora intatta nascosta fra le lentiggini.

L’incredulità ruba gli occhi all’impossibile.

Riprendersi piano e con dedizione, per evitare di sfilacciarsi e diventare irreparabili.

Questo è un posto da ridere o da fingere. Forse non è fatto per essere se stessi. Forse non esiste un posto al mondo dove essere se stessi.

I pensieri della notte hanno musica dentro e la forma esteriore del silenzio, come la libertà.

Guardi lo specchio per scoprire chi per primo cadrà in frantumi.

Istanti in cui è necessario assentarsi anche dalle proprie parole, affinché acquistino leggerezza e imparino a volare da sole.

Il fuoco che scoppia dalle mani e risale ad incendiare gli occhi; l’aria che danza intorno ai piedi. Un attimo e il tempo gira al contrario.

Più intenso è il desiderio, più grottesca sarà la maschera della paura dietro la quale si vorrà celare.

Posso contrastare ciò che è reale, ma sono disarmata contro la fantasia.

Se volessi scrivere la storia di un amore impossibile, scriverei di quello fra una parola e un numero. O forse l’ho già scritta.