Scrittori di aforismi su Twitter, @aerdna77

Nella sezione Scrittori di aforismi su Twitter l’articolo di oggi è dedicato a @aerdna77 (L’amico di Julio). Nella breve nota biografica che mi ha inviato, l’autore scrive di sé: “@aerdna77 è nato, credo, un paio di anni fa quando ho chiuso il mio account precedente. ‘L’amico di Julio’ è invece una dedica a Julio Cortazar”.

aerdna77

A proposito della sua scrittura su Twitter @aerdna77 mi confessa: “Ho delle oggettive difficoltà a considerare l’atto di ‘twittare’ come un qualcosa che possa essere associato all’idea di ‘scrivere’. L’ho twittato spesso e continuo a postare considerazioni su questo argomento ora che mi sono dedicato prevalentemente a Facebook (ometto volontariamente il termine ‘scrivere’ per qualsiasi attività connessa con il mondo social). Per queste ragioni sorrido con una certa incredulità quando vedo associato il mio nome alla parola ‘autore’. Rifuggo poi totalmente dal termine ‘scrittore’ cui sono stato talvolta sconsideratamente accostato. Preferisco dire di me che sono uno scrivente. Anche se, una volta raggiunta la velocità di crociera dei miei voli pindarici, amo dire di me che sono un ‘assemblatore di situazioni’. Resta l’equivoco di fondo sul concetto di scrittura che ritengo essere attività del tutto incompatibile con quella svolta dai molti utenti del Twitter”.

La visione del mondo di @aerdna77 si può definire come ispirata a un “romanticismo titanico” (M’innamoro delle idee, dei progetti. M’innamoro di quella specie di romanticismo titanico e creativo che ancora resiste in certe persone”). Questo romanticismo è fatto di sentimento e passione e sensibilità. Anche di tanto cuore (“Spiegami come si fa a fare le cose senza metterci il cuore perché io non ne sono davvero capace”) e tanta poesia (“Lasciami stare. Io sono pericoloso. Io vedo poesia dappertutto. Anche nel modo in cui il tergicristallo pettina le gocce d’acqua sul vetro”). Ma a differenza del romanticismo cui siamo abituati a pensare, che spesso sfocia nel sentimentalismo d’arcadia, nel romanticismo di @aerdna77 c’è un tocco inconfondibile e magico di meraviglia (“Mi piace pensare che il sesto senso sia la Meraviglia”), irrazionalità (“Amare razionalmente è un ossimoro mortale”), purezza infantile (“E se un bambino ti dice che quella nuvola è un drago tu non solo gli dici che è vero ma raccogli un rametto da terra e partite all’attacco”) e sogno (“É meglio che mi lasci perdere. Io sono pericoloso. Pensa, sogno”) che lo rende assolutamente unico.

I romantici sono quelli “che salveranno il mondo. E lo faranno perché avranno ancora la forza di immaginare e l’incoscienza di inseguire le cose impossibili” scrive @aerdna77 in un suo tweet e proprio la ricerca dell’impossibile (nelle emozioni come nei gesti come nei sogni) è uno dei temi forti di questa scrittura alla ricerca di un orizzonte là dove gli altri vedono solo confini (“Non far caso a me. Io vengo da un altro pianeta. Io ancora vedo orizzonti dove tu disegni confini”). E non importa se ogni tanto i romantici vanno in frantumi e poi arrivano i cinici a passare l’aspirapolvere. Come scrive in suo tweet “Resteremo romantici fintanto che ci saranno notti stellate da attraversare e cose impossibili di cui innamorarsi”.

Presento una raccolta dei migliori tweet di @aerdna77.

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@aerdna77, Tweet scelti

Quello che tu dai per scontato a me è costato carissimo.

Mi piace pensare che il sesto senso sia la Meraviglia.

Se c’è una cosa che so fare molto bene è rimanerci molto male.

Somigli in maniera impressionante alla mia paura di perderti.

Se non hai mai visto una donna arrossire ti sei perso uno dei colori più belli del mondo.

Chissà in compagnia di chi staremo soli questa notte.

Non è tristezza. E’ che soffro di improvvise perdite di speranza.

Non far caso a me. Io vengo da un altro pianeta. Io ancora vedo orizzonti dove tu disegni confini.

Non sto sbuffando, gonfio palloncini invisibili.

Sono molto di più di quello scrivo. Sono tutto quello che cancello.

Le cose che non durano per sempre restano per tutta la vita.

Non pensarmi o finisce che esisto.

Se tu mi guardassi invece di vedermi e basta, ti accorgeresti di come mi togli dagli occhi la solitudine quando mi parli.

La sensibilità é una condanna perché é uno stato di percezione purissima. Non é una questione di cuore ma di nervi, pulsanti e scoperti.

Deludimi ora. Altrimenti passo il confine e ti bacio.

Ci dev’essere qualcosa di commovente nell’essere capiti.

Non sapevo come dirtelo e allora ti ho portato al mare.

A me piaceva il modo in cui diventavi Parigi quando io volevo fuggire.

Prendere le distanze.
Mettere a fuoco.
E poi restare a guardare le cose bruciare.

Vi auguro qualcuno che vi sussurri qualcosa d’indecente e bellissimo, qualcosa da tenere nascosto nel sorriso ebete dell’indomani.

Sparire è un buon modo di diventare improvvisamente presenti.

Non ti prometto le stelle. Ma ti prometto che ti prenderò sulle spalle tutte le volte che le vorrai raggiungere.

La voce è un organo sessuale.

I romantici salveranno il mondo. E lo faranno perché sono deboli e sconfitti, persi e temerari. I romantici ho detto, non i sentimentali.

Non era tanto il fatto che fosse bella. O gentile. Era il modo in cui si prendeva cura. Il modo in cui si accorgeva. Di tutto. Anche di me.

Scrivere è un po’ come farsi la spia da soli.

La verità si vede meglio se spegni le parole.

Sei bellissima quando dici “sto bene” fingendo di aver perso qualcosa dentro la borsa mentre la verità ti scappa da tutte le parti.

Certe sere sono fatte apposta per starsene seduti in terrazza, col cuore senza guinzaglio ed i pensieri randagi.

“Lasciami in pace” è un’ottima dichiarazione di guerra.

Stati d’animo e continenti d’ansia.

Le cose che non ti ho detto sono canzoni.

Poi ci sono gli introversi. Quelli che parlano poco, che sembrano sempre distanti. Quelli che, quando sorridono, hanno la luce negli occhi.

“Si scrive per essere letti” diceva Calvino. Letti, non applauditi.

Vorrei un caffè e una curva da cui vedere il mare, all’improvviso.

Non sto dicendo quello che penso.
Sto proteggendo quello che provo.

Ho provato ad andare oltre. E niente, anche da qui sei bellissima.

Non mi mancano le persone ma il mare all’improvviso, dopo la curva.

Poi magari trovi chi ti assomiglia, chi porta una solitudine del tuo stesso colore.

Boh, magari mi sbaglio, ma quando gridavamo “tutti giù per terra” alla fine del girotondo il mondo era un bel posto.

#SeFossiunLibro sarei la pagina bianca tra la copertina ed il primo capitolo. Quella dove scrivi a chi e dove e perché. Anche senza parole.

Poi c’è questo vento che ha dentro settembre e nemmeno lo sa.

Oggi mio figlio compie 6 anni. Lo guardo e sorrido. Spero di assomigliare a lui quando sarò grande.

Ci sono persone, qui, che mi porterò nel cuore. E una, una sola, per cui tornerò sempre, un attimo prima di andarmene.

Vi auguro qualcuno che vi disegni orizzonti dimenticati, qualcuno che vi metta una mano in tasca e vi rubi i confini che avete accettato.

– Ma tu sei felice?
– Tutte le volte che non lo dico.

Saranno state le sei, circa, quando hai smesso di leggere e ti sei messa a guardare la pioggia. Ed io l’ho invidiata, goccia per goccia.

Parlarsi piano, baciarsi dieci volte in un minuto, ridere forte, toccarsi le mani. E gli altri guardano, ma tanto non esistono.

Guardali. Sono bellissimi. Sono i miei tentativi di dimenticarti.

Tornerai. E sarai meravigliosa, come tutte le volte in cui mi sono convinto di poter fare a meno di te.

I romantici vi fanno paura perché hanno il coraggio di desiderare le cose impossibili.

Nostalgia (nostos=ritorno, algos=dolore)
Le cose che vanno via fanno male. Quelle che tornano, a volte, ne fanno di più.
#parolecheamo

Ci sono cose che, a raccontarle, smettono di esistere

Le cose che guardi, ti guardano.
Le cose che osservi, invece, ti raccontano.

Le persone romantiche sono così, vanno in frantumi per niente. Poi arrivano i cinici e passano l’aspirapolvere.

Non mi capire che non ci sono abituato.

Come quando non te ne frega niente ma intanto ci precipiti.

Credi alle fate, papà?
Si. Perché?
Perché mi piace quando crediamo alle stesse cose.
Poi guarda fuori e sorride.

Ho nostalgia di tutto quello che non è stato.

Amare razionalmente è un ossimoro mortale.
E io non ho paura.
E se un bambino ti dice che quella nuvola è un drago tu non solo gli dici che è vero ma raccogli un rametto da terra e partite all’attacco.

Ho imparato che saper ascoltare è la peggiore condanna. Le orecchie non hanno palpebre e le parole scavano. E, intanto, annuisci e sorridi.

Per me quello che ha preso Battiato quando vedeva i gesuiti euclidei vestiti come dei bonzi per entrare a corte e insomma ci siamo capiti.

“Intanto” è il posto dove le cose succedono quando non le guarda nessuno.

Che mi racconti?

(Che m’illudo un po’, che m’inganno spesso, che penso troppo, che m’innamoro ancora e nonostante)

Solite cose.
Tra le figure retoriche ricordiamo anche “tranquillo, sto bene”.

Saranno pure parole, quelle che scriviamo. Ma che occhi grandi che hanno.

É meglio che mi lasci perdere. Io sono pericoloso. Pensa, sogno.

Se non è impossibile allora non è romantico.

Mi fido di chi mi racconta la sua vita mentre cucina ed aggiusta di sale la pasta, senza guardare mai l’orologio.

Ora, per favore, un caffè e un amore cinematografico.

Spiegami come si fa a fare le cose senza metterci il cuore perché io non ne sono davvero capace.

Io non ho il controllo delle mia vita ed è tutto quello che so della vita.

Mi si vede di più quando sparisco.

Ti svegli, ti cerchi, t’inventi.
In ordine sparso.

Tu fai come credi. Io, intanto, strappo il copione, ne faccio coriandoli e provo a capire che rumore fanno le abitudini quando precipitano.

Quando arrossici ti metti addosso il colore della verità. E io ci divento matto.

Qui scriviamo tutti. Ma quel che conta, quello che nessuno deve conoscere, é il nome che mettiamo sulla busta.

“Hai gli occhi di un colore diverso”.
“Ah sì? E quale?”
“Non lo so, ma é un colore felice”.

Se leggi e sei lì, tra le righe e le virgole, allora le parole hanno fatto il loro dovere.

Vi auguro qualcuno che vi giri pagina al cuore.

Tu nemmeno ti accorgi che quando abbracci mi alzi il volume al sorriso.

Mentre tu ci mettevi un punto, io cercavo di dirti “guardami, sono qui, dietro questa virgola”. Ma tu eri già a capo e voltavi pagina.

Chissà se le storie lasciate a metà si mettono insieme da qualche altra parte.

Nelle sere di metá novembre le assenze ti passeggiano dentro.

Se mi cerchi, sono in un punto dell’universo compreso tra “non posso fare a meno di te” e “non rompermi i coglioni”.

Sei bellissima quando non te ne importa niente di esserlo.

Magari c’é anche un po’ di perdono nel dimenticare. Un’assoluzione involontaria e parziale, una stanchezza reciproca nel farsi la guerra.

Ti ho telefonato per dirti che se mai dovessi toccare il fondo io mi stenderei con te a guardare in alto immaginando il finale.

Quando stavo con Caterina andavamo al mare di sera con un pacchetto di sigarette e un libro di poesie. Non avevamo altro. Avevamo tutto.

Le persone tristi hanno sempre le mani in tasca e il vento in faccia.

Ti stupirà quello che sto per dirti, lo so. Ma te lo dico lo stesso. Mi piace come sei, mi piace che non sembri.

L’hanno chiamata Sensibilità perché “rifiuto conclamato e parossistico di mettere le cuffie al cuore” era oggettivamente inappropriato.

Mi piace sapere che ci sei. Lascia perdere che non sei qui e non so dove sei. Mi piace che ti vedo ogni volta che t’immagino.

Resteremo romantici fintanto che ci saranno notti stellate da attraversare e cose impossibili di cui innamorarsi.

Mentre lei lo baciava lui pensò di non essere in grado di coniugare il verbo resistere. Sorrise fra sè e poi la lasciò fare.
#microracconti

La spontaneitá animale del riconoscersi e la sovrastruttura logica dell’appartenersi. Il resto lo fa la volontà di volersi.

L’aria che respiriamo è composta di ossigeno, anidride carbonica, argon, azoto ed “andrà tutto bene”.

La guardo mettere a posto i libri. Poi sorride ed accarezza la copertina, come se le storie le potessero restare attaccate alle dita.

Essere capiti è consolante.
Essere intuiti, invece, è erotizzante.

Ora che ho 37 anni credo sia giunto il momento di avere finalmente un’infanzia felice.

Vediamoci lì, dove non è ragionevole.

Sogna, se devi. Ma non così forte che poi mi viene voglia di sperare.

Sto guardando il tramonto da 37 anni.

Ti dispiacerebbe succedere?

C’è un posto, chiamato Dentro, dove le cose succedono e la volontà non può entrare.

Sparire è una virtù rara, nota solo a coloro che coltivano orizzonti sul balcone di casa.

Un caffè e due chiacchiere. Intorno foglie secche che sembra Parigi. Siamo bellissimi, io ed i miei tentativi di fare a meno di te.

Lasciami un post-it sul frigo con scritto “ricordati”. Così, senza niente. Magari si tratta di prendere il latte. Magari si tratta di me.

Poi tu sorridi ed io smetto di esistere a vanvera.

C’era, di bello, che sapevi risolvermi.

– Ti amo.
– ….
– Che hai? Non dovevo dirtelo, mi sa.
– Non è questo.
– Allora cosa.
– Mi puoi chiamare ogni cinque minuti e ripetermelo?

La parte migliore di te guarderá la parte migliore di me e non servirà riconoscersi ma solo appartenersi.

Ho costruito un universo parallelo dove io sono un vetro appannato e tu mi disegni i sorrisi.

Sappiamo entrambi che ci opporremo con tutte le nostre forze, che non vorremo, che non dovremo e che poi ci arrenderemo.
E sarà bellissimo.

Sono quello seduto fuori a bere caffè guardando un punto sperduto dell’universo. No, te lo dico nel caso volessi diventare vera.

Ho detto solo ciao. Ma dentro c’era tutto l’Ottocento russo ed una sera di novembre, seduti tra le foglie, a cercare Orione nel cielo.

Mi stavo chiedendo dove sei e che tempo fa li da te, come stai e chi ti gira pagina al cuore quando ti guarda.

Mi piaceva il modo in cui ci capitavamo, quel nostro accaderci quasi per caso e reciprocamente, quel non doverci continuamente scegliere.

In un piccolo bar, prendevamo un caffè, Lei #saltava da un argomento all’altro. Io, intanto, m’innamoravo.
#imperfetti
#scritturebrevi

Certi “avrei dovuto”, di sera, ti fissano e poi ti sbranano.

Dove sei?
(Dove c’è campo per innamorarsi, dove non ci sono interferenze sentimentali, dove la ragione non prende)
Qui. Sempre qui.

E’ una bella giornata ma un “andiamo al mare” la renderebbe indimenticabile.

Mi sarebbe piaciuto saper disegnare carte geografiche. Per spostare i confini ed i luoghi. Per illudermi di avere vicino le cose lontane.

Sono solo parole, dicono. Sarà . Ma il fatto che riescano a scatenare supernove dentro un barattolo continua a stupirmi.

C’è un bel vento e l’aria profuma di sale. Del mare ad Ottobre mi piace che siamo soli, lui ed io, e ci raccontiamo le nostre tempeste.

Lasciami stare. Io sono pericoloso. Io vedo poesia dappertutto. Anche nel modo in cui il tergicristallo pettina le gocce d’acqua sul vetro.

Una delle mie fantasie erotiche ricorrenti è non essere frainteso.

Che posso farci? Sono complesso, difficile. Forse anche pesante. Ma stare sul fondo mi salva dall’embolia sentimentale dei superficiali.

Dimmi ancora di te, delle tue passioni e di che forma sono le nuvole da dove le guardi tu.

Passo a prenderti. Avverati.

Come tutti i solitari ho alcuni luoghi dove amo nascondermi. In genere prediligo posti in cui la speranza non prende.

Le coppie che camminano la domenica pomeriggio, facendo un’ombra sola.

Quando voglio pensare alla Bellezza penso alle Fughe di Bach, al Giovane Holden, al mare a metà Febbraio, alla possibilità che tu esista.

Eri bella quando mi dicevi “tranquillo, sto bene” e intanto qualcosa tornava dal tuo passato a cambiarti il colore degli occhi.

È meglio se mi lasci perdere. Io non sono normale. Io vedo Meraviglia dovunque. Anche nell’orbitare rassicurante della lavatrice.

Mio figlio mi osserva. Poi sorride, mi dá la mano e guarda avanti, sereno. Forse sono la sua sicurezza, il suo eroe. Forse è lui il mio.

Potrei trovare l’Amore, ed impazzire. Potrei trovare la Follia, ed innamorarmi.

Pensavo che i Greci hanno dato alle cose il nome che hanno. Anche Europa è una parola greca. Se muore la Grecia muoiono le parole.

M’illudo di scegliere cose che sanno benissimo come accadere da sole.

Chissà come dev’essere buttare tutto per aria e poi fare un passo di lato mentre la gravità disegna nuove possibilità.

Alla fine te ne accorgi di quanto sia circolare il tempo. Ad esempio quando, improvvisamente, succede sempre la stessa cosa.

Viviamo in un mondo in cui le uniche persone sane di mente sono quelle che si rifiutano di funzionare.

Hai una responsabilità nei confronti di chi ami. E ne hai una nei confronti di chi non ami. Casualmente hanno lo stesso nome: sincerità.

La verità è che fa molto freddo, che il caffè non è venuto come avrebbe dovuto e che forse dovremmo farlo più spesso.
Vivere, intendo.

In conclusione, ho scelto di non essere facile. Ho deciso di dare una possibilità a tutti i miei spigoli.

Vorrei la leggerezza di quelli che ti dimenticano con la nonchalance di chi ha subito un trapianto di memoria.

Commenti:

  • LILIANA

    Anima meravigliosa

    luglio 22, 2016
  • Lucia

    Come quando cerchi un buon libro, di quelli che ti accompagnano per tutta la vita. E invece ne trovi mille che parlano con la stessa voce.
    E somiglia tanto alla tua di voce. A quella di quando parli piano e ti guardi intorno per paura di essere scoperto a dire la verità.

    marzo 13, 2017

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