Scrittori di aforismi su Twitter, Laura Marziali

Nella sezione Scrittori di aforismi su Twitter l’articolo di oggi è dedicato a @laura_marziali (La Daphne). Nella breve nota biografica che mi ha inviato, l’autrice scrive di sé: “La Vita mi ha resa fortunata in partenza perché mi ha concesso di fare il suo viaggio in due: ho una gemella! Sono laureata in Giurisprudenza ma ho deciso che da grande voglio concretizzare tutte le mie passioni. Lavoro nella comunicazione, scrivo molto, faccio Improvvisazione Teatrale, certe volte vado in pista a correre in moto, pratico l’atletica leggera ed il karate, disegno vestiti che poi realizzo insieme a mia zia, viaggio e, quando ho tempo, respiro”.

laura_marziali

@laura_marziali si è iscritta a Twitter nel ottobre 2011. “Il mio unico obiettivo era quello di ‘stalkerare’ Valentino Rossi. Sono marchigiana e sono cresciuta con l’enorme passione per le moto e ho frequentato spesso quell’ambiente. In quei giorni, avevo saputo che sia lui che il suo amico Uccio erano a Roma, dove io facevo l’università, e avevo pensato che il contatto più celere e più vicino a loro fosse Twitter. Vale e Uccio sono i miei primi due following e poi sono finita a scrivere poesie. Le pazzie della Vita”. E a proposito della scelta del suo nome, La Daphne, l’autrice spiega: “Viene dal greco ‘alloro’, è analogo per significato al mio nome Laura e qualche anno fa ho iniziato la pratica per aggiungerlo come secondo nome. Quando mi chiamavano così, da piccolina, mi piaceva soltanto come suonava, poi, crescendo, mi sono affezionata alla storia della ninfa della mitologia greca”.

Tempesta, disordine, sottosopra, immaginazione, meraviglia, non logica, follia, sogno, inaspettato, irrisolto e mille altri modi da inventare per non tornare nella realtà. Questa è la scrittura di @laura_marziali che nei suoi tweet ama “rovesciarci addosso ogni possibilità”, perché siamo fatti “di cose pensate e mai dette” e perché lontano dagli schemi e dal vero “c’è una vista splendida”.

I suoi tweet – in una delicata intersezione tra la leggerezza dell’haiku poetico e la visionarietà del testo surrealista – sono frammenti esplorativi: sono sensazioni (“Potessi sentire il mio sentire”) che si protendono nella realtà in cui viviamo come le antenne delle chiocciole e che ci aiutano a vedere in essa qualche significato nascosto. Sono pensieri che si affacciano e si sporgono dal balcone stretto della ragione (“Non far entrare la logica dentro questo istante”) e che ci dicono a che a volte l’accartocciato è meglio dello spiegato (“Non te lo so spiegare. Meglio se resta tutto accartocciato”), lo scarabocchiato meglio del preciso (“-Stai pensando a qualcosa di preciso? -Oh no, sto pensando a qualcosa di scarabocchiato”). Sono occhi che scrutano nel vuoto cercando “un disordine a tutto” con una simpatia per le cose inanimate, la gente sconosciuta e quello che non è mai stato. Sono viaggi da fermo in un incantevole disorientamento in cui non esiste segnaletica (“Non c’è segnaletica in questo disorientamento”). @laura_marziali è tutto questo, ma anche altro. Senza mai riferimenti e punti stabili, non è un’autrice facile da definire, da ancorare a un luogo o un’emozione. Del resto, come scrive in un suo tweet: “Se sei in tempesta non puoi permetterti di scegliere il porto”. E in un altro tweet aggiunge: “Quello che conta sta dall’altra parte del cielo”.

Presento una raccolta dei migliori tweet di @laura_marziali

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@laura_marziali, Tweet scelti

Se sei in tempesta non puoi permetterti di scegliere il porto

Ho visto persone fuggire senza muoversi dal loro posto.

Siamo fatti del 90% di cose pensate e mai dette.

In amore Vincent Van Gogh.

Non far entrare la logica dentro questo istante.

Più apro gli occhi, più non riesco a fare a meno della fantasia.

Mi piace la notte perché non promette, dimostra.

C’è un disordine a tutto.

Sei talmente stupefacente che vali d’oppio.

Le cose rotte non hanno fretta

Vivere è un paradosso: sei l’autore ma non sai come andrà.

Il Sud è lento e profumato, ti protegge e ti consuma gli occhi.

Non ho urgenza di ammazzare il tempo. È un crimine che non mi appartiene. Piuttosto, lo vorrei come alleato.

Non te lo so spiegare.
Meglio se resta tutto accartocciato.

Ci è passata addosso la Vita, amico, e mentre io ne sentivo un soffio tu ne sentivi le macerie.

Accadi dalle nuvole.

Tutto a posto anche se non so dove sia il posto.

Non riesco a spiegarla la serenità ma la immagino come un sottile filo di vento a favore.

Provo sentimenti assurdi. Per cose inanimate. Per gente sconosciuta. Per quello che non è mai stato.

La distanza è un enorme abuso di scuse.

Indeciso è uno ostile di vita.

Stammi alla stretta.

Potessi sentire il mio sentire

Tutto quello che non mi torna forse ha bussato mentre ero sotto la doccia.

Vuoi mettere toccare il fondo e ritrovare tutte le cose perse?

Arrotolare il mondo nelle dita, come un filo colorato con cui giocare distrattamente.

Assomiglieresti ai numeri affinché possa decifrarti?

Non te lo so spiegare.
Meglio se resta tutto accartocciato.

A metà tra: è tutto inutile e l’inutile è tutto.

Il tutto, dilatato, sembra una infinita ruga sul viso affaticato del mondo.

Un viaggio sulla tua pelle. Senza valigia. Senza aspettative. Senza ritardi. Senza fusi orari. Viaggio e basta. Pelle e basta.

La meraviglia è un satellite e tu ne sei all’oscuro.

Vorrei fare una visita guidata in ogni tuo strato sedimentato, in ogni tuo silenzio, in ogni tua cosa che cerca di appartenermi ma sfugge.

Le cose confuse combaciano.

Ogni volta che ti senti fra parentesi dammi modo di infilarmici dentro.

Amo la sincerità.
Sono a rischio distinzione.

La potenza di un punto messo al punto giusto.

L’inaspettato è più forte di me

Chissà quanti segreti nasconde la luce opaca delle cose consumate.

Sottosopra è l’angolazione perfetta per vedere come funzionano gli ingranaggi. Se ingranaggi esistono. Se funzionare è il verbo adatto.

In quale girone vanno quelli che “provano eccitazione per l’inferno degli altri”?

A forza di stare sulle nuvole ho girato il mondo.

Se hai un dubbio, hai già una scelta.

Non è la tua mancanza. È l’eccesso di tutto il resto.

Correrò sui rischi

Le cose sono delle gran puttane. Si fanno odorare. Fingono piacere e scappano. Giusto il tempo per chiederti dove hai lasciato la dignità.

Amo l’inizio. Quando ci si sente artefici e per niente artefatti.

Trame. Tra me. E me.

Quante storie che deragliano per paura del narratore.

Tutte queste me che si contendono un pò di incanto.

L’unica cosa certa di una rivoluzione sono gli occhi al cielo.

Rovesciami addosso ogni possibilità.

Incontro più giustizieri che giudici nei corridoi della verità.

Voglio il segreto del tramonto: da qualunque parte lo guardi, resti incantato

Mentre facciamo le olive ascolane mia mamma racconta le sue nostalgie ed io escogito modi per saccheggiarle sorrisi sperando di riempirle.

Passi falsi, potrei ingannarvi invece vi insegno la lealtà.

– Non mi calcola.
– Perché ha paura che tu sia un limite.

Le volte in cui la sincerità è così abbagliante che vorresti chiudere gli occhi. Ma, in fondo, non stai cercando riparo.

Non chiediamoci niente, il niente non è mai solo niente.

Dammi l’indirizzo della tua immaginazione

Sei nelle rughe di ogni disincanto, nelle mani vuote di parole, nelle stanze ingiallite di tempi maltrattati, nelle sere in cui ci credo.

Si sa, tutti i modi vengono al pettine.

Fatti di motivi, ecco cosa siamo.

Non so se esiste, se sia reale o illusorio, ma tutto questo tempo è pieno di spazio.

La distanza è sempre assolta per legittima difesa.

La calma invidiabile del “lasciare che sia”

Anziché prendere la parola e alzare la voce, abbassare la voce e alzare la parola.

Quello che conta sta dall’altra parte del cielo.

-Stai pensando a qualcosa di preciso?
-Oh no, sto pensando a qualcosa di scarabocchiato.

Ne voglio ancora, sono una persona ancorosa.

Dovrei celebrare questa distanza. E questo lasciarci scegliere. Che sia chiasso ai bordi, mentre dentro accade di tutto.

Come quando hai in mano il destino ma hai le mani bucate.

Prendere ripetutamente la scossa nelle prese di coscienza.

Sono fatta di cose che mancano.

Dare da mangiare agli “stento a crederci”.

Il pavimento in legno, l’energia, la stanchezza mista alla voglia, cosa c’è di più profondo dell’essere se stessi essendo altro: Teatro.

Dovrei farmi cenere per vedere dal basso quanto di lento c’è nel fuoco che inizia a bruciare.

Roma, sembri affaticata e infreddolita. Seduta sul terrazzo ti guardo addormentarti.
Quanti occhi addosso e non ti vergogni mai

La luce inventa milioni di ombre e noi neanche un modo per stare bene

Le cose sono delle gran puttane. Si fanno odorare. Fingono piacere e scappano. Giusto il tempo per chiederti dove hai lasciato la dignità.

Ho per casa una strada e mi sento talmente libera che non so se ridere o disperarmi

La notte è sincera mentre noi siamo tutti ladri.

Chi sta in silenzio agisce più di tutti.
Chi sta in silenzio agisce più dei giusti.

Non c’è segnaletica in questo disorientamento.

Giochiamo ad affidarci.

Vorrei una luna più grande, e una coperta più larga, e parole, anche disordinate, ma parole.

Lontano dal vero.
Che vista splendida.

Un giorno di aprile che si infila in quelli di febbraio. Non poteva esserci finzione migliore.

Il tempo stringe o io stringo il tempo. Soffocare o allearsi.
C’è sempre una scelta.

È tutto un capitalismo perfetto: più domande ti fai, più risposte ti vendono.

Di tutti i dispersi, l’abitudine è una sparizione che non mi commuove.

Va a finire che non chiederò il riscatto a tutto il fiato che trattengo.

-ti voglio conquistare
-mi spiace, non sono in guerra

La felicità.
Tentiamola, sorte.

Una notte tira l’altra.
Devono essere alcoliche le stelle.

Nessuno torna a fare ciò che perdiamo, che dimentichiamo, che trascuriamo. Nemmemo il tempo. E rimane solo un confondibile dolore.

La luce inventa milioni di ombre e noi neanche un modo per stare bene

L’autostrada lega i paesini ed io mi accorgo di non esser sola.

Tutto è armonia quando non cerchi la trama.

Sogno da riciclare, notte da respirare, rumore da imparare, silenzio da interrompere, orologio da maledire, stella che non c’è.

Basta che resti, perché se resti c’è meno sogno e più realtà.

Uscire di scena in punta di piedi, mentre il legno scricchiola.

E tu, da cosa vorresti essere distante?!

Dovrebbe esserci Caronte nel punto esatto tra memoria e oblio.

Stavo per dirlo. Poi ho sentito la voce rompersi. E ho visto i mille pezzi di tutto quello che avevo pensato.
L’attesa e i suoi tempi comici

Il risultato finale, certe sere, è un lento celebrare la nostra capacità di essere imperfetti.

Commenti:

  • Adriano

    non si può non avere un debole per Laura.

    novembre 2, 2015

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