Frasi, citazioni e aforismi di Gabriel García Márquez

Gabriel García Márquez, soprannominato Gabo (Aracataca, 6 marzo 1927 – Città del Messico, 17 aprile 2014), vincitore del Premio Nobel per la letteratura nel 1982, è considerato tra i maggiori scrittori in lingua spagnola. Presento una raccolta di frasi, citazioni e aforismi di Gabriel García Márquez. Tra i temi correlati si veda Frasi, citazioni e aforismi di Paulo Coelho e Le frasi più belle e famose di Lev Tolstoj.

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Frasi, citazioni e aforismi di Gabriel García Márquez

Gabriel Garcia Marquez

Si può essere innamorati di diverse persone per volta, e di tutte con lo stesso dolore, senza tradirne nessuna, il cuore ha più stanze di un bordello.
(L’amore ai tempi del colera)

Tutti gli esseri umani hanno tre vite: una pubblica, una privata e una segreta.
(Vivere per raccontarla)

Il problema del matrimonio è che finisce ogni notte dopo aver fatto l’amore, e deve essere ricostruito ogni mattina prima di colazione
(L’amore ai tempi del colera)

Mi sono reso conto che la forza invincibile che muove il mondo non è tanto l’amore felice, ma l’amore non corrisposto.
(Memoria delle mie puttane tristi)

Niente racconta di più di una persona del modo in cui muore.
(L’amore ai tempi del colera)

Quando una donna decide di andare a letto con un uomo, non esiste ostacolo che non superi, né fortezza che non abbatta, né considerazione morale che non sia disposta a mettere da parte: non c’è Dio che valga.
(L’amore ai tempi del colera)

Non è vero che le persone smettono di inseguire i sogni perché invecchiano, diventano vecchi perché smettono d’inseguire sogni.

Capita che sfiori la vita di qualcuno, ti innamori e decidi che la cosa più importante è toccarlo, viverlo, convivere le malinconie e le inquietudini, arrivare a riconoscersi nello sguardo dell’altro, sentire che non ne puoi più fare a meno… e cosa importa se per avere tutto questo devi aspettare cinquantatré anni sette mesi e undici giorni notti comprese?
(L’amore ai tempi del colera)

Il segreto per invecchiare bene è aver fatto un patto di onestà con la solitudine.
(Cent’anni di solitudine)

Un uomo sa quando sta diventando vecchio perché comincia ad assomigliare a suo padre.
(L’amore ai tempi del colera)

La letteratura è nata quel giorno che Giona è tornato a casa è ha raccontato alla moglie che aveva fatto tardi perché era stato inghiottito da una balena.

Gli sembrava così bella, così seducente, così diversa dalla gente comune, che non capiva perché nessuno rimanesse frastornato come lui al rumore ritmico dei suoi tacchi sul selciato della via, né si sconvolgessero i cuori con l’aria dei sospiri dei suoi falpalà, né impazzissero tutti d’amore al vento della sua treccia, al volo delle sue mani, all’oro del suo ridere.
(L’amore ai tempi del colera)

La saggezza ci arriva quando non ci serve più.
(L’amore ai tempi del colera)

Dopo dieci anni di matrimonio le donne avevano le loro cose tre volte alla settimana.
(L’amore ai tempi del colera)

Era ancora troppo giovane per sapere che la memoria del cuore elimina i brutti ricordi e magnifica quelli belli, e che grazie a tale artificio riusciamo a tollerare il passato.
(L’amore ai tempi del colera)

Non si muore quando si deve, ma quando si può.
(Cent’anni di solitudine)

Se c’è una cosa per cui il giorno del Giudizio Universale dovranno condannarti è che hai avuto l’amore in casa e non hai saputo riconoscerlo.
(Diatriba d’amore contro un uomo seduto)

La ragazzina alzò gli occhi per vedere chi stava passando davanti alla finestra, e quello sguardo casuale fu l’origine di un cataclisma d’amore che mezzo secolo dopo non era ancora terminato.
(L’amore ai tempi del colera)

Nulla a questo mondo era più difficile dell’amore.
(L’amore ai tempi del colera)

Dormì senza saperlo, ma sapendo che continuava a essere viva nel sonno, che metà del letto era di troppo, e che giaceva di fianco sul bordo sinistro, come sempre, ma che le mancava il contrappeso dell’altro corpo dall’altra parte.”
(L’amore ai tempi del colera)

È più facile cominciare una guerra che finirla.
(Cent’anni di solitudine)

Sto per compiere cent’anni, e ho visto cambiare tutto, persino la posizione degli astri nell’universo, ma non ho ancora visto cambiare nulla in questo paese.
(L’amore ai tempi del colera)

Per il mondo tu puoi essere solo una persona, ma per una persona tu puoi essere il mondo.

Ti amo non per chi sei ma per chi sono io quando sono con te.

Non smettere mai di sorridere, nemmeno quando sei triste, perché non sai mai chi potrebbe innamorarsi del tuo sorriso.

Forse Dio vuole che tu conosca molte persone sbagliate prima di conoscere la persona giusta, in modo che, quando finalmente la conoscerai, tu sappia esserne grato.

Un vero amico è chi ti prende per la mano e ti tocca il cuore… sempre.

Rispondigli di sì, anche se stai morendo di paura, anche se poi te ne pentirai, perché comunque te ne pentirai per tutta la vita se gli rispondi di no.
(L’amore ai tempi del colera)

Datemi un pregiudizio e solleverò il mondo.
(Cronaca di una morta annunciata)

Nella vita non c’è luogo più triste di un letto vuoto.
(Cronaca di una morta annunciata)

Non c’è medicina che guarisca quello che non guarisce la felicità.
(Dell’amore e di altri demoni)

Il mondo era pieno di vedove felici. Le aveva viste impazzire di dolore davanti al cadavere del marito, supplicando che le seppellissero vive dentro la stessa bara per non affrontare senza di lui la vita a venire, ma a mano a mano che si riconciliavano con la realtà del loro nuovo stato le si vedeva risorgere dalle ceneri con una vitalità rinverdita
(L’amore ai tempi del colera)

Nessuna persona merita le tue lacrime, e chi le merita sicuramente non ti farà piangere.

Il fatto che una persona non ti ami come tu vorresti non vuol dire che non ti ami con tutta se stessa.

Il peggior modo di sentire la mancanza di qualcuno è esserci seduto accanto e sapere che non l’avrai mai.

Cura il tuo cuore … Stai marcendo vivo.
(Cent’anni di solitudine)

Sconvolto dalla felicità, Florentino Ariza passò il resto del pomeriggio a mangiare rose e a leggere la missiva, ripassandola lettera per lettera più volte e mangiando più rose quanto più la leggeva, e a mezzanotte l’aveva letta così tanto e aveva mangiato così tante rose che la madre dovette stenderlo a terra come un vitello per fargli ingoiare un decotto di olio di ricino.
(L’amore ai tempi del colera)

Le confessò che non passava un istante senza pensare a lei, che tutto quanto mangiava o beveva aveva il sapore di lei, che la vita era lei a ogni ora e ovunque, come solo Dio aveva il diritto e il potere di esserlo, e che il godimento supremo del suo cuore sarebbe stato morire con lei.
(Dell’amore e di altri demoni)

C’era una stella sola e limpida nel cielo colore di rose, un battello lanciò un addio sconsolato, e sentii in gola il nodo gordiano di tutti gli amori che avrebbero potuto essere e non erano stati.
(Memoria delle mie puttane tristi)

Le donne pensano più al senso recondito delle domande che alle domande stesse.
(L’amore ai tempi del colera)

L’illusione non si mangia – , disse la donna. – Non si mangia, ma alimenta – ribatté il colonnello.
(Nessuno scrive al Colonello)

Il sesso è la consolazione che si ha quando l’amore non basta.
(Memoria delle mie puttane tristi)

Non ebbe mai la pretesa di amare né di essere amata, pur avendo sempre la speranza di trovare qualcosa che fosse come l’amore, ma senza i problemi dell’amore.
(L’amore ai tempi del colera)

Era convinta che le porte erano state inventate per chiuderle, e che la curiosità per quello che succedeva nella strada era cosa da donnacce.
(Cent’anni di solitudine)

Mi sconcerta tanto pensare che Dio esista, quanto pensare che non esiste.

Non riusciva a capire come mai aveva avuto bisogno di così tante parole per descrivere la guerra, quando ne bastava solo una: paura.
(Cent’anni di solitudine)

Le aveva insegnato che nulla di quanto si fa a letto è immorale se contribuisce a perpetuare l’amore. E una cosa che da allora in poi sarebbe stata la ragione della sua vita: l’aveva convinta che si viene al mondo con i propri orgasmi contati, e quelli che non vengono usati per qualsiasi motivo, proprio o altrui, volontario o coatto, sono persi per sempre.
(L’amore ai tempi del colera)

Tante cose ho imparato da voi uomini…
Ho imparato che tutti quanti vogliono vivere sulla cima della montagna, senza sapere che la vera felicità sta nel come questa montagna è stata scalata.
Ho imparato che quando un bambino appena nato stringe con il suo piccolo pugno, per prima volta, il dito del padre, lo racchiude per sempre.
Ho imparato che un uomo ha diritto a guardarne un altro dall’alto solo per aiutarlo ad alzarsi.
(Lettera di addio attribuita a Gabriel García Márquez. In essa annuncia di ritirarsi dalla vita pubblica per ragioni di salute)

Se sapessi che oggi sarà l’ultimo giorno in cui ti vedrò dormire, ti abbraccerei forte e pregherei il Signore affinché possa essere il guardiano della tua anima.
Se sapessi che questa è l’ultima volta che ti vedo uscire dalla porta, ti abbraccerei, ti bacerei, e ti richiamerei per dartene ancora.
Se sapessi che questa è l’ultima volta che ascolterò la tua voce, registrerei ogni tua parola per poter riascoltarla una ed un’altra volta all’infinito.
Se sapessi che questi sono gli ultimi minuti in cui ti vedo ti direi “ti amo” senza assumere, scioccamente, che lo sai di già.
(Lettera di addio attribuita a Gabriel García Márquez. In essa annuncia di ritirarsi dalla vita pubblica per ragioni di salute)

Oggi può essere l’ultimo giorno che vedi coloro che ami.
Perciò non aspettare più, fallo oggi, perché se il domani non dovesse mai arrivare, sicuramente lamenterai il giorno che non hai preso tempo per un sorriso, un abbraccio, un bacio, e che sarai stato troppo occupato per concedere un ultimo desiderio.
(Lettera di addio attribuita a Gabriel García Márquez. In essa annuncia di ritirarsi dalla vita pubblica per ragioni di salute)

Le lingue bisogna saperle quando si va a vendere qualcosa, ma quando si va a comprare tutti ti capiscono.
(L’amore ai tempi del colera)

L’unica cosa peggiore della cattiva salute è la cattiva fama.
(L’amore ai tempi del colera)

Uno sguardo casuale fu l’origine di un cataclisma d’amore che mezzo secolo dopo non era ancora terminato.
(L’amore ai tempi del colera)

Il mondo avanza. Si, gli dissi, avanza, ma girando intorno al sole.
(Memoria delle mie puttane tristi)

Grazie a lei affrontai per la prima volta il mio essere naturale mentre trascorrevano i miei novant’anni. Scoprii che l’ossessione che ogni cosa fosse al suo posto, ogni faccenda a suo tempo, ogni parola nel suo stile, non era il premio meritato di una mente in ordine, ma tutto il contrario, un intero sistema di simulazione inventato da me per nascondere il disordine della mia natura. Scoprii di non essere disciplinato per virtù, ma per reazione alla mia negligenza; di sembrare generoso per nascondere la mia meschinità, di passare per prudente solo perché sono malpensante, di essere arrendevole per non soccombere alle mie collere represse, di essere puntuale solo perché non si sappia quanto poco mi importa del tempo altrui.
(Memoria delle mie puttane tristi)

In un istante le si rivelò nella sua completezza la portata del suo stesso inganno, e si domandò atterrita come avesse potuto incubare per tanto tempo e con tanta sevizia una simile chimera nel cuore.
(L’amore ai tempi del colera)

La prima volta che si videro da soli […] lui la trascinò senza misericordia ad uno stato animale che la lasciò estenuata. Ci mise un po’ di tempo ad accorgersi che anche quella era una forma di dolcezza, e fu allora che perse la pace, e non viveva altro che per lui…
(Cent’anni di solitudine)

Non avevano mai camminato insieme e lo affascinò il candore con cui procedevano l’uno accanto all’altra.
(Dell’amore e di altri demoni)

L’ispirazione non dà preavvisi.
(Memoria delle mie puttane tristi)

L’avidità della calvizie non gli diede il tempo di conoscere il colore dei suoi capelli bianchi.
(L’amore ai tempi del colera)

Il mondo era così recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito.
(Cent’anni di solitudine)

Stordito da due nostalgie opposte come due specchi, perse il suo meraviglioso senso della irrealtà, e alla fine raccomandò a tutti che se ne andassero da Macondo, che dimenticassero tutto quello che lui gli aveva insegnato del mondo e del cuore umano, che se ne fottessero di Orazio, e che in qualsiasi luogo si fossero trovati si ricordassero sempre che il passato era menzogna, che la memoria non aveva vie di ritorno, che qualsiasi primavera antica è irrecuperabile, e che l’amore più sfrenato e tenace era in ogni modo una verità effimera.
(Cent’anni di solitudine)

Ognuno è padrone della propria morte, e l’unica cosa che possiamo fare, arrivato il momento, è aiutarlo a morire senza paura né dolore.
(L’amore ai tempi del colera)

Le idee non sono di nessuno» disse. Disegnò in aria con l’indice una serie di cerchi continui, e concluse: «Volano lì in giro, come gli angeli.
(Dell’amore e di altri demoni)

Era inevitabile: l’odore delle mandorle amare gli ricordava sempre il destino degli amori contrastati.
(L’amore ai tempi del colera)

Un bravo scrittore non si riconosce tanto da quello che pubblica quanto da quello che butta nel cestino della carta

Le parole non vengono create dagli accademici nelle accademie bensì dalla gente per strada. Gli autori dei dizionari le catturano quasi sempre troppo tardi e le imbalsamano in ordine alfabetico, in molti casi quando non significano più ciò che intendevano gli autori.

La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
(Vivere per raccontarla)

Il problema della vita pubblica è imparare a dominare il terrore, il problema della vita coniugale è imparare a dominare il tedio
(L’amore ai tempi del colera)

Nessun pazzo è pazzo se ci si adatta alle sue ragioni.
(Dell’amore e di altri demoni)

Non c’è giocattolo più utile e nobile di un dizionario. Sia per i bambini dai cinque anni in su che (con un po’ di fortuna) per gli scrittori fino al compimento del centesimo anno.

È impossibile non finire per essere come gli altri credono che uno sia.
(Memoria delle mie puttane tristi)

Ma si lasciò trasportare dalla sua convinzione che gli esseri umani non nascono sempre il giorno in cui le loro madri li danno alla luce, ma che la vita li costringe ancora molte altre volte a partorirsi da sé.
(L’amore ai tempi del colera)

La vita non te la insegna nessuno.
(L’amore ai tempi del colera)