In ricordo di Milan Beštić

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Conobbi Milan Beštić nel settembre 2009 e fu lui a farmi scoprire quel mondo meraviglioso e del tutto ignoto qui in Italia che è l’aforisma serbo, un movimento letterario composto da centinaia di autori che – riunitosi intorno al Circolo Aforistico di Belgrado – descrissero (con un umorismo nero e senza pietà) la parabola della Serbia dal collasso del comunismo verso la metà degli anni ottanta all’impoverimento economico e alla crisi finanziaria del nuovo millennio.

I primi tempi Milan Beštić mi scriveva in “besticese”, un misto di italiano, inglese, tedesco e spagnolo con l’aggiunta di alcuni disegni (lui era un grafico) in cui cercava di farmi capire alcune sfumature che non coglievo. Poi lui rispolverò da un vecchio baule la sua grammatica di italiano che aveva usato per alcuni mesi quando era ventenne, e io imparai un po’ di serbo frequentando qui a Torino un corso al Polski Kot. Ne nacque una amicizia all’insegna della sincerità e dell’etica e della condivisione della nostra comune passione per l’aforisma. Fu grazie al suo incoraggiamento che curai e pubblicai in Italia la monumentale antologia dell’aforisma serbo, Afocalypse, una antologia dei 34 autori più rappresentativi dell’aforisma serbo che, ovviamente, comprendeva anche gli aforismi di Milan Beštić, uno degli autori di punta dell’aforisma serbo. E fu dietro il suo impulso che decisi di proporre al Premio Premio Internazionale per l’Aforisma Torino in Sintesi la possibilità di accogliere nel 2016 come nazione ospite la Serbia.

Adesso Milan non è più qui. Ma se è vero che quando moriamo, insegniamo agli angeli qualcosa, chissà, forse anche Milan in qualche parte dell’universo starà insegnando agli angeli a scrivere aforismi con quell’umorismo nero e spiazzante e dissacrante che solo lui aveva. Ciao Milan, mi mancherai!

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Aforismi di Milan Beštić (1952-2016)

Milan Bestic

Cristo è stato crocifisso tra due banditi. Erano i tempi in cui persino loro venivano puniti.

Senza certificato medico non si può guidare una macchina, ma si può guidare uno stato.

La moneta svalutata è il materiale ideale per fare il busto del ministro delle finanze.

Il cartello stradale indica dove, ma non come.

Arrivato l’inverno, la Cicala mangiò la Formica.

I più saggi hanno ricevuto una pallottola in fronte. Così è iniziata la fuga dei cervelli.

Le fabbriche sono di proprietà pubblica, il pubblico è di proprietà privata.

Al momento del reato eravamo al potere. È stato sufficiente come alibi.

Il pensiero è libero. Passa persino attraverso le sbarre.

Quando si ama il paese, rimane poco amore per lo stato.

Quando l’investigatore di polizia accende la lampada, le tenebre riempiono la stanza.

Dio ci vede, ma un Awaks della Nato gli oscura la vista.

Il piano di varo è andato oltre le nostre aspettative. La nave è affondata.

I nostri punti di contatto formano un nodo gordiano.

La felicità è più grande quando viene condivisa con qualcuno, l’infelicità invece è più piccola. L’aritmetica è premurosa con ambedue.

La guerra ha ucciso più persone di un terremoto. L’uomo ha sconfitto la natura.

Amano la democrazia. Non la darebbero a nessuno.

Il comunismo è un sogno che neppure gli psichiatri riescono a interpretare.

I vinti scrivono la storia. I vincitori la dettano.

Il vecchio regime è morto, ma ha donato gli organi a quello nuovo.

Hanno scavato i suoi occhi. Ora è ciecamente fedele.

Sono guarito dal narcisismo. Adesso chi mi amerà?

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