Le frasi più belle di Cesare Pavese

Cesare Pavese (Santo Stefano Belbo, 9 settembre 1908 – Torino, 27 agosto 1950) è stato uno scrittore, poeta, saggista e traduttore italiano. Nel suo diario “Il Mestiere di vivere” (1935-1950) Cesare Pavese annota i suoi pensieri e le sue percezioni in forma di appunti frammentari e aforismi.

Presento una raccolta delle frasi più belle di Cesare Pavese. Tra i temi correlati si veda Le frasi più belle di Italo Calvino, Frasi, citazioni e aforismi di Luigi Pirandello e Frasi, citazioni e aforismi di Umberto Eco.

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Le frasi più belle di Cesare Pavese

Cesare Pavese

Tutto il problema della vita è dunque questo: come rompere la propria solitudine, come comunicare con altri.
(Il mestiere di vivere)

Non si ricordano i giorni, si ricordano gli attimi.
(Il mestiere di vivere)

La letteratura è una difesa contro le offese della vita.
(Il mestiere di vivere)

Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti.
(La luna e i falò)

Non ci si uccide per amore di una donna. Ci si uccide perché un amore, qualunque amore, ci rivela nella nostra nudità, miseria, inermità, amore, disillusione, destino, morte.
(Il mestiere di vivere)

Tu sarai amato, il giorno in cui potrai mostrare la tua debolezza, senza che l’altro se ne serva per affermare la sua forza.
(Attribuita a Cesare Pavese)

No, non sono pazzi questa gente che si diverte, che gode, che viaggia, che fotte, che combatte – non sono pazzi, tanto è vero che vorremmo farlo anche noi.
(Il mestiere di vivere)

Certo, avere una donna che ti aspetta, che dormirà con te, è come il tepore di qualcosa che dovrai dire, e ti scalda e t’accompagna e ti fa vivere.
(Il mestiere di vivere)

L’unica gioia al mondo è cominciare. È bello vivere perché vivere è cominciare, sempre, ad ogni istante. Quando manca questo senso – prigione, malattia, abitudine, stupidità, – si vorrebbe morire.
(Il mestiere di vivere)

Far poesie è come far l’amore: non si saprà mai se la propria gioia è condivisa.
(Il mestiere di vivere)

Se è vero che ci si abitua al dolore, come mai con l’andar degli anni si soffre sempre di più?
(Il mestiere di vivere)

C’è qualcosa di più triste che invecchiare, ed è rimanere bambini.
(Il mestiere di vivere)

Non sai che quello che ti tocca una volta si ripete? Che come si è reagito una volta, si reagisce sempre? Non è mica per caso che ti metti nei guai. Poi ci ricaschi. Si chiama il destino.
(Il diavolo sulle colline)

Il mio paese sono quattro baracche e un gran fango, ma lo attraversa lo stradone principale dove giocavo da bambino. Siccome – ripeto – sono ambizioso, volevo girar tutto il mondo e, giunto nei siti più lontani, voltarmi e dire alla presenza di tutti: “Non avete mai sentito nominare quei quattro tetti? Ebbene, io vengo di là”.
(Dal racconto “La Langa”)

Le lezioni non si danno, si prendono.
(Il mestiere di vivere)

Chi non è geloso anche delle mutandine della sua bella, non è innamorato.
(Il mestiere di vivere)

Pensai a quanti luoghi ci sono nel mondo che appartengono così a qualcuno, che qualcuno ha nel sangue e nessun altro li sa.
(Il diavolo sulle colline)

Niente è più inabitabile di un posto dove siamo stati felici.
(La spiaggia)

Immortale è chi accetta l’istante. Chi non conosce più un domani.
(Dialoghi con Leucò)

Una donna che non sia stupida, presto o tardi, incontra un rottame umano e si prova a salvarlo. Qualche volta ci riesce. Ma una donna che non sia una stupida, presto o tardi, trova un uomo sano e lo riduce a rottame. Ci riesce sempre.
(Il mestiere di vivere)

Ma la grande, la tremenda verità è questa: soffrire non serve a niente.
(Il mestiere di vivere)

L’origine di tutti i peccati è il senso d’inferiorità – detto altresì ambizione.
(Il mestiere di vivere)

Le cose si scoprono attraverso i ricordi che se ne hanno. Ricordare una cosa significa vederla – ora soltanto – per la prima volta.
(Il mestiere di vivere)

Viene un’epoca in cui ci si rende conto che tutto ciò che facciamo diventerà a suo tempo ricordo.
(Il mestiere di vivere)

Aver coraggio e aver ragione: i due poli della storia. E della vita. L’uno, in genere, nega l’altro.
(Il mestiere di vivere)

L’amore è la più a buon prezzo delle religioni.
(Il mestiere di vivere)

Finché si avranno passioni non si cesserà di scoprire il mondo.
(Il mestiere di vivere)

Capii che Nuto aveva davvero ragione quando diceva che vivere in un buco o in un palazzo è lo stesso, che il sangue è rosso dappertutto, e tutti vogliono esser ricchi, innamorati, far fortuna.
(La Luna e i falò)

La vera confidenza è sapere quel che desidera un altro, e quando piacciono le stesse cose una persona non dà più soggezione.
(Il diavolo sulle colline)

Nessuna donna fa un matrimonio d’interesse: tutte hanno l’accortezza, prima di sposare un milionario, di innamorarsene.
(Il mestiere di vivere)

Quando una donna si sposa appartiene a un altro; e quando appartiene a un altro non c’è più nulla da dirle.
(Il mestiere di vivere)

Farsi amare per pietà, quando l’amore nasce solo dall’ammirazione, è un’idea molto degna di pietà.
(Il mestiere di vivere)

Finché ci sarà qualcuno odiato, sconosciuto, ignorato, nella vita ci sarà qualcosa da fare: avvicinare costui.
(Il mestiere di vivere)

Tutte le passioni passano e si spengono tranne le più antiche, quelle dell’infanzia
(Il mestiere di vivere)

È bello svegliarsi e non farsi illusioni. Ci si sente liberi e responsabili. Una forza tremenda è in noi, la libertà. Si può toccare l’innocenza. Si è disposti a soffrire.
(Il diavolo sulle colline)

Povera gente, i testicoli da cui siamo nati, sono ancora sempre la nostra sostanza. Immensamente più felice è lo scemo, il povero, il malvagio, di cui funzioni il membro, che non il genio, il ricco, l’evangelico, anormale là sotto.
(Il mestiere di vivere)

Vendicarsi di un torto ricevuto è togliersi il conforto di gridare all’ingiustizia.
(Il mestiere di vivere)

Io non credo che possa finire. Ora che ho visto cos’è guerra, cos’è guerra civile, so che tutti, se un giorno finisse, dovrebbero chiedersi: – E dei caduti che facciamo? perché sono morti? – Io non saprei cosa rispondere. Non adesso, almeno. Né mi pare che gli altri lo sappiano. Forse lo sanno unicamente i morti, e soltanto per loro la guerra è finita davvero.
(La casa in collina)

Leggendo non cerchiamo idee nuove, ma pensieri già da noi pensati, che acquistano sulla pagina un suggello di conferma. Ci colpiscono degli altri le parole che risuonano in una zona già nostra – che già viviamo – e facendola vibrare ci permettono di cogliere nuovi spunti dentro di noi.
(Il mestiere di vivere)

Il coraggio di starsene soli come se gli altri non ci fossero e pensare soltanto alla cosa che fai. Non spaventarsi se la gente se ne infischia. Bisogna aspettare degli anni, bisogna morire. Poi dopo morto, se hai fortuna, diventi qualcuno.
(La casa in collina)

Quale mondo giaccia al di là di questo mare non so, ma ogni mare ha un’altra riva, e arriverò.
(Il mestiere di vivere)

Quando le donne parlano ridendo è come un uomo che vi prende da parte per darvi un consiglio.
(Paesi tuoi)

Dove c’è una bella ragazza è sempre il mio paese.
(Paesi tuoi)

Sorridere è vivere come un’onda o una foglia, accettando la sorte. È morire a una forma e rinascere a un’altra. È accettare, accettare, se stessi e il destino.
(Dialoghi con Leucò)

Già in altri tempi si diceva la collina come avremmo detto il mare o la boscaglia. Ci tornavo la sera, dalla città che si oscurava, e per me non era un luogo tra gli altri, ma un aspetto delle cose, un modo di vivere. Per esempio, non vedevo differenza tra quelle colline e queste antiche dove giocai bambino e adesso vivo: sempre un terreno accidentato e serpeggiante, coltivato e selvatico, sempre strade, cascine e burroni. Ci salivo la sera come se anch’io fuggissi il soprassalto notturno degli allarmi, e le strade formicolavano di gente, povera gente che sfollava a dormire magari nei prati, portandosi il materasso sulla bicicletta o sulle spalle, vociando e discutendo, indocile, credula e divertita.
(La casa in collina)

Non ci si libera di una cosa evitandola, ma soltanto attraversandola.
(Il mestiere di vivere)

Più di tre persone fanno folla, e nulla si può dire allora che valga la pena.
(La spiaggia)

Per sopportare i ricordi d’infanzia di un altro, bisogna esserne innamorato.
(La spiaggia)

In amore conta soltanto aver la donna in letto e in casa: tutto il resto sono balle, luride balle.
(Il mestiere di vivere)

Proprio a te doveva accadere di concentrare tutta la vita su un punto, e poi scoprire che tutto puoi fare tranne vivere quel punto.
(Il mestiere di vivere)

Non è bello essere bambini: è bello da anziani pensare a quando eravamo bambini.
(Il mestiere di vivere)

La luna, – disse Nuto, – bisogna crederci per forza. Prova a tagliare a luna piena un pino, te lo mangiano i vermi. Una tina la devi lavare quando la luna è giovane. Perfino gli innesti, se non si fanno ai primi giorni della luna, non attaccano.
(La luna e i falò)

Sei come un ragazzo, un ragazzo superbo. Di quei ragazzi che gli tocca una disgrazia, gli manca qualcosa, ma loro non vogliono che sia detta, che si sappia che soffrono. Per questo fai pena. Quando parli con gli altri sei sempre cattivo, maligno. Tu hai paura, Corrado.
(La casa in collina)

Non manca mai a nessuno una buona ragione per uccidersi.
(Il mestiere di vivere)

Perché – quando si è sbagliato – si dice «un’altra volta saprò come fare», quando si dovrebbe dire «un’altra volta so già come farò»?
(Il mestiere di vivere)

In fondo, l’unica ragione perché si pensa sempre al proprio io è che col nostro io dobbiamo stare più continuamente che non chiunque altro.
(Il mestiere di vivere)

L’amore ha la virtù di denudare non i due amanti l’uno di fronte all’altro, ma ciascuno dei due davanti a sé.
(Il mestiere di vivere)

I grandi amanti saranno sempre infelici, perché per loro l’amore è grande e quindi esigono dalla bien-aimée la stessa intensità di pensieri ch’essi hanno per lei – altrimenti si sentono traditi.
(Il mestiere di vivere)

La ricchezza della vita è fatta di ricordi, dimenticati.
(Il mestiere di vivere)

C’è un’arte di ricevere in faccia le sferzate del dolore, che bisogna imparare. Lasciare che ogni singolo assalto si esaurisca; un dolore fa sempre singoli assalti – lo fa per mordere piú risoluto e concentrato. E tu, mentre ha i denti piantati in un punto e inietta qui il suo acido, ricordati di mostrargli un altro punto e fartici mordere – solleverai il primo. Un vero dolore è fatto di molti pensieri; ora, di pensieri se ne pensa uno solo alla volta; sappiti barcamenare tra i molti, e riposerai successivamente i settori indolenziti.
(Il mestiere di vivere)

Date una compagnia al solitario e parlerà più di chiunque.
(Il mestiere di vivere)

Si resiste a star soli finché qualcuno soffre di non averci con sé, mentre la vera solitudine è una cella intollerabile.
(Il carcere)

Lei mi disse che andava al cinema quel giorno. Io pensai “Con la blusa a quadretti?”. Nel pensarlo le diedi un’occhiata. Lei mi capì e la vidi ridere con gli occhi. Accidenti, era ben sveglia. E sembrava un ragazzo. Fino a notte rividi la testa riccia e quella bocca e il camminare nella tuta. Fu quella volta che scappai senza aspettare che chiudessimo.
(Il compagno)

Il suo fianco era il mio. La sua voce era come abbracciarla.
(Il compagno)

Non si desidera di godere. Si desidera sperimentare la vanità di un piacere, per non esserne più ossessionati.
(Il mestiere di vivere)

Il voler commettere una malvagità a ogni costo, violentando la propria natura, è tipico dell’adolescenza e del bisogno di provare a se stessi che si è universali, al di là di ogni norma.
(Il mestiere di vivere)

Il poetare è una ferita sempre aperta, donde si sfoga la buona salute del corpo
(Il mestiere di vivere)

Il peccato non è un’azione piuttosto che un’altra, ma tutta un’esistenza mal congegnata.
(Il mestiere di vivere)

Pieretto diceva che la vecchia pretesa di trovare intatta la donna era un residuo dello stesso gusto – la sciocca mania di arrivare primo. Diceva che il gusto dell’intatto e del selvaggio era il gusto di spargere il sangue. Si fa all’amore per ferire, per spargere sangue. Il borghese che si sposa e pretende una vergine, vuole cavarsi anche lui questa voglia.
(Il diavolo sulle colline)

Queste notti moderne, – disse Pieretto. – Sono vecchie come il mondo.
(Il diavolo sulle colline)

La fantasia umana è immensamente più povera della realtà.
(Il mestiere di vivere)

L’arte della vita consiste nel nascondere alle persone più care la propria gioia di esser con loro, altrimenti si pèrdono.
(Il mestiere di vivere)

Il futuro verrà da un lungo dolore e da un lungo silenzio.
(Il mestiere di vivere)

L’ozio rende lente le ore e veloci gli anni. L’operosità rapide le ore e lenti gli anni.
(Il mestiere di vivere)

La forza dell’indifferenza! − È quella che ha permesso alle pietre di durare immutate per milioni di anni.
(Il mestiere di vivere)

È bello girare la collina insieme al cane: mentre si cammina, lui fiuta e riconosce per noi le radici, le tane, le forre, le vite nascoste, e moltiplica in noi il piacere delle scoperte.
(La casa in collina)

Se il chiavare non fosse la cosa più importante della vita, la Genesi non comincerebbe di lì.
(Il mestiere di vivere)

La cosa più banale, scoperta in noi diventa interessantissima. Nasce da ciò, che non è più un’astratta cosa banale, ma un inaudito miscuglio di realtà e di nostra essenza.
(Il mestiere di vivere)

Nell’inquietudine e nello sforzo di scrivere, ciò che sostiene è la certezza che nella pagina resta qualcosa di non detto.
(Il mestiere di vivere)

Questo è definitivo: tutto potrai avere dalla vita, meno che una donna ti chiami il suo uomo. E finora tutta la tua vita era fondata su questa speranza.
(Il mestiere di vivere)

La difficoltà di commettere suicidio sta in questo: è un atto di ambizione che si può commettere solo quando si sia superata ogni ambizione.
(Il mestiere di vivere)

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi / questa morte che ci accompagna / dal mattino alla sera, insonne, / sorda, come un vecchio rimorso / o un vizio assurdo. I tuoi occhi / saranno una vana parola, / un grido taciuto, un silenzio. / Così li vedi ogni mattina / quando su te sola ti pieghi / nello specchio. O cara speranza, / quel giorno sapremo anche noi / che sei la vita e sei il nulla. / Per tutti la morte ha uno sguardo. / Verrà la morte e avrà i tuoi occhi. / Sarà come smettere un vizio, / come vedere nello specchio / riemergere un viso morto, / come ascoltare un labbro chiuso. / Scenderemo nel gorgo muti.
(Verrà la morte e avrà i tuoi occhi)

Aspettare è ancora un’occupazione. È non aspettar niente che è terribile.
(Il mestiere di vivere)

C’è un solo piacere, quello di essere vivi, tutto il resto è miseria.
(Il mestiere di vivere)

Non è che accadano a ciascuno cose secondo un destino, ma le cose accadute ciascuno le interpreta, se ne ha la forza, disponendole secondo un senso – vale a dire, un destino.
(Il mestiere di vivere)

Sciocco addolorarsi per la perdita di una compagnia: quella persona potevamo non incontrarla mai, quindi possiamo farne a meno.
(Il mestiere di vivere)

E quando aveva detto una cosa finiva: ‘Se sbaglio, correggimi’. Fu così che cominciai a capire che non si parla solamente per parlare, per dire ‘ho fatto questo’ ‘ho fatto quello’ ‘ho mangiato e bevuto’, ma si parla per farsi un’idea, per capire come va questo mondo.
(La Luna e i falò)

Tanto poco un uomo s’interessa dell’altro, che persino il cristianesimo raccomanda di fare il bene per amore di Dio.
(Il mestiere di vivere)

Non c’è vendetta più bella di quella che gli altri infliggono al tuo nemico. Ha persino il pregio di lasciarti la parte del generoso.
(Il mestiere di vivere)

Un padre va sempre aiutato. Bisogna insegnargli che la vita è difficile. Se poi, com’è giusto, tu arrivi dove lui voleva, devi convincerlo che aveva torto e che l’hai fatto per il suo bene.
(Il diavolo sulle colline)

È bello scrivere perché riunisce le due gioie: parlare da solo e parlare a una folla.
(Il mestiere di vivere)

Il sogno è una costruzione dell’intelligenza, cui il costruttore assiste senza sapere come andrà a finire.
(Il mestiere di vivere)

Pensiero d’amore: ti voglio tanto bene che desidero esser nato tuo fratello, o averti messo al mondo io stesso.
(Il mestiere di vivere)

L’offesa più atroce che si può fare a un uomo è negargli che soffra.
(Il mestiere di vivere)

Le donne erano stupide e smorfiose: l’infatuazione degli uomini le rendeva necessarie; bastava mettersi d’accordo e non cercarle più, per togliere a tutte la superbia.
(La spiaggia)

Nuto, che non se n’era mai andato veramente, voleva ancora capire il mondo, cambiare le cose, rompere le stagioni. O forse no, credeva sempre nella luna. Ma io, che non credevo nella luna, sapevo che tutto sommato soltanto le stagioni contano, e le stagioni sono quelle che ti hanno fatto le ossa, che hai mangiato quand’eri ragazzo.
(La Luna e i falò)

Ma ho visto i morti sconosciuti, i morti repubblichini. Sono questi che mi hanno svegliato. Se un ignoto, un nemico, diventa morendo una cosa simile, se ci si arresta e si ha paura a scavalcarlo, vuol dire che anche vinto il nemico è qualcuno, che dopo averne sparso il sangue bisogna placarlo, dare una voce a questo sangue, giustificare chi l’ha sparso.
(La casa in collina)

Guardare certi morti è umiliante. Non sono piú faccenda altrui; non ci si sente capitati sul posto per caso. Si ha l’impressione che lo stesso destino che ha messo a terra quei corpi, tenga noialtri inchiodati a vederli, a riempircene gli occhi. Non è paura, non è la solita viltà. Ci si sente umiliati perché si capisce – si tocca con gli occhi – che al posto del morto potremmo essere noi: non ci sarebbe differenza, e se viviamo lo dobbiamo al cadavere imbrattato. Per questo ogni guerra è una guerra civile: ogni caduto somiglia a chi resta, e gliene chiede ragione.
(La casa in collina)

Consolante pensiero: non contano le azioni che facciamo, ma l’animo con cui le facciamo. Cioè: soffrano pure gli altri, tanto non c’è altro al mondo che sofferenza. Il problema è solo come portare una coscienza pura. E questa sarebbe la morale.
(Il mestiere di vivere)

La vera genialità non è conquistare una donna già desiderata da tutti, ma scovarne una preziosa in un essere ignoto.
(Il mestiere di vivere)

Quei filosofi che credono all’assoluto logico della verità, non hanno mai avuto a che discorrere a ferri corti con una donna.
(Il mestiere di vivere)

Le cose gratuite sono quelle che costano di più. Come? Costano lo sforzo per capire che sono gratuite.
(Il mestiere di vivere)

In genere è per mestiere disposto a sacrificarsi chi non sa altrimenti dare un senso alla sua vita.
(Il mestiere di vivere)

Raccontare le cose incredibili come fossero reali – sistema antico; raccontare le reali come fossero incredibili – moderno.
(Il mestiere di vivere)

Vivere tra la gente è sentirsi foglia sbattuta. Viene il bisogno d’isolarsi, di sfuggire al determinismo di tutte quelle palle da biliardo.
(Il mestiere di vivere)

Il tragico della vita è che bene e male sono la medesima materia d’azione – desiderio – solamente, colorata in modi opposti.
(Il mestiere di vivere)

Viene un giorno che per chi ci ha perseguitato proviamo soltanto indifferenza, stanchezza della sua stupidità. Allora perdoniamo.
(Il mestiere di vivere)

Il gesto – il gesto – non dev’essere una vendetta. Dev’essere una calma e stanca rinuncia, una chiusa di conti, un fatto privato e ritmico. L’ultima battuta.
(Il mestiere di vivere)

Per disprezzare il denaro bisogna appunto averne, e molto.
(Il mestiere di vivere)

C’è qualcosa di più assurdo dell’amore? Se lo godiamo fino all’ultimo, subito ce ne stanchiamo, disgustiamo; se lo teniamo alto per ricordarlo senza rimorsi, un giorno rimpiangeremo la nostra sciocchezza e viltà di non aver osato.
(Lettere)

È religione anche non credere in niente.
(La casa in collina)

C’è una ragione perché sono tornato in questo paese, qui e non invece a Canelli, a Barbaresco o in Alba. Qui non ci sono nato, è quasi certo; dove son nato non lo so; non c’è da queste parti una casa né un pezzo di terra né delle ossa ch’io possa dire «Ecco cos’ero prima di nascere». Non so se vengo dalla collina o dalla valle, dai boschi o da una casa di balconi. La ragazza che mi ha lasciato sugli scalini del duomo di Alba, magari non veniva neanche dalla campagna, magari era la figlia dei padroni di un palazzo, oppure mi ci hanno portato in un cavagno da vendemmia due povere donne da Monticello, da Neive o perché no da Cravanzana. Chi può dire di che carne sono fatto? Ho girato abbastanza il mondo da sapere che tutte le carni sono buone e si equivalgono, ma è per questo che uno si stanca e cerca di mettere radici, di farsi terra e paese, perché la sua carne valga e duri qualcosa di più che un comune giro di stagione.
(La Luna e i falò)

C’è qualcosa nei miei ricordi d’infanzia che non tollera la tenerezza carnale di una donna – sia pure Clara. In quelle estati che hanno ormai nel ricordo un colore unico, sonnecchiano istanti che una sensazione o una parola riaccendono improvvisi, e subito comincia lo smarrimento della distanza, l’incredulità di ritrovare tanta gioia in un tempo scomparso e quasi abolito.
(Fine d’agosto)

Non c’è niente che sappia di morte più del sole in estate della gran luce, della natura esuberante. Tu fiuti l’aria e senti il bosco e ti accorgi che piante e bestie se ne infischiano di te. Tutto vive e si macera in se stesso. La natura è la morte.
(Il diavolo sulle colline)

Bisogna osservare bene questo: ai nostri tempi il suicidio è un modo di sparire, viene commesso timidamente, silenziosamente, schiacciatamente. Non è più un agire, è un patire.
(Il mestiere di vivere)

Tutti gli anni sono stupidi. È una volta passati, che diventano interessanti.
(La spiaggia)

Bambini o Adulti si nasce, non si diventa.
(Il mestiere di vivere)

Si ha pietà soltanto delle persone che di sé non ne hanno.
(Il mestiere di vivere)

I suicidi sono omicidi timidi. Masochismo invece che sadismo.
(Il mestiere di vivere)

Un uomo non rimpiange per amore chi l’abbia tradito, ma per avvilimento di non avere meritato la fiducia.
(Il mestiere di vivere)

I veri acciacchi dell’età sono i rimorsi.
(La Luna e i falò)

Le cose si ottengono quando non si desiderano più.
(Il mestiere di vivere)

Riesce a compiere un’opera soltanto chi valga più di quest’opera.
(Il mestiere di vivere)

La vita non è ricerca di esperienze, ma di se stessi. Scoperto il proprio strato fondamentale ci si accorge che esso combacia col proprio destino e si trova la pace.
(Il mestiere di vivere)

La morte è il riposo, ma il pensiero della morte è il disturbatore di ogni riposo.
(Il mestiere di vivere)

Tutti «gli affetti più sacri» non sono che una pigra abitudine.
(Il mestiere di vivere)

Tutto questo fa schifo.
Non una parola. Un gesto. Non scriverò più
(Ultimo frammento del mestiere di vivere, scritto 9 giorni prima del suicidio)

È concepibile che si ammazzi una persona per contare nella sua vita? − E allora è concepibile che ci si ammazzi per contare nella propria.
(Il mestiere di vivere)

Perdono tutti e a tutti chiedo perdono. Va bene? Non fate troppi pettegolezzi.
(Parole d’addio riportate sul frontespizio di una copia dei Dialoghi con Leucò, ritrovata su un tavolino accanto al suo corpo senza vita)

Commenti:

  • Pier

    Grazie, hai fatto un bel lavoro.
    C’era un’altra frase, forse non proprio felice ma interessante , cito a memoria:
    Le donne sono come i tedeschi, nemici.
    O qualcosa del genere.

    giugno 28, 2016

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