Scrittori di aforismi su Twitter, Barbamaura

Nella sezione Scrittori di aforismi su Twitter l’articolo di oggi è dedicato a @Barbamaura (BarbaMaura). Nella breve nota biografica che mi ha inviato, l’autrice scrive di sé: “Di me non so cosa scrivere non mi conosco. Per sentito dire credo di essere uno strano esserino bizzarro. Decadente, malinconica, con una forte predisposizione al caos. Adoro l’ossimoro. Giocare con il surreale, un po’ come nelle favole di Rodari. Mi piace disintegrare il concetto di tempo e spazio per esorcizzarli. Ho paura dei kiwi (il frutto). Sono disordinata, nel pensiero dico. Ho milioni di pensieri che hanno costruito un pianeta interiore e di questo scrivo”.

@Barbamaura si è iscritta a Twitter nel aprile 2013. “Non so perché scrivo. Il giorno in cui lo scoprirò smetterò di farlo. Su Twitter scrivo perché mi serve un posto dove raccogliere quello che in realtà scrivo su fogli e quaderni e fazzoletti e cartacce da sempre”. E a proposito della scelta del suo nickname ‘Barbamaura’, l’autrice spiega: “Il mio nik è una storia… Faccio l’insegnante nella scuola dell’infanzia. Un giorno un bambino speciale ha elencato tutti i nomi dei Barbapapa e alla fine ha aggiunto Barbamaura. Ha detto che ‘tu sei come loro, magica’. Da quel momento hanno iniziato a chiamarmi tutti così.
I barbapapa sono il manifesto di un post modernismo fiabesco che adoro. Sono pro ecologia, sono venuti sulla terra per aiutare chiunque avesse bisogno e nella storia originale all’inizio nessuno li voleva. Venivano visti come il diverso”.

Barbamaura

Nei suoi tweet @Barbamaura fa continui esercizi di spiazzamento e capovolgimento della realtà con frasi che hanno la freschezza del concetto nuovo: “Non so. Ma con entusiasmo”, “Nella vita mi manca la parte in cui la capisco”, “Ciao momento sbagliato per fare qualsiasi cosa, sono di nuovo qua”, “No caro controllo, questa volta mi perdi tu”, “Preferisco parlare da sola piuttosto che con me stessa” e così via. E’ come se ogni volta l’autrice cercasse di sollevare il tappeto del mondo e guardare sotto in cerca di qualcosa di mai visto o pensato. Ed è anche come se afferrasse le catene del pensiero e cercasse di trovare forme nuove e inedite per uscire dal groviglio della logica verso una nuova forma di pensiero divergente. Del resto come scrive in suo tweet “Oggi disegno vie d’uscita con tanti gessi colorati sull’asfalto e aspetto che piova”.

Ecco, una delle caratteristiche di @Barbamaura è proprio questa: disegnare continue vie d’uscita, anche se fuori minaccia costantemente pioggia e la realtà – piena di momenti sbagliati – rischia di cancellarle tutte. Perché ciò che conta – nel nero che ci circonda – è lo spiraglio di luce che entra dall’improbabile (“Non sottovalutare mai lo spiraglio di luce che entra dall’improbabile”) e la capacità di reinventarsi ogni volta (“Nulla mi fa più paura del perdere la capacità di reinventarmi ogni volta”).

E anche se la verità sfugge sempre (“Com’è strana certe volte la verità, tu cerchi di guardarla in faccia e lei ti si pianta nella schiena”) e il mondo non sa far altro che “fraintendere” e nelle cose sembra prevalere solo e sempre l’assurdo (“In tanti anni che sono sulla terra l’unica cosa che ho capito è che solo l’assurdo sa sempre cosa fare”), l’autrice – che ha la sensibilità “conficcata ovunque” – non perde la capacità di aspettare l’inaspettato (“Che voglia di quell’inaspettato che aspetto da sempre”), in una specie di bisogno di regressione al gioco e alla meraviglia e allo stupore di quando si era bambini (“Oggi ho 5 anni, mi nascondo nell’armadio di mia madre perché lì il mondo profuma di buono” o anche “, ti va di fare le sonde spaziali da soli io e te?”). Regressione che a volte diventa una progressione in avanti, in ciò che non ancora non è e che potrebbe essere (“Oggi ho 90 anni, mi è venuta voglia di giocare a nascondino anche se nessuno mi cerca più”). Perché – come ci insegna l’autrice – se la vita è piena di colpi bassi e condanne già assegnate e momenti incomprensibili e inspiegabili, persino sull’orlo del baratro si può trovare la leggerezza e la giocosità e andare a fare una giocosa e surreale e divertente gara di sputi (“Che voglia di prender su un paio di sgangherati tra voi e andare a fare una gara a chi sputa più lontano sull’orlo del baratro”).

Presento una raccolta dei migliori tweet di @Barbamaura.

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@Barbamaura, Tweet scelti

Credo che la parte peggiore sia quando nulla ti uccide, ma tutto ti consuma.

Mettiti comodo e lascia che il mondo ti fraintenda.

Provaci tu a vivere con la geisha e il samurai, nella stessa persona.

Chissà dove mi metti, quando ti dimentichi di me.

Le cose vere si fanno spazio, da sole.

La vera complicità non è il lusso di tacere. La vera complicità è dirsi cose scomode, è guardare fantasmi e mostri e magari riderci.Insieme.

Non so.
Ma con entusiasmo.

Ciao, ti va di essere quella cosa che poi non mi serve altro?

In fondo è così che muoiono le cose, quando non c’è più nessuno che tenta di capirle.

Non sottovalutare mai lo spiraglio di luce che entra dall’improbabile.

Si riduce tutto alla fortuna di trovare qualcuno che abbia il nostro stesso, identico, concetto di voglia.

L’urgenza è l’unità di misura dell’interesse.
Il resto è letteratura.

Ho imparato il senso del silenzio quando mi sono accorta che tutte le cose più importanti della mia vita si sono rotte senza far rumore.

Che voglia di quell’inaspettato che aspetto da sempre.

Più che la scelta, ci definisce, la rinuncia.

Ognuno di noi sceglie la propria condanna, i più temerari optano per la consapevolezza.

Poi ho pensato che è proprio così che si spengono le persone, quando devono scusarsi dei propri sentimenti.

Ma dimmi, ti senti al sicuro tra le braccia del male minore?

Comunque io da quando non ti credo più ho un sacco di tempo libero.

Sai io riesco a sopportare tutto, davvero tutto, tranne chi mi spegne l’entusiasmo per quelle 4 cose belle che mi son rimaste.

Una volta anch’io ho giocato d’azzardo, ho puntato tutto sulla fiducia.

Non trovi anche tu terribilmente romantico che il male che ci facciamo sia direttamente proporzionale al bene che ci vogliamo?

Che teneri siamo quando scappiamo e l’unica cosa che ci sta inseguendo è la nostra ombra.

Ciao cuscino, non ti dispiace vero se faccio finta che sei una persona?

In fondo se ti senti soffocare significa che sei ancora vivo.

Se fossi in te ci penserei bene, a me.

Oggi disegno vie d’uscita con tanti gessi colorati sull’asfalto e aspetto che piova.

Ciao momento sbagliato per fare qualsiasi cosa, sono di nuovo qua.

Avete mai notato come siamo piccoli quando crediamo che noi stessi sia un argomento interessante?

Spesso non interagisco con voi perché percepisco il vostro forte bisogno di parlare da soli e vi lascio fare.

Nella vita mi manca la parte in cui la capisco.

Siamo nell’era geologica della rassegnazione.

Da grande voglio fare il giro di basso che se ne sta lì, bello beato, tra l’affanno delle chitarre.

Niente di che, mi fa solo strano chiamare vita una cosa che non mi lascia il tempo di vivere.

Com’è strana certe volte la verità, tu cerchi di guardarla in faccia e lei ti si pianta nella schiena.

Comunque siamo decisamente più belli quando seguiamo il decorso naturale della nostra follia.

Chissà se hai le braccia abbastanza forti da portare tutta la mia fiducia?

Non sono cinica, sono una romantica senza zucchero.

Alla deriva le cose non hanno più un nome; mi ci porti?

Ci si può passare una vita in un posto senza esserci.

Il mio sistema immunitario ha bisogno di passare del tempo con te.

Oggi ho la sensibilità conficcata ovunque.

Mi fa male proprio lì, nel punto esatto in cui ho sepolto la fiducia.

Non mi stupisce l’indifendibile, mi stupisce chi lo difende.

La legge strana di chi è abituato ad aggiustarsi da solo, quella di non accontentarsi di un collante qualunque.

Non cerco la fama qui perché son già rappresentante di classe a scuola (materna) da mia figlia.

Ma tu ce l’hai un’idea di quanti colori devi mescolare per avere un noi?

Il momento giusto, nel sistema solare sbagliato.

Oggi vi sfido tutti a retwittare per un giorno solo account con meno di 1000 follower.
Se vi va proviamo e vediamo cosa succede.
Grazie.

Ti dicono che hai la testa tra le nuvole, ma in realtà ti è solo crollata la terra sotto ai piedi.

Avete mai notato quant’è brutto il cielo di chi non alza mai gli occhi?

Fin dove sei disposto a scendere con me?

(Se non ti avvicini mai come puoi pretendere di capire se luccico ancora? )

Da grande voglio essere me, ma senza intorno tutto questo filo spinato.

Col buio e senza occhiali le colline sono schiene di draghi addormentati e la nebbiolina fumo che esce dalle loro narici.

Sono invecchiata sai, il massimo delle mie reazioni avventate è sbattere le ciglia.

Dovremmo guardare bene nel fondo delle pupille di chi dice non importa, per vedere le galassie collassare.

Chiedetelo alle macchie di sugo sulle magliette di mia figlia se non esiste il per sempre.

Quando torni ricordati solo di riportare anche me.

La mia più grande conquista è riuscire a vivere serena con me stessa nonostante io sia la mia più grande paura.

Mi mancano i tempi in cui i fraintendimenti erano dovuti ad errori di forma e non alla carenza di sostanza.

Credo che mi si stia sfogando di colpo tutta la stanchezza accumulata nelle mie vite precedenti, altrimenti non si spiega.

Capita che a volte ti dicano che basta solo un passo, ma tu ti sei già trasformato in un albero.

No caro controllo, questa volta mi perdi tu.

Ciao sconforto, sono di nuovo io, scusa il disturbo ma l’ultima volta ti ho lasciato pezzi di me che vorrei riprendermi.

Le persone a pezzi si shakerano meglio.

Lo schianto che si finge volo.

Segui anche tu le roboanti avventure di una stordita alla ricerca di una felicità inesistente.

Io lo capisco terra sai che hai bisogno di muoverti e di sgranchire la tua spina dorsale, però adesso hai rotto davvero il cazzo.

Guarda, davvero, se hai bisogno di sfogarti io un lampione che ti possa ascoltare te lo trovo sempre.

Riesci a deludermi più di quanto io non deluda me stessa, pensa a volte com’è dolorosa una affinità.

(Il fatto è che non mi ricordo più se la felicità è disarmante, disarmata o armata fino ai denti.)

Oggi ho 5 anni, mi nascondo nell’armadio di mia madre perché lì il mondo profuma di buono.

Oggi ho 4 anni e tocco il mondo con le mani sporche di marmellata, per vedere chi ha paura di sporcarsi.

Oggi ho 3 anni, faccio un gran casino, ribalto tutto e poi mi rifiuto di rimettere a posto.

Oggi giro con lo spray all’indifferenza per proteggermi un pò da tutto.

Eppure mi è sembrato di sentirle chiaramente le tazze nello sportello della cucina:”oggi vai tu dalla rincoglionita” “no,non voglio cadere”.

Ciao, ti va un pò di speranza soli io e te?

Ambaraba’ cicci cocco’ tre ossessioni sul comò.

Ogni lama che si rispetti può impiegare anche anni, ma alla fine trova sempre il punto in cui colpire.

È oggi che rinasco nel passato e sistemo tutto quello che ho sbagliato?

Che voglia di ritornare sul mio pianeta.

Se tutta questa fatica avesse le braccia, oggi giuro che un abbraccio glielo darei.

Le mie emozioni mi hanno denunciata per lesioni gravi.

I visionari fanno ciò che gli appare.

(Nasconditi, che sta arrivando il niente.)

Mi sento sempre più come uno di quei popoli che si è rovinato entrando in contatto con la “civiltà”.

Non dovremmo mai definire scelte azioni che in realtà sono solo reazioni.

Voglio tornare al tempo in cui la paura del buio si curava con bacioabbracciocarezza.

Questo maledetto vizio di andare lontano per vedere se sei anche lì.

Che voglia di prender su un paio di sgangherati tra voi e andare a fare una gara a chi sputa più lontano sull’orlo del baratro.

Da grande voglio fare il castello infestato dai fantasmi con il rumore di catene che sbattono nella notte.

Hai tutti i sintomi dell’irrecuperabile.

Son già abbastanza impegnata con la mia inesistenza, grazie.

Mi è saltata la luce e il mio unico pensiero è stato :
“Amore, prendi le spade laser!”
Dalla mia vita è tutto.
Ho concluso

Che voglia di trovare questa persona che sta vivendo la mia vita al posto mio e prenderla a testate sui denti fino a farla rinsavire.

Del resto perfino l’inconsistenza non è tangibile, ma esiste.

Uh, che voglia di andare a giocare in un tombino.

Siamo tutti più belli quando non sappiamo ancora cos’è e come si fa.

Non chiedete a me, io sono appena nata.

Oggi ho 90 anni, mi è venuta voglia di giocare a nascondino anche se nessuno mi cerca più.

Quando hai finito di perderti tra il dire e il fare ricordati di essere.

Ciao, ti va di fare le sonde spaziali da soli io e te?

Mi trovo così a mio agio nell’insensato che credo mi sia passato sotto pelle e insensata son diventata io.

Nulla mi fa più paura del perdere la capacità di reinventarmi ogni volta.

Dai, che da domani apro la mia discarica emotiva.

I giorni in cui il cielo si sveglia presuntuoso, si veste di rosso e si fa notare penso che sia donna; per questo mi piace.

Basta odio, torniamo alle sane ossessioni.

Preferisco parlare da sola piuttosto che con me stessa.

Chissà dove sono finiti tutti i colpi che mi dovevano prendere?

Sono così distratta che mi servono due agende :una per le cose da fare e una per le cose che mi dimentico di fare.

Il mio progetto a lungo termine più sensato è quello di vendere la mia autostima a una multinazionale cinese.

(Mi fai venir voglia di raccontarti tutti quei giorni in cui sarei disposta a perderti.)

In tanti anni che sono sulla terra l’unica cosa che ho capito è che solo l’assurdo sa sempre cosa fare.

Ci innamoriamo sempre di chi ci rende possibili, ci innamoriamo della creazione di noi stessi.

Certe volte per andare altrove basta scavare.

Dice il presentimento che non è brutto, è un tipo.

Già di per sé usare qualcosa o qualcuno come termine di paragone è un inizio piuttosto fallimentare, pensavo.

Uh, che tenerezza, questa discussione mi ha così coinvolta che quasi quasi mi si spostava un piccolo ciuffo della frangetta.

Io e miei meccanismi di difesa siamo litigati.

Sono invecchiata sai, per me ormai è tutto un nascondermi tra la vita segreta dei sentimenti e quella pubblica dei fallimenti.

Tranquillo, sto solo vivendo gli anni più assuefatti della mia vita.

La parola giusta per definire l’esperienza non è bagaglio ma rete, di sicurezza.

Esistono due tipi di stupore : quello che abbiamo già provato, quello che non proveremo mai. A noi spetta solo decidere quale cercare.

Il passo più lungo dell’ombra.

In tanti anni che sono sulla terra non ho ancora capito se sia divino o diabolico vedere il male anche dove non c’è.

Troppa solitudine rende crudeli, esattamente come stare sempre con una folla intorno.

È meravigliosa la nostra relazione da quando non ci sentiamo più, io ti racconto un sacco di cose e tu finalmente le capisci.

No, oggi non posso, devo fare un giro in tranquillità sulla cenere dei condizionali di una vita.

È strana la pazienza, tu la porti e lei dopo un pò ti si accascia tra le braccia a peso morto.

Facciamola semplice, certi addii sono troppo grandi per essere detti; e questo è tutto.

Ti capisco, anche io rendo meglio da intuita vagamente a debita distanza.

L’ironia se è sottile tende a nascondersi tra le pieghe, del cervello.