Le frasi più belle di Virginia Woolf

Virginia Woolf nasce a Londra il 25 gennaio 1882 e si toglie la vita il 28 marzo 1941, annegandosi nel fiume Ouse. Attivamente impegnata nella lotta per la parità di diritti tra i due sessi, Virginia Woolf è considerata come una delle principali figure della letteratura del XX secolo. Le sue più famose opere comprendono i romanzi La signora Dalloway (1925), Gita al faro (1927) e Orlando (1928).

Presento una raccolta delle più belle frasi e citazioni di Virginia Woolf. Tra i temi correlati si veda Le più belle frasi e citazioni di Frida Kahlo, Frasi, citazioni e aforismi di Alda Merini e Frasi citazioni e aforismi di Oriana Fallaci.

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Le più belle frasi e citazioni di Virginia Woolf

Chi mai potrà misurare il fervore e la violenza del cuore di un poeta quando rimane preso e intrappolato in un corpo di donna?

Ho avuto un istante di grande pace. Forse è questa la felicità.

Non c’è cancello, nessuna serratura, nessun bullone che potete regolare sulla libertà della mia mente.

Ogni onda del mare ha una luce differente, proprio come la bellezza di chi amiamo.

Perché mai è così tragica la vita; così simile a una striscia di marciapiede che costeggia un abisso. Guardo giù; ho le vertigini; mi chiedo come farò ad arrivare alla fine.

Dio, quanto soffro! Che spaventosa capacità di sentire intensamente, la mia!

E se ti dicessi che sono incapace di tollerare il mio stesso cuore?

A me piace passare dall’una all’altra stanza illuminata; tale è per me il mio cervello, stanze illuminate; e le passeggiate nei campi sono i corridoi… E oggi sto sdraiata a pensare.

La felicità è avere un filo a cui appendere le cose… Filo che, immerso nel tesoro di un’onda, tornerebbe alla superficie ricoperto di perle.

Le donne non scrivono libri sugli uomini; un fatto che mi diede molto sollievo, perché se prima dovevo leggere tutto ciò che gli uomini hanno scritto sulle donne, poi tutto ciò che le donne hanno scritto sugli uomini, l’aloe che fiorisce soltanto ogni cento anni avrebbe dovuto fiorire due volte prima che io fossi in grado di cominciare a scrivere sull’argomento.

Perché le donne sono tanto più interessanti per gli uomini che gli uomini per le donne?

Amo le frasi che non si sposterebbero di un millimetro neanche se le traversasse un esercito.

Talvolta penso che il paradiso sia leggere continuamente, senza fine.

Eppure l’unica vita eccitante è quella immaginaria. Appena metto in moto le rotelle nella mia testa non ho più molto bisogno di soldi o di vestiti.

C’è chi si rivolge ai preti, chi alla poesia; io ai miei amici, al mio cuore, a cercare tra le frasi e i frammenti qualcosa di intatto.

Non sono le catastrofi, gli assassini, le morti, le malattie e l’età che ci uccidono, è il modo in cui le persone guardano e ridono, e salgono sugli omnibus.

Ognuno ha il proprio passato chiuso dentro di sé come le pagine di un libro imparato a memoria e di cui gli amici possono solo leggere il titolo.

Le nostre sembianze, le caratteristiche che ci distinguono, sono semplicemente cose puerili. Al di sotto tutto è buio, tutto s’allarga, c’è una profondità insondabile; ma di tanto in tanto noi saliamo in superficie ed è questo che gli altri conoscono di noi.

Strano come il potere creativo metta immediatamente in ordine l’intero universo.

Battere le ali contro la tempesta avendo fede che dietro questo tumulto splenda il sole.

Ma la gente che piace a me si trova sempre sparsa qua e là; sono dei solitari… Solo che si riconoscono non appena si trovano assieme.

Gli esseri umani non procedono tenendosi per mano per tutto il cammino della vita. C’è una foresta vergine in ciascuno di noi, un campo di neve dove anche l’impronta delle zampe d’uccello è sconosciuta. Qui ci addentriamo da soli e preferiamo che sia così. Avere sempre la solidarietà, essere sempre accompagnati,essere sempre compresi, sarebbe intollerabile.

Aveva alcuni momenti di nudità, in cui sembrava un’anima non ancora nata, un’anima strappata dal corpo, esitante su un pinnacolo ventoso ed esposta senza protezione a tutte le ventate del dubbio.

È una cosa strana, il silenzio. La mente si fa simile a una notte senza stelle.

La vita è un sogno dal quale ci si sveglia morendo.

Anche l’amore distruggeva. Tutto ciò che era bello, tutto ciò che era vero, finiva.

Mi viene da pensare che questo stato, questo mio stato di depressione, è lo stato abituale della maggior parte della gente.

Rigido, lo scheletro dell’abitudine sostiene da solo la struttura umana.

Il mio spirito è avido soltanto di verdi campi, di sole, di vino; di starmene seduta a non far niente.

Continuerò ad azzardare, a cambiare, ad aprire la mente e gli occhi, rifiutando di lasciarmi incasellare e stereotipare. Ciò che conta è liberare il proprio io: lasciare che trovi le sue dimensioni, che non abbia vincoli.

Un libro, per continuare a vivere, deve avere il potere di cambiare mentre noi cambiamo.

Che fonte inesauribile di piacere sono i libri per me! Credo che potrei vivere qui beatamente, leggendo in eterno.

Non si trovava mai riposo quando si era se stessi, ma solo quando si era un nucleo di buio. Perdendo la propria personalità, si perdevano anche le preoccupazioni, la fretta, l’agitazione.

Il non essere è simile all’ovatta, in cui sono avvolte le nostre giornate. Tutto il problema dell’esistenza consiste nel cogliere i momenti in cui le cose si fanno trasparenti e si trova la traccia. Come se, per uno squarcio improvviso, il fondo dell’essere divenisse visibile e la poesia si facesse realtà.

Se ha intenzione di scrivere romanzi, una donna deve possedere denaro e una stanza tutta per sé.

I sessi sono diversi; eppure si confondono. Non c’è essere umano che oscilli così da un sesso all’altro, e spesso non sono che gli abiti a serbare l’apparenza virile o femminile, mentre il sesso profondo è l’opposto di quello superficiale.

L’arte è libertà da ogni predicazione – le cose in se stesse, la frase bella in se stessa; mari sconfinati; narcisi selvatici che appaiono prima che la rondine osi.

L’umorismo è la prima qualità che va perduta in una lingua straniera.

A volte mi piacerebbe annotare quello che la gente dice, invece di descriverla. Purtroppo dicono così poco.

Troppo spesso le parole sono state usate, maneggiate, rivoltate, lasciate esposte alla polvere della strada. Le parole che cerchiamo pendono accanto all’albero: con l’aurora le troviamo, dolci sotto le fronde.

Per tutti questi secoli le donne hanno svolto la funzione di specchi, dotati della magica e deliziosa proprietà di riflettere la figura dell’uomo a grandezza doppia del naturale.

Avete idea di quanti libri si scrivono sulle donne in un anno? Avete idea di quanti sono scritti da uomini? Sapete di essere l’animale forse più discusso dell’universo?

Fra cento anni, d’altronde, pensavo giunta sulla soglia di casa, le donne non saranno più il sesso protetto. Logicamente condivideranno tutte le attività e tutti gli sforzi che una volta erano stati loro negati. La balia scaricherà il carbone. La fruttivendola guiderà la macchina. Ogni presupposto basato sui fatti osservati quando le donne erano il sesso protetto sarà scomparso.

Le donne devono sempre ricordarsi chi sono, e di cosa sono capaci. Non devono temere di attraversare gli sterminati campi dell’irrazionalità, e neanche di rimanere sospese sulle stelle, di notte, appoggiate al balcone del cielo. Non devono aver paura del buio che inabissa le cose, perché quel buio libera una moltitudine di tesori. Quel buio che loro, libere, scarmigliate e fiere, conoscono come nessun uomo saprà mai.

Ma d’altra parte, mentre voi siete così diversi e cambiate mille volte a seconda delle idee e delle risate degli altri, io invece resterò sempre cupa, nero-tempesta, viola.

Sì, se vogliamo paragonare la vita a qualcosa, dobbiamo paragonarla a un volo attraverso la metropolitana lanciata a ottanta chilometri all’ora… per approdare all’altra estremità senza più una sola forcina nei capelli! Sparati ai piedi di Dio completamente nudi!

Lo strano della vita è che, sebbene la natura di essa sia stata chiara a ognuno per centinaia d’anni, nessuno ne ha steso un adeguato resoconto. Mentre le strade di Londra hanno una loro carta, le nostre passioni rimangono non descritte. Chi mai incontreremo se voltiamo quest’angolo?

Le domande che dobbiamo porci e a cui dobbiamo trovare una risposta in questo momento di transizione sono così importanti da cambiare, forse, la vita di tutti gli uomini e di tutte le donne, per sempre. È nostro dovere, ora, continuare a pensare. Pensare, pensare, dobbiamo. Non dobbiamo mai smettere di pensare: che “civiltà” è questa in cui ci troviamo a vivere?

Con quanta interezza vivo nella mia immaginazione; come dipendo assolutamente da zampilli di pensiero che mi vengono mentre cammino, mentre mi siedo; cose che roteano nella mia mente, componendovi un incessante corte.

Io non amo il mio prossimo. Li detesto tutti. Li rasento appena. Lascio che si rompano su di me come gocce di pioggia sporca.

Guardare la vita in faccia sempre, guardare la vita in faccia e conoscerla per quel che è. Al fine conoscerla, amarla per quel che è, e poi metterla da parte.

Senza fiducia in noi stessi siamo come bambini nella culla. E come possiamo generare questa qualità imponderabile, che è tuttavia così inestimabile, più rapidamente? Col pensare che gli altri sono inferiori a noi stessi.

La letteratura è cosparsa di relitti di uomini che hanno dato importanza oltre ragione alle opinioni degli altri.

Rifiutare e cedere che cosa deliziosa! Inseguire e conquistare, che cosa nobile; percepire e ragionare, che cosa sublime!

Gli esseri umani non hanno bontà, né fede, né carità, salvo quando serve ad aumentare il piacere del momento.

La vita non è una serie di lampioncini disposti simmetricamente; la vita è un alone luminoso, un involucro semitrasparente che ci racchiude dall’alba della coscienza fino alla fine.

Sono gli abiti a portare noi, e non noi a portare gli abiti; possiamo far sì che modellino bene un braccio, o il seno, ma essi ci modellano a piacer loro il cuore, il cervello, la lingua.

La bellezza del mondo ha due tagli, uno di gioia, l’altro d’angoscia, e taglia in due il cuore.

Scrivere non è per niente un’arte facile. Pensare ciò che si vuole scrivere sembra facile; ma il pensiero evapora, sfugge qua e là.

Non riesco a scrivere e tutti i demoni sono venuti fuori – quelli neri e pelosi. Avere 29 anni e non sposata – essere un fallimento – senza figli – e pure pazza, non scrittrice.
(Lettera di Virginia Woolf a Vanessa Bell, datata giugno 1911)

Verrà mai un tempo in cui reggerò alla lettura di un mio scritto stampato senza arrossire, senza rabbrividire, senza provare il bisogno di cercare riparo?

Cedi le redini a ogni impulso, fai tutti gli errori di stile, grammatica, gusto, sintassi. Riversa in massa. Rovesciati. Lascia andare la rabbia, l’amore, la satira con tutte le parole che riesci a cogliere, costringere o creare, con qualsiasi metrica, prosa, poesia o borbottio che ti viene. Così imparerai a scrivere

Non si può pensare bene, amare bene, dormire bene se non si ha mangiato bene.

Ho la grande e stupefacente sensazione di qualche cosa, lassù, che è “quello”. Non mi riferisco alla bellezza, non esattamente. È che la cosa basta in se stessa: soddisfacente; compiuta. È la sensazione della mia straordinarietà, di me che cammino sulla terra: dell’infinita stranezza della condizione umana.

Com’era possibile che un Dio avesse creato questo mondo? si chiese. Con la mente, aveva sempre afferrato il fatto che non esistono ragione, ordine, giustizia; ma sofferenza, morte e povertà. Non esisteva a questo mondo un tradimento così vile che non venisse commesso; lo sapeva. La felicità non era duratura; lo sapeva.

Ma la gente vuole qualcuno con cui ridere, pensò. Il piacere è maggiore se lo si condivide. Vale la stessa cosa per il dolore? rifletté. È questo il motivo per cui parliamo così tanto dei nostri problemi di salute, perché condividere le cose le ridimensiona? Dai un corpo esterno alla sofferenza, o al piacere, e aumentandone la superficie li riduci…

Quando la vita si ritraeva per un istante, la gamma delle esperienze pareva non aver limiti.

Si sentiva molto giovane; e al tempo stesso indicibilmente vecchia. Affondava come una lama nelle cose; e al tempo stesso ne rimaneva fuori, osservava. Aveva l’impressione costante di essere lontana, lontanissima, in mare aperto, e sola. Sempre aveva l’impressione che vivere, anche solo un giorno, fosse molto, molto pericoloso. Non che si sentisse particolarmente intelligente, o straordinaria. […] L’unico talento che aveva era di riconoscere la gente come d’istinto.

L’unica consolazione della vecchiaia era proprio questa: le passioni restano forti come sempre, ma almeno si guadagna – alla fine! – quella capacità che dà all’esistenza il suo gusto supremo – la capacità di tenere l’esperienza nelle proprie mani, e di volgerla, con una lenta rotazione, verso la luce

Stanotte avrò il piacere di finirlo – ma perché dovrebbe essere un piacere, visto che ho goduto quasi ogni strofa, non saprei. Ma è sempre così, che il libro sia bello o brutto.

È proprio vero che la poesia è deliziosa, infatti la prosa migliore è piena di poesia.

I romanzi molto spesso costituiscono un antidolorifico e non un antidoto, fanno scivolare una persona in un sonno agitato invece di eccitarla con un marchio rovente.

In fondo al tuo cuore, dunque, il ritmo mantiene il suo eterno battito – non è forse questo che fa di te un poeta? A volte sembra scemare fino a sparire del tutto. Ti lascia mangiare, dormire, parlare come le altre persone. Poi di nuovo si gonfia, cresce e cerca di raccogliere il contenuto della tua mente in una sola danza dominante. Stasera è una di quelle volte

La pagina è accartocciata in una palla. La penna è piantata dritta con il pennino sul tappeto. Se ci fosse stato un gatto da maltrattare o una moglie da uccidere, questo sarebbe stato il momento. Così almeno deduco dalla tua espressione feroce. Sei amareggiato, scosso, completamente fuori di te. E se devo indovinarne la ragione, direi che il ritmo, che si apriva e chiudeva con una forza tale da provocare scosse di eccitazione dalla testa ai piedi, ha incontrato qualche oggetto solido e ostile su cui si è frantumato in mille pezzi. Si è intrufolato qualcosa che non può essere reso in poesia.

Credo che la cosa più importante, quando si comincia un romanzo, sia sentire non che puoi scriverlo ma che esso esiste sull’altra sponda di un golfo che le parole non possono attraversare; e che si può trarlo a noi solo a prezzo di un’angoscia che mozza il fiato

Non c’è nel petto dell’uomo passione più forte del desiderio di far pensare gli altri come lui.

Più si invecchia, più si ama l’indecenza.

Ahimè, una volta sull’erba, com’era piccolo, era insignificante questo mio pensiero. Ma per quanto piccolo, possedeva tuttavia quella misteriosa qualità che hanno tutti i pensieri nella sua specie: non appena immerso nella mente, immediatamente diventava molto eccitante e importante; guizzando e sommergendosi come un dardo, scintillando qua e là, creava attorno a se un turbine tale di altre idee.

Non mi ascolti. Stai creando frasi su Byron. E mentre gesticoli col mantello e il bastone da passeggio, io cerco di rivelare un segreto non ancora detto a nessuno; ti sto chiedendo (con la mia schiena contro di te) di prendere nelle tue mani la mia vita e dirmi se sono condannato per sempre a provocare repulsione in coloro che amo.

Perché una volta che il male di leggere si è impadronito dell’organismo, lo indebolisce tanto da farne facile preda dell’altro flagello, che si annida nel calamaio e che suppura nella penna.

L’unico consiglio che una persona può dare a un’altra sulla lettura è di non accettare consigli, di seguire il proprio istinto, di usare la propria testa, di arrivare alle proprie conclusioni.

Ogni segreto dell’anima di una scrittore, ogni esperienza della sua vita, ogni qualità della sua mente è scritto in grande nelle sue opere.

Siamo dunque fatti in modo tale da dover prendere la morte a piccole dosi, giorno per giorno, per continuare ad affrontare l’impresa di vivere?

Che cosa sono i nostri eruditi se non i discendenti delle streghe e degli eremiti che un tempo si ritiravano nelle caverne e nei boschi a distillare erbe, a interrogare toporagni e ad annotare il linguaggio delle stelle?

La verità è che non sono uno di quelli che si appagano di una sola persona, o dell’infinito. La mia stanza mi annoia, così il cielo. Il mio essere sfolgora solo quando in tutte le sue sfaccettature si espone alla gente. Se non c’è nessuno, non sono più niente, mi disfo come la carta col fuoco.

Mai nessuno era parso così triste. Amara e nera, a metà strada, nelle tenebre, nel raggio che portava dal sole all’abisso, forse si formò una lacrima; una lacrima cadde; le acque ondeggiarono, la accolsero e si richiusero quietamente. Mai nessuno era parso così triste.

Seguire il suo pensiero era come seguire una voce che parla troppo in fretta perché sia possibile trascrivere a matita quel che dice, e la voce era la sua stessa voce che diceva senza alcun suggerimento cose innegabili, permanenti, contraddittorie.

Con molto sforzo scrivo due parole completamente assurde: scrivo varianti di ogni frase, compromessi, tentativi falliti, possibilità, finché il mio quaderno sembra l’incubo di un pazzo.

Le illusioni sono per l’anima ciò che l’atmosfera è per la terra. Toglietele quell’aria tenera, e la pianta morirà, i colori svaniranno. La terra su cui camminiamo è cenere estinta. È marga quella che calpestiamo, e ciottoli spietati ci feriscono i piedi. La verità ci annienta. La vita è un sogno. È il risveglio ad ucciderci. Chi ci deruba dei sogni ci deruba della vita…

Qual è il significato della vita? Tutto qui — una domanda semplice; una domanda che tendeva a farsi pressante con il passare degli anni. La grande rivelazione non era mai arrivata. La grande rivelazione forse non sarebbe mai arrivata. Al suo posto c’erano piccoli miracoli quotidiani, illuminazioni, fiammiferi accesi inaspettatamente nel buio; quello era uno.

Sia un bene o un male, non si può negare la presenza del cavallo selvaggio dentro di noi; andare sfrenatamente al galoppo; lasciarsi cadere esausti sulla sabbia; sentire la terra girare vorticosamente; provare veramente un impeto – di amicizia per le pietre, l’erba, come se l’umanità si fosse estinta e, per quanto riguarda uomini e donne, che vadano alla malora – è un fatto ineluttabile che questo desiderio ci afferri abbastanza spesso.

E poi mi tocca sentirmi dire che ho una bella prosa! Come posso avere una bella scrittura se il mio scopo è quello di esprimere con la maggiore esattezza possibile qualcosa che non sia mai stato detto, che deve essere detto per la prima volta. E quindi rinuncio alla bellezza, la lascio come fosse un dono per la prossima generazione.

Ma sono la più appassionata delle donne. Toglimi gli affetti e sarei come un’alga fuor d’acqua; come il guscio di un granchio, come una buccia vuota.Tutte le mie viscere, lucentezza, midollo, succhi, polpa, tutto scomparso. Verrei sospinta nella prima pozzanghera, dove annegherei. Toglimi l’affetto per i miei amici e il mio senso bruciante e urgente dell’importanza, dell’amabilità, della curiosità della vita umana, e non sarei altro che una membrana, una fibra, scolorita, esanime, da gettarsi via come qualsiasi escrezione

Tu mi hai dato la più grande felicità possibile. Sei stato in ogni senso tutto quello che un uomo poteva essere. So che ti sto rovinando la vita. So che senza di me potresti lavorare e lo farai, lo so… Vedi non riesco neanche a scrivere degnamente queste righe… Voglio dirti che devo a te tutta la felicità della mia vita. Sei stato infinitamente paziente con me. E incredibilmente buono. Tutto mi ha abbandonata tranne la certezza della tua bontà. Non posso continuare a rovinare la tua vita. Non credo che due persone avrebbero potuto essere più felici di quanto lo siamo stati noi.
(Lettera di addio al marito)

Ma ascoltate, – disse Louis, – il mondo, come muove attraverso gli abissi dello spazio infinito. Rimbomba. La striscia illuminata dalla storia è trascorsa e così i re e le regine. Noi siamo morti, la nostra civiltà, il Nilo, la vita tutta. Le nostre gocce, separate, si sono dissolte. Siamo tutti estinti, dispersi nell’abisso