Frasi, citazioni e aforismi di Simone Weil

Simone Weil (Parigi, 3 febbraio 1909 – Ashford, 24 agosto 1943) è stata una filosofa, mistica, scrittrice e attivista francese. Considerata uno dei più grandi pensatori del novecento, i suoi pensieri non nascevano semplicemente dalla mente, ma dalla esperienza diretta. Se voleva parlare della condizione operaia, della guerra e di Dio, cercava di vivere tutto questo, lavorando nelle fabbriche metallurgiche parigine o andando al fronte in prima linea. Di lei Joë Bousquet scrisse: “Simone Weil aveva il dono di pronunciar parole con significato umano illimitato”.

Presento una raccolta di frasi, citazioni e aforismi di Simone Weil. Tra i temi correlati si veda Frasi, citazioni e aforismi di Hannah Arendt e Le frasi più belle di Anna Frank.

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Frasi, citazioni e aforismi di Simone Weil

Nessuno ha amore più grande di colui che sa rispettare la libertà dell’altro.

Tutte le tragedie che si possono immaginare si riassumono in una sola e unica tragedia: il trascorrere del tempo.

Fra gli esseri umani, si riconosce pienamente l’esistenza soltanto di coloro che amiamo.

L’uomo vorrebbe essere egoista e non può. È questo il carattere più impressionante della sua miseria e l’origine della sua grandezza – L’homme voudrait être égoïste et ne peut pas. C’est le caractère le plus frappant de sa misère et la source de sa grandeur.

Ho una specie di certezza interiore crescente che esiste in me un deposito d’oro da trasmettere… Non c’è nessuno per riceverlo. Questo non mi dà dolore. La miniera d’oro è inesauribile

La verità è una, la giustizia è una. Gli errori e le ingiustizie variano all’infinito.

Amare puramente vuol dire consentire alla distanza. Adorare la distanza fra sé e l’obiettivo del proprio amore.

Per me non c’è gioia più grande che guardare il cielo in una notte limpida, con un’attenzione così concentrata che tutti gli altri pensieri scompaiono; si ha allora l’impressione che le stelle entrino nell’anima.

Tutte le decisioni che impegnano delle vite umane sono prese da coloro che non rischiano niente.

C’è nell’intimo di ogni essere umano, dalla prima infanzia sino alla tomba e nonostante tutta l’esperienza dei crimini commessi, sofferti e osservati, qualcosa che ci si aspetta invincibilmente che gli faccia del bene e non del male. È questo, prima di tutto, che è sacro in ogni essere umano. Il bene è l’unica fonte del sacro

Tutti i peccati sono dei tentativi di colmare dei vuoti.

Non giudicare. Tutte le colpe sono eguali. C’è una colpa sola: non aver la capacità di nutrirsi di luce. Perché, abolita questa capacità, tutte le colpe sono possibili.

La pienezza dell’amore del prossimo è semplicemente l’essere capaci di domandargli: “Qual è il tuo tormento?”.

Noi non possediamo nulla al mondo, perché il caso ci può togliere tutto tranne il potere di dire “io”.

Uno qualsiasi è come un ramo per chi annega.

Noi viviamo qui in basso in una mescolanza di tempo e eternità. L’inferno è il tempo allo stato puro.

L’esistenza di una classe sociale definita dalla mancanza di proprietà personale e collettiva è vergognosa al pari della schiavitù.

La storia non è altro che una compilazione delle deposizioni fatte dagli assassini circa le loro vittime e se stessi.

I partiti sono organismi pubblicamente, ufficialmente costituiti in maniera tale da uccidere nelle anime il senso della verità e della giustizia.

Il fine primo e, in ultima analisi, l’unico fine di qualunque partito politico è la sua propria crescita, e questo senza alcun limite.

La soppressione dei partiti costituirebbe un bene quasi allo stato puro.

Ciò che è sacro nell’arte è la bellezza.

La bellezza promette sempre, ma non dà mai nulla.

La bellezza seduce la carne per avere il permesso di passarvi attraverso e raggiungere l’anima.

La bellezza è l’armonia del caso e del bene.

Tra gli oggetti esistenti, solo il corpo umano ha il potere di colpire un’anima.

Il mondo è quello che è: senza fine estraneo a sé stesso. Nel mondo tutto è fuori di tutto, tutto è straniero a tutto, tutto è indifferente a tutto.

Solo i folli e i poveri, con assoluta limpidezza di sguardo, contemplano la verità del mondo e ne colgono tutto lo splendore.

L’arte è un tentativo di trasportare in una quantità finita di materia modellata dall’uomo un’immagine della bellezza infinita dell’universo intero.

La religione come fonte di consolazione è un ostacolo alla vera fede. In questo senso l’ateismo è una purificazione

Chi sopporta un momento di vuoto, o riceve il pane soprannaturale, o cade. Rischio terribile, ma bisogna correrlo.

Gli sventurati non hanno bisogno d’altro, a questo mondo, che di uomini capaci di prestar loro attenzione. La capacità di prestare attenzione a uno sventurato è cosa rarissima, difficilissima; è quasi un miracolo, è un miracolo. Quasi tutti coloro che credono di avere questa capacità, non l’hanno. Il calore, lo slancio del sentimento, la pietà non bastano.

L’attenzione è la forma più rara e più pura della generosità.

Si ha l’esperienza del male solo vietandoci di compierlo; o, se lo si è compiuto, pentendosene.

Il lavoro non viene più eseguito con la coscienza orgogliosa di essere utile, ma con il sentimento umiliante e angosciante di possedere un privilegio concesso da un favore passeggero della sorte, in breve un posto, un privilegio dal quale si escludono parecchi essere umani per il fatto stesso di goderne.

L’infelicità rende Dio assente agli occhi degli uomini per un certo tempo, più assente di un morto, più assente della luce in una prigione oscura. Una specie di orrore sommerge tutta l’anima. Durante questa assenza non trova nulla che possa amare.

Se l’anima cessa di amare precipita giù qui sulla terra in uno stato quasi equivalente all’inferno.

Chi deve lavorare tutti i giorni sente nel suo corpo che il tempo è inesorabile. Lavorare. Provare il tempo e lo spazio.

Tre volte felice colui che è stato posto una volta nella direzione giusta. Gli altri si agitano nel sonno. Colui che procede nella giusta direzione è libero da ogni male.

Se vuoi davvero conoscere come è fatto un uomo, prendi nota di come reagisce quando perde del denaro.

Nella sofferenza, tutto ciò che non è legato al dolore fisico o a qualcosa di analogo è artificiale, immaginario, e può essere annullato da un atteggiamento mentale opportuno.

La passione è una grande fabbrica d’illusioni, solo chi è riuscito a liberarsene può raggiungere la libertà.

In modo generale, non desiderare la sparizione di nessuna delle proprie miserie, bensì la grazia che le trasfiguri.

Essere nulla per essere al proprio vero posto nel tutto.

La ripugnanza a compiere una buona azione è segno che essa è veramente buona.

Mi sembra duro pensare che il rumore del vento tra le foglie non sia un oracolo; duro pensare che questo animale, mio fratello, non abbia anima; duro pensare che il coro delle stelle nei cieli non canti le lodi dell’Eterno.

La cultura è uno strumento brandito da professori per costruire professori, che quando arriva il loro turno, costruiranno professori.

È criminale tutto ciò che ha come effetto di sradicare un essere umano o d’impedirgli di mettere radici.

Bisogna proprio che la vita sociale sia corrotta fino al midollo se gli operai si sentono a casa loro in fabbrica quando scioperano e ci si sentono estranei quando lavorano. Dovrebbe essere vero il contrario.

Laggiù in fabbrica mi è stato impresso per sempre il marchio della schiavitù.

Il padrone è schiavo dello schiavo nel senso che lo schiavo fabbrica il padrone.

Leggo, per quanto è possibile, soltanto ciò di cui ho fame, nel momento in cui ne ho fame, e allora non leggo: mi nutro.

La parola rivoluzione è una parola per la quale si uccide, per la quale si muore, per la quale si mandano a morte le masse, ma che non ha alcun contenuto.

Il male è l’illimitato, ma non è l’infinito.

Male: quando siamo in suo potere non viene percepito come male, ma come una necessità, o addirittura un dovere.

Il grande enigma della vita umana non è la sofferenza, è la sventura.

Si è convinti che, camminando orizzontalmente, si avanzi. No, si gira in tondo. Si può avanzare solo verticalmente.

Chi riesce a mantenere la propria anima orientata verso Dio mentre un chiodo la trafigge, si trova inchiodato al centro stesso dell’universo. È il vero centro, che non sta nel mezzo, che è fuori dello spazio e del tempo, che è Dio.

Nel nostro essere, Dio è lacerato. Siamo la crocifissione di Dio.

Dio non poteva creare che nascondendosi, altrimenti non avrebbe potuto esistere che Dio solo. Forse, egli ha lasciato intravvedere di sé solo quanto basta perché dalla fede in lui l’uomo sia spinto a occuparsi dell’uomo. Perché non sia abbagliato dal cielo al punto di disinteressarsi della terra.

Due vogliono essere uno, ma se fossero uno, quest’essere amerebbe sé stesso. Quale peggiore incubo? È una sete ancora più implacabile di quella di Narciso.

Finché un essere umano non è stato conquistato da Dio, non può avere fede, ma solo una semplice credenza.

Il non credente può essere semplicemente uno la cui fede e il cui amore sono concentrati sugli aspetti impersonali di Dio.

Due concezioni dell’inferno. Quella comune (sofferenza senza consolazione); la mia (falsa beatitudine, credersi per errore in paradiso).

Non è forse la massima sventura, quando si lotta contro Dio, quella di non essere vinti?

Non sono io a dover amare Dio. Che Dio si ami attraverso di me.

Nel Vangelo non si parla mai, salvo errore, di una ricerca di Dio da parte dell’uomo. In tutte le parabole è il Cristo che cerca gli uomini, ovvero il Padre se li fa condurre dai suoi servitori.

È vero che bisogna amare il prossimo, ma nell’esempio che Cristo dà per illustrare questo comandamento il prossimo è un essere nudo e sanguinante, svenuto sulla strada e di cui non si sa niente. Si tratta di un amore del tutto anonimo, e per ciò stesso universale

I beni più preziosi non devono essere cercati ma attesi. L’uomo, infatti, non può trovarli con le sue sole forze, e se si mette a cercarli troverà al loro posto dei falsi beni di cui non saprà neppure riconoscere la falsità.

L’uomo intelligente che è fiero della sua intelligenza è come il condannato che è fiero della sua cella spaziosa.

Il male immaginario è romantico, variato; il male reale tetro, monotono, desertico, noioso. Il bene immaginario è noioso; il bene reale è sempre nuovo, meraviglioso, inebbriante.

Gli unici sforzi puri sono quelli senza scopo, ma sono umanamente impossibili.

Tutti i nostri desideri impossibili sono il segno del nostro destino e diventano buoni per noi proprio nel momento in cui non speriamo più di realizzarli.

La grandezza suprema del cristianesimo viene dal fatto che esso non cerca un rimedio sovrannaturale contro la sofferenza bensì un impiego sovrannaturale della sofferenza.

I santi (i quasi santi) sono più esposti degli altri al diavolo, perché la reale conoscenza che posseggono della propria miseria rende loro la luce quasi intollerabile.

Eccetto l’intelligenza, l’unica facoltà umana veramente interessata alla pubblica libertà di espressione è quella parte del cuore che grida contro il male. Ma poiché non sa esprimersi, la libertà per lei conta poco.

Non si entra nella verità senza essere passati attraverso il proprio annientamento; senza aver soggiornato a lungo in uno stato di estrema e totale umiliazione.

Ogni volta che penso alla crocifissione di Cristo pecco d’invidia.

L’agonia è la suprema notte oscura della quale anche i perfetti hanno bisogno per l’assoluta purezza; per questo, meglio sia amara.

La purezza assoluta sta nel non subire né esercitare la forza.

Siamo ciò che è più remoto da Dio, al limite estremo; da cui però non sia totalmente impossibile tornare a lui.

La nostra vita è impossibile, assurdità. Ogni cosa che noi vogliamo è contraddittoria con le condizioni o con le conseguenze relative; ogni affermazione che noi pronunciamo implica l’affermazione contraria; tutti i nostri sentimenti sono confusi con i loro contrari. Siccome siamo creature siamo contraddizione; perché siamo Dio e, al tempo stesso, infinitamente altro da Dio.

In modo generale, non desiderare la sparizione di nessuna delle proprie miserie, bensì la grazia che le trasfiguri.

Lottare contro l’angoscia non produce mai serenità, lottare contro l’angoscia produce solo nuove forme di angoscia.

«Datemi un punto di appoggio e vi solleverò il mondo». Questo punto d’appoggio è la croce. Non ce ne possono esser altri. Bisogna che esso si trovi all’intersezione del mondo e di ciò che non è il mondo. La croce è questa intersezione

Non dobbiamo acquistare l’umiltà. L’umiltà è in noi. Soltanto, ci umiliamo dinanzi a falsi dèi.

Ci si dirige verso una cosa perché si crede che essa sia buona; e vi si rimane incatenati perché è diventata necessaria.

La libertà rischia continuamente di degenerare in arbitrio e in illusione di onnipotenza.

Chi penserebbe a Dio se non ci fosse il male nel mondo?

Se in questo mondo non ci fosse sventura, potremmo crederci in paradiso. Orribile possibilità.

La teoria di Einstein è almeno altrettanto poco fondata e altrettanto contraria al buon senso quanto la tradizione cristiana nei riguardi della concezione e della nascita di Cristo.

L’anima umana ha bisogno di partecipazione disciplinata a un compito condiviso di pubblica utilità, e ha bisogno di iniziativa personale in questa partecipazione.

I bisogni di un essere umano sono sacri. Il loro soddisfacimento non può essere subordinato né alla ragion di Stato, né ad alcuna considerazione di denaro, di nazionalità, di razza, di colore, né al valore morale, né ad altra caratteristica attribuita a una data persona, né a qualsiasi altra condizione.

Gli amanti e gli amici desiderano due cose: di amarsi al punto di entrare l’uno nell’altro e diventare un solo essere e di amarsi al punto che la loro unione non ne soffra, quand’anche fossero divisi dalla metà del globo terrestre.

Due forze regnano sull’universo: luce e pesantezza.

Gli uomini riescono a compiere le azioni più ripugnanti, separando l’uno dall’altro i singoli atti che costituiscono la trasgressione.

C’è qualcos’altro che ha il potere di svegliarci alla verità. È il lavoro degli scrittori di genio. Essi ci danno, sotto forma di finzione, qualcosa di equivalente all’attuale densità del reale, quella densità che la vita ci offre ogni giorno ma che siamo incapaci di afferrare perché ci stiamo divertendo con delle bugie.

Sfuggire al contagio della follia e della vertigine collettiva tornando a stringere per conto proprio, al di sopra dell’idolo sociale, il patto originario dello spirito con l’universo.

Nell’universo cristallino della matematica vengono tese alla ragione le stesse trappole che nel mondo reale.

Uccidere è sempre uccidersi.

Io non so se il silenzio non sia più bello di tutti i canti. In un vasto paesaggio, al tramontare o al sorgere del sole, non c’è armonia più piena del silenzio. Anche se attorno a noi vi sono uomini che parlano e fanno rumore, si percepisce il silenzio che plana dall’alto e che si estende fin dove si estende il cielo.

La gioia è la nostra fuga dal tempo.

La vita non necessita di essere mutilata per essere pura.

La civiltà “più pienamente umana” sarebbe quella che avesse al suo centro il lavoro manuale, in cui il lavoro manuale divenisse il supremo valore, non in rapporto a ciò che produce, ma in rapporto all’uomo che lo esegue.

La scienza, l’arte, la letteratura, la filosofia che appaiono solo come forme di sviluppo della persona costituiscono un ambito in cui si registrano successi straordinari, gloriosi, che mantengono in vita certi nomi per migliaia di anni. Ma al di sopra di quest’ambito, molto al di sopra, separato da un abisso, ve ne è un altro in cui si situano le cose di primissimo ordine. Queste sono essenzialmente anonime.

Per noi la realtà del mondo è fatta del nostro attaccamento. È la realtà dell’io, trasferita da noi nelle cose. Non è affatto la realtà esteriore. Questa non è percepibile che attraverso il distacco totale. Se ne resta anche solo un filo, c’è ancora attaccamento.

In ogni cosa, oltre l’oggetto particolare, qualunque esso sia, volere a vuoto, volere il vuoto. Perché è un vuoto, per noi, quel bene che non possiamo né rappresentarci né definire. Ma quel vuoto è più pieno di tutti i pieni.

Se si discende in se stessi, si scopre di possedere esattamente quel che si desidera.

Talvolta anche, mentre recito il Padre nostro oppure in altri momenti, Cristo è presente in persona, ma con una presenza infinitamente più reale, più toccante, più chiara, più colma d’amore della prima volta in cui mi ha presa.

Non siate ingrati verso le cose belle. Godete di esse, sentendo che durante ogni secondo in cui godete di loro, io sono con voi… Dovunque c’è una cosa bella, ditevi che ci sono anch’io.
(Simone Weil, Scrivendo ai genitori, poco prima di morire)

Amare la verità significa sopportare il vuoto; e quindi accettare la morte. La verità sta dalla parte della morte.

Tutto lo sforzo dei mistici è sempre stato volto a ottenere che non ci fosse più nella loro anima nessuna parte che dicesse “io”. Ma la parte dell’anima che dice “noi” è ancora infinitamente più pericolosa

Mi sono sempre proibita di pensare a una vita futura, ma ho sempre creduto che l’istante della morte sia la norma e lo scopo della vita. Pensavo che per quanti vivono come si conviene, sia l’istante in cui per una frazione infinitesimale di tempo penetra nell’anima la verità pura, nuda, certa, eterna. Posso dire di non avere mai desiderato per me altro bene.

Acconsentire per amore a non essere più, ed è questo che dobbiamo fare, non significa annientamento, ma trasporto verticale nella realtà superiore all’essere.