Le frasi più belle di Lucio Dalla

Lucio Dalla (Bologna, 4 marzo 1943 – Montreux, 1 marzo 2012) è considerato uno dei più importanti cantanti italiani. Autore inizialmente solo delle musiche, si è scoperto in una fase matura, anche paroliere e autore dei suoi testi.

Presento una raccolta delle frasi più belle di Lucio Dalla tratte dalle sue canzoni. Tra i temi correlati si veda Tra i temi correlati si veda Le frasi più belle di Francesco De GregoriLe frasi più belle di Fabrizio De André, Le frasi più belle di Francesco Guccini e Le più belle frasi di Vasco Rossi.

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Le frasi più belle di Lucio Dalla

L’impresa eccezionale, dammi retta, è essere normale.
(Disperato erotico stomp, 1977)

E’ eterno anche un minuto, ogni bacio ricevuto
dalla gente che ho amato.
(Siamo Dei, 1980)

A modo mio avrei bisogno di sognare anch’io.
Una famiglia vera e propria non ce l’ho
e la mia casa è Piazza Grande,
a chi mi crede prendo amore e amore do, quanto ne ho
(Piazza Grande, 1972)

A modo mio avrei bisogno di carezze anch’io.
Avrei bisogno di pregare Dio.
Ma la mia vita non la cambierò mai mai,
a modo mio quel che sono l’ho voluto io
(Piazza Grande, 1972)

Poi la notte col suo silenzio regolare
quel silenzio che a volte sembra la morte
mi dà il coraggio di parlare
e di dirti tranquillamente
di dirtelo finalmente che ti amo
e che di amarti non smetterò mai
così adesso lo sai, così adesso lo sai…
(Chissà se lo sai, 1985)

Andare senza meta e vagare
per i paesi e le città
sognare ad occhi aperti anche per ore
così incontrai la musica
per non lasciarla mai
e questa sì che è libertà
(Zingaro, 2001)

Balla balla ballerino tutta la notte e al mattino
Non fermarti balla su una tavola fra due montagne
E se balli sulle onde del mare io ti vengo a cercare
Prendi il cielo con le mani vola in alto più degli aeroplani
Non fermarti sono pochi gli anni forse sono solo giorni
E stan finendo tutti in fretta e in fila
Non ce n’è uno che ritorni.
(Balla balla ballerino, 1980)

Ecco il mistero
Sotto un cielo di ferro e di gesso l’uomo riesce ad amare lo stesso
Ama davvero senza nessuna certezza
Che commozione che tenerezza
(Balla balla ballerino, 1980)

Caro amico ti scrivo così mi distraggo un po’
e siccome sei molto lontano più forte ti scriverò.
Da quando sei partito c’è una grossa novità,
l’anno vecchio è finito ormai
ma qualcosa ancora qui non va.
(L’anno che verrà, 1979)

La televisione ha detto che il nuovo anno
porterà una trasformazione
e tutti quanti stiamo già aspettando
sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno,
ogni Cristo scenderà dalla croce
anche gli uccelli faranno ritorno.
Ci sarà da mangiare e luce tutto l’anno,
anche i muti potranno parlare
mentre i sordi già lo fanno.
(L’anno che verrà, 1979)

Vedi caro amico cosa ti scrivo e ti dico
e come sono contento
di essere qui in questo momento,
vedi, vedi, vedi, vedi,
vedi caro amico cosa si deve inventare
per poterci ridere sopra,
per continuare a sperare.
(L’anno che verrà, 1979)

Telefonami tra vent’anni
Io adesso non so cosa dirti
Amore non so risponderti
E non ho voglia di capirti
(Telefonami tra vent’anni, 1980)

Impara il numero a memoria
poi riscrivilo sulla pelle
se telefoni tra vent’anni
butta i numeri fra le stelle
Alle porte dell’universo
un telefono suona ogni sera
sotto un cielo di tutte le stelle
di un’inquietante primavera.
(Telefonami tra vent’anni, 1980)

Anna come sono tante Anna permalosa
Anna bello sguardo
sguardo che ogni giorno
perde qualcosa
se chiude gli occhi lei lo sa
stella di periferia
Anna con le amiche
Anna che vorrebbe andar via
(Anna e Marco, 1979)

E la luna è una palla
ed il cielo è un biliardo
quante stelle nei flippers
sono più di un miliardo
marco dentro a un bar
non sa cosa farà
poi c’è qualcuno che trova una moto
si può andare in città.
(Anna e Marco, 1979)

Ma l’america è lontana
dall’altra parte della luna
che li guarda e anche se ride
a vederla mette quasi paura
e la luna in un silenzio
ora si avvicina
con un mucchio di stelle
cade per strada.
(Anna e Marco, 1979)

Anna avrebbe voluto morire
Marco voleva andarsene lontano
qualcuno li ha visti tornare
tenendosi per mano.
(Anna e Marco, 1979)

Un amore è un amore anche se non ha domani.
(Rispondimi, 1994)

Anche gli angeli capita a volte sai si sporcano
ma la sofferenza tocca il limite
e cosi cancella tutto e rinasce un fiore sopra un fatto brutto
Siamo angeli con le rughe un po’ feroci sugli zigomi
forse un po’ più stanchi ma più liberi
urgenti di un amore, che raggiunge chi lo vuole respirare
(Vita, 1998)

Non so aspettarti più di tanto
Ogni minuto mi dà
L’istinto di cucire il tempo
E di portarti di qua
Ho un materasso di parole
Scritte apposta per te
E ti direi spegni la luce
Che il cielo c’è
(Canzone, 1996)

Io i miei occhi dai tuoi occhi
Non li staccherei mai
E adesso anzi io me li mangio
Tanto tu non lo sai.
(Canzone, 1996)

Canzone cercala se puoi
dille che non mi perda mai
va’ per le strade e tra la gente
diglielo veramente
(Canzone, 1996)

Amore mio non devi stare in pena
Questa vita è una catena
Qualche volta fa un po’ male
Guarda come son tranquilla io
Anche se attraverso il bosco
Con l’aiuto del buon Dio
Stando sempre attenta al lupo.
(Attenti al lupo, 1996)

E noi due qui distesi a far l’amore
In mezzo a questo mare di cicale
Questo amore piccolo così ma tanto
Grande che mi sembra di volare
E più ci penso
Più non so aspettare
(Attenti al lupo, 1996)

Dice che era un bell’uomo
e veniva, veniva dal mare,
parlava un’altra lingua
però sapeva amare
E quel giorno lui prese mia madre
sopra un bel prato,
l’ora più dolce
prima di essere ammazzato.
(4 marzo 1943, 1971)

E ancora adesso che gioco a carte
e bevo vino
per la gente del porto
mi chiamo Gesù bambino.
(4 marzo 1943, 1971)

Qui dove il mare luccica e tira forte il vento
su una vecchia terrazza davanti al golfo di Surriento
un uomo abbraccia una ragazza dopo che aveva pianto
poi si schiarisce la voce e ricomincia il canto.
Te voglio bene assaje
ma tanto, tanto bene sai
è una catena ormai
che scioglie il sangue dint’e vene sai.
(Caruso, 1986)

Ma sì, è la vita che finisce ma lui non ci pensò poi tanto
anzi si sentiva già felice e ricominciò il suo canto
(Caruso, 1986)

Ma quando vide la luna uscire da una nuvola
gli sembrò più dolce anche la morte.
(Caruso, 1986)

Dove sono le tue mani
Aspettiamo che ritorni la luce
Di sentire una voce
Aspettiamo senza avere paura, domani.
(Futura, 1980)

Vorrei entrare dentro i fili di una radio
E volare sopra i tetti delle città
Incontrare le espressioni dialettali
Mescolarmi con l’odore del caffè
Fermarmi sul naso dei vecchi mentre leggono i giornali
E con la polvere dei sogni volare e volare
Al fresco delle stelle, anche più in là
(Le rondini, 1990)

Vorrei seguire ogni battito del mio cuore
Per capire cosa succede dentro
e cos’è che lo muove
Da dove viene ogni tanto questo strano dolore
Vorrei capire insomma che cos’è l’amore
Dov’è che si prende, dov’è che si dà
(Le rondini, 1990)

Adesso apro la finestra
E volo fino al cielo
Metto le sue stelle
dentro a un sacco
E le spargo tutte intorno a te
(Le stelle nel sacco, 2003)

Vorrei essere il vestito che porterai
il rossetto che userai
vorrei sognarti come non ti ho sognato mai
ti incontro per strada e divento triste
perchè poi penso che te ne andrai.
(Tu non mi basti mai, 1996)

Vorrei essere l’acqua della doccia che fai
le lenzuola del letto dove dormirai
l’hamburger di sabato sera che mangerai…
che mangerai
vorrei essere il motore della tua macchina
così di colpo mi accenderai.
(Tu non mi basti mai, 1996)

Debbo parlarti come non faccio mai
voglio sognarti come non ti sogno mai
essere l’anello che porterai
la spiaggia dove camminerai
lo specchio che ti guarda se lo guarderai…
(Tu non mi basti mai, 1996)

Nuvolari è bruno di colore, Nuvolari ha la maschera tagliente
Nuvolari ha la bocca sempre chiusa, di morire non gli importa niente
Corre se piove, corre dentro al sole
Tre più tre per lui fa sempre sette
Con l’alfa rossa fa quello che vuole
dentro al fuoco di cento saette!
(Nuvolari, 1976)

Io so che gli angeli sono milioni di milioni
e che non li vedi nei cieli ma tra gli uomini
sono i più poveri e i più soli
quelli presi tra le reti
(Se io fossi un angelo, 1985)

Quanti capelli che hai, non si riesce a contare
Sposta la bottiglia e lasciami guardare
Se di tanti capelli, ci si può fidare.
(Cara, 1980)

Conosco un posto nel mio cuore
dove tira sempre il vento
per i tuoi pochi anni
e per i miei che sono cento
non c’è niente da capire,
basta sedersi ed ascoltare
perché ho scritto una canzone
per ogni pentimento
e debbo stare attento
a non cadere nel vino
e finir dentro ai tuoi occhi,
se mi vieni più vicino
(Cara, 1980)

Siamo noi, siamo in tanti, ci nascondiamo di notte
per paura degli automobilisti, dei linotipisti
siamo gatti neri, siamo pessimisti, siamo i cattivi pensieri,
e non abbiamo da mangiare,
come è profondo il mare,
come è profondo il mare
(Come è profondo il mare, 1977)

Certo chi comanda non è disposto a fare distinzioni poetiche
il pensiero è come l’oceano,
non lo puoi bloccare, non lo puoi recintare.
(Come è profondo il mare, 1977)

Una colomba segnata di sangue
vola dal cuore, cade per terra;
e la ragazza con i capelli
scuote la polvere della pietra
Poi trascinata dalla memoria
corre nei campi di Volterra,
rossi i covoni e bianco il mare
mentre il giorno divampa in fuoco
(La bambina, 1973)

Leva il tuo sorriso dalla strada
e fai passare la mia malinconia
e porta via gli stracci, i tuoi fianchi e quella
faccia da mambo
e quella falsa allegria per trasformare in sorriso
anche l’ultimo pianto
(Mambo, 1980)

Ma io ti cercherò
anche da così lontano ti telefonerò
In una sera buia sporca fredda
Brutta come questa
Forse ti chiamerò
perché vedi
Io credo che l’amore
è l’amore che ci salverà
Vedi io credo che l’amore
è l’amore che ci salverà
(Henna, 1993)

Ma anche la paura in fondo
mi dà sempre un gusto strano…
Se ci fosse ancora mondo
sono pronto, dove andiamo?
(Itaca, 1971)

[Sulla canzone 4/3/1943] Ebbi subito la sensazione di aver fatto qualcosa di veramente grosso, mi commuovevo e per due anni mi sono sempre commosso ogni volta che la cantavo. Poi cominciai a cantarla in pubblico (…) da Bolzano a Palermo era uno scatenarsi di manifestazioni di consenso.

[Sulla canzone Piazza Grande] È solo una canzone. Io non sono di quelli che hanno bisogno di sentirsi definire poeti, le canzoni non hanno a che vedere con la poesia, hanno una loro autonomia, sono frutto di un percorso loro, di una ricerca che ha una sua dignità e un suo posto nell’immaginario collettivo, nella memoria di tutti, credo sia stato riconosciuto anche questo.

[Sulla canzone Piazza Grande] La scrissi alle isole Tremiti nel ’71, poi la portai a Sanremo, è stata una canzone che ha avuto sempre più successo col tempo, l’argomento era aggregante, al di là della forma musicale, si prestava ad una fruizione popolare

Roversi mi ha insegnato cose ininsegnabili. Per partenogenesi, per osmosi, tirandomi da lontano delle freccine con la cerbottana, mi ha fatto capire delle cose che non avrei mai capito né a scuola né da solo né andando tre volte sul monte Sinai. Ho capito soprattutto l’organizzazione del pensiero della canzone, la parola, il segno, il senso, la forza»

[Sulla canzone Caruso] E’ una canzone del cuore nata da un inaspettato e intenso viaggio a Sorrento.

A scuola andavo male preferivo andare in giro a suonare. A diciassette anni ero già a Roma a fare musica.

La fede cristiana è il mio unico punto fermo, è l’unica certezza che ho

La morte è solo l’inizio del secondo tempo.

Buonanotte, anima mia
adesso spengo la luce e così sia.
(Testo inciso sulla lapide del cantante, tratto dalla canzone Cara, 1980)

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