Le frasi più belle di Fabrizio De André

Fabrizio De André (Genova, 18 febbraio 1940 – Milano, 11 gennaio 1999), soprannominato anche con l’appellativo “Faber”, datogli dall’amico d’infanzia Paolo Villaggio, è considerato uno dei più grandi cantautori italiani di tutti i tempi.

Presento una raccolta delle Frasi più belle di Fabrizio De André, tratte dalle sue canzoni, dai suoi libri e dalle sue interviste. Tra i temi correlati si veda Le frasi più belle di Bob Dylan, Le frasi più belle di Jim Morrison e Le frasi più belle di John Lennon.

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Le frasi più belle di Fabrizio De André

Fabrizio De André

La solitudine può portare a forme straordinarie di libertà.

Ama e ridi se amor risponde
piangi forte se non ti sente.
Dai diamanti non nasce niente,
dal letame nascono i fiori.
(Via del campo)

Questo nostro mondo è diviso in vincitori e vinti, dove i primi sono tre e i secondi tre miliardi. Come si può essere ottimisti?

Per chi viaggia in direzione ostinata e contraria
col suo marchio speciale di speciale disperazione.
(Smisurata preghiera)

Poi, d’improvviso, mi sciolse le mani
e le mie braccia divennero ali,
quando mi chiese: “Conosci l’estate?”
io, per un giorno, per un momento,
corsi a vedere il colore del vento.
(Il sogno di Maria)

Mentre lui le insegnava a fare l’amore
lei gli insegnava ad amare.

Caro Andrea, ti sono amico perché sei l’unico prete che non mi vuole mandare in paradiso per forza.
(Parlando di Don Andrea Gallo)

Essere se stessi è una virtù esclusiva dei bambini, dei matti e dei solitari.

Se i cosiddetti “migliori” di noi avessero il coraggio di sottovalutarsi almeno un po’ vivremmo in un mondo infinitamente migliore.

Ci hanno insegnato la meraviglia
verso la gente che ruba il pane
ora sappiamo che è un delitto
il non rubare quando si ha fame.
(Nella mia ora di libertà)

C’è chi aspetta la pioggia
per non piangere da solo.
(Il bombarolo)

E l’amore ha l’amore
come solo argomento
e il tumulto del cielo
ha sbagliato momento.
(Dolcenera)

Così fu quell’amore
dal mancato finale
Così splendido e vero
da potervi ingannare.
(Dolcenera)

Non si risenta la gente per bene
se non mi adatto a portar le catene.
(Il fannullone)

Ma che la baciai, per Dio, sì lo ricordo,
e il mio cuore le restò sulle labbra.
(Canzone di un malato di cuore)

Le vere domande e le vere risposte non sono fatte di parole: sono fatte di azioni, di gesti, di atti, di opere in cui possono anche essere compresse le parole. Eppure ogni cosa fatta in qualche modo la si paga in ansia, in insuccesso e, se tutto va bene, in nostalgia.

Per me, una persona eccezionale è quella che si interroga sempre, laddove gli altri vanno avanti come pecore.

È molto più difficile essere capiti facendo del bene che del male.

Ho sempre impostato la mia vita in modo da morire con trecentomila rimorsi e nemmeno un rimpianto.

Passerà anche questa stazione senza far male
passerà questa pioggia sottile come passa il dolore.
(Hotel Supramonte)

C’è chi l’amore lo fa per noia
chi se lo sceglie per professione
bocca di rosa né l’uno né l’altro
lei lo faceva per passione.
(Bocca di rosa)

Si sa che la gente dà buoni consigli
se non può più dare cattivo esempio.
(Bocca di rosa)

Coltiviamo per tutti un rancore
che ha l’odore del sangue rappreso
ciò che allora chiamammo dolore
è soltanto un discorso sospeso.
(Ballata degli impiccati)

E se tu tornerai
t’amerò come sempre ti amai,
come un bel sogno inutile
che si scorda al mattino.
(Per i tuoi larghi occhi)

Quei giorni perduti a rincorrere il vento
a chiederci un bacio e volerne altri cento.
(Amore che vieni, amore che vai)

Io t’ho amato sempre, non t’ho amato mai
amore che vieni, amore che vai.
(Amore che vieni, amore che vai)

Primavera non bussa, lei entra sicura
come il fumo lei penetra in ogni fessura
ha le labbra di carne, i capelli di grano
che paura, che voglia che ti prenda per mano.
Che paura, che voglia che porti lontano.
(Un chimico)

Da chimico un giorno avevo il potere
di sposare gli elementi e di farli reagire,
ma gli uomini mai mi riuscì di capire
perché si combinassero attraverso l’amore.
Affidando ad un gioco la gioia e il dolore.
(Un chimico)

Passano gli anni, i mesi,
e se li conti anche i minuti,
è triste trovarsi adulti
senza essere cresciuti.
(Un giudice)

Quello che non ho sono le tue parole
per conquistarmi il cielo, per guadagnarmi il sole.
(Quello che non ho)

Ho licenziato Dio
gettato via un amore
per costruirmi il vuoto
nell’anima e nel cuore.
(Cantico dei drogati)

Ninetta mia, crepare di Maggio
ci vuole tanto troppo coraggio.
Ninetta bella, dritto all’inferno
avrei preferito andarci in inverno.
(La guerra di Piero)

E mentre marciavi con l’anima in spalle
ho visto un uomo in fondo alla valle
che aveva il tuo stesso identico umore
ma la divisa di un altro colore.
(La guerra di Piero)

E mentre il grano ti stava a sentire
dentro le mani stringevi il fucile,
dentro la bocca stringevi parole
troppo gelate per sciogliersi al sole.
Dormi sepolto in un campo di grano
non è la rosa non è il tulipano
che ti fan veglia dall’ombra dei fossi
ma sono mille papaveri rossi.
(La guerra di Piero)

[Sull’emarginazione] Ti sottrae al potere e quindi al fango. Ti avvicina al punto di vista di Dio.

E c’era il sole e avevi gli occhi belli
lui ti baciò le labbra ed i capelli
c’era la luna e avevi gli occhi stanchi
lui pose la mano sui tuoi fianchi
furono baci furono sorrisi
poi furono soltanto i fiordalisi
che videro con gli occhi delle stelle
fremere al vento e ai baci la tua pelle.
(La canzone di Marinella)

E come tutte le più belle cose
vivesti solo un giorno come le rose.
(La canzone di Marinella)

Pensavo: è bello che dove finiscono le mie dita
debba in qualche modo incominciare una chitarra.
(Amico fragile)

La fedeltà, in fondo, che cos’è? Non è altro che un grande prurito con il divieto assoluto di grattarsi.

Gesù di Nazareth secondo me è stato ed è rimasto il più grande rivoluzionario di tutti i tempi.

Non è mai stata scritta una storia della pace.

Capii di aver trovato la persona che poteva condividere le mie vette senza inorridire dei miei abissi.

Certe volte mi chiedo se noi che cantiamo insieme al pubblico non siamo rimasti per caso un “club” di signorine romantiche che giocano a “palla a mano” fra le mura di un giardino di melograni mentre fuori la gente si sbrana.

Perché scrivo? Per paura. Per paura che si perda il ricordo della vita delle persone di cui scrivo. Per paura che si perda il ricordo di me. O Anche solo per essere protetto da una storia, per scivolare in una storia e non essere più riconoscibile, controllabile, ricattabile.

L’artista è un anticorpo che la società si crea contro il potere. Se si integrano gli artisti, ce l’abbiamo nel culo!

Cosa farò dei soldi di questo disco? Non so se spenderli nel farmi tirare la faccia per sembrare più giovane, o se usarli per concedermi il tempo di scrivere qualcosa di serio, per sembrare più vecchio.

Non mi sento responsabile d’essere migliore degli altri. Ciò che non sopporto è di provare piacere nel dimostrarlo

Non più ottico ma spacciatore di lenti
per improvvisare occhi contenti,
perché le pupille abituate a copiare
inventino i mondi sui quali guardare.
(Un ottico)

Ascolta:
una volta un giudice come me
giudicò chi gli aveva dettato la legge:
prima cambiarono il giudice
e subito dopo
la legge.
(Sogno numero due)

Moriamo per delle idee, va bè, ma di morte lenta,
ma di morte lenta.
(Morire per delle idee)

Vuoi davvero lasciare ai tuoi occhi
Solo i sogni che non fanno svegliare?
(Canzone del padre)

Quando in anticipo sul tuo stupore
verranno a chiederti del nostro amore
a quella gente consumata nel farsi dar retta
un amore così lungo
tu non darglielo in fretta.
(Verranno a chiederti del nostro amore)

O resterai più semplicemente
dove un attimo vale un altro
senza chiederti come mai,
continuerai a farti scegliere
o finalmente sceglierai.
(Verranno a chiederti del nostro amore)

Storia diversa per gente normale
storia comune per gente speciale.
(Una storia sbagliata)

Dove fiorisce il rosmarino c’è una fontana scura
dove cammina il mio destino c’è un filo di paura.
(Canto del servo pastore)

Ma voi che siete uomini sotto il vento e le vele
non regalate terre promesse a chi non le mantiene.
(Rimini)

E ora sorridimi perché
presto la notte finirà
con le sue stelle arrugginite
in fondo al mare.
(Verdi pascoli)

All’ombra dell’ultimo sole
s’era assopito un pescatore
e aveva un solco lungo il viso
come una specie di sorriso.
(Il pescatore)

Fra la rivoluzione di Gesù e quella di certi casinisti nostrani c’è una bella differenza: lui combatteva per una realtà integrale piena di perdono, altri combattevano e combattono per imporre il loro potere.

Gli uomini si dividono in due categorie: quelli che pensano e quelli che lasciano che siano gli altri a pensare.

Quando non hai nessuna possibilità di decidere del tuo destino, ti metti nelle mani di qualcuno che, in quel momento, speri che esista. E così ti arrendi alla tentazione della preghiera: non una preghiera tua, che forse non ne sei capace, ma una di quelle che ti hanno insegnato da bambino e che, magari, ti ricordi ancora a memoria.

C’è poco merito nella virtù e ben poca colpa nell’errore. Anche perché non sono ancora riuscito a capire bene, malgrado i miei cinquantotto anni, cosa esattamente sia la virtù e cosa esattamente sia l’errore, perché basta spostarci di latitudine e vediamo come i valori diventano disvalori e viceversa. Non parliamo poi dello spostarci nel tempo: c’erano morali, nel Medioevo, nel Rinascimento, che oggi non sono più assolutamente riconosciute.

Non è che i giovani d’oggi non abbiano valori; hanno sicuramente dei valori che noi non siamo ancora riusciti a capir bene, perché siamo troppo affezionati ai nostri.

Certe volte mi chiedo se noi che cantiamo insieme al pubblico non siamo rimasti per caso un “club” di signorine romantiche che giocano a “palla a mano” fra le mura di un giardino di melograni mentre fuori la gente si sbrana.

La solitudine non consiste nello stare soli, ma piuttosto nel non sapersi tenere compagnia. Chi non sa tenersi compagnia difficilmente la sa tenere ad altri. Ecco perché si può essere soli in mezzo a mille persone, ecco anche perché ci si può trovare in compagnia di se stessi ed essere felici (per esempio ascoltando il silenzio, stretto parente della solitudine).

Trovo estremamente più dignitoso chiedere l’elemosina che fare le scarpe al proprio collega in ufficio.

Agli estorsori di consensi convengono i disagi sociali degli uomini: gli uomini disagiati, senza lavoro, senza soldi, sono facilmente orientabili, sono facilissime fonti di consensi (anche elettorali).

Io ho tentato in tutti i modi di poter essere un uomo. Avrei potuto esprimermi per esempio attraverso la coltivazione dei fiori se fossi vissuto ad Albenga, oppure attraverso l’allevamento delle vacche se non mi avessero venduto di soppiatto una fattoria che avevano i miei nel ’54. Mi è accaduto di fare il cantautore. Il fatto di diventare un artista, in qualche maniera, ti impedisce di diventare uomo in maniera normale. Quindi credo che ad un certo punto della tua vita tu devi recuperare il tempo che hai perduto per fare l’artista per cercare di diventare un uomo.

L’Italia appartiene a cento uomini, siamo sicuri che questi cento uomini appartengano all’Italia?

Il cuore del marinaio è sempre all’asciutto, a scaldarsi intorno al fuoco. Il marinaio non ama il mare: ci lavora e lo teme. Sogna di avere sempre la terra sotto i piedi, ricorda gli aromi, i volti e i sapori di casa.

Durante il rapimento mi aiutò la fede negli uomini, proprio dove latitava la fede in Dio. Ho sempre detto che Dio è un’invenzione dell’uomo, qualcosa di utilitaristico, una toppa sulla nostra fragilità… Ma, tuttavia, col sequestro qualcosa si è smosso. Non che abbia cambiato idea ma è certo che bestemmiare oggi come minimo mi imbarazza.

Aspetterò domani, dopodomani e magari cent’anni ancora finché la signora Libertà e la signorina Anarchia verranno considerate dalla maggioranza dei miei simili come la migliore forma possibile di convivenza civile, non dimenticando che in Europa, ancora verso la metà del Settecento, le istituzioni repubblicane erano considerate utopie.

Genova è anche gli amici che da lontano ti vedono crescere e invecchiare, per esempio i pescatori, che hanno la faccia solcata da rughe che sembrano sorrisi e, qualsiasi cosa tu gli confidi, l’hanno già saputa dal mare

Se posso permettermi il lusso del termine, da un punto di vista ideologico sono sicuramente anarchico. Sono uno che pensa di essere abbastanza civile da riuscire a governarsi per conto proprio.

Quello che io penso sia utile è di avere il governo il più vicino possibile a me e lo stato, se proprio non se ne può fare a meno, il più lontano possibile dai coglioni.

Se si trattasse ancora di una gara di ugole, si trattasse cioè di un fatto di corde vocali, la si potrebbe ancora considerare una competizione quasi sportiva, perché le corde vocali sono pure sempre dei muscoli. Nel caso mio, dovrei andare ad esprimere i miei sentimenti, o la tecnica attraverso i quali io riesco ad esprimerli, e credo che questo non possa essere argomento di competizione.
(Parlando del Festival di Sanremo)

Io penso che un uomo senza utopia, senza sogno, senza ideali, vale a dire senza passioni e senza slanci sarebbe un mostruoso animale fatto semplicemente di istinto e di raziocinio, una specie di cinghiale laureato in matematica pura.

La canzone è una vecchia fidanzata con cui passerei ancora molto volentieri buona parte della mia vita, sempre e soltanto nel caso di essere ben accetto.

I potenti rammentino che la felicità non nasce dalla ricchezza né dal potere, ma dal piacere di donare.

Benedetto Croce diceva che fino all’età dei diciotto anni tutti scrivono poesie e che, da quest’età in poi, ci sono solo due categorie di persone che continuano a scrivere: i poeti e i cretini. E quindi io, precauzionalmente, preferisco definirmi un cantautore.

Io sono uno che sceglie la solitudine. E che come artista si fa carico di interpretare il disagio rendendolo qualcosa di utile e di bello. È il mio mestiere.

Tutte le sere quando finisco un concerto desidererei rivolgermi alla gente e dire loro: “tutto quello che avete ascoltato fino adesso è assolutamente falso, così come sono assolutamente veri gli ideali e i sentimenti che mi hanno portato a scrivere queste cose e a cantarle”. Ma con gli ideali e con i sentimenti si costruiscono delle realtà sognate. La realtà, quella vera, è quella che ci aspetta fuori dalle porte del teatro. E per modificarla, se vogliamo modificarla, c’è bisogno di gesti concreti, reali.

La vita in Sardegna è forse la migliore che un uomo possa augurarsi: ventiquattro mila chilometri di foreste, di campagne, di coste immerse in un mare miracoloso dovrebbero coincidere con quello che io consiglierei al buon Dio di regalarci come Paradiso.

Non posso scrivere del Genoa perché sono troppo coinvolto. L’inno non lo faccio perché non amo le marce e perché niente può superare i cori della Gradinata Nord. Semmai al Genoa avrei scritto una canzone d’amore, ma non lo faccio perché per fare canzoni bisogna conservare un certo distacco verso quello che scrivi, invece il Genoa mi coinvolge troppo.

Vengo da Amburgo, vengo da Francoforte, vengo dalla Sardegna ma vengo soprattutto da Genova. Genova, che tutte le volte che ti ci trovi fuori ti rendi conto che è una città soprattutto da rimpiangere. Nel senso che ci nasci e ci vivi fino a vent’anni – dove un nostro amico poeta diceva che si arde di inconsapevolezza – poi a vent’anni cerchi di trovare lavoro e […] ti rendi conto che è difficile lavorarci. Allora te ne vai. E dopo che te ne sei andato cominci a rimpiangerla

Ebbi ben presto abbastanza chiaro che il mio lavoro doveva camminare su due binari: l’ansia per una giustizia sociale che ancora non esiste, e l’illusione di poter partecipare in qualche modo a un cambiamento del mondo. La seconda si è sbriciolata ben presto, la prima rimane.

Sicuramente ho paura della morte. Non tanto la mia che in ogni caso, quando arriverà, se mi darà il tempo di accorgermene, mi farà provare la mia buona dose di paura, quanto la morte che ci sta intorno, lo scarso attaccamento alla vita che noto in molti nostri simili che si ammazzano per dei motivi sicuramente molto più futili di quanto non sia il valore della vita. Io ho paura di quello che non capisco, e questo proprio non mi riesce di capirlo.