Frasi, citazioni e aforismi di Milan Kundera

Milan Kundera (Brno, 1 aprile 1929) è uno scrittore ceco naturalizzato francese.

Presento una raccolta di frasi, citazioni e aforismi di Milan Kundera. Tra i temi correlati si veda Frasi, citazioni e aforismi di Haruki Murakami, Frasi, citazioni e aforismi di Banana Yoshimoto e Frasi, citazioni e aforismi di Italo Calvino.

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Frasi, citazioni e aforismi di Milan Kundera

Il valzer degli addii (Valčík na rozloučenou, 1972)

La accarezzava sul viso ed era come se l’accarezzasse da una distanza di molte centinaia di chilometri

Sapete chi sono i più grandi misogini di questa terra? Le donne

Se tutti gli uomini avessero la possibilità di uccidere clandestinamente e a distanza, l’umanità sparirebbe in qualche minuto.

Non c’è nulla come la gelosia che assorba un essere umano nella sua interezza.

Bisogna avere almeno una certezza: quella di rimanere padrone della propria morte e di essere in grado di scegliere l’ora e i mezzi.

Sedurre una donna è alla portata del primo imbecille. Ma bisogna sapere anche rompere; ed è da questo che si riconosce un uomo maturo.

Il più grande piacere è essere ammirati.

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Amori ridicoli (Směšné lásky, 1968)

Con quanta leggerezza e con che pessimi materiali l’uomo costruisce le sue scuse!

La peggior disgrazia che vi possa capitare è un matrimonio felice: non avete minima speranza di divorzio.

Avere un figlio significa manifestare un assoluto accordo con l’uomo. Se ho un bambino, è come se dicessi: sono nato, ho assaggiato la vita e ho constatato che essa è così buona che merita di essere moltiplicata.

Forse un uomo e una donna sono più vicini l’uno all’altro quando non vivono insieme e sanno soltanto di esistere, quando sono riconoscenti l’uno all’altro solo perché esistono e perché l’uno sa che l’altro esiste. E alla loro felicità questo basta.

L’erotismo non è soltanto desiderio di un corpo, ma in egual misura anche desiderio di stima. Il partner che avete conquistato, che vi desidera e vi ama, rappresenta il vostro specchio, la misura di ciò che siete e di ciò che valete.

L’uomo attraversa il presente con gli occhi bendati. Può al massimo immaginare e tentare di indovinare ciò che sta vivendo. Solo più tardi gli viene tolto il fazzoletto dagli occhi e lui, gettato uno sguardo al passato, si accorge di che cosa ha realmente vissuto e ne capisce il senso.

Ma vanno così le cose della vita: uno pensa di recitare la sua parte in uno spettacolo e nemmeno si immagina che sul palcoscenico nel frattempo, di soppiatto, hanno cambiato lo scenario e senza saperlo si ritrova nel bel mezzo di uno spettacolo completamente diverso.

La gelosia non è certo una qualità piacevole, ma se non se ne abusa (se è unita a una certa moderazione) ha in sé, a parte i suoi inconvenienti, anche qualcosa di commovente.

Se un uomo fosse responsabile solo di ciò di cui è cosciente, gli idioti sarebbero assolti in anticipo da qualsiasi colpa.

Ma che cosa sono la bellezza o la bruttezza di fronte all’amore? Cos’è la bruttezza di un viso di fronte al sentimento nella cui grandezza si rispecchia l’assoluto stesso?

Il senso della vita è divertirsi con la vita, e se la vita è troppo pigra a noi non resta che darle una mano.

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Lo scherzo (Žert, 1967)

A condannare un uomo alla solitudine non sono i suoi nemici ma i suoi amici.

Essere coraggiosi nella solitudine, senza testimoni, senza il premio di un consenso, soli davanti a sé stessi, richiede un grande coraggio e una grande forza.

Non c’è nulla che avvicini le persone più in fretta di una triste e malinconica comprensione.

Quella strana convinzione che le vicende che mi capitano abbiano un senso ulteriore, significhino qualcosa; che la vita con le sue vicende racconti qualcosa di sé, ci sveli gradatamente qualche suo segreto, stia davanti a noi come un rebus il cui senso è necessario decifrare, e le vicende che viviamo siano la mitologia della nostra vita e in questa mitologia stia la chiave della verità, e del mistero. Si tratta forse di un inganno? È possibile, è addirittura probabile, ma non riesco a sbarazzarmi del bisogno di decifrare continuamente la mia vita.

A dir la verità mi rattrista di non essere mai riuscito, da quando ho raggiunto l’età adulta, a trovare un rapporto autentico con nessuna donna, di non averne, come suol dirsi, amata nessuna. Non sono sicuro di conoscere le cause di questo mio fallimento, non so se dipendano semplicemente da difetti congeniti del mio cuore o se non siano piuttosto radicate nella mia biografia; non voglio essere patetico, ma è così.

Mi fanno schifo le persone che provano un sentimento di fratellanza perché hanno scoperto, l’una nell’altra, la medesima bassezza. È una fratellanza viscida, alla quale non ambisco.

Parlo di cristiani. Ma dove sono in realtà i cristiani? Tutt’intorno non vedo che pseudocristiani, che vivono allo stesso modo dei miscredenti. Mentre, essere cristiano significa vivere in maniera diversa. Significa seguire la strada di Cristo, imitare Cristo. Significa rinunciare agli interessi personali, all’agiatezza e al potere, e volgere il viso ai poveri, ai semplici e ai sofferenti. Ma hanno forse fatto questo le Chiese?

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L’insostenibile leggerezza dell’essere (Nesnesitelná lehkost bytí, 1984)

L’amore non si manifesta col desiderio di fare l’amore (desiderio che si applica a una quantità infinita di donne) ma col desiderio di dormire insieme (desiderio che si applica ad un’unica donna).

Le domande veramente serie sono solo quelle che possono essere formulate da un bambino. Sono domande per le quali non esiste risposta.

Non certo la necessità, bensì il caso è pieno di magia. Se l’amore deve essere indimenticabile, fin dal primo istante devono posarsi su di esso le coincidenze.

Forse non siamo capaci di amare proprio perché desideriamo essere amati, vale a dire vogliamo qualcosa (l’amore) dall’altro invece di avvicinarci a lui senza pretese e volere solo la sua semplice presenza.

Legare l’amore al sesso è stata una delle trovate più bizzarre del Creatore.

Ci sono delle idee che sono come un attentato.

L’amore tra il cane e l’uomo è idilliaco. Non conosce conflitti, né scene raccapriccianti; non conosce sviluppi.

Era il senso della bellezza che la liberava di colpo dall’angoscia e la riempiva di un nuovo desiderio di vivere.

Chi cerca l’infinito non ha che da chiudere gli occhi.

Basta innamorarsi follemente e sentire il brontolio del proprio intestino, perché l’unità di corpo e anima, questa lirica illusione dell’età della scienza, svanisca di colpo.

Il tradimento. Fin da piccoli il papà e il maestro ci dicono che è la cosa peggiore che si possa immaginare. Ma che cos’è questo tradire? Tradire significa uscire dai ranghi. Tradire significa uscire dai ranghi e partire verso l’ignoto.

Per sette anni aveva vissuto legato a lei e ogni suo passo era stato seguito dai suoi occhi. Era come se lei gli avesse legato alla caviglia una palla di ferro. Ora il suo passo era tutt’a un tratto più leggero. Quasi si librava nell’aria. Era entrato nello spazio magico di Parmenide: assaporava la dolce leggerezza dell’essere.

Una domanda per la quale non esiste risposta è una barriera oltre la quale non è possibile andare. In altri termini: sono proprio le domande per le quali non esiste risposta che segnano i limiti delle possibilità umane e tracciano i confini dell’esistenza umana.

Non c’è nulla di più pesante della compassione. Nemmeno il nostro proprio dolore è così pesante come un dolore che si prova con un altro, verso un altro, al posto di un altro, moltiplicato dall’immaginazione, prolungato in centinaia di echi.

Davanti c’era la mezogna comprensibile, e dietro l’incomprensibile verità.

Ciò che non abbiamo scelto non possiamo considerarlo nè un nostro merito nè un nostro fallimento.

La cultura scompare nell’abbondanza della sovraproduzione, nella valanga dei segni, nella follia della quantità.

Fu li che cominciai a dividere i libri in due categorie: quelli per il giorno e quelli per la notte. Sul serio, ci sono libri per il giorno e libri che si possono leggere solo di notte.

Quando parla il cuore non sta bene che la ragione trovi da obiettare.

Soltanto il caso può apparirci come un messaggio. Ciò che avviene per necessità, ciò che è atteso, che si ripete ogni giorno, tutto ciò è muto. Soltanto il caso ci parla.

Tutti noi consideriamo impensabile che l’amore della nostra vita possa essere qualcosa di leggero, qualcosa che non ha peso; riteniamo che il nostro amore sia qualcosa che doveva necessariamente essere, che senza di esso la nostra vita non sarebbe stata la nostra vita.

Non esiste alcun modo di stabilire quale decisione sia la migliore, perché non esiste alcun termine di paragone. L’uomo vive ogni cosa subito, per la prima volta, senza preparazioni. Come un attore che entra in scena senza avere mai provato. Ma che valore può avere la vita se la prima prova è già la vita stessa? Per questo la vita somiglia sempre ad uno schizzo. Ma nemmeno “schizzo” è la parola giusta, perché uno schizzo è sempre un abbozzo di qualcosa, la preparazione di un quadro, mentre lo schizzo che è la nostra vita è uno schizzo di nulla, un abbozzo senza quadro.

La vita che scompare una volta per sempre, che non ritorna, è simile a un’ombra, è priva di peso, è morta già in precedenza, e, sia stata essa terribile, bella o splendida, quel terrore, quello splendore, quella bellezza non significano nulla.

Il tempo umano non ruota in cerchio ma avanza veloce in linea retta. È per questo che l’uomo non può essere felice, perché la felicità è desiderio di ripetizione.

L’amore significa rinunciare alla forza.

Che cos’è la civetteria? Si potrebbe dire che è un comportamento che mira a suggerire la possibilità di un’intimità sessuale, senza che questa possibilità appaia mai come certezza.

La ragazza che desidera il matrimonio desidera qualcosa di cui non sa nulla. Il giovane che brama la gloria non ha alcuna idea di cosa sia questa gloria. Ciò che dà un senso al nostro comportamento è sempre qualcosa che ci è totalmente sconosciuto.

Chi desidera abbandonare il posto dove vive non è felice.

Sì, per la moglie soltanto il funerale del marito è il suo vero matrimonio; il compimento dell’itinerario della sua vita; la ricompensa per tutte le sofferenze.

Tutti abbiamo bisogno di qualcuno che ci guardi. A seconda del tipo di sguardo sotto il quale vogliamo vivere, potremmo essere suddivisi in quattro categorie. La prima categoria desidera lo sguardo di un numero infinito di occhi anonimi: in altri termini, desidera lo sguardo di un pubblico. […] La seconda categoria è composta da quelli che per vivere hanno bisogno dello sguardo di molti occhi a loro conosciuti […] C’è poi la terza categoria, la categoria di quelli che hanno bisogno di essere davanti agli occhi della persona amata […] E c’è infine una quarta categoria, la più rara, quella di coloro che vivono sotto lo sguardo immaginario di persone assenti. Sono i sognatori.

La gente di solito si rifugia nel futuro per sfuggire alle proprie sofferenze. Traccia una linea immaginaria sulla traiettoria del tempo, al di là della quale le sue sofferenze di oggi cessano di esistere.

Nell’istante in cui qualcuno assiste alle nostre azioni, volenti o nolenti ci adattiamo agli occhi che ci osservano, e nulla di ciò che facciamo ha più verità. Avere un pubblico, pensare a un pubblico, significa vivere nella menzogna.

La nostra vita quotidiana è bombardata da coincidenze o, per meglio dire, da incontri fortuiti tra le persone e gli avvenimenti chiamati coincidenze.

Nessun essere umano può portare a un altro il dono dell’idillio. L’unico a poterlo fare è l’animale perché lui non è stato cacciato dal Paradiso.

Tomas allora non si rendeva conto che le metafore sono una cosa pericolosa. Con le metafore è meglio non scherzare. Da una sola metafora può nascere l’amore.

Un medico, diversamente da un politico o da un attore, viene giudicato soltanto dal suo paziente e dai suoi più prossimi colleghi, cioè a porte chiuse, da uomo a uomo.

Il terrore è uno shock, un istante di totale accecamento. Il terrore è privo di una qualsiasi traccia di bellezza. Noi non vediamo che la luce violenta dell’avvenimento sconosciuto che ci aspettiamo. La tristezza presuppone invece che si sappia

La vertigine potremmo anche chiamarla ebbrezza della debolezza. Ci si rende conto della propria debolezza e invece di resisterle, ci si vuole abbandonare a essa. Ci si ubriaca della propria debolezza, si vuole essere ancor più deboli, si vuole cadere in mezzo alla strada, davanti a tutti, si vuole stare in basso, ancora più in basso.

il diritto di uccidere un cervo od una mucca è l’unica cosa sulla quale l’intera umanità sia fraternamente concorde, anche nel corso delle guerre più sanguinose. Questo diritto ci appare evidente perché in cima alla gerarchia troviamo noi stessi. Ma basterebbe che nel gioco entrasse una terza persona, ad esempio un visitatore da un altro pianeta, il cui Dio gli abbia detto: “Regnerai sulle creature di tutte le altre stelle!”, e tutta l’evidenza della Genesi diventerebbe di colpo problematica. Un uomo attaccato a un carro da un marziano, o magari fatto arrosto da un abitante della Via Lattea, si ricorderà forse della cotoletta di vitello che era solito tagliare nel suo piatto e chiederà scusa (in ritardo!) alla mucca.

Aveva dietro le spalle sette anni di vita passati con Tereza e adesso si rendeva conto che quegli anni erano più belli nel ricordo che non quando li aveva vissuti. L’amore tra lui e Tereza era stato bellissimo ma anche faticoso: aveva dovuto sempre nascondere qualcosa, mascherare, fingere, riparare, tirarle su il morale, consolarla, dimostrarle ininterrottamente il proprio amore, subire le accuse della sua gelosia, del suo dolore, dei suoi sogni, sentirsi colpevole, giustificarsi e scusarsi. Ora la fatica era scomparsa e rimaneva solo la bellezza.

La storia è leggera al pari delle singole vite umane, insostenibilmente leggera, leggera come una piuma, come la polvere che turbina nell’aria, come qualcosa che domani non ci sarà più.

Ma davvero la pesantezza è terribile e la leggerezza meravigliosa? Il fardello più pesante ci opprime, ci piega, ci schiaccia al suolo. Ma nella poesia d’amore di tutti i tempi la donna desidera essere gravata dal fardello del corpo dell’uomo. Il fardello più pesante è quindi allo stesso tempo l’immagine del più intenso compimento vitale. Quanto più il fardello è pesante, tanto più la nostra vita è vicina alla terra, tanto più è reale e autentica. Al contrario, l’assenza assoluta di un fardello fa sì che l’uomo diventi più leggero dell’aria, prenda il volo verso l’alto, si allontani dalla terra, dall’essere terreno, diventi solo a metà reale e i suoi movimenti siano tanto liberi quanto privi di significato. Che cosa dobbiamo scegliere allora? La pesantezza o la leggerezza?

La bontà umana, in tutta la sua purezza e libertà, può venir fuori solo quando è rivolta verso chi non ha nessun potere. La vera prova morale dell’umanità, quella fondamentale, è rappresentata dall’atteggiamento verso chi è sottoposto al suo dominio: gli animali. E sul rispetto nei confronti degli animali, l’umanità ha combinato una catastrofe, un disastro così grave che tutti gli altri ne scaturiscono.

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Immortalità (Nesmrtelnost, 1990)

L’erotismo è come il ballo: c’è sempre uno che conduce l’altro.

A tutti interessa l’ammirazione e non il piacere. L’apparenza e non la realtà. La realtà non significa più niente per nessuno. Per nessuno.

L’uomo conta sull’immortalità e dimentica di mettere in conto la morte.

La memoria non filma, la memoria fotografa.

Non è facile disabituarsi ai gesti che si sono abituati a noi.

La trappola dell’odio è che ci lega troppo strettamente all’avversario.

Forse è solo in momenti eccezionali che ci rendiamo conto dei nostri anni, mentre per la maggior parte del tempo siamo dei senza-età.

L’umorismo può esistere solo là dove la gente distingue ancora il confine tra ciò che è importante e ciò che non lo è. E questo confine oggi non si distingue più.

La preoccupazione per la propria immagine, è questa la fatale immaturità dell’uomo. È così difficile essere indifferenti alla propria immagine. Una tale indifferenza è al di sopra delle forze umane. L’uomo ci arriva solo dopo la morte. E neanche subito. Solo molto tempo dopo la morte.

Vivere: nel vivere non c’è alcuna felicità. Vivere: portare il proprio io dolente per il mondo. Ma essere, essere è felicità. Essere: trasformarsi in una fontana, in una vasca di pietra, nella quale l’universo cade come una tiepida pioggia.

Il fondamento della vergogna non è un nostro sbaglio personale ma l’oltraggio, l’umiliazione che proviamo per essere costretti ad essere ciò che siamo senza averlo scelto, e l’insopportabile sensazione che questa umiliazione sia visibile da ogni parte.

Penso dunque sono è la frase dell’intellettuale che sottovaluta il mal di denti. Sento dunque sono è una verità di portata molto più generale e che riguarda tutto ciò che è vivo

Il potere del giornalista non si fonda sul diritto di porre una domanda, ma su quello di esigere una risposta.

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Il libro del riso e dell’oblio (Kniha smíchu a zapomnění, 1978)

I bambini sono senza passato ed è questo tutto il mistero dell’innocenza magica del loro sorriso.

La bellezza è l’abolizione della cronologia e la rivolta contro il tempo.

Il presente, questo punto invisibile, questo nulla che avanza lentamente verso la morte.

Ci sono sguardi alla cui tentazione nessuno sa resistere: per esempio quelli che si è tentati di gettare su un incidente stradale o su una lettera d’amore che appartiene ad altri.

Piangeva sempre, quando voleva ottenere qualcosa da loro. Li accusava con il suo pianto e non c’era nulla di più aggressivo delle sue lacrime

La memoria del disgusto è più grande della memoria della tenerezza.

Gli uomini gridano di voler creare un futuro migliore, ma non è vero. Il futuro è solo un vuoto indifferente che non interessa nessuno, mentre il passato è pieno di vita e il suo volto ci irrita, ci provoca, ci offende, e così lo vogliamo distruggere o ridipingere. Gli uomini vogliono essere padroni del futuro solo per poter cambiare il passato.

Le donne non cercano gli uomini belli. Le donne cercano gli uomini che hanno avuto donne belle.

Le persone affascinate dall’idea del progresso non intuiscono che ogni passo in avanti è nello stesso tempo un passo verso la fine.

Siamo tutti prigionieri di una concezione rigida di ciò che è importante e di ciò che non lo è, puntiamo gli occhi ansiosi sull’importante, mentre di nascosto, alle nostre spalle, l’insignificante conduce la sua guerriglia che finirà col cambiare inosservata il mondo colgiendoci di sorpresa.

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L’arte del romanzo (L’Art du roman, 1986)

Un romanzo che non scopra un segmento di esistenza finora sconosciuto è immorale. La conoscenza è l’unica moralità del romanzo.

I più grandi romanzi sono sempre un po’ più intelligenti dei loro autori.

Il romanziere non è né uno storico né un profeta: è l’esploratore dell’esistenza.

Offrendoci la bella illusione della grandezza umana, il tragico ci consola. Il comico è più crudele: ci rivela brutalmente l’insignificanza di tutte le cose

Gli scrittori di romanzi insegnano al lettore a considerare il mondo come una domanda.

Le persone stanno diventando sorde perché la musica viene suonata più forte e sempre più forte, ma poiché stanno diventando sordi, la musica deve essere suonata ancora più forte.

Aforisma: forma poetica della definizione.

Si pubblicano libri con caratteri sempre più piccoli. Immagino la fine della letteratura: a poco a poco, senza che nessuno se ne accorga, i caratteri rimpiccioliranno fino a diventare completamente invisibili.

Tutti i romanzieri, forse, non scrivono che una sorta di tema (il primo romanzo) con variazioni

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L’ignoranza (L’Ignorance, 2001)

L’amore è l’esaltazione del tempo presente.

Per definizione, la passione è eccesso.

La nostalgia non intensifica l’attività della memoria, non risveglia ricordi, basta a se stessa, alla propria emozione, assorbita com’è dalla sofferenza.

In spagnolo, “añoranza” viene dal verbo “añorar” (“provare nostalgia”), che viene dal catalano “enyorar”, a sua volta derivato dal latino “ignorare”. Alla luce di questa etimologia, la nostalgia appare come la sofferenza dell’ignoranza.

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L’identità (L’Identité, 1997)

Il bambino: un’esistenza senza biografia.

L’occhio è la finestra dell’anima, il fulcro della bellezza del volto, il luogo in cui si concentra l’identità di un individuo.

Ogni donna misura il proprio grado di invecchiamento dall’interesse o dal disinteresse che gli uomini manifestano per il proprio corpo.

Ma il dolore non intende prestare ascolto alla ragione, perché il dolore ha una sua propria ragione che non è ragionevole.

Due esseri che si amano, soli, isolati dal resto del mondo… è molto bello! Ma di che cosa parlerebbero tutto il tempo? Per quanto spregevole sia il mondo, essi ne hanno bisogno per potersi parlare.

Come si può soffrire per l’assenza di chi è presente?

Contro i sentimenti siamo disarmati, poiché esistono e basta – e sfuggono a qualunque censura. Possiamo rimproverarci un gesto, una frase, ma non un sentimento: su di esso non abbiamo alcun potere.

L’occhio è la finestra dell’anima, il fulcro della bellezza del volto, il luogo in cui si concentra l’identità di un individuo

Non si può misurare l’affetto che lega due esseri umani dalla quantità di parole che si scambiano.

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La lentezza (La Lenteur, 1995)

E il mondo intero che cos’è? Un infinito senza facce!

L’origine della paura è nel futuro, e chi si è affrancato dal futuro non ha più nulla da temere.

Non vi è niente di più umiliante del non riuscire a trovare una risposta sferzante a una attacco sferzante.

L’amore è per definizione un dono non meritato; anzi, l’essere amati senza merito è la prova del vero amore

Quanto è più bello sentirsi dire: sono pazza di te sebbene tu non sia né intelligente né onesto, sebbene tu sia bugiardo, egoista e mascalzone!

La velocità è la forma di estasi che la rivoluzione tecnologica ha regalato all’uomo.

Nel nostro mondo l’ozio è diventato inattività, che è tutt’altra cosa: chi è inattivo è frustrato, si annoia, è costantemente alla ricerca del movimento che gli manca.

C’è un legame stretto tra lentezza e memoria, tra velocità e oblio.

Dar forma a una durata è l’esigenza della bellezza, ma è anche quella della memoria. Ciò che è informe è inafferrabile, non memorizzabile.

In un mondo come questo, dove tutto si racconta, l’arma di più facile uso, e insieme la più letale, è la divulgazione

Sono al volante e osservo nello specchietto retrovisore una macchina dietro di me. La freccia di sinistra lampeggia e tutta la macchina emette onde di impazienza. Il guidatore aspetta il momento giusto per superarmi: come un rapace che fa la posta a un passero.

L’avrete certamente vista, la bimba di dieci anni che, rimasta a corto di argomenti validi, per imporre alle amichette la propria volontà afferma ad alta voce con inspiegabile orgoglio: E’ così perchè lo dico io; oppure E’ così perchè lo voglio io.
Quella bimba si sente un’eletta. Un giorno però le accadrà di dire “E’ così perchè lo voglio io”, e tutti scoppieranno a ridere. Che cosa può mai fare, colui che si ritiene un eletto, per dimostrare di esserlo, per convincere si stesso e gli altri che non appartiene al volgo comune?

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Varie

I cani sono il nostro legame con il paradiso. Non conoscono il male né la gelosia né la scontentezza. Sedersi su un pendio con un cane in uno splendido pomeriggio è come tornare nel giardino dell’Eden in cui oziare non era noioso: era la pace

La stupidità della gente deriva dall’avere una risposta per ogni cosa. La saggezza del romanzo deriva dall’avere, per ogni cosa, una domanda.

Il romanzo deve mostrare il mondo così come è: un enigma e un paradosso.

Sono ormai così corrotto dalla diffidenza che, se qualcuno mi confessa che cosa gli piace o non gli piace, non lo prendo affatto sul serio, o per meglio dire considero ogni cosa semplicemente come testimonianza dell’immagine che egli vuole dare di sé.

Consideriamo quindi il critico come uno scopritore di scoperte

Essere posseduti dall’attualità è essere posseduti dall’oblio.

La religione e l’umorismo sono incompatibili.