Le frasi più belle e famose di Piero Angela

Piero Angela (Torino, 22 dicembre 1928) è il più amato e noto divulgatore scientifico italiano. E’ autore di innumerevoli programmi televisivi dedicati alla scienza, alla storia e all’economia, tra i quali Quark e Superquark. Ha scritto moltissimi libri tradotti in varie lingue sugli argomenti più diversi: dalla biologia alla psicologia, dalla fisica agli sviluppi tecnologici, dai sistemi complessi all’evoluzione umana, dall’astrofisica ai problemi ambientali.

Presento una raccolta delle frasi più belle e famose di Piero Angela. Tra i temi correlati si veda Frasi, citazioni e aforismi sulla scienza e gli scienziati e Frasi, citazioni e aforismi sulla cultura.

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Le frasi più belle e famose di Piero Angela

La creatività è soprattutto la capacità di porsi continuamente delle domande.

Per un genitore è importante capire che suo figlio più ancora che un ingegnere o un medico, deve saper diventare un uomo.

Non si tratta di insegnare al bambino delle cose, ma insegnare a imparare attraverso le cose.

La ricerca è per definizione movimento: ciò che era vero ieri non lo è più oggi, e sarà ancora modificato domani.

Più escono cose dalla scatola della conoscenza più se ne creano dentro, in continuazione, di nuove.

Peccato che nessun cronista e nessun cameraman abbia potuto assistere in diretta all’evoluzione dell’Universo e della vita sulla Terra. Sarebbe stato il più grande reportage della storia.

Penso che l’avventura dell’intelligenza sia molto più stimolante di quella della credulità. E che il desiderio di scoprire sia più eccitante di quello di rimanere nella stanza delle fiabe.

Capire la scienza significa capire meglio l’uomo.

Bisogna avere sempre una mente aperta, ma non così aperta che il cervello caschi per terra.

Ogni volta che si sottrae a qualcuno una parte della sua capacità di capire, lo si priva di una parte dei suoi diritti. È una censura mentale, una specie di furto neurologico che viene perpetrato in continuazione. Inconsapevolmente o consapevolmente.

Le risposte sono sempre limitate, provvisorie, insoddisfacenti. Le domande invece sono il vero motore dell’attività mentale: un uomo che non si pone domande, o che si contenta delle risposte, non va molto lontano.

L’uomo deve dubitare: il dubbio è un atteggiamento di ricerca, di esplorazione: la certezza, soprattutto quella ideologica o dogmatica, possono forse renderlo più integrato, e in un certo senso più felice, ma con un costo intellettuale molto elevato, che è quello della sua rinuncia a dubitare, esplorare, e quindi pensare.

Lo spazio in cui siamo immersi è talmente grande, talmente immenso che c’è quasi da spaventarsi a guardarlo dentro un telescopio. Sappiamo tutti che la Terra è meno di un granello di polvere, ma ogni volta che ci misuriamo nei confronti dell’Universo, c’è da rimanere stupiti e quasi agghiacciati.

Le teorie sono certamente utilissime, perché sono stimolanti e servono per impostare una ricerca. Ma senza verifiche sperimentali restano quello che sono: cioè solo delle ipotesi.

L’insegnante è la persona alla quale un genitore affida la cosa più preziosa che possiede suo figlio: il cervello. Glielo affida perché lo trasformi in un oggetto pensante. Ma l’insegnante è anche la persona alla quale lo Stato affida la sua cosa più preziosa: la collettività dei cervelli, perché diventino il paese di domani.

Gli anziani di oggi non soltanto vivono più a lungo, ma sono più sani e più attivi. Oggi un anziano può correre più veloce di un ghepardo (in auto), può volare più in alto di un’aquila (in aereo), può sollevare un camion con una sola mano (azionando una leva).

Il peggior nemico della cultura è la noia, la mancanza di chiarezza, o l’assenza di creatività

La buona educazione consiste non soltanto nel comportarsi bene, ma anche nel fare in modo che gli altri si comportino bene. Rispettare le regole, ma farle anche rispettare. Si sa che questo secondo aspetto è poco popolare da noi (“Ma di cosa ti impicci?”, “Lascia perdere”, “Vivi e lascia vivere” ecc.). Questo modo di agire, o meglio di non reagire, ha creato in un certo senso un’assuefazione ai piccoli (ma poi anche ai grandi) abusi.

Il nostro cervello è fatto in modo che l’attenzione sia tanto più alta quanto più un avvenimento suscita emozioni.

Fidatevi della scienza. La velocità della luce non si attribuisce a maggioranza.

L’immaginazione è la qualità più tipicamente umana, quella che consente di creare, inventare, capire. È la qualità che consente all’uomo di trovare un margine di libertà, di sfuggire, in parte, alla sua condizione di marionetta mossa dai fili genetici e ambientali.

La divulgazione deve fare i conti con questi due problemi, che richiedono competenza e immaginazione: cioè da un lato comprendere nel modo giusto le cose, interpretandole adeguatamente per trasferirle in un diverso linguaggio: dall’altro essere non solo chiari ma anche non-noiosi, pur mantenendo integro il messaggio (anzi, non aver paura di esser divertenti: l’umorismo è uno dei compagni di strada dell’intelligenza).
Per queste ragioni, paradossalmente, si può dire che è più difficile… essere facili.

Divulgare significa semplicemente tradurre. Cioè dire la stessa cosa con altre parole.

Tutti sono capaci di parlare o di scrivere in modo oscuro e noioso: la chiarezza e la semplicità invece sono scomode. Non solo perché richiedono più sforzo e più talento, ma perché quando si è costretti a essere chiari non si può barare.

Ho sempre cercato, nelle mie trasmissioni, di inserire elementi di “incontro” col pubblico, dal linguaggio alle “trovate”, dagli esempi alle “battute”, rifiutando quella finta “serietà” tanto cara all’ufficialità italiana in ogni campo. Io penso che la serietà debba essere nei contenuti, non nella forma.

Il DNA in un certo senso è come un linguaggio: le lettere dell’alfabeto sono le stesse, ma si alternano in modi diversi per comporre parole e frasi differenti.

Prendiamo un atomo semplice, quello dell’idrogeno, formato da un protone nel centro e un elettrone che gli orbita intorno, a una velocità altissima. Sa quanti giri fa al secondo? Milioni di miliardi di giri al secondo. Questo le dà l’idea di quanto sia incredibilmente “energetica” la materia di cui l’universo è fatto.

Da dove viene vostro figlio? Da molto lontano: alla nascita infatti egli ha già tre miliardi di anni.

Tutta la storia della vita sulla Terra ci insegna che la «diversità» è un valore fondamentale. La ricchezza della vita, infatti, è dovuta alla sua diversità: diversità di enzimi, di cellule, di piante, di organismi, di animali.
Anche per la storia delle idee è stato così. La diversità delle culture, delle filosofie, dei modelli, delle strategie e delle invenzioni ha permesso la nascita e lo sviluppo delle varie civiltà.

Lo spazio è il nostro progenitore diretto, perché gli atomi e le molecole che ci formano sono arrivati un giorno qui sulla Terra dopo un lungo viaggio spaziale.

Nella vita, naturalmente, occorre sempre questo equilibrio tra forza e gentilezza, tra aggressività e attrazione. Gli individui che incontrano il maggior successo (e non solo con le donne) solitamente sono forti dentro e cortesi fuori.

Il cervello del bambino è come una scacchiera. All’inizio qualunque partita è teoricamente possibile, qualunque mossa brillante è ipotizzabile. Poi, quando si cominciano a muovere i pezzi, le combinazioni iniziali via via diminuiscono e il gioco comincia a «strutturarsi» in un certo modo.

Credo che un genitore debba cercare di proporre al figlio la parte migliore di sé: non solo, ma debba cercare di viverla, perché non si può offrire soltanto un modello, ma anche un esempio.

L’intelligenza, come muscolo di sopravvivenza, cominciò ad avere successo fin dall’età primitiva, quando consentì all’uomo di costruirsi armi migliori e sopraffare un nemico più forte fisicamente: oggi noi rifiutiamo la violenza, proprio perché abbiamo creato una diversa scala di priorità nella sopravvivenza: quella dell’intelligenza.
Dobbiamo però renderci conto che anche l’intelligenza è a suo modo violenta, perché tende ad affermarsi e a soppiantare taluni valori con altri.

Osservato da un’altra galassia, il destino umano può apparire poca cosa: un breve momento, tra l’esplosione iniziale e (probabilmente) quella finale. Ma, vissuta dall’interno, questa vita è per noi la cosa più preziosa: è una fiaccola che dobbiamo cercare di trasmettere a lungo, di mano in mano, secondo un percorso che sembra addentrarsi sempre più in quella che è la vera vocazione dell’uomo: la conoscenza.

Abbiamo bisogno non solo di buoni farmaci ma anche di un buon ambiente psicologico, che ci consenta di ritrovare un equilibrio interno che la biochimica da sola non può compensare.
Un medico mi ha detto una frase che mi è rimasta impressa, mentre realizzavo questa inchiesta. Mi ha detto: «Vede, c’è gente che viene da noi e avrebbe bisogno non di tre pillole al giorno, ma di tre abbracci al giorno.»

La scienza ha questo di bello: che unisce le generazioni, perché le regole non cambiano, come le mode, da una generazione all’altra, ed è un percorso di conoscenza lungo il quale tutti possono inoltrarsi, a condizione, naturalmente, che il racconto sia fatto in modo chiaro e comprensibile.

Se gli oroscopi dei giornali fossero veri ci sarebbero soltanto 12 categorie di persone sulla Terra…

Le predizioni astrologiche si «avverano» seguendo il meccanismo di tutte le altre profezie e previsioni fatte da veggenti e cartomanti: come sempre, infatti, il cliente inconsciamente «seleziona» i risultati, si identifica con certe descrizioni caratteriali che si adatterebbero a molte altre persone, ricorda solo le cose azzeccate, «interpreta» le altre ecc.

Certo, dire che Babbo Natale non esiste non è una bella notizia. Anzi, è una brutta notizia. D’altra parte cosa si dovrebbe dire? Che ci sono le prove scientifiche dell’esistenza di Babbo Natale? E che esistono le testimonianze di milioni di persone che hanno trovato giocattoli sotto il camino o sotto l’albero?

Ci sono sempre persone che hanno avuto un «presentimento». Il fatto è che questi «presentimenti» non vengono mai resi noti quando non succede nulla (cioè nella stragrande maggioranza dei casi): ma solo quando succede qualcosa.

Per affrontare seriamente la crisi energetica sembra ormai inevitabile ricorrere massicciamente alla fonte più abbondante di energia che esista, quella meno inquinante, meno costosa, più disponibile immediatamente: cioè il risparmio di energia…
Secondo certi calcoli, infatti, con il solo risparmio energetico si potrebbe «liberare» tanta energia quanta ne producono da sole le centrali nucleari, e sarebbe quindi più conveniente investire soldi e sforzi nel campo del risparmio anziché in quello della produzione di energia.

Ogni volta che si accende una lampadina, si inquina comunque sempre da qualche parte.

Oggi la classe politica in Italia è completamente sbilanciata sul versante della distribuzione (alla ricerca di consensi), ed è questo squilibrio a essere all’origine di tanti guai che sono oggi sotto gli occhi di tutti (a cominciare dall’immenso debito pubblico); mentre è estremamente carente sul versante della produzione di ricchezza, quella che è all’origine della crescita. Ma se i politici distribuiscono più ricchezza di quella prodotta, è evidente che si va in rosso, in profondo rosso.

il problema dell’Italia è un problema morale, che non si può risolvere in cinque minuti. Ogni giorno leggiamo di casi di corruzione. Non sono solo politici, palazzinari, delinquenti: sono anche avvocati, giudici, uomini della guardia di finanza, dipendenti pubblici che truffano lo stato per cui lavorano. Non ci sono punizioni per chi sbaglia e non ci sono premi per chi merita. Un paese così non può funzionare.

Per ognuno che percepisce un reddito che non produce c’è chi produce un reddito che non percepisce.

Esistono degli “acceleratori” che possono essere attivati in tempi brevi e che possono incidere in modo strategico sui cambiamenti.
Per esempio premendo sul pedale del merito, dei valori, del rispetto delle regole, attraverso un forte sistema di premi e punizioni. E agendo su altri acceleratori come la cultura, l’educazione, la ricerca, la televisione e tanti altri fattori di crescita come l’imprenditoria creativa, che possono fertilizzare il paese e la sua capacità produttiva. Puntando anche sull’eccellenza: partendo dalla scuola, e allevando una nuova generazione di leader capaci di portare il loro contributo non solo nella scienza, nella tecnologia e nell’economia, ma anche e forse soprattutto nella politica

La democrazia non può basarsi sull’ignoranza dei problemi, perché uno dei suoi grandi obiettivi è proprio quello di rendere i cittadini responsabili e consapevoli, in modo che possano esercitare i loro diritti utilizzando meglio la loro capacità di capire.

Nelle scuole italiane si insegnano le materie scientifiche, ma non si insegna quasi mai la scienza, ovvero le regole di base che permetterebbero di capire se chi annuncia di aver fatto una scoperta è credibile o no.

La scienza è una cosa bellissima, ed è sciocco e inutile criticarla perché ha fatto quel che ha fatto con il suo metodo. La scienza ha trovato delle verità, ha fatto quello che doveva fare e l’ha fatto benissimo.

La pseudoscienza esisterà sempre. Fa parte della natura umana credere più nelle speranze che nella realtà. La scienza ti dà spesso cattive notizie o non ti dice proprio nulla e quindi lascia insoddisfatti i problemi esistenziali: quell’amore è impossibile? I soldi mi arriveranno? E, se le cure non funzionano, ci sono altri rimedi? Tante persone, quando stanno cadendo nel burrone, si afferrano ai fili d’erba.

I Galilei non sono quelli che vendono il pensiero magico ma quelli che ci hanno permesso di essere qui.

Viviamo in un “ecosistema artificiale”, un diverso ambiente che ha bisogno di comportamenti culturali adeguati per essere mantenuto in equilibrio. A guardare bene, infatti, intorno a noi, la natura è in gran parte scomparsa.

La ricerca continua ad avanzare, ma ciò che è in ritardo è la nostra capacità di gestirla. Dobbiamo capire come riallineare la cultura alla scienza. Altrimenti si impedisce alla gente di capire che cosa sta avvenendo e di comportarsi di conseguenza

Forse c’è qualcun altro, su un altro pianeta, in questo momento, che scruta il cielo nella nostra direzione. O forse no. Forse siamo soli nello spazio.
In ogni caso guardando tutt’intorno l’Universo c’è una sensazione molto forte che emerge, almeno questa è la sensazione che personalmente io provo: quella di sentirsi molto più vicini alla nostra vecchia Terra, che rimane, malgrado tutti i suoi difetti, un posto meraviglioso per vivere.
Uscendo fuori dai baratri dell’Universo, ci si rende conto di quanto sia dolce il nostro pianeta, con la sua natura, i suoi animali, i suoi paesaggi e la sua gente.
Guardando molto lontano nello spazio e nel tempo si riesce a capire quanto siano preziose le cose che stanno qui accanto a noi, e che dovremmo imparare ad amare di più.

Il miglior investimento è mettere i soldi nel cervello dei figli, nello sviluppo della loro intelligenza, della loro capacità di essere creativi, competenti, adatti al mondo nuovo che si sta aprendo.

L’uguaglianza deve essere quella delle opportunità, non può essere ovviamente quella dei risultati.

Vi siete mai chiesti perché l’uomo e la donna possiedono ognuno soltanto una metà dell’organo di riproduzione? E debbono impegnare tanto tempo (e energie) per mettere insieme le loro due parti? La risposta, ovviamente, è che questa riproduzione a due ha permesso di rimescolare i cromosomi e quindi di ridistribuire le mutazioni favorevoli che altrimenti sarebbero rimaste separate in individui diversi.
Così ognuno di noi, attraverso i riti del corteggiamento e dell’accoppiamento (con tutto quello che ciò comporta: investimenti, stratagemmi, emozioni, magari anche poesie e musiche), diventa strumento inconsapevole di quell’esigenza fondamentale della natura che è la produzione di diversità.

Un viso è come la copertina di un libro: può suscitare la voglia di sfogliarlo (oppure di riporlo subito nello scaffale). Ma solo cominciando a leggerlo ci si rende conto se vale la pena di continuare oppure no.

Senza l’amore tutte le luci si sarebbero spente da tempo: perché è questa forza che permette alla vita di rinascere ogni volta e di passare da una generazione all’altra.

Una delle migliori definizioni dell’intelligenza è proprio “flessibilità”: cioè la capacità di trovare le soluzioni giuste non marciando diritti per la propria strada, ma cercando altri percorsi più fruttuosi.

La morte è l’unico mistero che ancora non ho esplorato. Morire è un’avventura nei profondi abissi dell’inconscio e del subconscio, un viaggio verso la più lontana delle supernove e, al contempo, verso il più profondo dei fondali marini

Il titolo Quark è un po’ curioso e lo abbiamo preso a prestito dalla fisica, dove molti studi sono in corso su certe ipotetiche particelle subnucleari chiamate appunto quarks, che sarebbero i più piccoli mattoni della materia finora conosciuti. È quindi un po’ un andare dentro le cose.

Purtroppo dobbiamo morire. Ma abbiamo vissuto. Ci sono quelli che non sono mai nati. Noi per millenni non siamo mai nati. Non nasceremo più, forse.

Ormai Alberto non è più il figlio di Piero Angela, sono io a essere suo padre.

Bisogna vivere ogni giorno come se fosse l’ultimo, ma anche come se fosse il primo.