Le frasi più belle di Renato Zero

Renato Zero, pseudonimo di Renato Fiacchini (Roma, 30 settembre 1950), è uno dei cantautori italiani più apprezzati, popolari e di maggior successo.

Presento una raccolta delle frasi più belle di Renato Zero. Tra i temi correlati si veda Le frasi più belle di Lucio Dalla, Le frasi più belle di Luciano Ligabue e Le frasi più belle di Vasco Rossi.

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Le frasi più belle di Renato Zero

Sogna in silenzio, ma vivi ad alta voce.

E ogni brivido ha un suo perché
E sentirai
che resistere è pura follia
(Rivoluzione, 2016)

Ogni giorno racconto la favola mia
la racconto ogni giorno, chiunque tu sia…
E mi vesto di sogno per darti se vuoi, l’illusione
di un bimbo che gioca agli eroi
(La favola mia, 1978)

E mi trucco perché la vita mia
non mi riconosca e vada via.
(La favola mia, 1978)

Queste luci impazzite si accendono e tu
cambi faccia ogni sera, ma sei sempre tu…
(La favola mia, 1978)

Non mi spaventa niente
tranne competere con l’amore.
(Magari, 2004)

Se tu mi conoscessi
certo che non mi negheresti due ali
Che ho un gran disordine nella mente
e solo tu mi potrai guarire
(Magari, 2004)

Questa nostra irreversibile follia,
Chissà, se il seme, di un sentimento rivedrà.
(Amico, 1980)

Io e te…
Lo stesso pensiero!
Che fai, se stai lì, da solo!!!
In due, più azzurro è, il tuo volo!!!
Amico è bello… Amico è tutto…
E’ l’eternità!
E’ quello che non passa, mentre tutto va.
(Amico, 1980)

Faccio in fretta un altro inventario
Smonto la baracca e via
Cambio zona, itinerario
Il mio indirizzo è la follia.
(Mi vendo, 1976)

Mi vendo
La grinta che non hai
In cambio del tuo inferno
Ti do due ali, sai
Mi vendo
Un’altra identità
Ti do quello che il mondo
Distratto non ti dà.
(Mi vendo, 1976)

Quante volte,
avrei preso il volo…
ma le ali,
le ha bruciate già…
la mia vanità!
(Il cielo, 1977)

Quanta violenza,
sotto questo, cielo!
un altro figlio nasce e non lo vuoi…
gli spermatozoi, l’unica forza,
tutto ciò, che hai!
Ma che uomo, sei,
Se non hai…
(Il cielo, 1977)

Nascondimi ti prego, in una canzone,
in un pensiero che non sia una prigione…
Se mi sorprenderanno ancora a sognare,
sarà la fine, ed io non voglio morire!
Ogni sbadiglio è controllato,
fare l’amore qui è peccato…
il mio futuro è tracciato!
(Nascondimi, 1979)

Lasciami un giorno ancora al mio carnevale
lasciami un Cristo ancora da ritrovare,
ancora un nome, un volto da ricordare…
una preghiera, una promessa, un ideale!
(Nascondimi, 1979)

Il triangolo no, non l’avevo considerato,
d’accordo ci proverò, la geometria non è un reato,
garantisci per lui, per questo amore un po’ articolato…
mentre io rischierei, ma il triangolo io lo rifarei…
(Triangolo, 1978)

E il carrozzone prende la via,
facce truccate di malinconia..
Tempo per piangere, no, non ce n’è,
tutto continua anche senza di te..
(ll carrozzone, 1981)

Bella la vita che sene va…
Vecchi cortili dove il tempo non ha età,
i nostri sogni, la fantasia …
ridevi forte e le paura era allegria!
(ll carrozzone, 1981)

Niente trucco per me,
via le luci stasera
che a guardarti negli occhi
sia la faccia mia vera.
(Niente trucco stasera, 1980)

Spiagge, immense ed assolate,
Spiagge già vissute, amate poi perdute,
In questa azzurrità, fra le conchiglie e il sale,
Quanta la gente che, ci ha già lasciato il cuore
(Spiagge, 1983)

Spiagge,
Di corpi abbandonati,
Di attimi rubati,
Mentre la pelle brucia,
Un’altra vela va, fino a che non scompare,
Quanti segreti che, appartengono al mare.
Un’altra estate qui, e un’altra volta qui,
Più disinvolta e più puttana che mai.
(Spiagge, 1983)

Ti scrivo tu mi scrivi,
Poi torna tutto come prima,
L’inverno passerà,
Tra la noia e le piogge,
Ma una speranza c’è,
Che ci siano nuove
Spiagge…
(Spiagge, 1983)

Un grande applauso ai perdenti perché non bluffano mai!
(Felici e perdenti, 1984)

Questo tempo affamato consuma
la mia allegria
canto e piango pensando che un uomo
si butta via
che un drogato è soltanto un malato
di nostalgia.
(Più su, 1981)

Questa vita ti sfugge se tu non la fermerai…
Se qualcuno sorride, tu non tradirlo mai…
(Più su, 1981)

Manichini, senza volto, senza età
Fili sottili uniti, per fatalità
Un destino uguale, una stessa verità
Il manichino ha un’anima e forse non lo sa.
(Manichini, 1976)

Rifiuto l’uniforme
gli inviti della pubblicità
pranzo coi neri ceno coi rossi
mi fidanzo con chi mi va…
io sono strano
forse per questo più umano e già
(Naturalmente strano, 2003)

Scappa, fuggi
e salva qualche cosa in te
e non lasciarti fare, non diventare
un uomo da bruciare
(Un uomo da bruciare, 1976)

Salvami…
Dalla notte che verrà…
Senza mai un nome, senza identità…
(Salvami, 1976)

Questa strada non è la mia,
Voglio presto fuggire, via!
(Salvami, 1976)

C’è un sole che non vedi, lui ti parla e tu gli credi
E’ questa la fede?
(Il sole che non vedi, 2009)

Se accendi il mondo e osservi bene
Ci sono poche ali e troppe catene
(Almeno una parola, 2009)

Noi forse stanchi di questo niente
Di mille chiese e un cielo sempre più assente
E questa rabbia che non consola
(Almeno una parola, 2009)

E’ meglio fingersi acrobati che sentirsi dei nani
spendere tutti i sogni eludendo i guardiani
finché il tuo cuore è intatto e il tuo coraggio non mente
ti ritroverai uomo dietro un fantasma di niente
(La tua idea, 1979)

Ti darei gli occhi miei,
per vedere ciò che non vedi.
L’energia, l’allegria,
per strapparti ancora sorrisi.
Dirti si, sempre si,
e riuscire a farti volare,
dove vuoi, dove sai,
senza più quei pesi sul cuore.
(Nei giardini che nessuno sa, 1994)

L’equilibrio mi aiutava a vivere
Due più due non dava quattro mai
C’era il caos nei pensieri miei
Un bicchiere per dimenticare
Che morire o vivere era uguale
(L’equilibrista, 1991)

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Varie

Spesso non voto. Non ho stima di nessun politico, sono fermo ad Antonio Gramsci e a Luigi Einaudi.

E, invece, l’amicizia è proprio questo : uscire di casa molto spesso perché a casa ci si rattrista… La casa va bene quando la sera si è combinato qualcosa di buono e si ritorna per ingraziare del cibo, nel nostro letto, di quella stanchezza formidabile che ci riporta a casa, ma io a casa non ci sto perché devo venire a scovarvi dovunque siete, sempre! Perché sono malato di voi, perché ho bisogno di vedervi, di sapere che ci siete!

Devi sapere che a Roma c’è un detto che dice “Di Renato ce n’è uno, tutti gli altri sò nessuno”, evvai!

La sera del 24 dicembre 1974, al Folk Rosso, suonai per un solo spettatore. Il proprietario stava spegnendo le luci. Lo fermai: ho detto in casa che stasera lavoro, e voglio lavorare. Dopo di me, lo spettatore solitario ascoltò pure Venditti.

Un sorcino ora è il presidente di una banca, un altro è un alto magistrato di Milano. Un medico mi ha visitato e, dopo che mi ero rivestito, si è rivelato: “Finalmente sono riuscito a toccarti”. Mi vogliono bene anche ora che sono cambiato, da quando nel ’91 a Sanremo ho deciso che i lustrini mi stavano stretti.

Ho il passaporto intonso: non sono mai andato da nessuna parte. La mia Nuova Zelanda, il mio Oklahoma, la mia Namibia sono stati i palcoscenici d’Italia. Eppure, con tutto quel che ho lavorato, con tutte le persone che ho aiutato, cosa mi ha dato il mio Paese? Niente. Manco una croce di cavaliere.

Ringrazio spesso la diffidenza di molti di voi, in tanti pensavano che gli alieni venissero da fuori e invece sono in mezzo a noi e io li rappresento modestamente tutti.
(Durante la sua esibizione come ospite a Sanremo 2016)

Non mi sono mai venduto. Anche se mi volevano comprare in tanti, e ricchi. Niente di male: inviti a casa, a cantare per gli amici. Ma io le trovavo offerte offensive. A Milano conosco meglio Quarto Oggiaro dei salotti.

Vengo da una famiglia di comunisti […] A me comunque il partito comunista non m’ha mai voluto. Gli altri suonavano alla festa dell’Unità con le loro band; io giravo i locali con il registratore, pigiavo play, partiva la musica e cantavo, solo come un cane. Non sono mai stato in quelle trincee, ma in altre, molto più esposte. E ancora adesso la politica di me non vuol saperne. Ho maturato la pensione: 800 euro al mese. Una presa in giro. Le darò a chi ne ha bisogno davvero.

Fellini era affettuoso. Gli chiesi di recitare nei suoi film. Lui mi accarezzò l’ovale e mi disse: “Renatino, tu qui sei sprecato”. Ma che sprecato, famme lavorà! Così mi fece lavorare in Satyricon e in Casanova. Si girava sempre di notte.