Le frasi più celebri di Gaio Giulio Cesare con traduzione

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Gaio Giulio Cesare (in latino: Gaius Iulius Caesar, Roma, 13 luglio 101 a.C. o 12 luglio 100 a.C. – Roma, 15 marzo 44 a.C.) è considerato uno dei personaggi più importanti e influenti della storia. Le campagne militari e le azioni politiche di Cesare sono da lui stesso dettagliatamente raccontate nei Commentarii de bello Gallico e nei Commentarii de bello civili.

Presento una raccolta delle frasi più celebri di Gaio Giulio Cesare con traduzione in italiano. Tra i temi correlati si veda Frasi, citazioni e aforismi di Napoleone Bonaparte, Frasi, citazioni e massime di Marco Tullio Cicerone, Le frasi più celebri di Tacito e Frasi, detti e proverbi latini.

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Le frasi più celebri di Gaio Giulio Cesare con traduzione

Gallia est pacata.
La Gallia è sottomessa.
(Lettera con la quale Cesare informa il Senato romano della sua vittoria su Vercingetorige nel 52 a.C.)

Alea iacta est.
Il dado è tratto.
(Cesare nel varcare il fiume Rubicone, che segnava il confine politico dell’Italia – 10 gennaio 49 a.C.)

Veni, vidi, vici.
Venni, vidi, vinsi.
(Dopo la battaglia di Zela, dove Cesare sconfigge Farnace II, figlio di Mitridate VI e re del Ponto – 47 a.C.)

Hoc voluerunt.
L’hanno voluto.
(Cesare dopo la vittoria di Farsalo contro Pompeo, 9 agosto del 48 a.C.)

Caesarem vehis Caesarisque fortunam.
Porti Cesare e il destino di Cesare.
(È la frase con la quale Cesare, durante una burrasca, esorta il capitano che pilotava la nave sulla quale si trovava, ricordandogli l’importanza del passeggero. Si usa per incoraggiare quanti lavorano per una causa giusta e nobile)

Tu quoque, Brute, fili mi?
Anche tu Bruto, figlio mio?
(Ultime parole rivolte da Gaio Giulio Cesare a Bruto prima di venire ucciso, trafitto da ventitré coltellate, in una congiura in Senato – 15 marzo 44 a.C)

Preferisco essere primo qui (un piccolissimo villaggio delle Alpi) che secondo a Roma.
(citato in Plutarco, Vita di Cesare)

I nemici avrebbero avuto la vittoria se avessero avuto chi sa vincere.
(citato in Plutarco, Vita di Cesare)

Nihil nobis metuendum est, praeter metum ipsum.
Non dobbiamo aver paura che della paura.
(citato in Plutarco, Vita di Cesare)

È più facile trovare uomini disposti a morire che trovare quelli disposti a sopportare il dolore con pazienza.
(Fonte sconosciuta)

Ignavi coram morte quidem animam trahunt, audaces autem illam non saltem advertunt.
I codardi agonizzano prima della morte, i coraggiosi invece non se ne preoccupano.
(Fonte sconosciuta)

Fere libenter homines id quod volunt credunt.
Per lo più gli uomini credono a quello che vorrebbero che fosse.
(De bello gallico)

Consuie enim deos immortales, quo gravius ​​homines ex commutatione rerum doleant, quos pro scelere eorum ulcisci velint, il suo secundiores interdum res et diuturniorem impunitatem concedere.
Gli dèi immortali, di solito, quando vogliono castigare qualcuno per le sue colpe, gli concedono, ogni tanto, maggior fortuna e un certo periodo di impunità, perché abbia a dolersi ancor di più, quando la sorte cambia.
(De bello gallico)

Sed fortuna, quae plurimum potest cum in reliquis rebus tum praecipue in bello, parvis momentis magnas rerum commutationes efficit.
Ma la Fortuna, che ha grande potere in tutti gli altri eventi ma sopra tutto in guerra, in breve spazio di tempo produce grandi mutamenti.
(De Bello Civili)

Quibus rebus Romam nuntiatis tantus repente terror invasit, ut cum Lentulus consul ad aperiendum aerarium venisset ad pecuniamque Pompeio ex senatusconsulto proferendam, protinus aperto sanctiore aerario ex urbe profugeret. Caesar enim adventare iam iamque et adesse eius equites falso nuntiabantur.
Giunta notizia a Roma di questi fatti, si diffuse all’improvviso un terrore tanto grande che il console Lentulo, che era andato ad aprire l’erario e a prelevare, secondo le disposizioni del senato, il denaro da dare a Pompeo, dopo avere aperto la sala in cui era conservata la riserva del tesoro pubblico, subito se ne fuggì da Roma. Si andava infatti falsamente dicendo che Cesare stava per sopraggiungere e che i suoi cavalieri erano vicini.
(De Bello Civili)

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Non denique communes belli casus recordabantur, quam parvulae saepe causae vel falsae suspicionis vel terroris repentini vel obiectae religionis magna detrimenta intulissent.
Non ricordavano infine una situazione tipica della guerra: quanto spesso cause di piccolissimo conto o di falso sospetto o di improvviso terrore o di scrupolo religioso hanno arrecato grandi danni.
(De Bello Civili)

Rerum omnium magister usus
La consuetudine è maestra di tutte le cose.
(De bello civili)

Gallia est omnis divisa in partes tres, quarum unam incolunt Belgae, aliam Aquitani, tertiam qui ipsorum lingua Celtae, nostra Galli appellantur. Hi omnes lingua, institutis, legibus inter se differunt
La Gallia nel suo insieme è divisa in tre parti, una abitata dai Belgi, un’altra dagli Aquitani, la terza dal popolo che nella loro lingua si chiamano Celti, nella nostra Galli. Tutte queste popolazioni differiscono tra loro per lingua, usanze, leggi.
(Incipit del De bello gallico)

Gallos ab Aquitanis Garumna flumen, a Belgis Matrona et Sequana dividit. Horum omnium fortissimi sunt Belgae, propterea quod a cultu atque humanitate provinciae longissime absunt, minimeque ad eos mercatores saepe commeant atque ea quae ad effeminandos animos pertinent inportant, proximique sunt Germanis, qui trans Rhenum incolunt, quibuscum continenter bellum gerunt.
Tra i Galli e gli Aquitani il confine è rappresentato dal fiume Garonna, tra i Galli e i Belgi dalla Marna e dalla Senna. Di tutti questi, i più valorosi sono i Belgi, perché sono i più lontani dalla civiltà e dalle raffinatezze della provincia e pochissimo li frequentano i mercanti, importandovi le merci che rammolliscono l’animo; e d’altro canto sono i più vicini ai Germani che vivono al di là del Reno e con i quali sono in perenne stato di guerra.
(Incipit del De bello gallico)

Qua de causa Helvetii quoque reliquos Gallos virtute praecedunt, quod fere cotidianis proeliis cum Germanis contendunt, cum aut suis finibus eos prohibent, aut ipsi in eorum finibus bellum gerunt.
Per lo stesso motivo anche gli Elvezi superano in valore gli altri Galli: anche essi infatti sono impegnati in conflitti quasi quotidiani con i Germani, o per tenerli fuori dal loro territorio, o portando loro stessi la guerra nel paese nemico.
(Incipit del De bello gallico)

Eorum una pars, quam Gallos obtinere dictum est, initium capit a flumine Rhodano, continetur Garumna flumine, Oceano, finibus Belgarum, attingit etiam ab Sequanis et Helvetiis flumen Rhenum, vergit ad septentriones. Belgae ab extremis Galliae finibus oriuntur, pertinent ad inferiorem partem fluminis Rheni, spectant in septentrionem et orientem solem. Aquitania a Garumna flumine ad Pyrenaeos montes et eam partem Oceani quae est ad Hispaniam pertinet; spectat inter occasum solis et septentriones.
La parte abitata dai Galli inizia dal Rodano, è delimitata dalla Garonna, dall’Oceano, dal paese dei Belgi, tocca anche il Reno, dalla parte dei Sequani e degli Elvezi, e guarda a settentrione. Il paese dei Belgi inizia dal confine con i Galli e abbraccia il corso inferiore del Reno, guarda verso settentrione e oriente. L’Aquitania va dalla Garonna fino ai Pirenei e a quella parte dell’Oceano volto verso la Spagna; guarda a settentrione e a oriente.
(Incipit del De bello gallico)

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