Le frasi più belle di Miguel de Cervantes tratte dal Don Chisciotte

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Miguel de Cervantes (Alcalá de Henares, 29 settembre 1547 – Madrid, 23 aprile 1616) è universalmente noto per essere l’autore del romanzo Don Chisciotte della Mancia, uno dei capolavori della letteratura mondiale di ogni tempo, pubblicato in due volumi nel 1605 e nel 1615.

Gustave Flaubert scrive su Don Chisciotte: “quello che è prodigioso nel Don Chisciotte è la totale mancanza di artificio e la continua fusione di illusione e realtà, che ne fanno un libro così comico e così poetico”.

Presento una raccolta delle frasi più belle di Miguel de Cervantes tratte dal Don Chisciotte della Mancia (“El Ingenioso Hidalgo Don Quijote de la Mancha”, nell’originale in lingua spagnola).

Tra i temi correlati si veda Le frasi e i versi più celebri di Ludovico Ariosto e Le frasi più belle e famose di William Shakespeare.

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Le frasi più belle di Miguel de Cervantes tratte dal Don Chisciotte

In un paese della Mancia, di cui non voglio fare il nome, viveva or non è molto uno di quei cavalieri che tengono la lancia nella rastrelliera, un vecchio scudo, un ossuto ronzino e il levriero da caccia.
(Incipit Don Chisciotte)

Oh, invidia, radice di mali infiniti e tarlo delle virtù!
[¡Oh envidia, raíz de infinitos males y carcoma de las virtudes!]

Amore e desiderio sono due cose distinte: non tutto ciò che si ama si desidera, né tutto ciò che si desidera si ama.
[Amor y deseo son dos cosas diferentes: que no todo lo que se ama se desea, ni todo lo que se desea se ama]

Ognuno è come Dio l’ha fatto, e molto peggio alcune volte.
[Cada uno es como Dios le hizo, y aún peor muchas veces]

Nel mondo non c’è che due razze, diceva mia nonna, quella di chi ha e quella di chi non ha.

Colui che perde la salute perde molto; colui che perde un amico perde di più; ma colui che perde il suo coraggio perde tutto.

Nessun limite eccetto il cielo.
[Por límite el cielo]

Fa’ che sia il tuo compito conoscere te stesso, che è la lezione più difficile al mondo.

Tuttavia, ti faccio osservare, fratel mio Panza – replicò don Chisciotte – che non c’è ricordo cui il tempo non cancelli, né dolore a cui la morte non metta fine.

Portava la spada sfoderata nella mano dritta colla quale tirava colpi spietati, esprimendosi come se realmente fosse venuto alle mani con qualche gigante.

Non puoi fermare il vento, ma devi sapere come fabbricare mulini.

L’amore è invisibile, entra ed esce dove vuole senza che nessuno gli chieda cosa stia facendo.

Confida nel tempo, che è solito offrire dolci soluzioni a molte amare difficoltà.
[Confía en el tiempo, que suele dar dulces salidas a muchas amargas dificultades]

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Sono don Chisciotte, e la mia professione è quella di cavaliere. Le mie leggi sono sciogliere i torti, elargire il bene ed evitare il male. Fuggo dal dono della vita, dall’ambizione e dall’ipocrisia, e cerco per la mia gloria il sentiero più angusto e difficile. È forse da sciocchi?
[Don Quijote soy, y mi profesión la de andante caballería. Son mis leyes, el deshacer entuertos, prodigar el bien y evitar el mal. Huyo de la vida regalada, de la ambición y la hipocresía, y busco para mi propia gloria la senda más angosta y difícil. Es eso, de tonto y mentecato?]

Visitare terre lontane e conversare con genti diverse rende saggi gli uomini.
[El ver mucho y leer mucho aviva los ingenios de los hombres]

È nella natura delle donne disprezzare chi le ama e amare chi le detesta.

La storia è madre della verità, emula del tempo, depositaria delle azioni, testimone del passato, esempio e annuncio del presente, avvertimento per il futuro.

Non desiderare troppo e sarai l’uomo più ricco del mondo.

Questa che chiamiamo fortuna, è una donna ubriaca e capricciosa, ma soprattutto cieca, e così non vede ciò che fa, né sa chi getta nella polvere né chi invece porta sugli altari.
[Esta que llaman fortuna, es una mujer borracha y antojadiza, y sobre todo, ciega, y así no ve lo que hace, ni sabe a quien derriba]

La libertà è uno dei doni più preziosi dal cielo concesso agli uomini: i tesori tutti che si trovano in terra o che stanno ricoperti dal mare non le si possono agguagliare
[La libertad es uno de los más preciosos dones que a los hombres dieron los cielos: La libertad es uno de los más preciosos dones que a los hombres dieron los cielos.]

L’amore (a quanto ne intesi dire) vola talvolta e tal’altra cammina, con questo corre, tardo è con quell’altro; chi ne resta intiepidito semplicemente, e chi abbruciato; ferisce l’uno, uccide l’altro.

– Dove, sono i giganti? disse Sancio Pancia.
– Quelli che vedi laggiù, rispose il padrone, con quelle braccia sì lunghe, che taluno d’essi le ha come di due leghe.
– Guardi bene la signoria vostra, soggiunse Sancio, che quelli che colà si discoprono non sono altrimenti giganti, ma mulini da vento, e quelle che le paiono braccia sono le pale delle ruote, che percosse dal vento, fanno girare la macina del mulino.
— Ben si conosce, disse don Chisciotte, che non sei pratico di avventure; quelli sono giganti, e se ne temi, fatti in disparte e mettiti in orazione mentre io vado ad entrar con essi in fiera e disugual tenzone.

Le tristezze non furono fatte per le bestie, bensì per gli uomini; ma se gli uomini ne soffrono troppo, diventano bestie.
[Las tristezas no se hicieron para las bestias, sino para los hombres; pero si los hombres las sienten demasiado, se sienten bestias.]

Dove c’è musica non può esserci nulla di cattivo.

Il miglior condimento che ci sia è la fame; e siccome questa ai poveri non manca mai, sempre mangiano di gusto.

L’ingratitudine è figlia della superbia.

Il sentiero della virtù è molto stretto e il sentiero del vizio ampio e spazioso.

Non c’è un libro così cattivo che non abbia qualcosa di buono.
[No hay libro tan malo que no tenga algo bueno.]

Mangia poco a pranzo e meno ancora a cena, che la salute di tutto il corpo si costruisce nel laboratorio dello stomaco.

Predica bene chi vive bene.

Ah, memoria, nemica mortale del mio riposo!

La virtù è più perseguitata dai tristi che amata dai buoni.
[La virtud más es perseguida de los malos que amada de los buenos]

Io, Sancio, nacqui per vivere morendo, e tu per morire mangiando.

Per la libertà, così come per l’onore, si può e si deve mettere a repentaglio la vita.

Sii temperato nel bere: il troppo vino non serba segreti, né mantiene promesse.

Dicano quel che vogliano, ché voler legare la lingua dei maldicenti è lo stesso che volere ammattonare il mare.

Mai chiedere supplicando quello che avete il potere di guadagnare.

Le disgrazie cercano e trovano il disgraziato anche se si nasconde nell’angolo più remoto della terra.

La bravura quando non si fonda sulla base della prudenza, si chiama temerità, e le prodezze del temerario più si attribuiscono alla buona fortuna che al suo coraggio.

Non si dà proverbio che non sia vero, perché tutti contengono sentenze tratte dall’esperienza, madre di tutto il sapere.

Il sangue si eredita, ma la virtù si acquista, e la virtù vale di per sé quel che il sangue non vale.

La paura che hai — disse don Chisciotte — fa che tu, o Sancio, non veda né oda dirittamente; giacché, uno degli effetti della paura è di confondere i sensi e far sì che le cose non appaiano quali sono.

Vale più una parola al momento giusto che cento nel momento sbagliato.

Sulle cime più alte cadono i fulmini, e dove incontrano maggiore resistenza arrecano più danno.

Non muoia, signor padrone, non muoia. Accetti il mio consiglio, e viva molti anni, perché la maggior pazzia che possa fare un uomo in questa vita è quella di lasciarsi morir così senza un motivo, senza che nessuno lo ammazzi, sfinito dai dispiaceri e dall’avvilimento.

Ah, pazzo, ch’io sono! Ora che mi trovo lontano e fuori del pericolo, dico che dovevo fare quel che non feci!

Cominciò a dirmi tali parole ch’io non so come possa accadere che la menzogna sia tanto maestra nel saperle acconciare in maniera che paiano tanto vere.

Sappi, Sancio, che un uomo non vale più d’un altro se non fa più d’un altro.

Fra i due estremi, codardia e temerità, c’è quel di mezzo, cioè, la prodezza.

Non possiamo essere tutti frati, e molte sono le vie per le quali Dio conduce i suoi prescelti al paradiso.

Ritirarsi non è scappare, e restare non è un’azione saggia, quando c’è più ragione di temere che di sperare. Non c’è saggezza nell’attesa quando il pericolo è più grande della speranza ed è compito del saggio conservare le proprie forze per il domani e non rischiare tutto in un giorno.

Sii breve, che un discorso lungo non può mai dar piacere.

È vero, sì, che sono un po’ malizioso e che ho qualche spunto di briccone, ma tutto ricopre e para il gran mantello della mia ingenuità, sempre naturale e mai artificiosa.

Ove in eminente grado virtù risiede, ivi piomba la persecuzione; e pochi o niuno dei celebri personaggi delle andate età si sottrassero all’acuto morso della calunnia o della più fina malizia.

Dobbiamo uccidere nei giganti la superbia, vincere l’invidia con la generosità e con la bontà di cuore, l’ira col portamento calmo e con la serenità dell’animo, la gola e il sonno con quel poco che mangiamo e con quel molto che vegliamo.

Dio ci metterà riparo — disse Sancio; — perché Dio manda il male e poi la medicina; nessuno sa quel che sarà; di qui a domani ci sono molte ore, e in un’ora, magari in un momento, vien giù la casa; io ho visto piovere e splendere il sole quasi a un medesimo punto.

La penna è la lingua dell’anima. Quali saranno i concetti che in essa si genereranno, tali saranno i suoi scritti.

Le due parole fatali: il Mio e il Tuo!

Inoltre, voglio che le signorie vostre sappiano che Sancio Panza è uno dei più divertenti scudieri che mai servì cavaliere errante: alle volte ha certe ingenuità così argute che è non piccolo piacere il cercar di capire se è un semplicione o uno spirito sottile: ha delle malizie che ci sarebbe da bollarlo per birbante e certe sbadataggini che davvero lo farebbero ritenere balordo; dubita di tutto e crede tutto; mentre penso che sta per raggiungere il fondo della scempiaggine, ecco che vien fuori con qualcosa di così assennato che lo inalza al cielo.

Ritengo il mio signore don Chisciotte per pazzo da legare, quantunque a volte dica delle cose che, a parer mio e di quanti lo ascoltano, sono tanto assennate e avviate per sì dritta rotaia che Satana stesso non potrebbe dirle meglio; pur nondimeno, sinceramente e senza punto titubare, ho la convinzione che è matto.

Altro non presentavasi alla sua immaginazione che incantamenti, contese, battaglie, disfide, ferite, concetti affettuosi, amori, affanni ed impossibili avvenimenti: e a tal eccesso pervenne lo stravolgimento della fantasia, che niuna storia del mondo gli pareva più vera di quelle ideate invenzioni che andava leggendo.

Questo mio padrone ho visto da mille prove che è un matto da legare, e anche io, del resto, non gli rimango punto indietro, perché, se è vero il proverbio che dice «dimmi con chi vai e ti dirò chi sei» e l’altro «non donde nasci, ma donde pasci», sono più matto di lui perché lo seguo e lo servo.

Non tutte le bellezze innamorano, essendovene di quelle che sono una gioia per gli occhi ma non soggiogano il cuore.

Abbi il passo lento, parla pacatamente, ma non in modo che paia che tu ascolti te stesso

Il cavaliere errante senza innamoramento è come arbore spoglio di fronde e privo di frutta; è come corpo senz’anima.

Pensare che le cose di questa vita abbiano da durar sempre ferme in un punto è pensare inutilmente; sembra anzi che la vita giri tutto a tondo, vo’ dire torno torno: la primavera segue l’estate, l’estate l’autunno, l’autunno segue l’inverno, l’inverno la primavera, e così torna il tempo a roteare ininterrottamente; sola la vita umana corre alla sua fine più veloce del vento, senza aspettare di rinnovarsi

Asino sei, asino sarai, e asino morirai prima che tu t’accorga di essere una bestia.

Nella bocca chiusa non entrano le mosche.

Non si possono prendere trote con i calzoni asciutti.

Orbene, a tutto c’è rimedio meno che alla morte, sotto il giogo della quale tutti si deve passare, per quanto, quando la vita finisce, ci dispiaccia. .

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