Le frasi e poesie più belle di Percy Bysshe Shelley

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Percy Bysshe Shelley (Field Place, Sussex, 4 agosto 1792 – Lerici, 8 luglio 1822) è considerato, insieme a John Keats e Lord Byron, uno dei più importanti esponenti del Romanticismo.

Presento una raccolta delle frasi e poesie più belle di Percy Bysshe Shelley. Tra i temi correlati Le frasi e poesie più belle di John Keats e Le frasi e poesie più belle di Lord Byron.

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Le frasi e poesie più belle di Percy Bysshe Shelley

Se viene l’Inverno, potrà la Primavera essere lontana?
[If Winter comes, can Spring be far behind?]

E il chiarore del sole abbraccia la terra
e i raggi della luna baciano il mare.
Per che cosa tutto questo lavoro tenero
se tu non vuoi baciarmi?

Ho bevuto in profondità la gioia,
E non assaggerò altro vino stasera.

Tu chiedi che cosa sia l’Amore.
È quella forza potente che ci attrae verso tutto quello che concepiamo o temiamo o speriamo fuori di noi stessi, quando scopriamo nei nostri pensieri l’abisso di un insaziabile vuoto e cerchiamo di risvegliare in tutte le cose che esistono, una consonanza con quello che proviamo dentro di noi.

L’anima incontra l’anima sulle labbra degli amanti.
[Soul meets soul on lovers lips]

Io sono l’occhio con cui l’universo
vede se stesso, e sa che è divino.

Tu Meraviglia, e Tu Bellezza, e Tu Terrore!

L’amore è oggi l’universo.

Ti amerei il giorno e la notte
Nella calma e nella tempesta
Sotto le stelle che brillano
Sotto la rugiada della notte
E la mattina all’alba
Con il sorriso e con la lacrima,
Ti amerei con tutte le mie forze…

Io non sto bene se sei lontana;
come il tramonto per la luna che si è fatta sfera
come il crepuscolo per la stella d’occidente, così
tu molto amata sei per me.

Che cos’è l’amore? Domanda a chi vive, cosa sia la vita; domanda a chi adora che cosa sia Dio.

Amore: solo un’eternità che non si raggiunge.

Il saggio vuole amore; e quelli che amano vogliono la saggezza.

Spirito della Bellezza, che consacri
Con i tuoi colori tutto ciò su cui splendi
Che abbia pensiero o forma umana, dove sei andato?
Perché ti allontani, e lasci il nostro regno,
Questa scura, vasta valle di lacrime, vuota e desolata?

Fa’ del tuo amore una pioggia di
baci sulle mie labbra.

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Le fonti si confondono col fiume, i fiumi con l’Oceano, i venti del Cielo sempre in dolci moti si uniscono, niente al mondo è celibe, e tutto per divina legge in una forza si incontra e si confonde. Perché non io con te?

I camaleonti vivono di luce e di aria.
Il cibo dei poeti è l’amore e la fama.

Cristo non è mai esistito… la caduta dell’uomo, l’intera struttura della superstizione che essa sostiene non può più ottenere il credito dei filosofi.

V’è una ineffabile eloquenza nel vento,
e una melodia nel corso dei ruscelli
e nel mormorio delle canne sulle loro sponde,
che per la sua inconcepibile relazione
con qualcosa entro l’anima nostra,
desta gli spiriti a una danza di smarrita estasi.

Chi non ama il suo prossimo vive una vita sterile e prepara una tomba miserabile per la sua vecchiaia.

L’amore è quella forza potente che ci attrae verso tutto quello che concepiamo o temiamo o speriamo fuori di noi stessi, quando scopriamo nei nostri pensieri l’abisso di un insaziabile vuoto e cerchiamo di risvegliare in tutte le cose che esistono, una consonanza con quello che proviamo dentro di noi.

È difficile credere che il destino dell’uomo sia così basso che egli nasca solo per morire.

So di essere uno di quelli che gli uomini non amano; ma sono di quelli di cui si ricordano.

Come il fantasma d’un amico amato
è il tempo passato.
Un tono che ora è per sempre volato
via, una speranza che ora è per sempre andata
un amore così dolce da non poter durare
fu il tempo passato.

Temo i tuoi baci fanciulla gentile, ma tu
non hai motivo di temere i miei;
troppo profondamente il mio spirito è oppresso
perchè io possa opprimere anche il tuo.

La vita come una cupola di vetro multicolore
macchia il bianco splendore dell’eternità.

Il cimitero è uno spazio aperto tra le rovine, ammantato d’inverno di violette e margherite. potrebbe far innamorare qualcuno della morte, pensare di essere seppelliti in un posto così dolce.

Non sollevare il velo dipinto che quelli che vivono chiamano vita.

Un Dio fatto dall’uomo ha indubbiamente bisogno dell’uomo per farsi conoscere dall’uomo.

Fossi una foglia morta potresti sollevarmi,
fossi una rapida nube volerei con te,
fossi un’onda fremerei alla tua forza;
se condividessi l’impulso della tua potenza,
solo un po’ meno libero di te, vento incontrollabile!

Sollevami come onda, come foglia, come nube.
Cado sulle spine della vita e sanguino!

L’amicizia, un caro balsamo…
Un sorriso tra le cupe occhiate, una luce amata, un luogo solitario, un rifugio, una delizia.

Il fiore che oggi sorride
domani morirà
ciò che desideriamo
durevole ci tenta e va
via. Che cosa è la gioia
del mondo? Un lampo che irride
alla notte, breve come la propria
luce.

Nel pomeriggio di autunno
il giorno diventa
più solenne e sereno: c’è un’armonia
e una lucentezza nel cielo
che d’estate non si sente né si vede,
come se non potesse esistere,
come se non fosse mai esistita!

Tu Luna che vai, pallida e grigia
pellegrina del Cielo, per vie senza riparo,
in quali abissi del giorno e della notte
stai ora ricercando il tuo riposo?

Quella ragazza sferica
grave di bianco fuoco
che i mortali chiamano luna.

La mia anima è un battello incantato che come un cigno addormentato fluttua sulle onde d’argento del tuo canto.

I recensori, con alcune rare eccezioni, sono una razza molto stupida e maligna.

Siamo tutti greci. Le nostre leggi, la nostra letteratura, la nostra religione, le nostre arti hanno le loro radici in Grecia.

L’inferno è una città che somiglia molto a Londra, una città con tanta gente e tanto fumo.

In nome di tutto ciò che è sacro nelle nostre speranze per il genere umano, esorto quelli che amano la felicità e la verità a fare ragionevole esperimento del sistema vegetariano.

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Percy Bysshe Shelley, Difesa della poesia (A defence of poetry, 1821)

Il poeta è come un usignolo che canta nell’oscurità per alleviare la sua solitudine con dolci suoni.

Anche una sola parola può essere la scintilla di pensiero inestinguibile

La poesia ci fa abitanti di un mondo rispetto al quale il mondo quotidiano è un caos.

La poesia libera dal nostro sguardo interno la pellicola di confidenza che ci vieta di scorgere la meraviglia del nostro essere. Ci obbliga a sentire ciò che percepiamo e ad immaginare ciò che conosciamo.

Un uomo non può dire «Io comporrò poesia». Perfino il più grande poeta non può dirlo: infatti la mente che crea è come un carbone semispento che qualche influenza invisibile, come vento incostante, ridesta a momentaneo splendore.

La poesia è veramente qualcosa di divino. E’ al tempo stesso il centro e la circonferenza della conoscenza.

La poesia è una spada luminosa sempre sguainata, che consumerebbe il fodero che cercasse di contenerla.

La poesia è la superficie perfetta e completa e il fiore delle cose; è come l’odore e il colore della rosa rispetto al tessuto degli elementi che la compongono.

La poesia trasforma tutte le cose in bellezza; essa esalta la bellezza di ciò che è più bello e aggiunge bellezza a ciò che è più deforme; concilia gioia e orrore, dolore e piacere, eternità e cambiamento.

I poeti sono gerofanti di un’ispirazione non percepita. Gli specchi delle ombre gigantesche che il futuro getta sul presente, le parole che esprimono ciò che non capiscono, le trombe che chiamano a battaglia e non sentono ciò che ispirano, l’influenza che non è mossa, ma muove.

I poeti sono i legislatori non riconosciuti del mondo – Poets are the unacknowledged legislators of the world.

La poesia è uno specchio che rende bello ciò che è distorto – Poetry is a mirror which makes beautiful that which is distorted.

La poesia è la testimonianza dei momenti più felici e migliori delle menti più felici e migliori.

La poesia solleva il velo dalla bellezza nascosta del mondo, e rende oggetti familiari come se non fossero familiari.

Il piacere che si trova nel dolore è più dolce del piacere dato dal piacere stesso.

Un uomo, per essere veramente uomo, deve immaginare intensamente e comprensivamente, deve potersi immedesimare in un altro e in molti altri; i dolori e i piaceri dei suoi simili devono diventare suoi. Il grande strumento della morale è l’immaginazione.

La poesia ricrea l’universo dopo che esso è stato distrutto nelle nostre menti dal ricorrere di impressioni attutite dalla ripetizione. Essa giustifica l’audace e vera affermazione del Tasso: Non merita nome di creatore se non Iddio e il Poeta.

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